La carenza di professionisti nel campo della cybersecurity, a livello globale, è stimata a 2,7 milioni. Lo rivela uno studio dell’Information System Security Certification Consortium (ISC), in occasione del World Youth Skills day, la giornata – istituita nel 2014 dalle Nazioni Unite – che sensibilizza temi come le competenze per l’occupazione, il lavoro dignitoso e l’imprenditorialità per i giovani. La pandemia da COVID-19 ha portato la maggior parte del mondo a una rapida digitalizzazione, per la quale le infrastrutture e le istituzioni generali non erano preparate, o almeno non erano pronte a farlo rapidamente. Molte persone si sono dovute adattare a lavorare da casa, con i pericoli che ciò comporta, e ora mancano esperti in grado fermare i criminali informatici, rivela lo studio.
Check Point Software Technologies vuole sottolineare quindi l’attuale scarsità di forza lavoro nel settore, e la necessità di fornire ai giovani gli strumenti per entrare nel settore, indipendentemente dalla loro situazione.
“Questa è una giornata molto importante per sostenere il diritto degli studenti di tutto il mondo ad avere l’opportunità di intraprendere una carriera nel campo che più li interessa, anche a fronte di ostacoli o ambienti con possibilità di crescita professionale limitate”, ha dichiarato Pierluigi Torriani, Security Engineering Manager di Check Point Software. “Per quanto riguarda il nostro settore, siamo preoccupati per la mancanza di personale in una industry che offre molti sbocchi professionali di qualità. Ci auguriamo che nei prossimi anni, grazie ai nostri sforzi e a quelli del resto della comunità internazionale, questa situazione possa cambiare in meglio.”
Le iniziative di Check Point per preparare nuovi esperti
Per preparare quindi gli studenti, dotandoli di competenze tecnologiche di cui hanno bisogno per il futuro, Check Point SecureAcademy fornisce istruzione sulla cybersecurity in tutto il mondo, attraverso partnership con istituzioni di terze parti con un programma di formazione chiamato Check Point Mind, che offre a operatori e studenti le competenze principali sulla cybersecurity, strumenti di apprendimento e certificazioni, attraverso un programma di istruzione gratuito.
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In tutto il mondo, circa 45.000 studenti oggi utilizzano i contenuti didattici gratuiti di Check Point SecureAcademy, tra cui i corsi di simulazione Cyber Range e HackerPoint, di oltre 120 istituti di istruzione superiore, in 53 Paesi. Un’altra offerta è la soluzione, Check Point SmartAwareness, una formazione volta alla sensibilizzazione della sicurezza per le aziende che prepara ogni dipendente in modo da essere pronti quando si verifica un attacco reale.
È stato firmato con le organizzazioni sindacali di categoria l’accordo sul piano di sviluppo quinquennale di Leonardo per il business dell’elettronica. L’intesa è arrivata dopo un confronto con le parti sociali iniziato a marzo scorso con la presentazione del piano. L’obiettivo strategico è di posizionare il gruppo come leader europeo in un settore di crescente rilevanza come quello dell’elettronica per la difesa e di accelerare sui temi della digitalizzazione e dell’internazionalizzazione dell’offerta, grazie alla valorizzazione di asset e competenze.
Il piano sarà perciò sostenuto da investimenti considerevoli per il rafforzamento del portafoglio prodotti: 300 milioni di euro all’anno, di cui 200 destinati al territorio nazionale, cui si aggiungono ulteriori 50 milioni per tre anni per l’ottimizzazione del footprint industriale. Gli investimenti, finanziati da Leonardo, porteranno alla concentrazione delle attività della divisione elettronica in 18 poli tecnologici di eccellenza, sviluppati su un modello di fabbrica intelligente (“factory of the future”), che, incorporando i concetti di Industria 4.0 e Digital manufacturing, garantiranno processi produttivi snelli, efficienti e sostenibili, in grado di accrescere la competitività del tessuto industriale nazionale.
Persone al centro
Il piano sarà implementato mettendo al centro le persone, senza alcuna riduzione dell’organico ma, al contrario, il saldo occupazionale previsto nell’arco del periodo è in crescita e pari a circa 500 assunzioni nei territori interessati, che garantiranno lo sviluppo incrementale del business. Il trasferimento di risorse dai siti interessati da chiusura verso stabilimenti adiacenti sarà operato in maniera graduale, sulle base delle tempistiche e delle misure di accompagnamento condivise con le organizzazioni sindacali. Leonardo sarà attenta nel mitigare eventuali disagi, così come nella verifica rigorosa dell’esecuzione del piano e delle attività programmate.
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Il governo di Taiwan non ha preso bene la notizia che Foxconn, multinazionale che produce componenti elettroniche, ad inizio settimana è divenuta azionista di Tsinghua Unigroup, conglomerato cinese produttore di chip, realizzando un investimento da 797 milioni di dollari, attraverso una sussidiaria. All’orizzonte potrebbe esserci una multa da 835,600 mila dollari, il massimo previsto dalla legge, che potrebbe esser comminata perché Foxconn non ha atteso l’approvazione della autorità di regolamentazione taiwanese per portare a termine l’investimento. Lo riporta l’agenzia Reuters, citando due fonti anonime informate sui fatti.
E’ un momento particolarmente teso nelle relazioni tra Taiwan e Cina, con il primo che guarda con crescente apprensione alle ambizioni cinesi rispetto al rafforzamento della propria industria di seminconduttori – in una congiuntura ancor più delicata, dato che la Russia ospita gran parte delle materie prime per realizzare chip -, come dimostrato dalla proposizione di una serie di nuove leggi locali per prevenire quello che da Taipei viene considerato un tentativo di Pechino di “rubare la tecnologia” al vicino. Foxconn avrebbe bypassato le autorizzazioni necessarie a condurre l’investimento, violando alcune leggi che regolano le relazioni tra i due paesi.
I timori di Taiwan
Da parte sua, Foxconn ha fatto sapere alla stessa Reuters che presto presenterà dei documenti sull’operazione alla Commissione per gli Investimenti del ministero dell’Economia. La legge di Taiwan stabilisce che il governo può proibire investimenti in Cina “sulla base di considerazioni di sicurezza nazionale e sviluppo industriale, e coloro che dovessero violare questa disposizione verranno multati reiteratamente, fin quando non apportino le correzioni richieste”. Il governo di Taipei proibisce quindi alle compagnie di collocare le proprie industrie sul suolo cinese, per assicurasi che le sue tecnologie migliori non finiscano nelle “mani” di Pechino.
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Secondo un’altra fonte, la multa potrebbe essere più leggera della massima prevista dalla legge, e aggirarsi attorno ai 700 mila dollari, o anche una piccola frazione di essa. In quel caso, la multa potrebbe arrivare dopo lo scrutinio dei documenti che Foxconn ha dichiarato di voler fornire, e riferirsi non all’investimento “proibito” ma al solo mancato avvertimento delle autorità. “C’è la possibilità che verrà alla fine accordata una autorizzazione. Se non dovesse essere così, l’investimento di Hon Hai (il nome locale di Foxconn, ndr) dovrà essere ritirato”, riferisce la fonte.
Oltre 3,5 milioni di accessi e circa 300mila utilizzi nel 2021 dei servizi digitali messi a disposizione dal Comune: una enorme mole di dati da gestire e difendere dal cybercrime per realizzare la transizione digitale del Comune di Firenze, ottimizzando i servizi ai cittadini e tenendo alta la guardia sulla cybersecurity. E’ l’obiettivo del nuovo team che va a rafforzare l’organico della direzione Sistemi informativi con nuove figure dirigenziali dedicate e l’arrivo di 43 nuovi profili informatici nella pianta organica dell’ente. Il team è stato presentato ieri in ottava commissione alla presenza dell’assessore all’Innovazione e Smart City Cecilia Del Re e della presidente della commissione Alessandra Innocenti. Sono due i ruoli dirigenziali centrali per la transizione digitale che hanno fatto il proprio debutto in questi giorni nella struttura: il dirigente del nuovo Servizio Sicurezza, infrastruttura e architettura IT dell’ente, che cura, tra l’altro, sistemi, cloud e cybersecurity, mentre era già presidiato il Servizio Gestione infrastrutture tecnologiche, che cura, tra l’altro, tutti gli applicativi di back office dei diversi uffici comunali, garantendone l’evoluzione secondo le nuove soluzioni tecnologiche e l’integrazione con gli snodi e le piattaforme abilitanti previsti dall’Agenda digitale (PagoPA, app IO, Piattaforma digitale nazionale dati, Sistema di Gestione deleghe e altro); e il nuovo dirigente del Servizio Sviluppo infrastrutture tecnologiche, che cura in particolare la rete civica e i portali web, i servizi digitali di front end del Comune, dati e open data, la disseminazione delle competenze digitali, i progetti di innovazione.
Le assunzioni
Il disegno di rafforzamento delle competenze informatiche del Comune si completa poi con un consistente piano di assunzioni, che prevede l’acquisizione nel 2022 di 18 istruttori informatici (il concorso è in via di completamento proprio in questi giorni) e di tre istruttori direttivi informatici, mentre nel 2023 è prevista l’assunzione di altri 10 istruttori informatici e nel 2024 quella di 13 istruttori direttivi informatici.
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”Il tema della cybersecurity è sempre più centrale all’interno anche degli enti pubblici – ha detto l’assessora all’Innovazione tecnologica, Sistemi informativi e Smart City Cecilia Del Re, specie in un periodo di conflitto alle porte dell’Europa come quello che purtroppo stiamo vivendo. Per questo, per garantire la tutela dei servizi e dei dati abbiamo introdotto una nuova figura dirigenziale, in modo che la direzione Sistemi informativi abbia ora quattro figure dirigenziali e aperto il concorso anche per nuovi istruttori informatici. Da questo punto di vista, lancio ad Anci, al governo e a tutti i soggetti competenti un appello: la necessità di rivedere il contratto dei dipendenti pubblici, avuto riguardo anche a queste professionalità sempre più richieste nel settore pubblico e privato. Rispetto al concorso svolto negli anni scorsi per queste figure, infatti, oltre i due terzi degli assunti hanno già lasciato il Comune di Firenze migrando verso il privato o verso altri enti che garantiscono un livello di retribuzione più elevato”.
“Si tratta di competenze specialistiche oggi molto richieste, rispetto alle quali gli enti locali, e in particolar modo i comuni, non riescono ad essere competitivi…
La soluzione di business finance management Qonto rivela i dati del suo recente Osservatorio, il terzo sulle piccole e medie imprese, condotto su un campione di oltre 1.000 pmi attive in tutto il territorio italiano e operanti in diversi settori. La survey ha indagato, tra le altre cose, il comportamento nei confronti degli incentivi previsti dal Pnrr, lo stato di digitalizzazione delle pmi, la formazione e le competenze maggiormente richieste.
Il Pnrr, organizzato in 6 missioni, prevede per l’Italia 191 miliardi di fondi per innovazione e digitalizzazione, transizione ecologica e inclusione sociale. In particolare, Qonto ha indagato in che modo le pmi hanno investito o hanno intenzione di investire tali fondi, focalizzandosi in particolare su come le risorse messe a disposizione dal Pnrr possano contribuire ad accelerare il processo di digitalizzazione del tessuto imprenditoriale del Paese. Oltre il 70% delle piccole e medie imprese intervistate ha dichiarato di avere già fatto ricorso o aver intenzione di far ricorso agli incentivi previsti dal Pnrr (di queste, il 61% circa ne sta già facendo uso). Dall’indagine emerge in particolare che ad avere già aderito agli incentivi previsti sono maggiormente le pmi numericamente più grandi: tra le aziende da 50 a 250 dipendenti una su due (56%) ne ha già fatto ricorso, mentre tra le micro-imprese fino a 10 dipendenti solo una su quattro (26%) si è già attivata per utilizzare i fondi.
Credito d’imposta e formazione gli interventi più “gettonati”
Tra gli interventi coperti dalle agevolazioni, i più richiesti e scelti da oltre la metà delle pmi intervistate spiccano l’accesso al credito di imposta (52%) e la formazione (51%). Per quanto riguarda la prima, il credito di imposta interessa in particolare le aziende manifatturiere (62,5%) e le imprese dell’edilizia (60%), attirando oltre la metà (52%) delle micro-imprese fino a 10 dipendenti. La decisione di accedere ai finanziamenti è stata in buona parte influenzata dai recenti avvenimenti economici e geopolitici. Lo dichiara il 67% delle imprese che aderiranno al Pnrr entro la fine del 2022.
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I dati mostrano inoltre che l’attuale scenario geopolitico ha favorito la scelta verso il Pnrr in particolare delle aziende più giovani (il 75,5% tra le startup e il 72% delle aziende tra i 4 e 10 anni di attività) e le pmi del Sud Italia (il 70% contro il 64% delle pmi al Centro e al Nord). Inoltre, l’indagine sottolinea che i settori più attenti a ricevere i fondi in seguito alla guerra e all’attuale situazione macro-economica mondiale sono le aziende attive nei servizi per la ristorazione e l’ospitalità (76%), le imprese che si occupano di media & marketing (76%) e quelle della formazione (74,5%). Per il 67% circa delle imprese, gli interventi previsti grazie ai fondi Pnrr avranno principalmente effetti nel lungo periodo. Questo dato raggiunge il 76% circa nel caso delle startup ed è addirittura al di sopra dell’80% nel settore manifatturiero.
Cresce l’adesione per esigenze di digitalizzazione
Una rete privata 5G per rendere più rapidi ed efficienti i processi produttivi e mettere le basi per la smart factory del futuro. Ad aver avviato il progetto pilota di industria 4.0 è la casa automobilistica Skoda, che lo sta testando all’interno dello stabilimento di Mlada Boleslav, in Repubblica Ceca.
“La rete privata 5G è una pietra miliare per Skoda nel suo viaggio verso la Smart Factory – afferma Christian Schenk, componente del Cda dell’azienda per finanze e IT – La tecnologia offre un enorme potenziale per le innovazione future, per esempio nella manutenzione predittiva e per le ispezioni ottiche nella costruzione della carrozzeria. Con questo progetto pilota stiamo testando il 5G nelle operazioni quotidiane e valuteremo anche altri usi per essere ancora più efficienti e flessibili”.
“Lo standard 5G crea anche nuove possibilità per il trasporto autonomo nella logistica, per la realtà aumentata nella produzione e per molte altre applicazioni – aggiunge Michael Oeljeklaus, Membro del Cda di Skoda auto Produzione e Logistica – Un esempio importante è l’applicazione ‘Fata Morgnana’, che consente ai tecnici specializzati di supportare i manutentori da remoto, anche se si trovano in due diversi continenti: viene creato un gemello digitale in tempo reale e si comunica utilizzando oggetti 3D in realtà aumentata. Questo è possibile – prosegue – grazie al flusso dati molto più veloce e alla minore latenza che caratterizzano la connettività 5G. Inoltre, gli occhiali Microsoft HoloLens 2 migliorano anche l’efficienza del gemello digitale dell’area scansionata“.
Una volta completati questi primi test, la roadmap di Skoda verso la smart factory prevede che venga implementato il collegamento in wireless intelligente di robot e strumenti di assemblaggio. I primi test sono inoltre stati eseguiti integrando la nuova rete privata 5G con le reti già esistenti, in modo che possa essere garantita la sicurezza delle informazioni e si possa monitorare in tempo reale i risultati. Se le prove daranno gli esiti che l’azienda si attende l’applicazione della tecnologia sarà progressivamente estesa a tutti i settori della produzione e della logistica. Fino a essere utilizzata anche nel trasporto autonomo dei veicoli e per la manutenzione predittiva, in combinazione con gli altri dispositivi già disponibili allo Skoda FabLab.
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