Sbagliare non è detto che sia un errore. L’infermiera Isabella Zermani Anguissola, in viaggio per Ancona con madre e figli, aveva sbagliato svincolo, finendo su un tratto della Autostrada del Sole su cui non avrebbe dovuto essere.
Possiamo immaginare la sua reazione perché è stata la nostra, in casi simili: se la sarà presa con il computer di bordo, con il passeggero distratto, con quello distraente e naturalmente con la «sfiga» che ci vede benissimo solo con noi.
Ma, mentre cercava di rimettersi nella carreggiata giusta, Isabella ha notato qualcosa di abbastanza simile all’inferno: un Tir fuori strada, un furgoncino accartocciato e l’autista del Tir che tamponava la fronte sanguinante di un ragazzo sui trent’anni, come lei. Isabella ha dimenticato tutto: la «sfiga», l’arrabbiatura e pure il cappotto. È scesa dall’auto in maglietta, col vento che c’era, senza gli arnesi del mestiere. Non li aveva con sé, tranne due: i guanti e la competenza. Ha tenuto la testa del ferito per un’ora, stando bene attenta a che non oscillasse, perché sapeva che qualsiasi movimento brusco sarebbe stato fatale.
Quando sono arrivati i soccorsi, si è ricordata che aveva freddo e una famiglia che da un’ora l’aspettava in auto, dove è tornata con le mani sporche di sangue e una assurda, illuminante certezza: se non avesse sbagliato strada, quel ragazzo sarebbe morto. Non so voi, ma la prossima volta che sbaglierò strada mi verrà da pensare a lei.
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9 febbraio 2022, 07:08 – modifica il 9 febbraio 2022 | 09:24
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