Per questo le risorse non mancano: il Pnrr prevede 2,8 miliardi di euro per infrastrutture e dotazioni, di cui 800 milioni destinati alla formazione delle persone. Ma dagli asili nidi in su sono in arrivo sei miliardi «da investire sulla qualità, per una scuola che rimetta le persone al centro».

Scuola per la società digitale

Proprio il tema della qualità della didattica ma anche della dotazione tecnologica è stato uno dei temi che ha percorso la due giorni degli Stati generali della scuola digitale di Bergamo, appuntamento organizzato dal Comune di Bergamo, dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia e dall’Associazione Impara Digitale, giunto alla sesta edizione.

Dall’utilizzo del digitale in chiave didattica e dal ripensamento degli ambienti scolastici alla luce dopo l’esperienza della Dad ai nuovi strumenti come i videogame, dall’analisi della condizione dei ragazzi immersi in una realtà digitale alle competenze richieste dal nuovo mondo del lavoro, dal contributo dell’industria per una dotazione tecnologica adatta alle esigenze alle nuove forme dei libri di testo, sono stati diversi i temi su cui docenti, dirigenti e protagonisti del mondo scuola si sono confrontati nel corso dell’evento. Che ha registrato una partecipazione di oltre 5mila persone nell’arco dei due giorni tra presenze fisiche e in streaming.

Si tratta, ha sottolineato il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, di delineare «non una scuola digitale, ma una scuola per la società digitale». La più grande rivoluzione tecnologica della storia in termini di rapidità di trasformazione e di pervasività degli effetti richiede che le persone siano dotate di una capacità di reinventarsi in continuazione: il lavoro del formatore non finisce con la conclusione del percorso scolastico, ma prosegue tutta la vita con l’upskilling e il reskilling.

Un futuro per i giovani

«La scuola deve comprendere come il mondo del lavoro si sta trasformando, quali competenze richiede ai giovani: con nove panel e cinquanta esperti, gli Stati generali rappresentano un momento di riflessione per capire come costruire una scuola digitale che non sia basata solo sull’introduzione delle tecnologie o sulle competenze digitali ma sulla trasformazione complessiva della didattica e della governance per evitare di replicare un modello basato solo sulla trasmissione delle conoscenze che non è più adeguato alla realtà contemporanea», spiega Dianora Bardi, presidente di ImparaDigitale.

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