Intel, si dimette il ceo Gelsinger. Nubi sul futuro

Intel, si dimette il ceo Gelsinger. Nubi sul futuro

Pat Gelsinger si è dimesso dal consiglio di amministrazione di Intel, lasciando l’azienda dove aveva mosso i suoi primi passi professionali (come tecnico addetto al controllo qualità, nel lontano 1979) e che ha scalato fino a divertarne ceo.

La società ha nominato due alti dirigenti, David Zinsner e Michelle Johnston Holthaus, co-direttori esecutivi ad interim. I due manager gestiranno il gruppo durante il periodo di tempo che il comitato di ricerca formato dal cda impiegherà per trovare un successore permanente di Gelsinger.

I mercati hanno reagito bene alla notizia: ieri il titolo di Intel è balzato del 5% a Wall Street, mentre nei quasi quattro anni di gestione Gelsinger aveva perso circa il 61%.

Gli obiettivi della nuova leadership

Zinsner è vicepresidente esecutivo e direttore finanziario, mentre Holthaus ricopre anche la nuova posizione di ceo di Intel Products, un team che comprende il Client Computing Group, il Data Center and AI Group e il Network and Edge Group dell’azienda. Frank Yeary, presidente indipendente del consiglio di amministrazione di Intel, diventerà presidente esecutivo ad interim durante il periodo di transizione. La struttura dirigenziale di Intel Foundry rimane invariata.

“Sebbene abbiamo compiuto progressi significativi nel recuperare la competitività della produzione e nel costruire le capacità per essere una fonderia di livello mondiale, sappiamo che abbiamo ancora molto lavoro da fare in azienda e siamo impegnati a ripristinare la fiducia degli investitori”, ha dichiarato Frank Yeary. “Come consiglio di amministrazione, sappiamo innanzitutto che dobbiamo mettere il nostro gruppo di prodotti al centro di tutto ciò che facciamo. I nostri clienti ci chiedono questo, e noi lo faremo per loro. Con i ruoli di Intel Products e di co-ceo ad interim di Intel di Holthaus, stiamo garantendo al gruppo prodotti le risorse necessarie per soddisfare i nostri clienti. In definitiva, il ritorno alla leadership di processo è fondamentale per la leadership di prodotto, e noi resteremo concentrati su questa missione, promuovendo al contempo una maggiore efficienza e una migliore redditività. Con la guida di Dave e Michelle, continueremo ad agire con urgenza sulle nostre priorità: semplificare e rafforzare il nostro portafoglio prodotti e far progredire le nostre capacità produttive e di fonderia, ottimizzando al contempo le spese operative e il capitale. Stiamo lavorando per creare una Intel più snella, semplice e agile”.

La carriera di Gelsinger in Intel

“Guidare Intel è stato l’onore della mia vita: questo gruppo di persone è tra i migliori e i più brillanti del settore e sono onorato di poter chiamare ogni singolo collega”, ha commentato Pat Gelsinger. “La giornata di oggi è ovviamente dolceamara, perché questa azienda è stata la mia vita per la maggior parte della mia carriera lavorativa. Posso guardare indietro con orgoglio a tutto ciò che abbiamo realizzato insieme. È stato un anno impegnativo per tutti noi, in cui abbiamo preso decisioni difficili ma necessarie per posizionare Intel in base alle attuali dinamiche di mercato. Sarò sempre grato ai molti colleghi di tutto il mondo con cui ho lavorato come parte della famiglia Intel”.

Nel corso della sua permanenza in Intel,…

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Tlc, Roma si affida ad Asstel per rafforzare l’ecosistema professionale

Tlc, Roma si affida ad Asstel per rafforzare l’ecosistema professionale

La Città metropolitana di Roma Capitale e Asstel hanno siglato un accordo quadro per la promozione di attività formative e il futuro inserimento professionale di giovani tra i 14 e i 17 anni nella filiera delle telecomunicazioni.

Tra gli obiettivi comuni, quello di attuare una più stretta sinergia tra il mondo dell’istruzione e formazione professionale pubblica e il mercato del lavoro, rafforzando l’integrazione tra formazione professionale, alternanza scuola-lavoro ed apprendistato di I livello. La partnership punta anche ad avvicinare sempre di più il mondo della scuola, della formazione professionale e degli Its al sistema delle imprese.

L’accordo arriva a pochi giorni dalla sigla del protocollo d’intesa tra l’associazione di Confindustria e Talenti Agenzia per il lavoro, che mira alla creazione di Academy aziendali e all’impiego dell’apprendistato, incluso quello di alta formazione e ricerca, per promuovere l’acquisizione di competenze specifiche nella filiera delle Telecomunicazioni.

Cosa prevede l’accordo quadro

Il progetto, della durata di tre anni, si basa sulla “Mappa Competenze e Ruoli 2024” sviluppata da Asstel; 70 professionalità necessarie a supportare lo sviluppo dell’ecosistema delle telecomunicazioni collaborando con le Istituzioni per costruire alleanze con il mondo dell’education e preparare le ragazze e i ragazzi a connettere le competenze al lavoro e alle imprese.

I percorsi formativi, mirati a fornire competenze Stem in ambiti come cybersecurity, intelligenza artificiale, gestione dei Big data e data protection, e competenze tecnico professionali inerenti le infrastrutture Digitali, si svolgeranno nei Centri di Formazione Professionale di Roma Capitale e presso le imprese della filiera che stipuleranno appositi accordi con la Città metropolitana di Roma Capitale, consentendo ai giovani di acquisire anche competenze pratiche sul campo indispensabili per gli inserimenti lavorativi.

È prevista la creazione di percorsi di formazione basati sul sistema duale e tirocini nelle imprese, che consentiranno ai giovani di sviluppare competenze operative in ambienti reali di lavoro. Un comitato di indirizzo monitorerà la qualità e l’efficacia delle attività.

Puntare a un ecosistema delle Tlc ancora più dinamico

“Insieme a Città metropolitana di Roma Capitale abbiamo costruito una significativa opportunità per avvicinare i giovani all’ecosistema delle Tlc, creando percorsi formativi che consentano di connettere competenze e lavoro nelle telecomunicazioni e negli ambiti professionali più innovativi del digitale”, spiega Laura Di Raimondo, direttore generale di Asstel. “Investire sui giovani e fornire loro competenze certificate è essenziale per la crescita della filiera Tlc e per lo sviluppo del Paese. La nostra missione è rendere ancora più dinamico un ecosistema come quello delle Tlc in cui innovazione e cura delle competenze delle persone vadano di pari passo. Come Asstel, siamo sempre più impegnati a creare un collegamento solido tra il mondo della scuola, Its, Academy e Università, rafforzando le alleanze educative e lo sviluppo di nuovi modelli di organizzazione del lavoro, dall’altro contribuendo a costruire una cassetta degli attrezzi di competenze per le giovani generazioni, ad esempio in ambito 5G, AI, Cybersecurity, Cloud, ICT, Big Data, trasformazione digitale, costruzione delle reti di nuova generazione e attivazione di nuovi servizi”.

Appuntamento a Telco per l’Italia il 12 dicembre

Il direttore generale di Asstel, Laura Di Raimondo, è fra…

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Web tax, per le pmi italiane impatto devastante: il report di Confimprenditori

Web tax, per le pmi italiane impatto devastante: il report di Confimprenditori

“L’estensione della Web Tax alle piccole e medie imprese significherà la chiusura di migliaia di aziende e startup italiane impegnate nel settore tecnologico. L’approccio proposto dal ministro Giancarlo Giorgetti ci appare frettoloso e potenzialmente dannoso. Non possiamo permetterci di trasformare un’opportunità di equità fiscale in un freno allo sviluppo economico del Paese gravando le imprese che già pagano le tasse in Italia di un’ulteriore imposta inizialmente pensata per le big tech”.

A parlare è il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo, che ha presentato in conferenza stampa al Senato il report del Centro Studi di Confimprenditori, intitolato “L’impatto della Web Tax sulle pmi”. Il documento supporta la tesi dell’associazione che la tassa prevista dalla Legge di Bilancio costituisca di fatto un danno per le organizzazioni che rappresentano l’ossatura del Made in Italy.

Lo squilibrio fiscale tra pmi e multinazionali digitali

“In Italia circa il 35% delle pmi ha dichiarato che una tassa sui ricavi digitali potrebbe compromettere la loro capacità di competere con le grandi multinazionali, e il 60% ha sottolineato che una tassazione più elevata sulle piattaforme online sarebbe dannosa per il settore e-commerce”, ha continuato Ruvolo, sottolineando che le piccole imprese italiane pagano 24,6 miliardi di euro di tasse all’anno, mentre le 25 multinazionali del web presenti in Italia versano solo 206 milioni di euro.

“Questo nonostante le pmi generino un fatturato complessivo 90 volte superiore rispetto alle big tech, che però pagano imposte 120 volte inferiori. La pressione fiscale effettiva sui piccoli imprenditori italiani sfiora il 50%, mentre per le big tech è del 36%. Affinché le pmi possano continuare a prosperare, è fondamentale adottare politiche fiscali che favoriscano la loro crescita, anziché ostacolarla”.

Perché la Web Tax rischia di penalizzare le pmi

D’altra parte, secondo il report di Confimprenditori, la Web Tax rischia di penalizzare le pmi più di quanto non faccia con le grandi aziende, che hanno risorse sufficienti per adattarsi ai cambiamenti fiscali. Le multinazionali e le grandi piattaforme digitali, infatti, possono facilmente spostare parte delle loro operazioni in giurisdizioni con tassazione più favorevole, minimizzando l’impatto della Web Tax. Al contrario, le pmi, che spesso non hanno la capacità di trasferire le loro attività in Paesi con regimi fiscali più favorevoli, si troverebbero a dover far fronte a costi aggiuntivi difficilmente sostenibili.

L’incertezza fiscale causata dalla Web Tax potrebbe inoltre minare la capacità delle pmi di pianificare i propri investimenti a lungo termine. Le imprese, già in difficoltà nell’affrontare la concorrenza internazionale e le sfide economiche interne, potrebbero trovarsi nell’impossibilità di investire in innovazione, tecnologia e sviluppo di nuovi prodotti o servizi. Gli aumenti dei costi associati alla Web Tax potrebbero anche ridurre la liquidità disponibile per le pmi, limitando così le opportunità di crescita.

La proposta di Confimprenditori

Il rischio è quindi che le piccole imprese vengano costrette a ridurre la propria offerta di prodotti e servizi, con un conseguente impatto sulle vendite e sui ricavi. Le grandi aziende digitali, nota il Centro Studio, pagano in media una tassa sul reddito inferiore al 10%, mentre le pmi europee, che non godono…

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Chip, 140 aziende nella black list Usa. E la Cina blocca l’export

Chip, 140 aziende nella black list Usa. E la Cina blocca l’export

Nuovo capitolo della trade war Usa-Cina – che di fatto è una battaglia a colpi di divieti sull’export di tecnologie chiave per i chip. Il Dipartimento americano del Commercio ha ampliato la lista di aziende tecnologiche cinesi soggette ai controlli sull’export includendo molte imprese che producono attrezzature necessarie per fabbricare i chip per computer. Si tratta di ulteriori 140 aziende che fanno il loro ingresso nella cosiddetta “entity list” del Commerce Department: quasi tutte hanno sede in Cina e le rimanenti sono di proprietà cinese con sedi in Giappone, Corea del Sud e Singapore.

Il provvedimento (il terzo del genere dopo quelli di ottobre 2022 e ottobre 2023), impedisce alle aziende Usa di esportare in Cina tecnologie verso le aziende presenti nella lista, a meno di ricevere apposite esenzioni.

Le nuove regole entreranno in vigore a partire dal 31 dicembre. Pechino ha immediatamente replicato annunciando che agirà per proteggere i propri “diritti e interessi”.

Gli Usa bloccano l’export verso 140 produttori cinesi di chip

Le restrizioni commerciali decise da Washington mirano a ostacolare i progressi della potenza asiatica nell’alta tecnologia per proteggere la “sicurezza nazionale”. I destinatari dei nuovi provvedimenti includono Semiconductor manufacturing international corp. e le aziende legate a Huawei. Anche le principali aziende cinesi di attrezzature per la produzione di chip, tra cui Beijing Naura, Acm Research e Piotech, sono state aggiunte alla lista.

L’amministrazione Biden ha inoltre imposto restrizioni alle esportazioni di chip di memoria a larghezza di banda elevata (Hbm) di origine statunitense: si tratta di un componente cruciale per facilitare rapidi trasferimenti di dati tra i processori, abilitando così potenti calcoli di intelligenza artificiale. Sk Hynix, Samsung Electronics e Micron sono i principali fornitori globali di Hbm. I nuovi controlli includono inoltre una ventina di tipi di attrezzature per la produzione di semiconduttori e tre tipi di strumenti software utilizzati per sviluppare e produrre semiconduttori.

“Questa azione è il culmine dell’approccio mirato dell’amministrazione Biden-Harris, in collaborazione con i nostri alleati e partner, per ridurre la capacità della Repubblica Popolare Cinese di rendersi autosufficiente nella produzione di tecnologie avanzate che rappresentano un rischio per la nostra sicurezza nazionale”, ha dichiarato la segretaria al Commercio Gina Raimondo in un comunicato.

“Lo scopo di queste azioni della entity list è impedire alle aziende della Repubblica Popolare Cinese di sfruttare la tecnologia statunitense per produrre internamente semiconduttori avanzati”, ha ribadito Matthew S. Axelrod, assistente segretario per l’applicazione delle esportazioni. “Aggiungendo alla lista delle importanti fabbriche di semiconduttori, produttori di apparecchiature e società di investimento, stiamo direttamente impedendo la modernizzazione militare della RPC, i programmi sulle armi di distruzione di massa e la capacità di reprimere i diritti umani”.

La replica della Cina: blocchi alle vendite di materie prime agli Usa

Gli ultimi controlli annunciati dagli Stati Uniti all’industria cinese dei microchip sono un esempio di “coercizione economica” e una pratica non conforme alle leggi di mercato, è la replica della Cina, affidata ad una nota del ministero del Commercio cinese. “Gli Stati Uniti dicono una cosa e fanno il contrario, ingigantiscono costantemente il concetto di…

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Identità digitale, si fa strada la biometria comportamentale per stanare le frodi

Identità digitale, si fa strada la biometria comportamentale per stanare le frodi

La spesa per i controlli di verifica dell‘identità digitale crescerà del 74% fino a 26,4 miliardi di dollari, rispetto ai 15,2 miliardi del 2024. Lo afferma il Global Digital ID Verification Market 2024-2029 di Juniper Research, secondo cui questa crescita sostanziale sarà attribuibile alle nuove soluzioni che cercano di ridurre l’attrito dei controlli di verifica dell’identità digitale. Lo studio ha individuato nell’uso crescente della biometria comportamentale una tecnologia chiave che consentirà ai fornitori di servizi di verifica dell’identità digitale di raggiungere questo obiettivo, individuando in modo più efficiente le potenziali frodi.

Biometria comportamentale contro le truffe

Il rapporto prevede che la biometria comportamentale, in particolare, rileverà i comportamenti anomali degli utenti per quanto riguarda gli input del dispositivo, come la pressione dei tasti e il passaggio dello schermo, per identificare i truffatori. A sua volta, ciò consente ai fornitori di servizi di verifica dell’identità digitale di individuare le attività fraudolente in modo più precoce ed efficiente.

“La biometria comportamentale è uno strumento funzionale che consente alle aziende di rafforzare i propri sistemi di difesa – afferma l’autore del rapporto Thomas Wilson -, senza impattare negativamente sull’esperienza dell’utente aggiungendo ulteriori punti di attrito nel processo”.

Blockchain per garantire affidabilità e privacy

Oltre alla biometria comportamentale, lo studio prevede che l’integrazione dei principi di auto-sovranità attraverso la blockchain migliorerà la sicurezza e la privacy della verifica. Questo obiettivo sarà raggiunto in settori altamente regolamentati come la sanità e i servizi finanziari, dando agli utenti il controllo su quali informazioni vengono condivise e con chi.

Il regolamento sull’identificazione elettronica, l’autenticazione e i servizi fiduciari (Eidas2) sta introducendo un cambiamento massiccio nell’Ue, con portafogli di identità digitali interoperabili da offrire a tutti i cittadini entro il maggio 2026. La ricerca raccomanda ai venditori di aderire agli standard di identità digitale lavorando con database decentralizzati per massimizzare la sicurezza e la privacy delle informazioni degli utenti.

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Telemarketing selvaggio, per Sky Italia multa da oltre 840mila euro

Telemarketing selvaggio, per Sky Italia multa da oltre 840mila euro

Il telemarketing “selvaggio” costa a Sky Italia una multa di oltre 840mila inferta dal Garante Privacy. Come si legge nella nota dell’autorità, il Garante italiano per la protezione dei dati personali ha sanzionato Sky Italia “per numerose violazioni riscontrate durante le attività di telemarketing e di invio di comunicazioni commerciali”.

L’Autorità, intervenuta a seguito di 275 segnalazioni relative al periodo compreso fra il 1°aprile 2022 e il 28 marzo 2023, ha accertato che la società ha svolto attività di marketing, telefonico e tramite sms, in assenza di adeguate verifiche sugli adempimenti in materia di informativa e consenso. Sky, inoltre, non ha consultato l’iscrizione delle utenze contattate nel Registro pubblico delle opposizioni prima di ogni campagna promozionale.

Sky Italia, sanzione del Garante privacy sul telemarketing

Dalla complessa istruttoria è emerso che alcune delle utenze erano state contattate in base ad un consenso acquisito molto tempo prima e in alcuni casi in epoca antecedente alla piena efficacia del Gdpr, senza che la società ne verificasse l’idoneità anche dopo il cambio del quadro normativo.

Inoltre, la documentazione dei consensi acquisiti da società fornitrici di dati è apparsa non idonea a comprovare in modo inequivocabile la volontà degli interessati, in quanto Sky conservava i dettagli dei consensi in file Excel modificabili. In alcuni casi, in violazione della normativa, Sky considerava valido un consenso che conteneva, in un’unica formulazione, le distinte finalità di marketing e di comunicazione di dati a terzi per attività promozionali.

Ancora, Sky considerava idoneo il consenso al marketing automaticamente fornito dagli utenti in fase di registrazione al sito internet e quello reso obbligatoriamente per poter usufruire del servizio offerto.

Vietato il trattamento dei dati personali degli account Now

Comminando una sanzione pecuniaria di 842.062 euro il Garante ha ingiunto a Sky di verificare, anche mediante controlli a campione, la liceità delle utenze da contattare e di adottare misure adeguate a contestualizzare la volontà dell’interessato a ricevere telefonate promozionali, registrando nei sistemi le modalità e i tempi di acquisizione dei dati personali.

In assenza di uno specifico consenso degli interessati, l’Autorità ha vietato ogni ulteriore trattamento con finalità promozionale dei dati personali riferiti ad account aperti sulla piattaforma Now. Disporre di un account per una piattaforma on demand non significa, infatti, aver espresso un consenso alla ricezione di comunicazioni promozionali.

Non è la prima volta che Sky Italia viene sanzionata sul telemarketing – anzi, nell’ottobre del 2021 il provider ha subito una multa ben più salata da parte del Garante privacy (3,2 milioni di euro) dopo una serie di segnalazioni degli utenti in merito alla ricezione di telefonate indesiderate, effettuate per promuovere i servizi offerti da Sky, sia direttamente sia tramite call center di altre società. Fra le criticità riscontrate, l’effettuazione di chiamate promozionali senza informativa e senza consenso, utilizzando liste non verificate, acquisite da altre società.

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