All’ultimo appuntamento con la “Green edition” di Corriere Innovazione e Sorgenia l’ambasciatrice mondiale della moda etica racconta come dovrebbe cambiare il settore

Marina Spadafora è ambasciatrice mondiale della moda etica, imprenditrice e Presidente di Style Transformation Italia, oltre che stilista e docente in accademie nazionali e internazionali. Ha esperienze nel campo del fashion che l’hanno portata a collaborare con Prada, Miu Miu, Marni, Ferragamo. È stata lei la protagonista dell’ultima delle Colazioni Digitali 2021 di Corriere Innovazione e Sorgenia. Ultima di un ciclo che riprenderà con il nuovo anno. Il filo conduttore di questa edizione sono stati i comportamenti sostenibili. “Si parla molto di sostenibilità ambientale e non di quella sociale– commenta Spadafora -. La moda sostenibile rispetta sì l’ambiente ma deve rispettare anche le persone. Ci sono 70 milioni di persone che lavorano nella catena di somministro della moda, molte delle quali vengono pagate pochissimo, paga minima decretata dai governi che in tanti paesi è sotto la soglia di povertà”.

Con Style Revolution Spadafora si batte perché queste maestranze possano avere una paga dignitosa: “Ricordiamoci che quando le persone non riescono a guadagnare abbastanza, poi devono mandare a lavorare i propri figli, quindi il mancato pagamento di una paga dignitosa è una delle prime ragioni di sfruttamento minorile”. Non solo, l’esagerata produzione di abiti e accessori è diventata la seconda causa inquinante dopo il petrolio, responsabile del dieci per cento delle emissioni di CO2, di cumuli di abiti rifiutati in discariche, di inquinamento di mari, oceani, corsi d’acqua oltre che di metalli pesanti che la stessa pelle assorbe dagli abiti indossati. “Bisogna produrre meno, comprare meglio e farlo durare nel tempo”, dice l’esperta. Anche il riciclo, il vintage sono soluzioni da valorizzare: “Humana vintage per esempio, raccoglie capi usati e li rivende per finanziare progetti nel sud del mondo”, racconta. L’upcycling, poi, è il nuovo lusso e lo stanno capendo anche i brand. “Ma non è abbastanza, abbiamo fatto una proposta in 60 organizzazioni non governative al Parlamento europeo per fare una legge sul tessile tra cui un’etichetta parlante che racconti l’iter di nascita e produzione del capo, nel campo dell’alimentazione e della cosmesi ci sono leggi stringenti, nel tessile non ancora”.

23 dicembre 2021 (modifica il 23 dicembre 2021|11:18)

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