di Gabriele Guccione
Quattro anni fa, quando non era assessora, suo figlio Niccolò è stato iscritto come figlio di due mamme nei registri dello Stato civile dall’allora sindaca Chiara Appendino: il suo caso aveva proiettato Torino all’avanguardia
«Andremo avanti con il riconoscimento dei figli delle coppie dello stesso sesso». Parla prima da esponente della giunta Lo Russo, Chiara Foglietta. Poi da mamma: «Tutti i bambini hanno diritto ad avere una famiglia». Quasi quattro anni fa, quando ancora non era assessora, suo figlio Niccolò è stato iscritto quale figlio di due mamme nei registri dello Stato civile dall’allora sindaca Chiara Appendino.
Foglietta, che cosa è cambiato da quel 23 aprile del 2018?
«Purtroppo niente. Sopratutto in Parlamento».
All’iniziativa dei sindaci non è seguita quella del legislatore?
«Sono cambiati tanti governi, ma gli eletti alla Camera e al Senato sono rimasti gli stessi. Ed è frustrante pensare che la maggior parte dei parlamentari non abbia il coraggio di prendere in mano questa situazione. Il boccino non può restare in mano ai sindaci o ai giudici. Tutti i bambini devono poter avere gli stessi diritti».
C’è il rischio che eventuali decisioni della magistratura rallentino il cammino avviato in questi anni a Torino?
«Noi andremo avanti, comunque. La nostra maggioranza è compatta e determinata. Ora però tocca alla politica, a Roma, prendere l’iniziativa».
E lei crede che sia una preoccupazione in cima all’agenda politica nazionale?
«Io credo che, a cominciare dal mio partito, il Pd, siamo rimasti troppo scottati dalla vicenda del ddl Zan. Le risate fragorose con cui si è bloccato un disegno di legge che avrebbe tutelato tutte le minoranze, comprese le donne e i disabili, resteranno come una ferita. Ora bisogna rimediare».
C’è chi ribatte che i problemi del Comune o del Paese sono altri: le buche stradali, la ripresa economica…
«Occuparsi dei diritti dei bambini e delle bambine non vuol dire smettere di occuparsi di tutto il resto. Così come noi, in municipio, riusciamo a occuparci contemporaneamente delle buche stradali, dell’Eurovision e anche dei diritti civili, il Parlamento può fare più di una cosa alla volta».
Perché è urgente dare una risposta a questo problema?
«I figli delle coppie dello stesso sesso continueranno a esserci anche se il Parlamento continuerà a non decidere. Qui non si sta parlando di dare un bambino a ogni famiglia, ma una famiglia a ogni bambino».
C’è chi parla di egoismo degli adulti che ricercano appagamento nell’essere genitori a tutti i costi. Lei si sente una egoista?
«Io mi sento una madre che lotta perché suo figlio abbia gli stessi diritti di tutti gli altri. Una legge sulle famiglie arcobaleno tutelerebbe prima di tutto i bambini, riconoscendo diritti per loro e doveri per i loro genitori. L’egoismo non c’entra proprio niente. E poi ad andare all’estero a fare figli sono più gli eterosessuali che gli omosessuali».
Lei crede che i tempi siano maturi?
«Dove non è arrivato il coraggio del Parlamento è arrivato in questi anni il coraggio dei sindaci. Ora però è giunto il momento di prendere l’iniziativa, di fare qualcosa».
Su Instagram
Siamo anche su Instagram, seguici: https://www.instagram.com/corriere.torino/?hl=it
La newsletter del Corriere Torino
Se vuoi restare aggiornato sulle notizie di Torino e del Piemonte iscriviti gratis alla newsletter del Corriere Torino. Arriva tutti i giorni direttamente nella tua casella di posta alle 7 del mattino. Basta cliccare qui
8 febbraio 2022 (modifica il 9 febbraio 2022 | 08:40)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

