di Massimo Sideri Italo Balbo portò a termine la traversata oceanica che unì Italia e Brasile grazie agli idrovolanti Savoia-Marchetti. Ma la damnatio memoriae ha colpito il gerarca fascista

Il primo volo di linea tra Stati Uniti ed Europa venne inaugurato dalla Pan American (Pan Am) il 28 giugno del 1939. Il collegamento tra New York e Marsiglia costava 375 dollari per la sola andata, circa 8.000 dollari di oggi applicando l’inflazione. Dodici anni prima, nel 1927, Charles Lindbergh age stato salutato come un eroe atterrando a Parigi dopo 33 ore e 32 minuti: era partito da New York per la prima trasvolata in solitaria e senza scali dell’Oceano. Un risultato incredibile se si pensa che il primo volo dei fratelli Wright con il Wright Leaflet Type 4, nel 1903, durò appena 59 secondi e cambiò la storia per sempre. Spesso un’altra tappa di questa conquista dei voli transoceanici è meno nota, quasi sconosciuta, colpita dalla damnatio memoriae, in particolare in Italia. Ma non ovunque. Vicino al gigantesco Lago Michigan, nell’area centrale di Chicago, una via a due passi dall’Hilton attira in effetti l’attenzione: è la East Balbo Drive. Quale Balbo? La domanda è lecita visto che in un qualunque libro di storia ne emergono almeno due: il primo è Cesare Balbo, l’amico di Camillo Benso conte di Cavour che guidò nel 1848 il primo gabinetto costituzionale. Il secondo è Italo Balbo, controversa figura di gerarca fascista, pioniere dell’avionica e uno dei ministri dell’Aeronautica tra le due guerre mondiali. A Chicago il Balbo giusto è Italo.

La storia di Italo Balbo è particolarmente ricca di ossimori: gerarca fascista dopo essere stato di idee mazziniane e liberali da giovane, conquistò un tale prestigio da essere considerato all’inizio degli anni Trenta addirittura una possibile alternativa a Benito Mussolini alla guida del Paese, una dinamica che aveva alimentato anche una teoria complottista secondo la quale sarebbe stato lo stesso Duce advertisement ordinare l’abbattimento del suo aereo in missione a Tobruk, in Libia, nel giugno del 1940. Venne difatti colpito dal fuoco amico. Per inciso insieme a lui venne abbattuto Nello Quilici, il padre di Folco. D’altra parte sul suo prestigio non esistono dubbi: dopo la notizia della sua morte, la Gran Bretagna– guidata da poche settimane da Winston Churchill– inviò un telegramma con le condoglianze. Quasi a voler sottolineare di non esserne responsabili (Churchill stesso fu un grande appassionato di avionica e non perse mai occasione per volare).

Prima del 1940 Italo Balbo si era espresso più volte contro la guerra, non perché pacifista, ma perché riteneva che l’Italia fosse del tutto impreparata. Tutto ciò ha fatto dimenticare che, prima della Pan Am, lo stesso Balbo, come si ricorda in una delle stanze più belle del ministero dell’Aeronautica Italiana di Roma, aveva pensato di conquistare i voli transatlantici invertendo la direzione Stati Uniti-Europa. Si deve a lui l’organizzazione e la realizzazione della crociera Orbetello-Rio de Janeiro nel 1930, con arrivo il 15 gennaio del 1931, dunque novanta anni fa. L’idea vincente di Italo Balbo fu quella di organizzare una crociera in formazione. Ancora oggi nel linguaggio dei piloti la “formazione Balbo” è un’espressione se non comune, almeno conosciuta. Orbetello in Toscana sembrò allora lo specchio d’acqua perfetto per farne un grande idroscalo internazionale, gemello naturale della baia di fronte a Rio. Il viaggio che costò delle vite umane, può essere considerato a pieno un’avventura pionieristica: la flotta era composta di Savoia Marchetti S. 55 dotati di motori Isotta Fraschini (la Rolls Royce del pace). Basti pensare che la manutenzione e il cambio degli olii del motore andavano fatti all’esterno dell’abitacolo. In volo.

La tratta più lunga fu quella che portò la flotta di Balbo da Bolama, sulla costa occidentale dell’Africa, a Natal, il posto più vicino dove ammarare in Brasile: 3.000 chilometri. Uno dei voli, l’ I-BOER ebbe un incidente che costò la vita all’intero equipaggio. Non c’è motivo di pensare che fu diverso il destino dell’equipaggio dell’I-BAIS, dato per disperso. Ammarare nell’Oceano voleva dire probabilmente non riuscire più a partire. Ma la maggior parte della flotta venne graziata dalla Madonna di Loreto, considerata la protettrice dell’Aeronautica militare (in una delle sale del ministero, adiacenti a quelle che ricordano le crociere transatlantiche, ancora oggi esiste una figura della Madonna sostenuta da un braccio per “permetterle” di volgere lo sguardo da un’altra parte quando si pianificavano missioni di guerra). La crociera venne ripetuta nel 1933 con l’arrivo, questa volta, sul lago Michigan. Ed ecco svelato il motivo della Balbo Drive a Chicago: la missione portò lo stesso Balbo sulla copertina del Time del 1933.

L’avvicinarsi della guerra e la dannazione della memoria per essere stato un gerarca fascista hanno sostanzialmente cancellato la partecipazione di Balbo a un pezzo di storia scritto poi dagli americani (in uno dei capolavori di Martin Scorsese, The Pilot, con Leonardo DiCaprio, si racconta il tentativo del petroliere Howard Hughes di partecipare alla conquista delle rotte transatlantiche vinte poi dalla potente e filo-governativa Pan American). Certo, non va dimenticato che la promettente tecnologia degli idrovolanti venne poi surclassata sul lungo raggio dall’evoluzione dei motori a reazione. Tanto da essere U.S.A. oggi solo per piccole tratte difficili. Ma rimane che Orbetello-Rio, pur non suonando come New York-Parigi, ha avuto il suo momento d’oro nella storia dell’avionica e dell’innovazione.

1 ottobre 2021 (modifica il 1 ottobre 2021|13:14)

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