«Non sono un assassino. Ero arrabbiato e avevo tanta paura. Avevano puntato una pistola e un coltello contro mia moglie e aggredito mia figlia. Ripetevano “le ammazziamo, le ammazziamo”. È successo in fretta e io ho temuto per la vita delle persone a cui voglio bene, ero terrorizzato». Mario Roggero, 67 anni, è al lavoro nel laboratorio della propria gioielleria, a Grinzane Cavour. La moglie Mariangela è dietro al bancone. Esattamente come il pomeriggio del 28 aprile, quando tre uomini fanno irruzione nel negozio per mettere a segno una rapina. I malviventi minacciano le due donne, le malmenano. Roggero prova a reagire, ma uno dei banditi gli punta alla testa l’arma – che poi si scoprirà essere finta – e urla «ti ammazziamo, ammazziamo tua figlia e tua moglie», costringendolo così ad aprire la cassaforte. Afferrati i gioielli, i banditi scappano. Il gioielliere afferra la pistola da sotto il bancone, insegue i rapinatori in strada. E spara, svuota il caricatore. Due malviventi, Andrea Spinelli e Giuseppe Mazzarino, muoiono. Il terzo, Alessandro Modica, viene ferito a una gamba e fugge, per poi essere arrestato dai carabinieri di Alba.

Sono passati cinque mesi e ora la Procura di Asti ha chiuso le indagini. Roggero, che ha sempre invocato la legittima difesa, è accusato di omicidio doloso plurimo. Mentre Modica, che si trova in carcere, dovrà rispondere di rapina pluriaggravata.

Gli atti del pm Davide Greco descrivono la sequenza degli eventi a partire dalle 18.45, momento in cui le telecamere di sicurezza del negozio, che si affacciano sulla strada, riprendono i banditi parcheggiare di fronte alla gioielleria. Ma sono le immagini successive, quelle registrate quando i rapinatori fuggono, a mettere sotto accusa il gioielliere. Gli inquirenti, infatti, evidenziano nel capo d’imputazione che il commerciante «inseguì all’esterno dell’esercizio i tre rapinatori che, già usciti dalla gioielleria con la refurtiva, stavano dandosi alla fuga e da distanza ravvicinata sparò contro gli stessi, disarmati, scaricando l’intero caricatore, con la volontà di cagionarne la morte, eccedendo in tal modo volontariamente i limiti della legittima difesa patrimoniale». Secondo il pm «non c’era alcun pericolo per la sua e l’altrui incolumità, ma solo il pericolo di subire un danno patrimoniale».

L’analisi balistica del consulente della Procura Stefano Conti e il filmato sembrano non lasciare spazio a interpretazioni. Ma Roggero, difeso dagli avvocati Aldo Mirate e Stefano Campanello, non ci sta: «In quel momento avevo paura. C’è stata anche una lotta con un bandito di 20 anni più giovane. Bisogna viverle quelle situazioni per capire. Sei anni prima era già successo e ne ero uscito con le ossa rotte, mentre il rapinatore se l’è cavata con poco più di un anno di carcere». E ancora: «Parlano di danno patrimoniale, ma non mi sono neanche reso conto di quanto avessero preso. Dei soldi non mi importa. Temevo ci ammazzassero». Roggero non nasconde l’amarezza, ma resta fermo sulle sue posizioni e ogni giorno apre la sua gioielleria: «Devo lavorare, ma il clima non è certo sereno. Sono più sospettoso e sono sempre in ansia. In paese però tutti hanno capito e fanno quadrato».

Parlano, invece, di contestazione «ineccepibile e inevitabile alla luce degli accertamenti» gli avvocati che assistono le famiglie dei rapinatori uccisi, Marino Careglio e Roberto Caruso. «Rispetto a questa vicenda ho sentito numerosi ed impropri richiami al tema della legittima difesa — sottolinea Careglio —, ma la vera riflessione generale che la stessa impone ruota attorno al rischio collegato alla disponibilità di un’arma lasciata in mano ad un privato cittadino, che spesso non ha gli strumenti per farne un uso prudente ed adeguato alle circostanze».

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5 ottobre 2021 | 12:29

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