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di Monica Guerzoni

Ex titolare dell’Istruzione, la deputata Cinque stelle ha raccontato in un libro vita e carriera politica. Tra accuse e rivendicazioni: «Quasi ogni giorno ho ricevuto insulti e minacce. Il Movimento? Chi ci ha votato nel 2018 oggi è confuso…»

L a ragazza umile del Sud, partita «dal piano terra o forse qualche gradino sotto», è salita in fretta fino ai piani alti grazie a quell’«ascensore sociale» che è la scuola. Da una cattedra di insegnante, con due lauree e tanti sogni nella testa, fino alla scrivania di ministra dell’Istruzione. Un «viaggio della speranza» dal profondo Sud al profondo Nord di Biella, la cittadina piemontese dove Lucia Azzolina ha accettato di farsi fotografare per 7 nella sua casa, in occasione dell’uscita del libro autobiografico «La vita insegna. Dalla Sicilia al ministero, il viaggio di una donna che alla scuola deve tutto». Duecento pagine edite da Baldini+Castoldi, con prefazione di Liliana Segre, per autoassolversi dalle accuse politiche e promuovere il suo mandato a pieni voti, far conoscere i suoi primi 39 anni e riscrivere la narrazione di quei dodici «duri» mesi al ministero, scanditi da polemiche e attacchi su chiusure e aperture, classi pollaio e mascherine, Dad e banchi a rotelle.

La versione di Lucia, convinta di avere «la coscienza a posto», è passione, rabbia, retroscena e (tante) lacrime sul 2020, «anno zero della scuola». Di quella «stagione infernale» bisogna fare tesoro per dimenticare i dolorosi tagli del passato e costruire il futuro. Il primo mattone, per la deputata dei 5 Stelle, è la verità. La sua. Smascherare autori e mandanti delle fake news, togliersi pietruzze appuntite dalle scarpe e scagliarle contro gli avversari. Salvini «il bulletto», Renzi il leader di una «destra ripulita», Calenda il «semplificatore da salotto».

Picconatrici e popolusti

Ce n’è anche per la presidente Casellati che «d’estate si trasforma in picconatrice», per il governatore De Luca «altra faccia del populismo», per i sindacati «inadeguati». E per il Pd di Zingaretti. Il primo grazie è alla sorella Rossana «per esserci sempre stata». Il secondo, filo rosso che cuce l’abito, va alla scuola come maestra di vita: «Chi è disposto a sacrificare il consenso facile per il bene degli studenti? Io ci ho provato. E per raccontarlo ho scelto parole di cuore. Parole di una donna giovane, con l’etichetta 5 Stelle e il rossetto rosso». Con uno stile che mixa astutamente vittimismo ed eroismo, la ex picciridda siracusana figlia di un agente di polizia penitenziaria e di una casalinga prova a smontare l’immagine disegnata dagli avversari e dai media quando era ministra. E comincia dalle parole. Pagina 28, l’elenco choc degli insulti ricevuti va da «Certe donne mettono un rossetto da troia» a «BRU.CIA.TE.LA. Ma va a feer di buchein, troia». In mezzo, una lunga serie di frasi irripetibili: «Così. Quasi tutti i giorni. Messaggi scritti da uomini, spesso mariti o padri». Azzolina denuncia l’odio, la violenza, il sessismo, la «caccia alle streghe dei tempi moderni».

Il primo amore

Condanna il linguaggio machista dei social e della politica. E regola i conti con tutti coloro che, mentre il virus uccideva, incendiavano il dibattito con accuse di fuoco. «I governatori sceriffi». «I parlamentari che urlano vai in cucina per zittire la collega». E Salvini, che «pubblica un post in cui gioca con la parola “orale” del mio esame al concorso di dirigente scolastico».
E mentre invita a riflettere sulla violenza di genere, sul cyberbullismo e sulla legge Zan, «affossata con scene di gaudio e tifo da stadio degni di una destra molto arida», Azzolina parla di sé. Di Fabio, «primo vero amore» e della folgorazione per i 5 Stelle, del debutto al governo come sottosegretaria all’Istruzione e del giuramento da ministra. Solo un mese più tardi, il Covid aggredisce l’Italia: «Il sistema politico viene sottoposto al più incredibile degli stress test. Per me, il divano in cui rimango a dormire al ministero, i pianti nascosti dopo le riunioni più difficili».

Il lockdown, i portoni delle scuole sbarrati per la prima volta dal Dopoguerra e l’apertura di una fase che Azzolina ricorda anche per la «violenta disinformazione» di cui si è sentita bersaglio. I pannelli in plexiglas? «Un falso». I banchi monoposto? «Dibattito surreale». A gennaio, quando capisce che è ora di fare gli scatoloni, scoppia in un «pianto dirotto», perché a raccogliere quel che pensa di aver seminato non sarà lei, ma Patrizio Bianchi. Promosso o bocciato? «Voleva dieci alunni per classe, ma da ministro ha cambiato idea con una velocità spiazzante».

Che farà adesso, onorevole?
«Continuerò a girare le scuole e a fare il mio lavoro a testa bassa, con molta umiltà».

Perché Conte non l’ha scelta come vicepresidente del M5S?
«Io non ho chiesto niente. Si è abusato del mio nome, che ho letto sui giornali per mesi. Non sono un personaggio in cerca d’autore. Mi occuperò di giovani e di donne, due categorie molto bistrattate».

Punta alla riconferma in Parlamento?
«Perché no? Sono alla prima legislatura e ho sempre lavorato in maniera seria e responsabile. Decideranno i cittadini».

Delusa da Conte leader?
«Serve tempo, dobbiamo dire con franchezza che Giuseppe ha bisogno di tutti noi. Immaginavo che non sarebbe stato facile per lui. Nelle piazze c’ero e ho visto il grandissimo affetto degli italiani, ma evidentemente Conte non è stato percepito come un uomo del M5S».

Perché?
«I cittadini non hanno ancora fatto l’abbinamento tra il Movimento e lui. Conte è intelligente, lo stimo. E sa che non può fare tutto da solo, perché rischia di patire lo stesso isolamento vissuto da Di Maio. È ora di parlare di temi e non più di nomi e di ruoli, perché l’agenda politica del 2018 è esaurita».

Priorità?
«Lavoro e istruzione. Ambiente. Reddito di cittadinanza, con dei correttivi. Chi nel 2018 ci ha votato, adesso è confuso. Chi siamo? Cosa vogliamo? Dobbiamo distinguerci in modo chiaro e netto dal Pd, altrimenti tra l’originale e la copia votano l’originale».

È vero che i 5 Stelle pur di non andare a elezioni voterebbero al Quirinale anche Belzebù?
«Non è così».

Berlusconi?
«Non scherziamo, io sono cresciuta nell’antiberlusconismo, mi fa paura un Paese con la memoria storica così breve».

Cartabia?
«Prima aveva più chance, ma la riforma della giustizia penale è stata molto divisiva. Non mi piace il totonomi. Mi piacerebbe moltissimo una donna al Quirinale».

Liliana Segre può essere la donna giusta?
«Una donna molto speciale, sarei felicissima. Sarebbe persino troppo per l’Italia. Ma lei, con la sua eleganza e nobiltà d’animo, ha già declinato e la comprendo».

Conte ha cambiato idea, vuole Draghi a Palazzo Chigi.
«Condivido, non capisco perché dovrebbe lasciare il governo per il Quirinale. La sua autorevolezza gli ha permesso di fare molte cose, alcune molto bene e altre un po’ meno».

Perché è così critica con il «governo dei migliori»?
«Io critico il favore spesso eccessivo della stampa. Credere nel salvatore della Patria non è nella mia cultura politica. Ma Draghi gode della stima di gran parte del Paese e, se non abbiamo tutti un po’ scherzato, deve finire di dare risposta ai due problemi serissimi per i quali è stato chiamato, pandemia e Pnrr».

Voterebbe per il bis di Mattarella?
«Se venisse riconfermato sarei felice, sempre sensibilissimo ai temi scolastici, ho massima stima e un ottimo rapporto con lui. È di altissimo spessore e rappresenta il senso delle istituzioni».

Salvini si è mai scusato con lei?
«No. Se ci incrociamo mi fa il gesto di togliersi il cappello, che non ha. Ma non dice neanche ciao».

Grillo vuole Di Maio al posto di Conte?
«Non credo ai retroscena sui giornali, pensare che la spinta di Conte sia già esaurita mi sembra troppo. È un percorso a ostacoli, ma la strada è tracciata e se siamo una squadra possiamo fare la differenza».

Le è piaciuto il libro di Di Maio?
«Lo stimo, è il libro di un enfant prodige della politica, ha fatto bene a spiegare la sua storia politica e a chiedere scusa per alcuni errori».

La tenta il nuovo movimento di Di Battista?
«Alessandro è stato sempre coerente, può ambire a costruire un nuovo soggetto, gli auguro buona fortuna. Io continuerò a dare l’anima per il M5S, perché trovi il coraggio di dire cosa pensiamo. Altrimenti, Conte o non Conte, sarà un problema».

21 novembre 2021 (modifica il 21 novembre 2021 | 07:50)

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