Focus su AI & Cybersicurezza, focalizzazione degli investimenti sui macro-ambiti strategici per la crescita dell’economia italiana, sostegno alla creazione di valore nel portafoglio e centralità del fundraising da investitori privati. Sono queste le principali novità del Piano Industriale 2024-2028 di Cdp Venture Capital.
Target 8 miliardi e due pilastri di intervento
Il Piano prevede l’obiettivo di arrivare a 8 miliardi di euro di risorse in gestione – di cui 1 miliardo raccolto da terzi – per supportare lo sviluppo dell’innovazione italiana attraverso investimenti sui 7 ambiti classificati come più strategici per il Paese e attraendo capitali privati secondo il principio del crowding-in, generando un effetto di addizionalità e complementarità all’interno del mercato.
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A queste linee guida strategiche corrispondono due pilastri di intervento:
sostegno all’infrastruttura del venture capital italiano attraverso investimenti a supporto di nuove imprese in fase embrionale – cosiddetti pre-seed e seed – e investimenti in fondi di venture capital per alimentare la crescita di medio e lungo termine del mercato e le competenze a sostegno dell’innovazione;
stimolo alla crescita e maturazione dell’ecosistema attraverso investimenti di tipo diretto specializzati per settore, nelle fasi di maturazione – cosiddette early stage e late stage – per sostenere i progetti di sviluppo delle startup italiane negli ambiti e nelle tecnologie più strategici per il Paese che sono stati individuati in Artificial Intelligence & Cybersecurity, AgrifoodTech, SpaceTech, Healthcare & Lifescience, CleanTech, IndustryTech, InfraTech & Mobility.
La scelta di focalizzare le attività di investimento su macrosettori segue un criterio di maggiore verticalità delle attività di Cdp Venture Capital, legata all’obiettivo di catalizzare il maggiore apporto possibile in termini di specializzazione e competenze e anche di trasparenza e attrattività degli investimenti da parte di terzi. L’analisi dei settori è stata eseguita rapportando il livello di maturità dell’ecosistema del Venture Capital in ciascun settore con la rilevanza strategica dello stesso in coerenza con gli obiettivi nazionali di sviluppo economico.
La centralità dell’AI
In particolare, la nascente Artificial Intelligence gioca un ruolo centrale nella strategia di Cdp Venture Capital con 1 miliardo di euro di risorse dedicate alla crescita del settore su tre ambiti specifici:
120 milioni di euro dedicati al trasferimento tecnologico, anello di congiunzione tra ricerca universitaria e mercato;
580 milioni di euro di investimenti in startup con applicazioni settoriali per rafforzare gli attori già esistenti;
300 milioni di euro di investimenti in aziende mature pronte a scalare all’estero e diventare i futuri campioni nazionali.
Per un ecosistema finanziario efficiente
“La presenza di un ecosistema finanziario efficiente è condizione necessaria per attrarre capitali, anche nel mondo dell’innovazione, per permettere alle nostre aziende di scalare, garantendo competitività nei mercati chiave, generando impatto sociale in termini di sostenibilità di processi e offrendo agli investitori rendimenti significativi – sottolinea la presidente di Cdp Venture Capiatl, Anna Lambiase – Il Piano Industriale 2024-2028 di Cdp Venture Capital, con un target di raccolta di capitali privati da investitori nazionali ed esteri pari a 1 miliardo di euro al 2028, intende rispondere in modo…
Le prospettive di sviluppo delle tecnologie verdi e digitali per rafforzare la leadership tecnologica, la produttività, la competitività e la crescita economica in Europa, con l’Agenda Strategica del Consiglio Europeo per il 2024-2029 in Hindsight, sono state al centro della terza riunione trilaterale Francia-Italia-Germania tenutasi a Meudon, alle porte di Parigi, fra Adolfo Urso, Ministro italiano delle Imprese e del Made in Italy, Bruno Le Maire, Ministro francese dell’Economia, delle Finanze e della Sovranità Industriale e Digitale e Robert Habeck, Ministro tedesco dell’Economia e dell’Azione per il Clima.
In particolare, mentre le economie europee sono rimaste indietro rispetto alle altre grandi economie che stanno uscendo dalla pandemia, i ministri hanno riconosciuto la necessità di un’azione urgente per sbloccare il potenziale tecnologico e innovativo delle imprese europee. Hanno convenuto che la politica industriale dell’Ue dovrebbe combinare un sostegno ben mirato alle industrie strategiche, promuovendo al contempo un elevato livello di concorrenza nel mercato unico e riducendo gli oneri burocratici. Tale sostegno deve aiutare le industrie, gli imprenditori, le pmi e i ricercatori ad avere accesso agli eccezionali talenti, alle capacità di ricerca e innovazione, alle attrezzature industriali all’avanguardia e ai processi più avanzati che meritano. L’Europa deve rimanere una potenza industriale.
Agenda di crescita per i prossimi 5 anni
I tre ministri si sono impegnati a continuare a basarsi sul Green Deal e sul Piano industriale Green Deal per realizzare un’ambiziosa agenda di crescita per i prossimi cinque anni nell’Ue, per la quale sono fondamentali alcuni pillar.
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Eliminare gli oneri amministrativi inutili
Si tratta di garantire un ambiente normativo stabile ed efficace e riformare ulteriormente, semplificare e accelerare le procedure amministrative dell’Ue, anche per quanto riguarda le autorizzazioni e l’accesso ai programmi di finanziamento europei e agli aiuti di Stato, in particolare per le pmi. Al contempo l’impegno prevede di invitare la Commissione a realizzare un ambizioso programma di semplificazione che elimini le sovrapposizioni normative e riduca gli obblighi di rendicontazione, in primo luogo per le pmi e ben oltre l’obiettivo della Commissione del 25%, sulla base di una valutazione approfondita dei risultati del suo “invito a fornire prove” in merito alla razionalizzazione degli obblighi di rendicontazione.
Si prevede poi di invitare la Commissione a chiarire le norme, semplificare o sopprimere le norme obsolete o irrilevanti, invitare a lanciare i cosiddetti “controlli di realtà” a livello europeo in settori predeterminati per identificare la burocrazia inutile in modo più mirato e sostenere le pmi rafforzando il “test pmi” nelle valutazioni d’impatto, tenendo conto dell’andamento dell’inflazione nelle soglie finanziarie della definizione di pmi e aggiungendo una nuova categoria di società a media capitalizzazione (250-500 dipendenti) per estendere le esenzioni amministrative già previste per le pmi.
Incrementare gli investimenti pubblici e privati
Per il successo della transizione gemellare è necessario aumentare gli investimenti pubblici e privati. Ciò richiede innanzitutto un ambiente favorevole agli investimenti privati. Questo dovrebbe includere un programma più ambizioso per realizzare l’Unione dei mercati dei capitali, una più facile approvazione delle procedure per…
Massimo Dal Checco, ceo di Sidi Group, è stato designato all’unanimità alla presidenza di Anitec-Assinform da parte del Consiglio generale dell’associazione. La nomina dovrà essere ratificata dall’Assemblea dei soci convocata per il 10 maggio, intanto è fissata al 19 aprile la nuova riunione del Consiglio sul cui tavolo ci sarà il nuovo programma dell’associazione nonché l’indicazione dei vice presidenti su proposta di Dal Checco.
Chi è Massimo Dal Checco
Massimo Dal Checco è ceo di Sidi Group, azienda che opera nel settore dell’innovazione digitale e dell’industria 4.0. Nasce a Milano e consegue la laurea in Economia e Commercio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Siede a tavoli dove l’innovazione attraversa il tessuto imprenditoriale italiano. Contribuisce a gruppi tecnici in Confindustria sul Digitale per la competitività del sistema industriale, sulle filiere e sulla internazionalizzazione. Attualmente copre importanti incarichi in enti associativi di riferimento per l’imprenditoria nazionale e internazionale, promuovendo l’innovazione tecnologica come elemento cardine di uno sviluppo sostenibile.
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“Promuovere sul territorio regionale attività di prevenzione, protezione e analisi rispetto ai rischi cyber, attraverso un modello di coordinamento capace di offrire servizi tipici di un Cert, Computer Emergency Response Team. Creeremo una squadra veneta capace di dare risposte tempestive alle emergenze informatiche”. Con queste parole l’assessore all’Ict e con delega all’Agenda digitale della Regione del Veneto, Francesco Calzavara, annuncia il finanziamento da due milioni di euro ottenuto dall’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale nell’ambito del Pnrr, finalizzato al potenziamento del livello di maturità delle capacità cyber dei sistemi informativi delle Regioni, dei Comuni capoluogo facenti parte di Città metropolitane, delle Province autonome. Nello specifico, la Regione Veneto ha ottenuto l’ammissione a finanziamento di due interventi di potenziamento della resilienza cyber dell’amministrazione.
Monitorare e gestire gli incidenti
“La Regione – spiega Calzavara – ha deciso di attuare un modello di coordinamento e di servizio tipici di un Cert, inclusivo di un HyperSoc (Security Operation Center) che possa monitorare la sicurezza informatica e gestire gli incidenti a livello regionale. Questo perché negli ultimi venti anni, la diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni ha progressivamente focalizzato il centro delle attività umane di carattere sociale, politico ed economico all’interno di una nuova dimensione cibernetica. Lo straordinario aumento dell’utilizzo di internet ha contribuito allo sviluppo del settore Ict, con un notevole impatto su tutte le funzioni della società moderna”.
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Le nuove vulnerabilità
“Tuttavia – sottolinea l’assessore – ciò ha comportato un parallelo incremento delle vulnerabilità. La digitalizzazione dei servizi e delle informazioni ha inevitabilmente accresciuto l’esposizione al rischio: il pericolo di furto, manomissione e compromissione dei dati nello spazio cibernetico ha evidenziato la necessità di mettere in sicurezza le attività in esso condotte”.
Il nuovo Cert regionale
Il Cert Regionale è progettato per potenziare l livello di resilienza cyber dei sistemi informativi, per garantire la messa in sicurezza dei dati e dei servizi dei cittadini, e per diventare il punto di raccordo tra le pubbliche amministrazioni locali di riferimento, oltre ad eventuali altri enti o società che ne facciano richiesta. Aaderiranno al Cert Regionale le Aziende Sanitarie gli enti pubblici regionali strumentali della Regione del Veneto, le società a partecipazione regionale maggioritaria e altri Enti regionali, a partire dal Consiglio Regionale del Veneto.
Huawei ed Ericsson hanno firmato un accordo globale a lungo termine per la concessione di licenze incrociate di brevetti su un’ampia gamma di standard per le tecnologie cellulari 3G, 4G e 5G. Il deal, spiega una nota, copre le rispettive vendite di infrastrutture di rete e dispositivi consumer, garantendo a entrambe le parti l’accesso globale alle rispettive tecnologie brevettate e standardizzate (quali 3GPP, ITU, IEEE e IETF).
Un patto per migliorare la condivisione di tecnologie chiave
“Siamo lieti di aver raggiunto un accordo di cross-licensing globale a lungo termine con Ericsson”, dichiara Alan Fan, a capo dell’Intellectual Property Department di Huawei. “In qualità di principali contributori degli Standard essential patent (Sep) per la comunicazione mobile, le aziende riconoscono il valore della proprietà intellettuale dell’altra, e questo accordo crea un ambiente brevettuale più forte. E dimostra lo sforzo di entrambe le parti nel rispettare e proteggere adeguatamente la proprietà intellettuale”. Inoltre, “il nostro impegno a condividere le innovazioni tecnologiche più importanti favorirà uno sviluppo sano e sostenibile dell’industria e fornirà ai consumatori prodotti e servizi più solidi”.
Risk management: l’importanza di quantificare correttamente il rischio (non solo quello informatico)
Huawei è sia titolare che implementatore dei Sep e cerca di adottare un approccio equilibrato alle licenze. Con la concessione di licenze incrociate dei loro Sep, entrambe le aziende sono in grado di condividere e accedere a tecnologie chiave. Fan sottolinea che “questo accordo è il risultato di intense discussioni che hanno garantito un’equa tutela degli interessi sia dei titolari dei brevetti che degli implementatori”
Ericsson punta a incrementare i ricavi da licenza di Dpi
Christina Petersson, Chief Intellectual Property Officer di Ericsson, aggiunge che “un approccio equilibrato alla concessione di licenze garantisce che gli interessi dei titolari dei brevetti e degli implementatori siano tutelati in modo equo, favorendo uno sviluppo sano e sostenibile dell’industria a vantaggio dei consumatori e delle imprese di tutto il mondo“.
Per diversi decenni, Ericsson ha contribuito in modo determinante al 3GPP e allo sviluppo di standard mobili globali. Il valore del portafoglio di Ericsson, che conta oltre 60mila brevetti concessi, è rafforzato dalla posizione come fornitore 5G di riferimento, e dagli investimenti annuali di oltre 4 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo. Con l’attuale portafoglio di contratti di licenza di Diritti di proprietà intellettuale (Dpi), Ericsson stima che i ricavi da licenza di Dpi per l’intero anno 2023 saranno di circa 11 miliardi di corone svedesi (circa 930 milioni di euro). L’azienda è fiduciosa di poter incrementare le revenue con ulteriori accordi e con l’espansione a lungo termine in ulteriori aree di licenza.
E’ un endorsment a sorpresa quello che Apple ha concesso alla lelle sul diritto alla riparazione in discussione in California. Secondo le nuove norme, se venissero approvate, i principali produttori di device elettronici di consumo saranno chiamati a rendere i propri dispositivi riparabili dagli utenti, senza la necessità di portarli in un negozio.
Il Right to repair act
Secondo il “Right to Repair Act”, questo il nome della legge in discussione in California, i produttori dovranno mettere a disposizione dei loro clienti tutti gli strumenti utili e le informazioni del caso per consentire loro di riparare da soli i dispositivi di cui sono in possesso. Un principio che, ovviamente, va anche in direzione del contrasto all’obsolescenza programmata, sposando il principio di sostenibilità ambientale che mira alla riduzione della produzione di rifiuti elettrici ed elettronici.
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Una “svolta inaspettata”
A ufficializzare la propria posizione Apple ha pubblicato uno statement in cui afferma di sostenere “la legge sul diritto alla riparazione, in modo che tutti i californiani possano avere un migliore accesso alle riparazioni e proteggere la loro sicurezza e privacy”. Una dichiarazione che ha colto di sorpresa alcuni dei principali sostenitori della legge, come l’organizzazione per la tutela dei diritti dei consumatori “Public Interest Research Group”, che sottolinea come finora Apple si fosse distinta per opporsi a questo genere di provvedimenti sull’autoriparazione dove sono già state approvate nel resto degli Stati Uniti.
Non solo pezzi di ricambio
“Non si tratta solo di fornire pezzi di ricambio e strumenti, ma di mettere i consumatori in condizione di fare scelte responsabili dal punto di vista ambientale”, spiega Liz Chamberlain, tra i fondatori di iFixit, sito che aiuta le persone nell’autoriparazione dei loro device.
La posizione dell’Europa
Il diritto alla riparazione è un principio che sta suscitando interesse non soltanto negli Stati Uniti, ma anche in Europa, sempre come misura per razionalizzare l’uso delle risorse, contenere gli sprechi e tutelare i diritti degli utenti: il Parlamento Europeo, ad esempio, ha recentemente votato a favore di un regolamento che obbligherà i produttori a costruire, a partire dal 2027, modelli che consentano di sostituire facilmente la batteria. E già dal 2021 la Francia ha introdotto un “indice di riparabilità” che consente ai consumatori di sapere quali apparecchi possono essere riparati più facilmente da soli
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