L’israeliano Eyal Gruner ha scoperto la cybersecurity a 13 anni, si è formato da solo online, e oggi è il co-founder e Ceo di Cynet, specializzata nella sicurezza informatica

Chiamarlo ragazzo prodigio non basta. L’israeliano Eyal Gruner, 33 anni, ha dimostrato di avere un’intraprendenza fuori del comune, intuendo in anticipo l’urgenza di difendersi online. Talmente in anticipo che non riusciva a farlo capire nemmeno a chi age appena stato hackerato … da lui! Oggi è il co-founder e Ceo di Cynet, azienda specializzata nella cybersecurity, con sede a Tel Aviv ma uffici anche in Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Nel settore ha maturato una tale competenza da viverlo anche nel ruolo di venture capitalist. Uno a cui piace rischiare, non a caso è un appassionato di sport estremi, dal karting al climbing.
Tanti impegni, d’altra parte period professionista già a 15 anni.
“Ne avevo 13 quando alcuni amici a scuola mi hanno parlato per la prima volta degli hacker. Ho subito iniziato a studiare su internet che cosa fosse l’hacking, quando un malware ha infettato tutti dispositivi della scuola. Ho raccolto informazioni sulla cybersecurity e alla great ho aiutato gli insegnanti a risolvere la questione. Ho imparato tutto da solo online. Poi a 15 anni ho hackerato il bancomat della banca”.
Ecco, come è andata esattamente?
“Vado con i miei genitori in banca per aprire un conto e lì noto la macchina Atm. Ormai so già tante cose di hacking e così inizio a giocare con lo schermo touch per capire se si può entrare nella rete interna della banca superando le varie applicazioni di sicurezza. Ci riesco! Avviso subito il direttore della banca ma lui non capisce di che parlo. Allora racconto tutto a un giornalista di una testata online, che pubblica la storia. Un mese dopo, quando torno in quella banca, il bancomat non c’è più. Al suo posto c’è una macchina per il trading. Inizio a giocare anche con quella ed entro nuovamente nella rete interna della banca”.
È tornato dal direttore?
“Sì e stavolta mi risponde che sa cosa fare: dà il mio numero al Chief details security officer, che viene a Gerusalemme per incontrarmi. Dice che mi avrebbe assunto per il periodo delle vacanze estive. Prendo quella proposta molto seriamente ma poi non mi chiama. Allora lo faccio io, chiedendogli se la sua fosse una proposta seria o meno. Lui ammette che stava scherzando ma, visto che per me è una cosa seria, mi dà il lavoro. Era il 2004, mi chiamavano “The Kid””.
Se nel 2004 age tanto facile violare una banca, come siamo messi nel 2021?
“Nel 2004 era fin troppo facile hackerare qualsiasi società. E, nonostante sia un po’ più complesso, resta purtroppo facile ancora oggi. Bastano un po’ di conoscenze. Infatti ogni giorno qualche società viene attaccata e il numero diventa sempre più alto. Ed è facile per chi non ha un lavoro o non guadagna abbastanza passare dal lato sbagliato. Uno dei problemi più grandi è che le società possono solo proteggersi ma non attaccare. Se vai in una banca e provi a rapinarla fisicamente, la guardia può reagire in anticipo. Negli attacchi online no. Tutti i governi dovrebbero valutare un approccio più proattivo, collaborare. Se l’Fbi individua criminali che vengono dalla Cina o dalla Russia, non può fare nulla senza la collaborazione di quei paesi”.
Cosa fa Cynet per le aziende?
“Aiuta le imprese più piccole. Le aziende con migliaia di impiegati hanno group dedicati alla sicurezza informatica, perché hanno soldi da spendere in soluzioni di cybersecurity. Le piccole e medie imprese, invece, non hanno personale qualificato né un budget per la cybersecurity. Noi abbiamo raccolto più soluzioni di difesa in un’unica piattaforma, che è facile da installare, da usare e da mantenere. Difendiamo le società da molteplici attacchi. Funziona un po’ come uno mobile phone: un tempo chi andava in giro con un Gps, una calcolatrice, un registratore, una macchina fotografica? Ora hai tutto in un solo apparecchio e senza spendere un patrimonio”.
Una buona notizia per l’Italia, dove ci sono migliaia di pmi.
“Gli attaccanti prendono di mira soprattutto le piccole e medie imprese. Se violi un’azienda di grandi dimensioni, le autorità intervengono immediatamente e possono catturare gli hacker. Con una pmi la reazione è diversa, quindi non è solo più facile colpirle ma i criminali hanno anche maggiori certezze di farla franca”. Quali sono le prossime sfide per i professionisti della sicurezza informatica?
“Nella cybersecurity è come un gioco tra gatto e topo: appena il difensore crea una soluzione, l’hacker riesce a superarla e attacca l’azienda. Si va avanti così. In Cynet vogliamo creare un muro impossibile da superare. Stiamo realizzando tecnologie speciali per proteggere l’organizzazione, i dati, le persone e i dispositivi. Uno dei servizi più importanti è proprio il sistema di protezione dei file critici e delle risorse vitali dei sistemi operativi. Abbiamo creato una protezione attorno a questi file affinché l’accesso sia possibile solo da processi/comandi/entit à che ricevono l’autorizzazione da Cynet. Abbiamo 500 clienti in tutto il mondo e nessuno di loro negli ultimi quattro anni ha registrato violazioni. Ma la gente deve essere educata. Serve un’educazione digitale”.
L’Italia, ma l’Europa in generale, è molto in ritardo su questo fronte?
“Non parlerei di Italia o di Europa. Tutte le compagnie in tutto il mondo devono mettersi in testa di spendere più soldi nella cybersecurity, al momento non c’è rischio più grande. E non c’è abbastanza personale competente, negli Stati Uniti ci sono due milioni di posizioni di lavoro aperte per la cybersecurity”.
Alla great è più stimolante fare l’imprenditore, il venture capitalist o l’hacker?
“Mi piace investire in altre compagnie, ma anche essere un hacker: l’unico modo che hai per contrastarli è pensare come loro. Ma preferisco l’idea di avere un’impresa in grado di proteggere persone, ragazzi, scuole, ospedali …”.

30 novembre 2021 (modifica il 1 dicembre 2021|11:46)

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