di Paolo Baldini

Lo streaming è aumentato del 60% e nuovi player entrano nel digitale pronti al sorpasso sul grande schermo: un fenomeno avviato da «I segreti di Twin Peaks»

Ci siamo già stancati delle serie tv? Il mercato dice di no. La rivoluzione è in corso e non c’è tempo da perdere sull’esegesi delle ombre. Durante la pandemia il traffico dello streaming è aumentato del 60%. Netflix in Italia registra un portafoglio di 4 milioni di abbonati. Nuovi player si affacciano nel condominio digitale. Il menu dei contenuti è in crescita e impetuosa risulta la circolazione delle idee. Le piattaforme ci hanno aiutato a tenere viva l’abitudine al cinema durante il lungo, agitato sonno del lockdown. Ma hanno generato un nuovo ventaglio di sogni, bisogni, esigenze e aspettative in cui è arduo orientarsi. La tempesta del Covid-19 ha abbattuto schemi, formule, tabù. Come John Wayne in mezzo agli Apaches di Geronimo, siamo assediati dalle serie, spesso non all’altezza, fiacche o dilatate a dismisura. Se il brodo si allunga, il pericolo è la noia. Per questo, le compagnie tech si stanno attrezzando: il primo passo contro la saturazione sono 1) format più agili, 2) tracce e puntate brevi, 3) un rialzo della qualità complessiva.

Azzeccare cavalli vincenti come Breaking Bad, Il trono di spade, La casa di carta, Stranger Things, True Detective, La regina degli scacchi eccetera sarebbe un bel modo di reagire e nel contempo di alzare il fatturato. Lo spettatore che si è appena liberato dalla cosiddetta dittatura del palinsesto ora può scegliere, aiutato da algoritmi e big data. Proprio mentre si annunciano le guerre stellari dello streaming e l’inevitabile Cambiamento che ne seguirà. Tutto cominciò mentre David Lynch si aggiustava il ciuffo in un hotel non proprio appagante del Middle West. I segreti di Twin Peaks fu il big bang che cambiò il rapporto tra cinema e tv accorciando le distanze tra l’uno e l’altra e creando un nuovo modello legato all’intrattenimento. Il regista/artista di Eraserhead (1977), Elephant Man (1980) e Velluto Blu (1986) poteva finalmente condividere i suoi incubi con milioni di telespettatori e trasformare la serialità in un fenomeno culturale planetario. Nessuno avrebbe scommesso un soldo su «quel telefilm» nato come esperimento di un network, l’Abc, per differenziare la propria offerta in un periodo di generale calo di ascolti e accolto con un liquidatorio: «Le solite stranezze di David». Calcolo sbagliato. Twin Peaks è il serial che, più di ogni altro, ha modificato il linguaggio tv, inclinando verso la platea young adult e ponendosi al bivio tra «cinema d’autore e racconto a puntate». «Peyton Place in stile kabuki sotto effetto di peyote», scrisse il New York Times. «Una miscela accattivante di esistenzialismo da fumetti, realismo e surrealismo, macabro e farsesco», per il Washington Post. Lynch architettò la trama con lo sceneggiatore Mark Frost, autore di Hill Street Giorno e Notte. Sul set, improvvisava. Gli attori erano costretti ai salti mortali per mantenere la coerenza dei loro personaggi, ma non ci capivano un’acca. Girò solo 6 dei 30 episodi della serie. Ma il colpo di bacchetta («la mente che si nutre di tenebre») fu decisivo. Nessuno pensava che anni dopo i film e le serie tv si sarebbero fieramente fronteggiati in una così aspra battaglia.

Ogni fazione con il suo esercito, la sua ideologia, i suoi punti di riferimento. La parola d’ordine ora non può essere che integrazione. Su quali basi e con quali intese, però, è da vedere. Mentre il cinema in sala, finalmente a capienza piena, moltiplica gli sforzi per riconquistare un pubblico che nel 2019 risultava consolidato e crescente, la serialità è alle prese con la fase due del processo di crescita: il sorpasso. Il che implica più controllo dei livelli di qualità del prodotto ma anche una valutazione più profonda delle preferenze del pubblico. La serialità può stancare e la maledizione della «boiata pazzesca» con cui il ragionier Fantozzi bollava La corazzata Potemkin potrebbe estendersi alle più sfibranti delle serie tv? Alejandro G. Iñárritu, un cineasta non qualsiasi, ha dichiarato: «Tengo sempre in considerazione il pubblico. Farei qualsiasi cosa per colpirlo. Ma mai al punto di tradire la mia idea di film». Promuovere l’interazione è l’obiettivo di ogni lungimirante producer. Lo spettatore coinvolto e soddisfatto non ti abbandona e, se è chiaro che la sua preferenze va a un certo sviluppo della trama, c’è da star certi che i creativi dello show sapranno accontentarlo.

19 novembre 2021 (modifica il 19 novembre 2021 | 18:08)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Source

Condividi con:


0
Inserisci un commento.x
()
x