di Marco Gasperetti

Il 29ennne, consigliere regionale Pd in Toscana: «Il governo deve intervenire per scongiurare questa minaccia. Percepire anche una misera borsa da 200 euro mensili può essere una motivo per vedersi sottrarre è un diritto intoccabile»

Di battaglie sulla disabilità Iacopo Melio, 29 anni, ne ha combattute tantissime. E da consigliere regionale eletto nelle liste Pd le ha sommate a tante altre a favore dei cittadini, mantenendo spesso un’indipendenza di pensiero straordinaria. A farlo arrabbiare è l’ingiustizia. E stavolta nella possibile decisione dell’Inps, che vuole togliere del tutto la pensione di invalidità ai lavoratori con una disabilità pari o inferiore al 99% , d’ingiustizia ne vede moltissima.

Per quale motivo Melio?
«Perché si aprirebbe uno scenario ancor più pericoloso con due importanti rischi d’impatto economico e culturale. Buona parte delle persone disabili non riesce ad accedere a un posto di lavoro soddisfacente, e quando questo accade si ha spesso a che fare con delle condizioni poco vantaggiose a fronte di uno “sforzo” spesso impegnativo, ad esempio, anche solo arrivare sul luogo di lavoro può risultare un’impresa in termini pratici e logistici. E potrebbe accadere una cosa molto grave».

Che cosa può accadere?
«Molti rinunceranno a lavorare accettando di vivere con la sola pensione che oltretutto non è neppure sufficiente per acquistare (perché di questo si parla, di una ingiusta mercificazione) una piena assistenza quotidiana, figuriamoci a coprire le spese di vitto e alloggio oltre a quelle sociali».

E il rischio culturale?
«Gravissimo anch’esso. Con questa manovra passerà il messaggio che le persone disabili non lavorano per vivere e per autodeterminarsi, come fanno tutti, oltre che per soddisfazione personale e magari fare addirittura carriera, ma per “passatempo”, come se per loro il lavoro fosse un hobby per riempire le loro giornate, al quale si può benissimo rinunciare. Ma allo stesso tempo si cercherà di far intendere che se un disabile lavora come tutti (e quindi, magari, ha pure studiato e si ammazza ogni giorno di fatica, senza rubare il suo stipendio) può benissimo sopperire con i propri guadagni alle spese di assistenza e cura personale, spese che però, non essendo volute, non è certo giusto che ricadano su quei risparmi sudati che una persona normodotata si spenderebbe come vuole».

Ma ci sarà un tetto sullo stipendio che determinerà il blocco della pensione d’invalidità. Giusto?
«Credo che sarà sufficiente anche una misera borsa da 200 euro mensili per vedersi sottratto quello che di fatto è un diritto intoccabile. Eppure da quando sono piccolo che sento parlare, giustamente, di battaglie per innalzare le pensioni a una cifra umanamente accettabile, che possa garantire alle persone con disabilità un’assistenza qualificata 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Vedere che, in questi anni, non solo non è mai avvenuto un misero passo avanti, e solo promesse elettorali, ma si vuole addirittura tornare indietro, diminuendola o eliminandola, è vergognoso».

I servizi sociali non sono sufficienti?
«Le persone con disabilità, ad oggi, sono prigioniere della loro condizione e rappresentano un peso per loro stesse e per chi deve occuparsi di loro, e non certo per colpa personale ma per uno Stato incapace di fornire i giusti strumenti per renderle veramente libere e autonome come avviene ormai in tutta Europa».

Dunque lei che cosa propone al legislatore?
«Il Governo non può assolutamente perdere tempo e deve impugnare la questione prima possibile, nel pieno rispetto dei diritti umani, civili e sociali. Questa minaccia più che reale è l’occasione giusta per rivedere il tema delle pensioni, svegliandoci dal tema dell’indifferenza per realizzare che la vita di un disabile ha un costo elevato. Un prezzo intollerabile a cui, fino a questo momento, nessuno ha voluto rimediare con i fatti: perché le parole non servono mentre i soldi, in questo caso, fanno la libertà».

27 ottobre 2021 (modifica il 27 ottobre 2021 | 09:42)

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