di Armando Di Landro

Il trucco dell’aspettativa sindacale dopo un’assunzione di comodo in un’azienda: «Mi fu proposta dall’allora segretario di Milano della Filta, nel 1991. In realtà non ho mai lavorato per quella società». Sequestrati 132 mila euro al sindacato di Bergamo

«Non ho mai lavorato in quell’azienda»: Domenica Pelleriti, «Mimma», è stata un nome nella Cisl di Bergamo, dove ha fatto attività sindacale dal 2006 fino al 2017, anche in segreteria provinciale con Gigi Petteni e Ferdinando Piccinini. Gli atti dell’inchiesta dicono che il primo ottobre di quest’anno, seduta di fronte agli investigatori della Guardia di finanza di Milano, ha ammesso senza esitare che la sua assunzione, risalente al 1991 e terminata appunto nel 2017 da parte della Serist (Servizi di ristorazione Srl, in liquidazione), era fittizia. E cioè? Pelleriti ha ricostruito che era un’assunzione nata nell’ambito della Cisl di Milano, quando aveva iniziato a fare attività sindacale, poi mantenuta nel periodo bergamasco: oggi è uno dei nove casi che la Procura del capoluogo lombardo qualifica come truffa aggravata ai danni dell’Inps, reato che ha portato il giudice delle indagini preliminari a disporre un sequestro preventivo di oltre 600 mila euro, 132 mila dei quali a carico della Cisl di Bergamo (ufficialmente Unione Sindacale Territoriale Cisl).

Cosa c’entra Bergamo, se l’assunzione risale a Milano, e quale è il meccanismo contestato? Si tratta di un trucco che riguarda tutti e nove i casi contestati nell’inchiesta: sindacalisti che a inizio carriera vengono fatti figurare come assunti da aziende ritenute vicine alla Cisl, per poi usufruire in breve tempo, anche meno dei sei mesi previsti dalla legge, di quello che in gergo si definisce «distacco», e ufficialmente è «l’aspettativa non retribuita»: l’azienda che ha assunto per finta non paga più nulla, l’Inps invece versa tutti i contributi previdenziali e il sindacato paga l’indennità per il ruolo svolto dal sindacalista. Ma, appunto, la copertura pensionistica è tutta a carico dello Stato.

Assunta da un’azienda di ristorazione, Pelleriti era arrivata a Bergamo a inizio 2006, dopo aver sempre fatto attività nei tessili. In via Carnovali era diventata proprio segretaria di quella categorica, la Femca (un tempo Filta, poi aveva assorbito i chimici) e sia nella segreteria di Petteni sia in quella successiva di Piccinini si era occupata anche di immigrazione e integrazione. Undici anni, prima di uscire dal sindacato, in cui nessuno le aveva chiesto conto di quella assunzione e relativa aspettativa dalla Serist.

Ha raccontato lei stessa ai Finanzieri di Milano: «Tra il 1990 e il 1991 fu l’allora segretario Filta di Milano, Giovanni Roveti, a propormi di lavorare per la Serist di Cinisello Balsamo, per il tempo necessario al distacco, giusto tre mesi». E alla domanda posta dai militari «se avesse mai davvero lavorato alla Serist», come riporta il provvedimento di sequestro del gip: «No, non ho mai lavorato per questa società. Ma risultavo assunta come impiegata. È stato un impiego fittizio. Sono stata alla Serist giusto tre volte».

Per la Procura di Milano le parole di Pelleriti, così come di altri «assunti» poi distaccati, rappresentano un’ammissione piena del meccanismo finito sotto la lente. E anche per il gip, che ora presenta il conto in termini di sequestri sulla base dei contributi versati dall’Inps: per la Pelleriti la cifra complessiva, in 26 anni, è di 164 mila euro, l’ammontare più alto sui nove casi contemplati. I 132 mila richiesti alla Cisl di Bergamo riguardano la sua posizione e il appunto il periodo di permanenza e attività in via Carnovali. L’ex dirigente della Cisl di Bergamo non risulta indagata in nessun atto: gli iscritti nel registro dei pubblici ministeri sono, al momento, i sindacalisti e funzionari che proposero le assunzioni.

Tra loro Giovanni Roveti, per quanto riguarda Pelleriti. Ma ci sono anche altri 11 indagati: incluso Renato Zambelli, originario di Pradalunga e da anni sindacalista a Milano. È fratello di Dario Zambelli, che un tempo è stato un manager di assoluto rilievo per la Cisl di Bergamo e poi delle agenzie di viaggio collegate al sindacato, coinvolto nel caso di corruzione e turbativa d’asta per le case vacanza del Comune di Milano. Ne uscì patteggiando, dopo un periodo di custodia cautelare. Ora, per il sindacato, c’è un’altra storia da affrontare, che non riguarda solo Bergamo ma 8 tra sigle e federazioni diverse in Lombardia.

17 dicembre 2021 (modifica il 17 dicembre 2021 | 08:39)

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