di Giusi Fasano

Il messaggio dell’ex campionessa di sci dopo la tragedia in Alta Valtellina

Le lacrime, lo sgomento per la sua famiglia, un’ondata di dolore improvvisa che non lascia fiato… Sono giorni disperati per la pluricampionessa olimpica di sci Deborah Compagnoni. Suo fratello Jacopo, il piccolo di casa, manca all’appello della vita da due giorni. Se l’è preso una valanga che venerdì lo ha trascinato giù per un canalone dietro casa sua, sul Monte Sobretta, in alta Valtellina. E lei ieri ha voluto dedicargli un ricordo pubblico. «La perdita di un fratello è un dolore straziante, lo è ancora di più per un fratello speciale come era per me Jacopo. Un papà e un marito meraviglioso», ha detto di lui. Impossibile per zia Deborah non pensare alle due bimbe piccole che Jacopo ha lasciato assieme a Francesca, la loro madre.

Il ricordo

«Voglio ricordarlo sempre con il suo sorriso», è la dichiarazione d’amore di una sorella all’uomo che resterà per sempre «fratellino», anche se aveva 40 anni. Lo ricorderà con il sorriso di «quando rientrava soddisfatto a casa dalle sue escursioni estive o invernali, abbracciando forte le sue adorate bimbe. Sono sicura, la sua anima resterà nelle sue montagne ad aspettarmi ogni volta che sentirò la sua mancanza. Ringrazio tutti coloro che mi hanno scritto e sono vicini a me e alla mia famiglia».

L’incidente

Jacopo stava scendendo con gli sci d’alpinismo, era appena sotto i 3.000 metri di quota su un territorio che fa parte di Santa Caterina Valfurva, dove è cresciuto e viveva e dove la sua famiglia gestisce un piccolo albergo.

Francesco, l’amico che era con lui in escursione, del soccorso alpino della Guardia di finanza, lo ha visto andare nella sua stessa direzione, poco più in basso. È passato con gli sci su un manto di neve che probabilmente era stata in parte accumulata dal vento dei giorni precedenti.

La valanga si è staccata sotto i suoi piedi, impossibile schivarla scartando di lato. Jacopo è stato trascinato per circa 500 metri più in basso e mentre cadeva deve aver urtato più volte contro le rocce che spuntavano dal canale formando dei balzi.

Infatti non è stato il fronte della valanga a ucciderlo ma i traumi, gravissimi, che si è procurato durante la caduta. La neve non lo aveva nemmeno sommerso del tutto, quando si è finalmente fermato. L’amico lo ha raggiunto in pochi minuti e ha provato in ogni modo a rianimarlo, ma lui aveva già perso conoscenza.

Sui social

Chiunque lo abbia conosciuto e visto lavorare — era guida alpina e maestro di sci — oggi lo descrive come un professionista «preparatissimo e umanamente straordinario». Per Deborah era semplicemente «speciale», «meraviglioso». Con lui e con tanti amici montanari come loro, avevano fatto mille e mille gite con gli sci ai piedi, soprattutto nell’amata Valtellina.

I profili social di Jacopo sono l’album fotografico della sua vita in montagna. Panorami che danno spettacolo, il sole visto spuntare dalla cima di una cresta, le vecchie capanne degli alpini, lo scatto accanto alla croce che segna la vetta. Così fino all’ultimo orizzonte di cielo, neve e montagna.

17 dicembre 2021 (modifica il 17 dicembre 2021 | 21:49)

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