Le forze dell’ordine

Tra Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza, Esercito, Marina e Aeronautica e i Vigili del Fuoco, sono circa 50 mila gli addetti non vaccinati che rischiano la sospensione dal servizio. Molti agenti hanno dichiarato di essere disposti a cambiare lavoro per aiutare la propria famiglia, che spesso conta su quell’unico stipendio. C’è anche chi è intenzionato a prenotare la prima dose per poi fingere di avere un problema di salute, così da allungare i tempi. In tutto il Paese sono almeno 300 i poliziotti che si sono rivolti a un avvocato, in quanto ritengono «incostituzionale» la sospensione dello stipendio quando anche ai colleghi sotto processo penale viene assicurato l’assegno familiare.

La scuola

Nel mondo dell’istruzione i non vaccinati sono il 6%, si tratta di circa 60-70 mila impiegati (su un milione e 124 mila lavoratori). La norma prevede dal 15 dicembre di «adempiere agli obblighi vaccinali, presentando la documentazione comprovante l’effettuazione vaccinale entro cinque giorni oppure l’attestazione relativa all’omissione, o al differimento della stessa, ovvero la presentazione della richiesta di vaccinazione da eseguirsi in un termine non superiore ai venti giorni».

Secondo queste regole, l’associazione Comilva ha individuato una strategia che molti docenti cercheranno di adottare: ottenere dal preside dell’istituto una raccomandata di richiesta di regolarizzazione, ritirarla dopo un mese e a quel punto si hanno cinque giorni di tempo per rispondere e altri 20 per presentare la prenotazione del vaccino più altri tre per dare comunicazione di averlo effettuato. In questo modo avranno guadagnato circa due mesi di tempo, in cui avranno evitato la sospensione dello stipendio.

L’allarme

Secondo le previsioni dei presidi, il problema potrebbe presentarsi già al rientro a scuola dopo le vacanze di Natale. Intanto già arrivano dai professori richieste di sospensione dall’insegnamento o di procedere con la didattica a distanza. Mentre in merito alle forze dell’ordine, i sindacati – Usip, Siulp, Unarma e Usic – hanno preventivamente lanciato l’allarme, dichiarando però che, pur nel rispetto delle idee altrui, i ricorsi non saranno comunque accolti in quasi nessuno dei casi.

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