Se il partner non fosse finito fuoristrada con l’auto, forse non avrebbe mai saputo che l’uomo con cui da quattro anni conviveva, non le aveva mai rivelato di essere positivo all’Hiv e di averla infettata. La scoperta choc al Pronto soccorso, leggendo i referti medici del compagno dimesso dopo l’incidente. Lei ora gli chiede i danni. La vittima, 48 anni, si costituirà parte civile nel procedimento che vede l’ex convivente, 50 anni, operaio, accusato di lesioni personali gravissime «da cui derivava una malattia certamente insanabile», è scritto nello stringato capo di imputazione. L’udienza preliminare davanti al Gup del Tribunale di Cremona è fissata per l’1 dicembre prossimo. «Dalla drammatica scoperta, la signora ha cambiato radicalmente la sua vita, le sue abitudini. I medici le hanno fatto presente che dovrà sottoporsi a cicli di cure per tutta la vita. Per dare un’idea di quanto sia rimasta traumatizzata, persino i più piccoli contatti la impauriscono», racconta l’avvocato Alessandro Vezzoni, legale della vittima che ha immediatamente lasciato il partner e lo ha querelato.

La ricostruzione dei fatti

Tutto ha inizio il 20 febbraio 2020. All’una di notte l’uomo esce di strada con l’auto. Telefona alla compagna che lo raggiunge e, insieme, salgono sull’ambulanza diretta al Pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Cremona. Qualche ora dopo, il convivente viene dimesso. La donna dà una occhiata al carteggio clinico, lo rilegge, è sconvolta. Scopre che il partner aveva dichiarato ai medici di essere affetto da Hiv ed epatite C. Quello stesso giorno lei si precipita in ospedale. È disperata, incredula. «Fatemi subito un esame del sangue». Una settimana dopo, la prima doccia fredda: risulta positiva all’epatite C. Viene sottoposta a test più specifici. Il 23 aprile, il verdetto definitivo: è positiva agli anticorpi Hiv. Da allora è in cura. «Perché non me lo hai detto?», chiede al compagno. «Scusami, ma non ho mai trovato il momento giusto per affrontare l’argomento. Temevo di perderti», risponde lui. Lei lo lascia. L’uomo prova a riallacciare, inutilmente. Le invia alcuni messaggi. «Ho sbagliato», «Non ho mai trovato il momento per dirtelo», «Scusami, mi sono comportato in maniera imperdonabile». Tutto inutile. Lei non lo vuole più vedere.

La querela

Il 26 maggio, la donna si presenta in questura e riempie due pagine di querela. Riannoda i fili della tragedia che le ha stravolto la vita. Racconta dell’incidente, consegna il referto dell’ex partner, l’esito dei suoi esami, i messaggi che lui le ha inviato. Nell’indagine della Squadra mobile, coordinata dal sostituto procuratore Milda Milli, viene sequestrato il carteggio con la storia sanitaria del cinquantenne. Chi indaga, scopre che da almeno una decina di anni l’uomo era affetto da Hiv. Si era sottoposto a cicli di terapie, si era anche negativizzato. Ma, durante la relazione con la compagna, per due anni aveva interrotto la terapia. E in quel periodo l’ha infettata. Il pm fa sequestrare anche lo smartphone dell’uomo. Si vuole verificare che l’operaio non abbia infettato altre persone, in passato. Si scorrono le chat. Alcune sono inequivocabili. L’uomo aveva avuto relazioni con gente di fuori provincia. La Squadra mobile informa i colleghi delle città in cui le possibili infettate vivono. Le persone sono state contattate ed invitate a sottoporsi agli esami del sangue.

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27 ottobre 2021 | 07:43

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