Garantire che le infrastrutture dei cavi sottomarini siano sicure, affidabili, sostenibili e resilienti. Il tutto attraverso una serie di raccomandazioni per selezionare i fornitori di cavi a basso rischio, individuare le best practice in materia di cybersecurity e proteggere le reti cablate dall’accesso non autorizzato ai dati in transito.
“I cavi sottomarini sono un’infrastruttura altamente strategica. Quasi tutto il traffico internazionale di dati passa attraverso cavi sottomarini, il che li espone a minacce per la sicurezza, dal pirataggio alla sorveglianza. Accolgo con grande favore la Dichiarazione Comune che ci permetterà, insieme ai nostri partner, di rafforzare la sicurezza dei cavi sottomarini su scala globale”, evidenzia la vicepresidente della Commissione Ue Margrethe Vestager.
Le 9 azioni chiave
La Commission europea ha approvato la Dichiarazione Comune sulla sicurezza e resilienza dei cavi sottomarini durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. La Dichiarazione Comune, proposta dagli Stati Uniti, fa leva su 9 azioni chiave.
– Progettare l’infrastruttura e i servizi dei cavi sottomarini con in mente la resilienza, la ridondanza e la sicurezza. Costruire e mantenere questa infrastruttura incorporando le migliori pratiche di cybersecurity che facilitino in sicurezza la comunicazione internazionale
– Promuovere la cooperazione tra gli endorsers per favorire la selezione di fornitori di cavi sottomarini sicuri e verificabili per nuovi progetti di cavi, in particolare per progetti di cavi intercontinentali, ridurre la latenza e migliorare la diversità dei percorsi, proteggere i cavi e anticipare i rischi di danni intenzionali o non intenzionali nonché i rischi di compromissione delle comunicazioni e dei dati
– Maggior coordinamento tra governo e industria per una posa, manutenzione e riparazione responsabili secondo le norme internazionali
– Sottolineare l’importanza della pianificazione e dei percorsi per promuovere l’uso coordinato dei fondali marini, proteggere i cavi da pericoli naturali o artificiali, alleviare i colli di bottiglia e ridurre il rischio di interruzioni involontarie mentre si espande la connettività globale. Incoraggiare, dove applicabile, percorsi alternativi dei cavi sottomarini per migliorare la resilienza della rete globale dei cavi
– Condividere con terze parti interessate e governi le migliori pratiche per le autorizzazioni e la regolamentazione a supporto dei sistemi di cavi internazionali e dei servizi
– Incoraggiare i fornitori di servizi di rete di cavi sottomarini e gli operatori e fornitori di manutenzione a avere strutture di proprietà e una governance trasparente
– Considerare le valutazioni del rischio di sicurezza durante l’intero ciclo di vita del cavo, prendendo in considerazione fattori di rischio tecnici e non tecnici come l’influenza indebita di un paese terzo sui fornitori e i fornitori di servizi, mentre si sviluppano e implementano misure di mitigazione del rischio
– Promuovere la mitigazione del rischio dei dati e misure di sicurezza dei dati per proteggere le reti di cavi da accessi non autorizzati ai dati in transito o in archiviazione per scopi duali
– Rispettare il diritto internazionale e nazionale e considerare le politiche rilevanti a livello regionale o nazionale, nonché le migliori pratiche dell’industria applicabili, in particolare per quanto riguarda la valutazione e la gestione del rischio
I pagamenti account-to-account pronti a rivoluzione il mercato dei tradizionali sistemi di pagamento con carta. E a fare da traino di una nuova ondata di innovazione. A dirlo l’ultimo World Payments Report di Capgemini.
Le soluzioni account to account
Le soluzioni di pagamento istantaneo account-to-account (A2A) rappresentano un modo più rapido ed economico di pagare, bypassando gli onerosi circuiti bancari. Secondo il report, l’aumento della loro popolarità minaccia di mettere in discussione il predominio delle carte di pagamento tradizionali, tanto che secondo le stime potrebbero assorbire in futuro tra il 15 e il 25% della crescita del volume delle transazioni con carta. Poiché le commissioni interbancarie e gli interessi rappresentano una fonte di profitto importante, gli istituti finanziari potrebbero considerare questo aspetto come un rischio significativo, in grado di costare agli operatori tradizionali del settore miliardi di dollari in termini di mancati introiti.
“Il continuo aumento delle transazioni non-cash rappresenta un importante segnale di svolta per le banche e i fornitori di servizi di pagamento. I dati indicano un inevitabile passaggio verso un futuro di pagamenti istantanei e aperti – spiega dichiarato Dario Patrizi, Financial Services Director di Capgemini in Italia – I progressi registrati con Pix in Brasile e Upi in India dimostrano chiaramente che il successo si fonda sulla collaborazione tra settore pubblico e privato. Alcune istituzioni finanziarie stanno aggiornando i loro hub di pagamento o attingendo a infrastrutture bancarie condivise, mentre i consumatori continuano a chiedere istantaneità e le aziende sono disposte a pagare un premium price per soluzioni innovative che risolvano i loro problemi: è arrivato il momento di creare queste condizioni”.
Spinta dalla European Payments Initiative
Si prevede che il portafoglio digitale Wero della European Payments Initiative (Epi) accelererà l’adozione dei pagamenti account-to-account, con il 37% dei dirigenti europei del settore dei pagamenti che prevede che ridurrà significativamente la crescita delle transazioni con carta in Europa entro il 2027.
European Payments Initiative , cos’è e come funziona
La European Payments Initiative punta a realizzare una soluzione unica e pan-europea per i pagamenti digitali sfruttando la Sepa, l’area unica dei pagmento in euro e lanciare il guanto di sfida a colossi come Visa e Mastercard ma anche a nuovi attori dei pagamenti online come PayPal.
L’iniziativa è stata lanciata da banche e istituti finanziari europei di cinque Paesi diversi. Tra questi: Bnp Paribas, Crédit Agricole, Crédit Mutuel, la Banque Postale, Deutsche Bank, Ing e Société Générale. .In campo anche Nexi.
Il portafoglio digitale Wero
Non solo dunque un circuito di pagamento ma anche una soluzione di pagamento digitale che funzionerà tramite un e-wallet. Si parte in Germania, Francia e Belgio, Paesi che da soli rappresentano più della metà di tutti i pagamenti non in contanti dell’area euro) e, successivamente, nei Paesi Bassi.
Per rispondere tempestivamente ai continui cambiamenti dei mercati è necessario disporre di un sistema efficace di monitoraggio dello “stato” e delle prestazioni della Supply Chain, e le imprese italiane sembrano essere consapevoli di questa esigenza. In questo contesto l’80% delle imprese end-user applica specifici Kpi per la valutazione delle prestazioni della propria supply chain ma solo il 33% del campione misura un numero sufficiente di Kpi tecnici ed economici e l’11% dimostra un grado elevato di maturità con un sistema dedicato e in grado di tracciare efficacemente tutti i segnali, anche deboli. La fotografia è scattata dall’Osservatorio Supply Chain Planning del Politecnico di Milano.
Supply chain, digitale strategico
Nell’evoluzione dei processi di configurazione e pianificazione della Supply Chain è cruciale il ruolo del digitale, ma a livello tecnologico in Italia c’è ancora poca diffusione di strumenti avanzati, con la maggior parte delle imprese che non adotta nemmeno tecnologie disponibili da decenni come Mrp, Drp o Advanced Planning e Scheduling e continua a operare in manuale su fogli di calcolo agganciati a dati disponibili localmente.
“Nell’evoluzione della pianificazione nella Supply Chain le imprese italiane hanno ancora molta strada da compiere – afferma Andrea Sianesi, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Supply Chain Planning -. Dalla ricerca emerge una distanza tra le possibilità oggi offerte dalla tecnologia e dalla conoscenza manageriale codificata e le pratiche reali dalle aziende. Si evidenzia una carenza di cultura del dato e del disegno end-to-end del flusso applicativo, insieme a modelli di ottimizzazione ancora limitati a causa della grande complessità di gestione e a una certa ‘resistenza culturale’ al cambiamento. Alcune traiettorie seguite dallo sviluppo digitale non hanno aiutato: se i fondamentali tecnologici sono ampiamente disponibili, altre tecnologie come l’intelligenza artificiale (AI e GenAI) stanno facendo crescere la distanza tra annunci e realtà applicativa”.
Organizzazione chiave di volta
“Oggi parlare di una Supply Chain digitale significa considerare non solo un percorso tecnologico, ma anche organizzativo, per inserire nelle imprese nuove competenze di ri-disegno e adattamento continuo dei processi in relazione alle capacità crescenti della tecnologia – dichiara Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Supply Chain Planning -. Per essere competitive in uno scenario incerto, oggi, alle imprese italiane non basta essere innovatori nel prodotto, nel design, nelle tecnologie o nella qualità, serve diventare dei ‘naviganti esperti’ nei flutti globali delle catene del valore, con i migliori strumenti digitali e le migliori competenze”.
La maturità dei processi Supply Chain Planning
Più del 50% non misura le prestazioni in modo sufficientemente completo, ma si limita a valutare indicatori di prestazione tecnica, come puntualità e completezza. Solamente il 30% misura un numero sufficientemente completo di Kpi tecnici ed economici in modo da cogliere sia i segnali forti sia i segnali deboli, cioè quelli che possono essere percepiti solo dall’interno dell’organizzazione. Tra questi, il 19% prende in considerazione solamente i problemi più urgenti. Questi dati testimoniano un grado di maturità relativamente limitato di molte imprese italiane nella conoscenza dello “stato di salute” delle proprie Supply Chain. Inoltre, una certa limitata maturità emerge anche quando si tratta di adottare strumenti tecnologici adeguati…
Nonostante la monetizzazione dei dati possa offrire enormi benefici, molte organizzazioni rimangono ancora esitanti o stanno appena iniziando ad esplorare questa opportunità. La data monetization si posiziona in fondo alla lista delle opportunità di crescita potenziali, dietro a settori come l’intelligenza artificiale, il 5G, la trasformazione digitale, la cybersecurity e l’Internet of Things. Questo il complesso panorama che emerge dagli insights forniti dal report Tech Index 2024 “Riding the next big wave” di Dla Piper.
Un problema di competenze dietro la scarsa adozione
Tra i fattori che rallentano l’adozione della monetizzazione dei dati c’è una comprensione limitata di cosa essa realmente comporti. Storicamente, questa pratica era quasi esclusivamente associata alla raccolta e vendita di informazioni personali, un approccio che è stato significativamente limitato dall’introduzione di normative rigorose come il Gdpr dell’Unione Europea. Questo regolamento impone limiti stringenti su quale tipo di dati può essere trattenuto e come può essere utilizzato, scoraggiando molte organizzazioni dal considerare ulteriori modalità di monetizzazione dei dati.
Le opportunità della data monetization
Tuttavia, una visione più ampia e utile della monetizzazione dei dati include l’utilizzo dei dati raccolti per migliorare l’efficienza operativa e risparmiare sui costi. Questo può avere un impatto diretto sia sui ricavi che sui margini di profitto. Ad esempio, molte organizzazioni stanno utilizzando i dati per migliorare le relazioni con i clienti e comprendere meglio le loro preferenze, al fine di ottimizzare le strategie di marketing e aumentare le vendite. Altre aziende stanno applicando i dati per migliorare i processi industriali, rendendo le linee di produzione e i processi di manutenzione più efficienti, migliorando la gestione della supply chain e perfezionando lo sviluppo dei prodotti.
Il problema della data quality: servono skill
Nonostante questi potenziali benefici, il report di Dla Piper sottolinea che molte organizzazioni sono scoraggiate dalla qualità dei dati disponibili. Spesso, i dati sono non strutturati e dispersi attraverso diversi sistemi e funzioni aziendali, rendendo difficile il loro utilizzo efficace. La necessità di assumere data scientists qualificati, capaci di gestire grandi set di dati con una mentalità commerciale, è cruciale per superare queste sfide. Tuttavia, solo il 38% degli intervistati ha dichiarato di impiegare attualmente data scientists, una percentuale che scende al 25% in Nord America.
Il ruolo della regolamentazione
La regolamentazione gioca un ruolo cruciale in questa dinamica. L’Europa, grazie a normative come il Gdpr, ha stimolato un approccio più innovativo e sicuro alla monetizzazione dei dati. Questo ha portato il 38% delle organizzazioni europee a fare pieno uso della data monetization, un dato significativamente superiore rispetto al 19% delle aziende statunitensi. Il Data Governance Act dell’Ue, in vigore da settembre 2023, e il Data Act mirano a facilitare la condivisione volontaria dei dati e a permettere alle imprese e ai consumatori di accedere, utilizzare e condividere i dati in modo sicuro. Queste misure dovrebbero, nel tempo, rendere più dati disponibili per essere analizzati e monetizzati.
Il gruppo Tim chiude il primo semestre 2024 con una perdita netta di 646 milioni di euro, in miglioramento dal rosso di 813 milioni del primo semestre 2023. E conferma la guidance 2024 con ricavi stimati in crescita tra il 3% e il 4%
Lo comunica una nota del gruppo che ha approvato la relazione finanziaria semestrale che considera il perimetro NetCo, oggetto di cessione a Kkr, come attività destinata a essere ceduta (discontinued operations).
I risultati, focus su ServCo
I risultati, che evidenziano appunto un risultato netto attribuibile ai soci della controllante pari a -646 milioni, non sono da considerarsi rappresentativi degli andamenti del gruppo in continuità né del nuovo perimetro aziendale ServCo (Tim Consumer, Enterprise e Brasil).
Confermati i risultati preliminari e gestionali like-for-like relativi a ServCo comunicati al mercato lo scorso 31 luglio: ricavi totali a 7,1 miliardi (+3,5%), ricavi da servizi a 6,7 miliardi (+4%); Ebitda a 2,1 miliardi (+9,4%), Ebitda After Lease a 1,8 miliardi (+13%). A seguito della vendita di NetCo, perfezionata il 1 luglio, l’indebitamento finanziario netto rettificato after lease pro-forma del gruppo Tim ServCo risulta pari a 8,1 miliardi, in linea con le previsioni. Il gruppo conferma inoltre le guidance per l’intero esercizio, che prevedono per il 2024 una crescita dei ricavi di gruppo del 3-4%, una crescita dell’ebitda after lease di gruppo dell’8-9% e un indebitamento finanziario netto after lease inferiore o uguale a 2 volte l’ebitda after lease e pari a circa 7,5 miliardi.
I dati Esg
Sotto il versante Esg, una prima vista sui dati di ServCo evidenzia un miglioramento del profilo del gruppo, sottolinea Tim. Ciò è legato a una riduzione e a una ridistribuzione delle emissioni, con un calo di quelle dirette e relative all’acquisto dell’energia, mentre aumentano in proporzione quelle relative alla filiera. Anche la componente social cambia parzialmente, non solo per una riduzione dei dipendenti a livello domestico, ma perché all’interno del mix aumenta la percentuale di donne e di giovani, con un calo dell’età media. La governance del gruppo beneficia della continuity assicurata dalla riconferma del mandato dell’amministratore delegato, della riduzione dei membri del cda e della presenza del Ceo nel Comitato di Sostenibilità per favorire l’allineamento degli obiettivi di business con quelli Esg.
Il dossier Sparkle
Resta aperto il dossier Sparkle. A questo proposito l’Ad di Tim, Pietro Labriola, si dice fiducioso. A margine della sua partecipazione all’Italian Tech Week, in corso a Torino, rispondendo a chi gli chiedeva se ci fossero novità sulla vendita di Sparkle, Labriola ha chiarito: “Se fosse arrivata una proposta l’avremmo comunicato al mercato ma sono sempre ottimista”. Non è stata dunque confermata l’indiscrezione di stampa secondo cui il Tesoro, insieme al fondo Asterion, starebbe preparando una nuova offerta per rilevare il 100% della società dei cavi sottomarini.
Labriola ha anche annunciato l’ingresso di Tim in Alaian, l’alleanza guidata da Telefonica, alla quale hanno derito sono una decina di telco che operano in circa 70 paesi con 1 mld di clienti.
“Ci aiuterà a entrare in connessione con startup di grande qualità, lavorando assieme sui trend del…
“Abbiamo parlato di investire nella loro azienda – spiega Zuckerber riferendosi a un recente incontro con il top management di EssilorLuxottica – Non sarà una quota di grande importanza, direi che è più una questione simbolica, vogliamo sia un partenariato a lungo termine”.
Un futuro da Big-Tech per Luxottica?
Per il futuro della multinazionale italo-francese fondata da Leonardo Del Vecchio, che oggi controlla alcuni tra i più noti brand nel campo degli occhiali, a partire da Ray Ban, Zuckerberg vede un futuro da big tech, come afferma in un’intervista rilasciata a The Verge. “Pensavo che questo sarebbe stato un bel gesto – spiega il Ceo di Meta riferendosi alla volontà di investire in Essilux – e credo molto in loro. Penso che passeranno dall’essere la principale azienda di occhiali al mondo a diventare una delle principali aziende tecnologiche del mondo”.
Il paragone con Samsung
“Se pensi a come Samsung ha fatto sì che la Corea diventasse uno dei principali hub per la produzione di telefoni nel mondo – prosegue Zuckerberg – credo che questa sia probabilmente una delle migliori opportunità per l’Europa e l’Italia in particolare per diventare un importante centro per la produzione e progettazione della prossima grande categoria di piattaforme informatiche”.
La collaborazione tra Meta ed Essilux
Il rapporto di collaborazione tra Meta ed EssilorLuxottica è iniziato a settembre 2020, con l’annuncio di una partnership pluriennale per lo sviluppo degli smart glasses che ha portato sul mercato il primo prodotto a marchio Ray-Ban dopo due anni.
“Investiamo ogni anno centinaia di milioni in attività di ricerca e sviluppo per dar vita a prodotti che migliorino la qualità della vita di miliardi di persone e che abbiano un impatto sul modo in cui guardiamo il mondo e gli altri – aveva dichiarato in quell’occazione Francesco Milleri, presidente e Ad di EssilorLuxottica – Sebbene sia ancora solo all’inizio, il lavoro compiuto con Meta ha rappresentato un traguardo importante nel rendere gli occhiali la porta d’accesso a un mondo sempre più connesso”.
Sam Altman: “L’Italia guardi alla Sillicon Valley”
Trasferta italiana in questi giorni per il cofondatore e ceo di OpenAi, Sam Altman, che ieri pomeriggio è stato protagonista insieme a John Elkan, ceo di Exor e presidente di Stellantis&Ferrari, di un fireside in occasione dell’Italian Tech Week. L’incontro è stato per Altman l’occasione per dire la sua sull’imprenditoria italiana: “È un momento di profondi cambiamenti, in cui stanno cambiando le più tradizionali regole su chi può avere successo, e le startup hanno un vantaggio incredibile perché possono…
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