Telemarketing selvaggio, Assocontact: “Registro opposizioni flop totale”

Telemarketing selvaggio, Assocontact: “Registro opposizioni flop totale”

Registro delle Opposizioni (Rop) strumento insufficiente a tutelare i cittadini dal telemarketing illegale. È la posizione di Asscontact, l’associazione che riunisce gli operatori di Bpo, anche alla luce dei dati Agcom sulle adesioni al Rop: a 6 mesi dall’avvio il sito registra solo 3,9 milioni di iscritti, un totale flop se si pensa al bacino potenziale di quasi 80 milioni di utenze telefoniche mobili.

E qualcosa non va anche nella sua efficacia operativa dato che non protegge dalle truffe telefoniche, come quelle di Amazon Trading rilevate mesi fa dalla Consob ma sulle quali nessuna autorità è riuscita ad intervenire: ancora oggi gli utenti sono bombardati da chiamate a raffica con un sistema che , attraverso numeri telefonici sempre diversi, non consente il blocco di chia chiama.

La posizione di Assocontact

Secondo Assocontact, nonostante i grandi sforzi mediatici e il lavoro quinquennale delle Istituzioni impegnate nell’attivazione del Registro appare evidente che qualcosa non abbia funzionato. Gli operatori del comparto hanno evidenziato ancor prima della sua entrata in vigore le fragilità strutturali insite nel Rop in quanto focalizzato sull’operato delle imprese legali iscritte al Roc, ma poco attento a perseguire gli operatori illegali.

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Telemarketing selvaggio, cosa serve per difendere gli utenti?

Ciò che serve per l’Associazione di Categoria è completare l’iter e rendere esecutivi nuovi strumenti di tutela come il Codice di Condotta e la Certificazione delle competenze, ultimando un percorso avviato mesi fa su input di Assocontact.

“Il telemarketing illegale è una battaglia difficile ma totalmente alla nostra portata se si arriva a un patto di sistema con Garante Privacy, committenti, outsourcer, polizia postale, cittadini e Ott e grandi player della telefonia – spiega  Lelio Borgherese, presidente di Assocontact- La difesa possibile contro il telemarketing illegale si incardina quindi sulla doppia azione del Codice di Condotta e della Certificazione delle competenze, e si sviluppa sull’individuazione degli strumenti più idonei a contrastare le singole pratiche illegali, come il Golden Number, le soluzioni anti spoofing e gli smart-contract, già proposti a più riprese”.

Assocontact vede nel combinato disposto del Codice di Condotta e della Certificazione delle Competenze uno dei tasselli strategici per mettere in sicurezza i lavoratori e le lavoratrici e rilanciare il settore attraverso la qualità del servizio reso.

Codice di condotta, cos’è

Il Codice di Condotta, promosso inizialmente da Assocontact e Oic e di cui sono cofirmatari Confcommercio e Confindustria, Asstel, Asseprim, Assocall, DMA Italia, è attualmente stato inviato per la seconda volta al Garante Privacy, dopo aver integrato le modifiche suggerite. 

Il Codice rappresenta un primo passo concreto alla lotta del telemarketing illegale in quanto rafforza il controllo in ciascun attore della filiera attraverso la condivisione delle responsabilità e si basa sul rispetto dei principi di:

  • liceità, proporzionalità, correttezza e trasparenza nei confronti degli interessati, adottando, in particolare, specifiche misure volte ad assicurare l’idonea informazione dell’utenza, l’adozione della corretta base giuridica del trattamento e l’esercizio dei diritti degli interessati;
  • privacy by design e by default, per garantire il controllo di tutta la filiera, dalla raccolta del dato di contatto per arrivare al contratto, passando per la telefonata. Senza dimenticare l’eventuale raccolta del consenso che porta a tre i pilastri (“le tre C”:…

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E-procurement: il Lazio al top per acquisti, le convenzioni lo strumento più usato

Il Lazio si conferma anche nel 2022 la regione italiana con il maggior valore degli acquisti delle PA del territorio su tutti gli strumenti di e-procurement, con un “erogato” totale di 4,6 miliardi di euro.
Lo conferma l’aggiornamento, al 31 dicembre 2022, della mappa georeferenziata degli acquisti della pubblica amministrazione pubblicato da Consip: uno strumento interattivo messo a disposizione di utenti e cittadini per consultare i principali dati sugli acquisti effettuati dalle amministrazioni attraverso gli strumenti di e-procurement del Programma di razionalizzazione della spesa pubblica, gestito da Consip per conto del Ministero dell’Economia e Finanze.

Convenzioni al top, seguono Mepa e Sdapa

Secondo la mappa, fra gli strumenti di e-procurement, il più utilizzato nel 2022 sono state le Convenzioni (i grandi contratti-quadro) con un “erogato” – ovvero il valore degli acquisti annui secondo competenza economica – di 7,3 miliardi di euro (+53% vs 2021), seguite dal Mercato elettronico della PA – Mepa, con un valore di 6,5 miliardi (+2% rispetto al 2021), dal Sistema dinamico di acquisizione – Sdapa con 3,7 mld/€ (+22%), e dagli Accordi quadro con 2,3 mld/€ (+160%).

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In Sanità il maggior valore degli acquisti

Per quanto riguarda i settori merceologici, il valore degli acquisti più grande si registra nella Sanità con 4,6 miliardi, seguita da Altri beni e servizi con 4,4 miliardi, Energia e Utilities (4,3 mld/€), Ict (3,6 mld/€), Building management (1,6 mld/€) e Lavori (1,4 mld/€).

A livello territoriale, il Molise risulta ancora la prima regione in Italia per incremento del valore degli acquisti nell’ultimo anno, con una crescita del +60% rispetto al 2021. La Campania invece si conferma, come nel 2021, la prima regione italiana per numero di fornitori abilitati al Mepa – con 22.912 imprese iscritte (in crescita del +9% rispetto allo scorso anno), mentre per lo Sdapa la graduatoria è guidata ancora dal Lazio con 3.120 fornitori (in aumento del +138%).

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Industria 4.0: pmi italiane pronte a investire nella digitalizzazione

Cresce fra le pmi italiane la consapevolezza che la trasformazione tecnologica e la digitalizzazione dei processi produttivi sono una priorità per non perdere terreno competitivo sui mercati globali. Questo è in sintesi quanto emerge dalla nuova ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle Pmi del Politecnico di Milano, presentata in occasione del convegno di apertura della 17a edizione della Fiera Internazionale A&T – Automation & Testing, dedicata a innovazione, tecnologie, affidabilità e competenze 4.0, all’Oval Lingotto di Torino.

Cresce il focus sulla formazione digitale

Secondo l’indagine, oggi solo meno della metà delle pmi considera la digitalizzazione ancora marginale rispetto ai propri settori di appartenenza oppure con costi ancora troppo elevati rispetto ai benefici. È il Nord-Ovest a dare una spinta propulsiva importante rispetto allo sviluppo tecnologico del Paese: il 62% delle piccole aziende, infatti, crede e investe nel digitale, manifestando sensibilità alle IIoT – Industrial Internet of Things – e alla formazione. La partita dell’innovazione quindi non si gioca più solo sulla trasformazione tecnologica, bensì sull’upskilling e sul reskilling del capitale umano. Infatti, secondo la ricerca, l’89% delle imprese geograficamente collocate nel Nord-Ovest italiano ha avviato negli ultimi due anni attività di formazione per implementare le competenze digitali dei propri dipendenti, nonostante si debba osservare che spesso si tratta di eventi di formazione intrapresi in ottica estemporanea (workshop, webinar).

Garantisci maggiore trasparenza dei tracciamenti nella Supply Chain, grazie all’Internet of Things

IIoT: fra i “piccoli” la strada è ancora lunga

La vera sfida oggi è quella di sistematizzare e connettere tutte le fasi produttive, implementando la raccolta e l’analisi dei dati, fondamentali in ottica di manutenzione predittiva e interoperabilità dei processi. La partita, dunque, si gioca sul terreno delle IoT Industriali – Industrial Internet of Things, ovvero tutti quei processi a trazione tecnologica che consentono alle imprese di essere efficienti, sostenibili e quindi maggiormente competitive a livello globale. In questa direzione, i dati raccolti dall’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano collocano le pmi ancora in una posizione di retroguardia rispetto alle grandi imprese: solo il 46% delle aziende di medio-piccole dimensioni conoscono i vantaggi dell’IoT e solo il 27% ha avviato almeno un progetto associato a queste tecnologie, motivato anche dalla mancanza di risorse economiche.

Smart supply chain e Smart life cycle: ancora poca attenzione

Si prospetta dunque una maggiore convinzione da parte delle pmi in merito alla trasformazione infrastrutturale della fabbrica intesa come modello tradizionale, con investimenti mirati sulla digitalizzazione di impianti e processi e sulla formazione specialistica dei dipendenti. Rimane invece ancora un forte gap, tra grandi e piccole imprese, rispetto alla realizzazione di progetti di IoT integrati, perché questo presuppone una visione e un agire imprenditoriale sinergico e sistemico. Ecco quindi che la poca conoscenza e attenzione verso la smart supply chain (es. tracciabilità dei beni, gestione degli asset logistici) e la smart life cycle (es. ottimizzazione sviluppo prodotto, gestione fine vita dei prodotti) rappresentano per le piccole aziende un freno, prevalentemente di natura culturale, che influenza in modo rilevante la loro competitività.

“In sostanza, ciascuna impresa deve essere consapevole che, attraverso l’ecosistema…

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Messaggistica, dispositivi e Tv: si amplia l’alleanza Vodafone-Google

Messaggistica, dispositivi e Tv: si amplia l’alleanza Vodafone-Google

Servizi di messaggistica, dispositivi Pixel e piattaforme TV. Sono queste le tre aree strategiche al centro dell’ampliamento della partnership tra Vodafone e Google in Europa. L’estensione dell’accordo tra le società consentirà ai clienti Vodafone di avvantaggiarsi, si legge in una nota, “di nuove e ricche esperienze di messaggistica attraverso l’adozione di Google Jibe Cloud per potenziare l’utilizzo di Rich Communications Services”. L’accordo introdurrà inoltre il telefono Pixel 7 nei negozi Vodafone e svilupperà funzionalità Vodafone per le altre categorie di Pixel. Ancora, Android TV sarà adottato come piattaforma privilegiata per l’offerta televisiva di Vodafone in nove paesi. L’accordo “ampliato” consentirà inoltre a Google, sottolinea l’operatore Tlc, “di sfruttare ulteriormente la potenza delle reti in fibra e 5G di Vodafone”.

Le novità sul fronte messaging

I messaggi di Google, alimentati da Jibe Cloud, diventeranno l’app di messaggistica predefinita su tutti i dispositivi Android applicabili venduti tramite i canali di vendita di Vodafone. Gli utenti Vodafone potranno avvalersi di una esperienza di messaggistica interattiva grazie al supporto dello standard Rich Communication Services su tutti gli smartphone Android, indipendentemente dal modello o dalla rete mobile. Lo standard Rcs include il supporto di foto e video di alta qualità, le ricevute di lettura, la messaggistica di gruppo migliorata e la crittografia per le chat one-to-one, il tutto, si legge ancora nella nota, “con il massimo livello di privacy e sicurezza dei dati”. La novità riguarderà anche i clienti Vodafone Business. Grazie al sistema di messaggistica, le imprese hanno l’opportunità di comunicare con i consumatori attraverso conversazioni coinvolgenti e abilitando esperienze innovative per i servizi a loro dedicati e per le vendite.

Una guida al 5G: come individuare la soluzione più adatta a ogni esigenza

Novità per i dispositivi Pixel

All’interno degli store Vodafone verranno venduti i dispositivi Google Pixel 7, Pixel Watch e Pixel Buds. Vodafone e Google miglioreranno inoltre in modo significativo l’esperienza di altri dispositivi connessi, tra cui il Pixel Watch, attraverso la rete mobile di Vodafone e il servizio OneNumber.

Come cambia la Vodafone TV

Vodafone utilizzerà Android TV come piattaforma per i servizi Vodafone TV in 9 Paesi. Questo consentirà ai clienti di continuare ad accedere all’intrattenimento offerto da Vodafone TV e, da oggi, di accedere a migliaia di app e giochi disponibili su Google Play attraverso l’interfaccia di Vodafone TV. L’accordo consentirà inoltre a Google di sfruttare la potenza delle reti 5G e in fibra ottica ultraveloci di Vodafone.

“L’ampliamento della nostra partnership con Google – dice Aldo Bisio, Chief Commercial Officer di Vodafone Group – ci consentirà di sfruttare l’innovazione tecnologica di Google per offrire ai nostri clienti consumer e business nuove esperienze coinvolgenti basate sui migliori servizi. Il tutto grazie alle nostre reti 5G e Gigafast”.

“Google e Vodafone stanno collaborando per offrire agli utenti la messaggistica moderna con Rich Communications Services, un’esperienza TV interattiva coinvolgente e nuovi smartphone Android – spiega Hiroshi Lockheimer, Senior Vp of Platforms and Ecosystems di Google -. Apprezziamo la partnership con Vodafone e siamo entusiasti di offrire nuovi servizi ai milioni di clienti comuni in tutta Europa”.

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Networks on cloud, le telco investiranno 200 milioni di dollari l’anno

Networks on cloud, le telco investiranno 200 milioni di dollari l’anno

Il paradigma del Telco cloud è in grado di produrre un netto vantaggio per gli operatori di rete, tanto che le telco sono pronte a investire un miliardo di dollari nei prossimi 5 anni per la trasformazione cloud delle loro infrastrutture. Lo afferma la nuova ricerca del Capgemini Research Institute dal titolo “Networks on cloud: A clear advantage” (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO).

Dallo studio emerge che per quasi la metà delle società di telecomunicazioni (46%), la network capacity sarà interamente cloud-native entro i prossimi 3-5 anni. La stima è che, per raggiungere quest’obiettivo, ogni azienda del settore investirà in media almeno 200 milioni di dollari l’anno nella cloud transformation. Il cloud privato rappresenta il modello privilegiato per l’implementazione di questa tecnologia.

Gli “early adopter” del Telco cloud saranno in grado di trarre i maggiori benefici in termini finanziari, di business e di sostenibilità. 

Il termine “telco cloud” usato nello studio si riferisce alla transizione delle funzioni di rete wireless (come i router), di accesso (Ran) e core a un’infrastruttura cloud-based. Il report si concentra solo sulla trasformazione cloud delle reti mobili. Il report definisce reti cloud-based o cloud-native quelle composte da funzioni di rete in forma containerizzata e implementate direttamente su un’infrastruttura cloud.

Le priorità di investimento delle telco

A livello globale le telco hanno già virtualizzato il 29% delle funzioni di rete, primo passo per la transizione al cloud. La trasformazione verso il paradigma Telco cloud ha tre motivazioni principali: ottenere scalabilità di rete (52%), ridurre la complessità della rete (48%) e accrescere l’efficienza operativa.

L’infrastruttura tecnologica è la priorità di investimento per i prossimi 5 anni: rappresenta un terzo del totale degli investimenti cloud stimati delle telco. Seguono le attività di ricerca e sviluppo (18%), che includono una maggiore automazione dei network grazie a intelligenza artificiale (Ai) e machine learning. 

Abilitazione al Cloud: migrazione, gestione delle applicazioni e sicurezza

Al terzo posto ci sono gli investimenti in persone e competenze (8%), seguiti da quelli in innovazione di prodotti e servizi, tra cui come internet of things, edge computing (5%), quelli in change management (4%) e in servizi professionali e di consulenza (3%).

I vantaggi per gli early adopter

La ricerca indica che gli “early adopter” delle piattaforme di telecomunicazioni basate sul cloud stimano un ritorno di quasi la metà del capitale investito (47%) nell’orizzonte temporale fissato (contro il 34% di chi si muove in ritardo). Queste aziende più all’avanguardia concentrano gli investimenti in tre aree: R&D, cloud management e innovazione.

I benefici finanziari del cloud nelle telecomunicazioni potrebbero rappresentare un interessante business case per i futuri investimenti: la ricerca stima che il Total cost of ownership (Tco) delle società di telecomunicazioni possa migliorare del 13%, traducendosi in un risparmio per ogni operatore compreso tra 260 e 380 milioni di dollari all’anno. Essere tra i primi a intraprendere questo percorso di trasformazione può inoltre concretizzarsi in un incremento dei ricavi compreso tra 110 e 210 milioni di dollari all’anno nei mercati dove sono presenti piattaforme cloud-based.

Benefici e casi d’uso

Le società di telecomunicazioni che hanno avviato il percorso…

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Data center, WindTre Business rafforza la soluzione Smart Housing

Data center, WindTre Business rafforza la soluzione Smart Housing

La diffusione degli strumenti digitali nelle aziende italiane, a partire dalla connettività ultrabroadband, procede tra risultati positivi e aree di miglioramento. Se, ad esempio, la quota di Pmi connesse ha raggiunto quella relativa alle grandi aziende e il lavoro da remoto ha incentivato il ricorso a pratiche basilari di cybersecurity,  il Digital Intensity Index evidenzia ancora ritardi in aree come le competenze Ict o la sicurezza più avanzata.

Tra i motivi di ottimismo, in direzione di un’ulteriore crescita nel 2023, spicca l’utilizzo dei Data Center, una realtà consolidata per le grandi aziende e adottata da oltre la metà delle piccole e medie imprese, come emerge dai dati dall’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano.

L’importanza dell’uso dei data center

Il ricorso ai Data Center, infatti,  costituisce un elemento abilitante per la trasformazione digitale delle aziende private e delle Pubbliche Amministrazioni. Consente di sviluppare nuove applicazioni e servizi, come la cloud computing, l’Internet delle cose (IoT) e l’intelligenza artificiale (AI), che stanno cambiando il modo in cui le imprese e i consumatori interagiscono con i dati. Forniscono un’infrastruttura robusta e affidabile, in grado di gestire grandi quantità di informazioni e di assicurare una continuità operativa anche in caso di guasti o malfunzionamenti. Inoltre, garantiscono standard di sicurezza molto elevati per le realtà produttive, le PA e gli utenti.

Nella direzione di supportare la digitalizzazione del tessuto produttivo italiano e della pubblica amministrazione, WindTre, attraverso il brand WindTre Business, ha rafforzato il proprio ruolo nell’ambito di servizi Data Center per le aziende grazie a importanti partnerships con le migliori realtà del mercato, per arricchire ulteriormente la sua gamma di proposte e consolidare la sua presenza in diversi punti del territorio nazionale, preposti all’erogazione dei servizi housing e colocation.

La soluzione Smart Housing di WindTre Business

La soluzione Data Center di WindTre Business per il mercato B2B, denominata Smart Housing, è stata ampliata con quattro nuove strutture di livello Tier IV, collocate nelle zone di Milano e Roma, in aggiunta alle due già presenti, tutte pienamente integrati nella Top Quality Network di WindTre. Il servizio è così erogato da Data Center moderni e tecnologicamente avanzati, caratterizzati da innovativi sistemi di sicurezza e gestiti da personale altamente qualificato, per mettere a disposizione dei clienti le migliori infrastrutture per la gestione dei dati e delle informazioni aziendali.

Le proposte di WindTre Business, in particolare, includono l’affitto dello spazio fisico a partire da due rack unit a intere aree dedicate, delimitate da un cage, con sofisticati sistemi di alimentazione e condizionamento che consentono il mantenimento costante delle condizioni ambientali ottimali fino a potenze da 40KW/rack. Il servizio, inoltre, include la connettività ad altissima capacità e con protezione in caso di failure, servizi di lift&shift, di monitoraggio e gestione degli ambienti, sia fisici che virtuali, per garantire al cliente una transizione verso i nuovi data center completa e senza problemi, analizzandone tutte le complessità. Il tutto con la massima attenzione alla cybersecurity, attraverso principi di security by design in grado di garantire la messa in sicurezza dell’intera infrastruttura.

La strategia è associare il best in…

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