La stella della Nazionale e di Conegliano si allena sperimentando nuove tecnologie, ma il suo obiettivo è la costanza, oltre “a guardare le serie tv coreane romantiche”

Con il suo club, Conegliano, ha vinto tutto. Con la Nazionale ha conquistato a settembre il titolo Europeo, riscattando così i Giochi di Tokyo che, se non hanno dato alle azzurre i risultati sperati, a lei hanno invece offerto l’onore di essere tra i sei atleti di tutto il mondo selezionati per portare la bandiera olimpica alla cerimonia inaugurale. L’hanno scelta perché Paola Egonu è un’atleta straordinaria: ha 22 anni ma già da pace è la più specialty pallavolista del mondo, oltre che simbolo di tante battaglie civili che, da parte sua, ha già vinto tutte. Nata a Cittadella (Padova) da una famiglia di origini nigeriane e che ora si è trasferita in Inghilterra, sta vedendo cambiare la sua disciplina grazie all’avvento delle nuove tecnologie. “Nel nostro sport sono diventate fondamentali. Ci offrono la possibilità di avere informazioni non solo sul nostro corpo, e quindi condizionano la preparazione atletica, ma ci danno anche l’opportunità di ottenere informazioni che prima period più difficile avere anche sulle nostre prestazioni. La Nazionale è molto all’avanguardia nello sperimentare varie novità. Ma anche nel club ci diamo da fare. E da un po’ usiamo delle tecnologie che sono quasi diventate uno standard”.
E allora partiamo proprio dalla Nazionale, visto che al c.t. Davide Mazzanti piace sperimentare: in allenamento ha fatto usare anche degli occhialini stroboscopici.
“In Nazionale abbiamo provato tante cose varied e cambiato spesso. Non ho utilizzato personalmente gli occhialini perché per il mio ruolo di opposto non servono molto. Ma la tecnologia è stata messa a disposizione dei liberi, che l’hanno provata per migliorare la reattività dell’occhio, dà un grande aiuto soprattutto negli spostamenti. Lampeggia e vedi l’immagine a intermittenza, è utile soprattutto per chi riceve la battuta”.
Da anni Mazzanti fa anche uso dei big information e dell’intelligenza artificiale ed è stato un pioniere del virtual training. Dalla raccolta di tutti questi dati è riuscita a migliorare in qualche aspetto in particolare?
“Lui ha una banca dati con tutte le informazioni su noi atlete. Ma più che comunicarle a noi, diventano informazioni preziose per organizzare il lavoro: in che cosa ci deve allenare di più, che tipo di esercizio fare. Mi accorgo di migliorare per il lavoro che facciamo in palestra, in allenamento ma non ho avuto la percezione di diventare più strength perché ho letto i dati raccolti sulle mie prestazioni”.
Ci sono strumenti per misurare la potenza della schiacciata o del servizio?
“Eccome! Li abbiamo utilizzati soprattutto in Nazionale. Riesco a capire che velocità imprimo alla palla quando batto e con quanta potenza schiaccio. Però, per me non è il dato l’aspetto più importante: cerco di allenare la “costanza” del mio gesto atletico. Cerco di fare in modo che le mie prestazioni siano sempre advertisement alto livello, piuttosto che sapere quanto è stato potente quel servizio”.
Anche con il club, a Conegliano, l’allenatore Daniele Santarelli ottiene i dati da voi atlete grazie ai sensori. Come funzionano?
“Il nostro preparatore Marco Da Lozzo ci mette dei sensori per calcolare il salto, gli atterraggi, l’intensità dell’allenamento. E riesce anche a capire se la squadra è in forma e di conseguenza anche il lavoro da fare”.
Allora aiuterà anche a ridurre il rischio infortuni?
“Certamente, i dati aiutano a capire quando un’atleta è più stanca e si fa in modo che non si prendano rischi. Se ti accorgi che una giocatrice ha l’indice di infortunio più alto, gestisci l’allenamento in modo diverso, ti rendi conto di quanto puoi spingere”. Ci sono strumenti tecnologici anche per studiare le avversarie?
“A Conegliano usiamo una lavagna interattiva per questo. Guardiamo i video, i dati che vengono preparati dallo staff e ci viene spiegata anche la tattica delle avversarie. L’interattività ci permette di ingrandire un dettaglio, focalizzarci su un punto e tanto altro”.
Tecnologia e vita privata, a Tokyo c’è stata la polemica su un uso eccessivo dei social. Come vanno le cose in realtà?
“Lo definirei un buon rapporto. Da una parte ne faccio uso privato: mi diverte poter condividere con le persone quello che mi piace fare. Dall’altra li uso per lavorarci con le mie sponsorizzazioni. Sono tranquilla e libera di utilizzarli perché alla fine dipende tutto da me, scelgo io liberamente cosa pubblicare. Non mi interessano i like né dare peso agli hater. Le piattaforme che uso maggiormente sono Instagram e TikTok, più raramente Facebook e Twitter”.
Con la famiglia in Inghilterra, la tecnologia aiuta a ridurre le distanze?
“Per fortuna sì, usiamo WhatsApp o FaceTime per le videochiamate. La lunghezza dei collegamenti varia dalle giornate, dipende da quanti impegni abbiamo. Stesso sistema per rimanere in contatto con mia sorella, che ora studia in un college in Louisiana. Ci divide il fuso orario, ma in qualche modo riusciamo a sentirci vicine”. La cosa più tecnologica che possiede?
“Sicuramente il cellulare e il computer. Da un paio d’anni ho anche Alexa. Le richieste più frequenti che le faccio? Impostare un timer e “che ore sono?””.
Ha sempre detto di essere molto pigra e di passare tanto pace sul divano al di fuori degli allenamenti. Ecco, cosa si fa di “innovativo” sul divano?
“Uso spesso Instagram e guardo le serie television coreane”.
Un’altra patita di Squid Video game?
“L’ho visto, ma non mi è piaciuto particolarmente. Io adoro tutte le serie romantiche e comiche coreane. Quelle sì che sono le mie preferite”.

2 dicembre 2021 (modifica il 2 dicembre 2021|16:59)

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