di Gaia Piccardi

Il presidente di World Athletics spiega perché Jacobs non è stato premiato poi commenta la scelta del saltatore italiano di dividere il titolo olimpico con l’amico

Sebastian Coe, presidente di World Athletics, perché Marcell Jacobs non è stato candidato per i vostri premi di fine stagione?
«Partiamo dalla giuria che ha deciso: sei esperti statistici, uno per ogni area del mondo, che hanno tenuto conto di podi, vittorie, prestazioni. Accontentare tutti era impossibile. Arriverà anche il momento di Jacobs: continui a fare quello che sa fare bene».

Non sarebbe più trasparente una giuria di cui si conoscessero i nomi?
«I nostri statistici devono poter lavorare tranquilli e con discrezione».

Ma, a sua memoria, è la prima volta che l’oro olimpico nei 100 non entra tra i premi?
«Non è aver vinto l’oro che garantisce un posto per gli awards, soprattutto in un anno olimpico con tante prestazioni d’eccellenza. Ripeto: non mi pare sia successo nulla di scandaloso».

Perché la stampa anglosassone ha da subito mal digerito Jacobs campione olimpico?
«Ah, dovrebbe chiederlo a loro… Però a Tokyo, dopo la vittoria di Jacobs, ricordo perplessità anche della stampa italiana. Chi vince l’oro ai Giochi merita rispetto».

Presidente, in tempi di pandemia prolungata come sta l’atletica mondiale?
«È in ottima salute, il 2021 l’ha dimostrato. Abbiamo reinventato il calendario e messo gli atleti in condizione di competere, dai Giochi di Tokyo a porte chiuse l’atletica è uscita come sport leader: 2,2 miliardi di spettatori, più di ogni altra disciplina, 62 milioni di conversazioni social. Il contratto con Nbc e con l’Eurovisione è stato allungato al 2029, c’è un piano strategico per crescere ancora».

Come?
«Entreremo di più nelle scuole: nel periodo Covid il 50% dei ragazzi tra i 9 e i 14 anni ha ridotto della metà l’attività fisica. Organizzeremo più gare locali e regionali, desidero che l’atletica conti di più nelle vite delle persone».

Il Mondiale 2022 in Oregon è la prossima vetrina globale.
«Gli Usa sono un mercato fondamentale per noi, però in crisi. Spero di lasciare Eugene con un nuovo percorso di crescita per l’atletica americana, che conterà su importanti ritorni (il controverso sprinter Coleman, ndr) e sulle stelle McLaughlin e Mu».

E poi i nuovi mercati.
«Con il Mondiale U23 a Cali l’anno prossimo e quello U20 a Lima nel 2024 sbarcheremo in forze in Sud America».

C’è una road map per la corsa campestre ai Giochi?
«La strada è aperta, penso a Los Angeles 2028. Mi fa sorridere che il Cio non consideri il cross sport da neve, sapessero quante volte ho gareggiato in Irlanda sotto zero!».

È favorevole al boicottaggio di Pechino 2022?
«No. La difesa dei diritti umani è un pilastro fondamentale, ma lo sport si è dimostrato un ponte decisivo verso i cambiamenti».

Da ex atleta, avrebbe mai diviso un oro olimpico?
«Mai! Però rispetto la decisione di Tamberi e Barshim a Tokyo: è stato un momento che ha colpito il mondo, ma io non l’avrei mai fatto».

17 dicembre 2021 (modifica il 17 dicembre 2021 | 10:15)

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