Il dopo Quota 100

Un pezzo importante della prossima manovra da 23 miliardi riguarda la riforma delle pensioni. Come ormai sappiamo, il 31 dicembre diremo addio a Quota 100, il meccanismo che permette di lasciare il lavoro a chi è in possesso (nel periodo compreso tra il 2019 e il 2021) di un’età anagrafica non inferiore ai 62 anni e di un’anzianità contributiva non inferiore ai 38 anni. Ritenuta troppo costosa, Quota 100 dovrebbe nelle intenzioni del governo lasciare posto a un ritorno graduale alla legge Fornero. E per evitare la creazione di nuovi “scaloni” pensionistici, il percorso sul quale sta lavorando Draghi ipotizza una serie di tappe (al momento, l’ipotesi più probabile vede una Quota 102 e una Quota 104 prima del ritorno al regime ordinario). La Lega però si è messa sulle barricate ribadendo la sua totale contrarietà al ritorno al vecchio sistema pensionistico. E anche il vertice del 26 ottobre tra il premier Mario Draghi e i segretari di Cgil, Cisl e Uil è terminato con una fumata nera, con i tre leader sindacali che hanno ribadito il loro no alla riforma delle pensioni «che non fa altro che tornare alla Fornero», , chiedendo invece «un sistema flessibile».
Ma cos’è la «riforma Fornero»? In che clima politico ed economico è nata e perché sta scatenando questa battaglia ideologica? Cerchiamo di capirlo.

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