di Marco Gasperetti

Autorizzati gli abbattimenti dall’inizio della prossima settimana. Insorgono animalisti e cittadini. Brambilla: non danno problemi, fermiamo il tiro a segno. E annuncia un esposto alla Corte dei conti europea

I dirigenti del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano e gli ambientalisti la chiamano eradicazione con abbattimento selettivo. Gli animalisti, alcuni cittadini dell’isola, che hanno raccolto 5 mila firme e persino un ex ministro, sono convinti che sia una mattanza. Inutile, costosa e vergognosa. L’unica cosa certa è che lunedì o forse martedì, inizierà uno degli ultimi capitoli del caso «Mufloni al Giglio», vicenda controversa e trasversale che da anni continua a far discutere ambientalisti, ecologisti e soprattutto chi ama e tutela la vita degli animali.

La denuncia

All’inizio della prossima settimana un progetto del Parco (si chiama Life Lets Go Giglio) finanziato con 1,6 milioni di euro darà il via anche all’abbattimento degli ultimi mufloni che si trovano nell’isola. E un «plotone di fucilieri», denunciano gli animalisti, andrà a caccia degli ungulati. Quanti ne saranno uccisi non è ancora chiaro. Perché non si sa neppure con esattezza quanti ancora ne sono rimasti sull’isola, perché negli ultimi dieci anni ne sono già stati fatti fuori un centinaio. «Tutto è avvenuto alla luce del sole — spiega Stefano Feri, vice presidente del Parco dell’Arcipelago Toscano — e anche stavolta abbiamo l’approvazione dell’Ispra, l’Istituto superiore per la ricerca ambientale. I mufloni non sono endemici del Giglio ma importati negli anni Cinquanta, una specie aliena che minaccia la biodiversità dell’isola».

La richiesta

Parole che fanno rabbrividire gli animalisti. La Lav, con Massimo Vitturi, ha chiesto al ministro Cingolani di sospendere le operazioni e di verificare il progetto. E l’ex ministro Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli Animali e della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, parla di costoso e cruento pasticcio che colloca nel mirino dei cacciatori-selecontrollori animali severamente protetti in altre isole, dalla Sardegna, alla Corsica a Cipro.
«La densità dei mufloni, presenti sull’isola dagli anni Cinquanta per attuare un progetto di conservazione — spiega l’onorevole Brambilla — è bassissima, anche perché vi sono già stati numerosi abbattimenti in passato. E dunque non si riesce a comprendere come 25-40 esemplari totali in un’area di oltre 2.100 ettari possano provocare problemi. La verità è che al Giglio è difficile anche solo vederli, i mufloni, e molti gigliesi non ne hanno mai incontrato uno».

«Si potevano sterilizzare»

Dunque Brambilla non ha dubbi: «Il progetto Life LetsGo Giglio deve cessare subito. Con tutti i soldi spesi finora per fare queste operazioni, anzi, con molto meno, si potevano sterilizzare gli animali». Infine l’ex ministro accusa i responsabili del Parco: «Purtroppo ho l’impressione che dietro l’insistente pretesa di ripristinare la presunta “purezza originaria” di un habitat i dirigenti del Parco abbiano più che altro la voglia di dar libero sfogo alle doppiette, di predisporre l’ennesimo “tiro a segno” a spese della fauna selvatica, che invece va rispettata e tutelata. In primis da un ente Parco». Di qui la richiesta al governo affinché «rivaluti immediatamente le nomine del presidente e dell’ attuale Consiglio direttivo dell’Ente parco». Non solo. La parlamentare ha annunciato un esposto alla Procura e un’azione sul fronte europeo, considerando che i progetti «Life» fanno capo direttamente alla Ue: «Chiederemo alla Commissione europea una verifica del progetto e depositeremo un reclamo alla Corte dei conti di Lussemburgo».

21 novembre 2021 (modifica il 21 novembre 2021 | 16:05)

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