Più sim, più abbonamenti 5G, più traffico dati da dispositivi mobili: il panorama del mercato mobile mondiale descrive una crescita inarrestabile, come emerge dal nuovo Mobility Report pubblicato da Ericsson, con dati aggiornati alla metà del 2024.
A fine giugno si contano, infatti, circa 8,7 miliardi di sim nel mondo, grazie a una crescita di 60 milioni di unità degli abbonamenti alla rete mobile durante il secondo trimestre dell’anno.
Gli abbonamenti 5G sono oltre 1,9 miliardi – con una crescita di 161 milioni di unità rispetto a giugno 2023. Il 5G oggi rappresenta il 22% degli abbonamenti totali.
Andrea Missori, Presidente e amministratore delegato di Ericsson Italia, ha commentato: “I dati del Mobility Report evidenziano una continua e robusta crescita degli abbonamenti 5G in tutto il mondo. Le principali applicazioni restano il mobile broadband avanzato e il fixed wireless access, con segnali evidenti che le prestazioni del 5G stanno influenzando le offerte fixed wireless access degli operatori. Lo studio suggerisce anche la necessità di accelerare l’implementazione del 5G su banda media e del 5G standalone per sfruttare appieno il potenziale di questa rete rivoluzionaria”.
Più sim che persone, 5G in ascesa
È, dunque, un dato assodato: nel mondo ci sono più sim che persone, con un tasso di penetrazione pari al 107%. In questo senso il “vecchio continente” spicca come l’area con la penetrazione più elevata, al 129% in Europa occidentale e al 137% nei paesi dell’Europa centro-orientale.
Il 5G continua a guadagnare spazio, mentre prosegue il declino del 4G, 3G e 2G già evidenziato negli ultimi aggiornamenti dei dati diffusi da Ericsson. Nel secondo trimestre 2024, il totale degli abbonamenti al 4G si è ridotto di 25 milioni di unità.
Continua a crescere anche l’utilizzo di internet da mobile. Nel secondo trimestre 2024 sono circa 100 milioni i nuovi abbonamenti di tipo mobile broadband, arrivando così a un totale di 7,7 miliardi. In pratica oggi nel mondo solo una sim su dieci non consente di accedere a internet, utilizzare app e servizi online.
Traffico dati mobili, aumenti a doppia cifra
Questi dati sono frutto di una sempre crescente disponibilità di servizi ad alte prestazioni – con 320 gli operatori nel mondo che hanno lanciato servizi 5G, di cui oltre 60 coloro che hanno implementato reti 5G standalone (Sa) – che permette di usufruire di applicazioni ad alta intensità di dati, supportando ad esempio il sempre maggiore consumo di video.
Non stupiscono, perciò, gli aumenti a doppia cifra anche nel traffico dati da mobile, che è cresciuto del 23% tra il secondo trimestre 2023 e lo stesso periodo del 2024, per raggiungere i 151 Exabyte (EB) al mese. Il traffico dati sulle reti mobili è raddoppiato in soli due anni.
L’era digitale ha messo le telco di fronte un bivio: essere delle pure utility che forniscono infrastruttura come commodity a costi competitivi, oppure trasformare profondamente il modello di business diventando delle piattaforme che offrono servizi differenziati e monetizzabili di connettività di rete e altri servizi adiacenti per aprire nuove fonti di ricavo, innanzitutto sui mercati enterprise ma anche verso i service provider puri che non dispongono di una rete proprietaria.
In questo scenario emerge un nuovo concetto: il network-as-a-service o Naas, come illustrano gli esperti di Analysys Mason nella loro ricerca “NaaS Platforms and Infrastructure”.
Il network as a service rilancia il business delle telco
Da diversi anni le reti e le operazioni tradizionali e i modelli di business esistenti non garantiscono più alle telco capacità di crescita e rilevanza nella catena del valore. Di qui il ribaltamento della visione suggerito dagli analisti: le reti dovrebbero diventare “cittadini di prima classe” nel nuovo mondo incentrato sul cloud e l’intelligenza artificiale, piuttosto che essere un impedimento all’agilità e all’innovazione dei servizi. Questa trasformazione richiederà che le reti siano riprogettate con una nuova architettura che le rende programmabili e intelligenti per soddisfare le diverse esigenze di connettività e che possono essere fornite e consumate in “stile cloud”, proprio come avviene con l’infrastruttura e i servizi It nel cloud pubblico. Far convergere questo tessuto di rete con i relativi servizi a valore aggiunto su un’unica piattaforma e fornire i servizi on-demand con modelli basati sul consumo è la base per ciò che l’industria sta immaginando come Naas.
Il concetto di Naas non è nuovo, ma non esiste ancora un consenso a livello di settore sulla sua definizione e nelle sue componenti principali. Mef.net è una delle principali iniziative che sta lavorando su questa definizione e la visione di Analysys Mason si allinea al lavoro del Mef, ma estendendo il ruolo delle Api di rete per la programmabilità e la monetizzazione.
L’architettura Naas: le caratteristiche
Analysys Mason definisce il Naas come la piattaforma di servizi di rete di nuova generazione che ha le seguenti caratteristiche e funzionalità.
Any-to-any connectivity: ciò consente alle aziende e agli sviluppatori di connettere applicazioni, utenti, data center e cloud pubblici distribuiti utilizzando una varietà di reti di base e reti di sovrapposizione utilizzando un’unica piattaforma con Sla end-to-end.
Modello self-service, che fornisce provisioning, configurazione, scalabilità della connettività e servizi di rete automatizzati e on-demand.
Gestione “single pane of glass” e visibilità dei servizi forniti dalla piattaforma Naas, sottolineata dalle funzioni di observability e sicurezza.
Modelli commerciali e di prezzo flessibili per la connettività e i servizi correlati, basati sul consumo e sul modello opex come nel cloud.
Esposizione delle capacità di rete e piattaforma attraverso Api aperte e kit di sviluppo software (Sdk) per sviluppatori e team DevOps/CloudOps per consentire la programmabilità.
Mercato dei servizi a valore aggiunto che offre vari servizi di layer 3-7, come sicurezza, Sd-Wan, accesso remoto, cloud/co-locazione e servizi di comunicazione unificata (Uc), che provengono da un ecosistema partner e/o sono sviluppati internamente.
Inoltre, un’architettura di piattaforma Naas ideale e olistica dovrebbe…
Appuntamento il 12 novembre, dalle 9 alle 17, con “E-procurement e nuovi modelli di business digitali” (clicca qui per la registrazione). A organizzare l’evento annuale, che sarà focalizzato sulle nuove frontiere, tra opportunità e sfide, dell’innovazione tecnologica nel settore degli acquisti pubblici, sono le quattro società del Cerchio Ict: Informatica Alto Adige, Lepida, Pasubio Tecnologia e Trentino Digitale.
Rivedere modelli di gestione e processi
“Per la Pubblica Amministrazione e le società in house – spiegano gli organizzatori – affrontare questi cambiamenti significa rivedere modelli di gestione e processi per garantire efficienza e qualità nei servizi erogati”.
L’evento è organizzato in un’unica conferenza che conterà su una piattaforma dedicata per lo streaming e si svolgerà in contemporanea in quattro sedi fisiche diverse, a Bologna, Bolzano, Schio e Trento.
L’avvocato generale della Corte di Giustizia Ue propende per l’Antitrust italiana, che ha comminato a Google una maximulta da 100 milioni di euro: il comportamento della controllata di Alphabet, sanzionata dall’authority per il rifiuto a Enel X di rendere compatibile con Android Auto l’applicazione dell’azienda italiana Juice Pass, infatti, “potrebbe violare il diritto della concorrenza”.
Le conclusioni dell’avvocato generale
Il parere dell’avvocato generale è propedeutico all’ultimo passaggio di un caso che da nazionale è diventato comunitario. Al ricorso di Alphabet alla decisione dell’autorità italiana, confermata dal Tar, il Consiglio di Stato si è infatti rivolto alla Corte di Lussemburgo, chiedendo se la condotta di Google costituisca effettivamente un abuso di posizione dominante. In questo senso, il parere dell’avvocato generale non è vincolante per la sentenza della Corte, ma è spesso un orientamento significativo di quanto verrà deciso.
Nelle sue conclusioni, l’avvocato generale Laila Medina esamina se la causa ricada nella tradizionale giurisprudenza applicabile al rifiuto da parte di un’impresa dominante di concedere l’accesso. Medina valuta poi se gli obblighi di accesso, in termini di interoperabilità, impongano alle imprese dominanti di tenere un comportamento attivo, come la creazione del software necessario.
“Il rifiuto da parte dell’impresa dominante di concedere a un operatore terzo l’accesso a una piattaforma come quella in causa può essere oggettivamente giustificato” se “tecnicamente impossibile” o può incidere sulle prestazioni della piattaforma o “porsi in contrasto con il suo modello economico o con la sua finalità economica”.
Ma il semplice fatto che per dar accesso alla piattaforma l’impresa debba sviluppare un template del software che tenga conto delle esigenze specifiche dell’operatore che chiede l’accesso “non può di per sé giustificare un diniego di accesso, a condizione che sia concesso un lasso di tempo adeguato per lo sviluppo in parola e che quest’ultimo sia oggetto di un adeguato compenso a favore dell’impresa dominante”. E “il diritto della concorrenza dell’Unione non impone un obbligo di definire ex ante criteri oggettivi per l’esame delle richieste di accesso” alla piattaforma.
Come si è sviluppato il caso
Nel 2015 Google ha lanciato Android Auto, un’applicazione per dispositivi mobili con sistema operativo Android, che consente agli utenti di accedere ad alcuni applicazioni presenti sul loro smartphone tramite lo schermo integrato di un’automobile. Sviluppatori terzi possono creare le loro versioni delle proprie applicazioni compatibili con Android Auto usando modelli di software (template) forniti da Google.
Enel X appartiene al gruppo Enel e fornisce servizi per la ricarica di autovetture elettriche. Nel maggio 2018 ha lanciato JuicePass, un’applicazione che offre una serie di funzionalità per la ricarica dei veicoli elettrici. Nel settembre 2018 Enel X ha chiesto a Google di rendere JuicePass compatibile con Android Auto. Google ha rifiutato, affermando che, in assenza di un template specifico, le applicazioni di media e di messaggistica erano le uniche applicazioni di terzi compatibili con Android Auto.
Google ha giustificato il suo rifiuto sulla base di preoccupazioni relative alla sicurezza e alla necessità di allocare in modo razionale le risorse necessarie per la creazione di un nuovo template.
L’Autorità italiana garante della Concorrenza ha concluso che il…
Si tratta di circa 347 milioni di euro dal 2023 al 2026, che andranno alle PA che hanno presentato progetti per migliorare la propria sicurezza informatica, e che rientrano nel raggio d’azione del Fondo per l’attuazione della strategia nazionale di cybersicurezza e del Fondo per la gestione della cybersicurezza.
Il decreto stabilisce inoltre che sia proprio l’Agenzia per la cyber sicurezza nazionale – che è anche il soggetto che ha ricevuto la quota più alta di finanziamenti, per un ammontare complessivo di circa 130 milioni di euro – ad assumere il compito di monitorare gli interventi destinatari dei finanziamenti e a rilevare eventuali criticità o irregolarità, .
Il fondo per l’attuazione della strategia
Il primo filone di finanziamenti è quello che riguarda il Fondo per l’attuazione della Strategia di Cyber sicurezza nazionale. Si tratta complessivamente di circa 213 milioni di euro: 44,5 provengono dall’esercizio finanziario 2023 e 168,4 vengono ripartiti tra 2024,2025 e 2026.
Tra i destinatari dei fondi la fetta più importante va proprio all’Agenzia per la cyber sicurezza nazionale, a cui il decreto assegna poco più di 97 milioni di euro. Poi il ministero della Difesa con quasi 23 milioni di euro, il ministero dell’Università e della ricerca con poco più di 16 milioni di euro, il dipartimento del Tesoro del Mef con 10 milioni di euro, mentre poco più di sei milioni vanno al Dipartimento dell’Amministrazione generale, del Personale e dei Servizi.
A seguire la presidenza del consiglio del ministri con oltre tre milioni di euro e una serie di altri interventi di portata più contenuta, molti dei quali a vantaggio delle Regioni.
Il fondo per la gestione della cyber sicurezza
Le risorse di questo secondo fondo ammontano a poco meno di 135 milioni di euro (21 per il 2024, 54 per il 2025 e 58 per il 2026), dei quali più di 32 destinati all’Agenzia per la Cyber sicurezza nazionale.
10 milioni di euro vanno alla Regione Campania, seguita dalla Regione Veneto con i suoi 5,5 milioni. Poi Sardegna, Emilia-Romagna e Lombardia rispettivamente con 5,2, 4,2 e 3,7 milioni. Tra i ministeri quasi 10 milioni vanno all dipartimento del Tesoro del Mef, 4,5 milioni vanno al ministero dell’Università e della ricerca e 3,7 a quello delle Infrastrutture e dei trasporti.
L’adozione diffusa dell’intelligenza artificiale generativa potrebbe impattare fino a 312 miliardi di euro all’anno sul Pil italiano nei prossimi 15 anni pari a una potenziale crescita del Pil fino al 18,2%, Questa la stima messa nero su bianco nel report “AI 4 Italy: from theory to practice – Verso una politica industriale dell’IA Generativa per l’Italia”, a cura di Teha Group in collaborazione con Microsoft Italia presentato al Forum di Cernobbio.
Dallo studio emerge che le pmi, in particolare, potrebbero beneficiare di un incremento di 122 miliardi di euro in valore aggiunto, E il brand “Made in Italy” è individuato come uno dei principali beneficiari della nuova rivoluzione tecnologica. Si prevede che la GenAI avrà un impatto profondo sui margini di export: le proiezioni indicano potenziali aumenti dei fino 121 miliardi, pari al 19,5% dei ricavi totali dell’export manifatturiero italiano. Ingegneria meccanica e farmaceutica fra i settori che potrebbero registrare una crescita molto elevata, con incrementi rispettivamente di 20 e 13 miliardi.
Gli investimenti delle aziende italiane nella GenAI
Dalla survey è emerso che la totalità delle aziende intervistate che prevede di adottare soluzioni di GenAI nel prossimo futuro dal 78% dello scorso anno. E le aziende italiane stanno già registrando guadagni tangibili in termini di produttività: il 47% delle imprese riferisce aumenti della produttività superiori al 5% e il 74% ha registrato incrementi di produttività superiori all’1%. Un’azienda su due prevede nei prossimi due anni un aumento di produttività di oltre il 10%.
“L’AI Generativa, che solo un anno fa sembrava un hype dalle facili promesse di crescita, ha convinto la maggior parte delle imprese che, con toni e velocità differenti, hanno iniziato a sperimentare, comprendere i benefici di queste nuove tecnologie, tanto semplici da utilizzare quanto potenti e dai veloci riscontri positivi. Siamo passati, nel giro di pochi mesi, dalle potenzialità all’operatività”, sottolinea Vincenzo Esposito, amministratore delegato di Microsoft Italia. “Il nostro Paese è da sempre un simbolo di innovazione, dall’arte alla scienza, dal design alla manifattura e oggi possiamo applicare questa eredità culturale al futuro digitale, mettendo l’ingegno umano al centro”.
La criticità delle competenze e della fuga di cervelli
Ma non mancano gli ostacoli sul cammino nazionale. L’Italia è in ritardo sul know-how relativo all’AI, con il 63% degli imprenditori che riconosce che le competenze in tema di GenAI non sono ancora diffuse.
“L’AI generativa sta trasformando i modelli di business e migliorando produttività, collaborazione e interazione con il digitale. Questo rende necessario investire per adeguare le competenze sul mercato del lavoro a questo nuovo paradigma tecnologico – evidenzia Donatella Sciuto, Rettrice del Politecnico di Milano e Advisor Scientifico della ricerca -. Diventa quindi cruciale rafforzare l’offerta formativa e creare un ecosistema di innovazione capace di trattenere i nostri talenti e attrarre quelli internazionali”.
Il nostro Paese è al settimo posto in Europa e al sedicesimo posto tra i Paesi Ocse per programmi di studio dedicati all’AI e diffusione di adeguate competenze, e va evidenziato il ritardo complessivo dell’Europa sugli Stati Uniti. L’Italia inoltre continua a perdere talenti AI a favore di…
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