Aumentare i finanziamenti per la crescita delle aziende deep tech in Europa: è questo l’obiettivo della rete di investitori “fidati” lanciata dalla Commissione Europea. Si tratta di un gruppo di 71 tra fondi di capitale di rischio, banche d’investimento pubbliche, fondazioni e fondi di rischio aziendali, che insieme rappresentano una “potenza di fuoco” di oltre 90 miliardi di euro, con la possibilità che in network possa allargarsi con nuovi membri nel corso del 2025.
Nuove opportunità di finanziamento
Queste aziende, spiega la Commissione Ue in una nota, si sono rese disponibili a coinvestire in società innovative deep-tech, aggiungendo i propri finanziamenti a quelli del Fondo del Consiglio Europeo per l’innovazione, parte del programma di ricerca e innovazione Horizon Europe.
L’iniziativa è stata presentata ad Atene da Iliana Ivanova, commissario Ue per l’Innovazione, la Ricerca, la Cultura, l’Istruzione e la Gioventù, che ha spiegato come i partecipanti si siano impegnati a sottoscrivere una “Carta della rete di investitori” che definisce i valori condivisi.
Il fondo Eic
Nel corso del tempo il fondo Eic ha investito complessivamente quasi un miliardo di euro a favore delle 251 startup più promettenti del Vecchio Continente, attraendo coinvestimenti per più di 4 miliardi di euro da circa mille investitori.
“L’Eic – spiega la Commissione Ue – fornisce un supporto personalizzato ai membri del club, con l’obiettivo di trasformare il 20% di essi in unicorni, ossia in aziende con una valutazione superiore a 1 miliardo di euro. Complessivamente, queste aziende associate hanno raccolto oltre 73 milioni di euro fino ad oggi, con ulteriori round di finanziamento previsti a breve”.
L’Eic scaling summit
Il lancio della rete di investitori è avvenuto durante il primo Eic Scaling Summit, evento che ha riunito 120 aziende che, per le loro caratteristiche, potrebbero diventare campioni globali nei loro settori di riferimento. Settandadue si sono aggiunte alle 48 già iscritte all’EIC Scaling Club.
In Italia soltanto il 44% delle amministrazioni pubbliche ha identificato casi d’uso concreti dell’AI, mentre il 30% non ha ancora esplorato a pieno le opportunità offerte da queste tecnologie. E’ questo uno dei principali dati che emergono dallo studio sul ruolo e l’impatto dell’intelligenza artificiale nella Pubblica amministrazione italiana realizzato da Salesforce Italia in collaborazione con Teha Group per analizzare come l’adozione dell’AI possa migliorare l’efficienza dei processi pubblici e la qualità dei servizi ai cittadini, proponendosi come una leva strategica per la trasformazione digitale a lungo termine.
Ripensare la PA italiana
“L’Intelligenza Artificiale offre una straordinaria opportunità per ripensare la Pubblica Amministrazione italiana, rendendola non solo più efficiente, ma anche più vicina alle esigenze dei cittadini – afferma Paolo Bonanni, Regional Vice President e Public Sector Leader per Salesforce Italia – Grazie a questa ricerca, vogliamo fornire alle istituzioni italiane una guida concreta per accelerare la trasformazione digitale. La collaborazione tra pubblico e privato, unita a una chiara visione strategica, è essenziale per realizzare un cambiamento che impatti positivamente la vita di milioni di cittadini, migliorando la qualità dei servizi e rafforzando la fiducia nel sistema pubblico”.
Il gruppo di lavoro permanente per l’Ai nella PA
“Il Rapporto 2024 è il risultato di un grande percorso di confronto e di ingaggio con oltre 60 vertici delle nostre Pubbliche Amministrazioni. Le attività di tale Gruppo di Lavoro Permanente hanno avuto l’obiettivo di gettare le basi per avviare un processo di innovazione profonda e sostenibile, ponendo le fondamenta per una trasformazione significativa della Pubblica Amministrazione – sottolinea Corrado Panzeri, Partner e Responsabile Area Innovazione e Tecnologia di TEHA Group – Nel 2024, il percorso del Gruppo di Lavoro Permanente ha compiuto un significativo passo avanti con un orientamento sempre più concreto e tangibile. Con un approccio pragmatico, ci siamo concentrati su elementi chiave che possono accelerare l’adozione dell’IA a vari livelli della Pubblica Amministrazione, individuando ambiti di applicazione, best practice e fattori determinanti per migliorare la qualità della vita dei cittadini, l’efficienza delle strutture pubbliche e l’attrattività del sistema-Paese”.
La necessità di indirizzi politici
Tra i cinue punti cardine emersi dalla ricerca il primo riguarda il ruolo della leadership politica, che dovrebbe essere “forte e visionaria”, per spingere sull’adozione dell’Intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione. E se in Italia il lavoro sui casi d’uso è ancora alle fasi iniziali, lo stesso principio non vale per altri Paesi che hanno assunto il ruolo di “guida” a livello internazionale, come ad esempio Stati Uniti e Regno Unito, dove la presenza di una chiara strategia nazionale ha accelerato l’adozione dell’AI nelle strutture pubbliche.
Tra i consigli che lo studio evidenzia c’è l’importanza di monitorare le soluzioni tecnologiche di IA implementate e di aggiornare la strategia nazionale, orientando i nuovi obiettivi e le misure con gli sviluppi tecnologici più recenti, senza dimenticare di adeguare la normativa e le regolamentazioni dell’IA sulla base dei risultati ottenuti dalle sperimentazioni e dalle best practice internazionali.
Il gap di competenze
Tra i problemi da risolvere con più urgenza per favorire al diffusione delle soluzioni di…
Ci sono anche gli smartphone sul banco degli imputati per la perdita globale di biodiversità, come emerge dall’ultimo report di Abn Amro e Impact institute. La produzione dei cellulari intelligenti causa la distruzione ogni anno di 1,9 milioni di ettari di territorio che ospita specie animali e vegetali diverse. Una soluzione possibile è imporre una “tassa“, o meglio una tariffa di compensazione per il produttore, pari a 7,10 euro per ogni smartphone. C’è anche una molteplicità di strategie che si possono adottare, sia per i produttori che per i venditori, dalla verifica dei materiali lungo la supply chain all’analisi dei dati fino alla promozione dell’acquisto dei modelli ricondizionati.
Una tassa di 7 euro sugli smartphone aiuterebbe l’ambiente
La “tassa green” sulla produzione degli smartphone potrebbe finanziare l’adozione di energie rinnovabili nella produzione, l’impiego di materiali riciclati e sostenibili e la promozione di un ciclo di vita più lungo del device (oltre i 2,5 anni). Questi elementi avrebbero tutti un impatto positivo sulla sostenibilità del prodotto.
La biodiversità globale è diminuita di quasi il 70% negli ultimi 50 anni, ma più della metà dell’economia globale dipende dai benefici di un ecosistema sano: basti pensare all’impollinazione per l’agricoltura. La Corporate sustainability reporting directive (Csrd) dell’Ue esige da tutte le grandi aziende con un impatto significativo o materiale sull’ambiente e un modello di business che è direttamente impattato dai fattori ambientali di stilare un report sulla biodiversità a partire dal 2025, indicando gli elementi che mettono pressione sulla biodiversità.
Lo studio di Abn Amro afferma che la produzione e lo smaltimento di uno smartphone comportano una perdita di 16,6 metri quadri di biodiversità globale incontaminata per un anno. Ciò include il consumo di acqua, le emissioni di CO2, il consumo di energia e l’uso di suolo.
Le strategie per cellulari più green
Lotta al cambiamento climatico e riduzione dell’inquinamento dell’acqua e dell’aria sono le prime mosse per rendere la produzione di smartphone più green. Lo studio suggerisce ai produttori di adeguare gli acquisti per cercare di utilizzare materiali riciclati, di promuovere la progettazione modulare e la riciclabilità delle parti e di migliorare la tracciabilità in tutte le parti della catena di fornitura per identificare opportunità per ridurre l’impronta ambientale delle materie prime e dei materiali.
Il “design for circolarity” è un’altra delle prassi da adottare: i partner della filiera si impegnano per la progettazione di prodotti con un elevato valore di riparazione e riciclaggio, in modo che i device durino più a lungo e le materie prime cruciali possano essere riutilizzate per ridurre l’impronta ambientale.
Anche i retailer possono contribuire alla sostenibilità dei cellulari analizzando la loro value chain per determinare l’impatto dei prodotti sulla biodiversità e formulando delle specifiche policy per proteggere l’ambiente. Per esempio, possono chiedere ai fornitori dati sull’impatto dei prodotti sulla biodiversità e usare modelli circolari, vendendo anche prodotti usati o ricondizionati offrendo servizi come il noleggio di prodotti e la riparazione.
I retailer possono anche ottimizzare la durata di vita dei prodotti offrendo prodotti di alta qualità e incoraggiando nei consumatori la scelta della…
Gruppo Xera e Dataone uniscono competenze e risorse, in una nuova sinergia societaria che mira ad offrire soluzioni innovative in grado di rispondere alle crescenti esigenze di digitalizzazione e sicurezza informatica. Nasce così il primo gruppo Ict in Abruzzo, con un team di oltre 60 risorse altamente specializzate negli ambiti di Itad, Refurbishing, Cybersecurity, Consulenza normativa Compliance, Iperconvergenza, Sistemi di Unifed Communication, Servizi a valore Soc Noc.
Alle offerte si aggiunge il servizio di Helpdesk unificato per una risposta mmediata a tutte le esigenze del customer care. Il Gruppo conta su un fatturato annuo consolidato di milioni di euro, in crescita, e di un portfolio clienti di oltre 1800 aziende pubbliche e private.
Focus su cloud, cybersecurity, AI e automazione
Con l’ingresso del Gruppo Xera nell’assetto societario di Dataone, la partnership si tradurrà in un aumento della capacità di sviluppo congiunto di soluzioni tecnologiche avanzate, con un focus su infrastrutture cloud, cybersecurity, AI e automazione. L’obiettivo comune è di supportare le aziende italiane nel loro percorso di trasformazione digitale, offrendo servizi all’avanguardia, personalizzati e capaci di rispondere alle mutevoli esigenze del mercato. La filosofia di crescita di Xera è una visione condivisa dalla stessa Dataone: la mission comune continuerà ad essere quella di affiancare le aziende, pubbliche e private, nel processo di crescita digitale fornendo professionalità e soluzioni tecnologiche.
“Questa partnership rappresenta un passo significativo per il Gruppo Xera – spiega Donato Colleluori, Ceo del Gruppo Xera – . Unendo la nostra esperienza nell’ambito dei servizi IT con le competenze specializzate di Dataone, siamo certi di poter garantire un valore aggiunto ai nostri clienti. L’innovazione e l’efficienza operativa sono i pilastri su cui intendiamo costruire il nostro futuro comune”.
“Siamo entusiasti di collaborare con il Gruppo Xera, un’azienda che condivide la nostra visione di crescita e di eccellenza tecnologica – aggiunge Gianfranco Merletti, ceo di Dataone -. Questa sinergia ci permetterà di ampliare la nostra offerta e di affrontare le sfide del mercato con una struttura più solida e dinamica, mantenendo al centro delle nostre attività l’attenzione per la qualità dei servizi e per l’innovazione”.
Intesa con la regione della Precarpazia
Intanto è stata siglata a Bruxelles un’intesa tra la Regione Abruzzo e la regione polacca della Precarpazia, alla presenza dei rispettivi presidenti, Marco Marsilio e Wladyslaw Ortyl. Con la firma prosegue un rapporto che si è strutturato nel corso di questi anni: “A questa regione – ha commentato Marsilio – ci unisce una situazione industriale molto simile, a cominciare dallo sviluppo dell’automotive. Oltre al settore automobilistico le nostre relazioni punteranno molto nei campi delle nuove tecnologie, nel settore informatico, in quello medico-farmaceutico: insieme stringeremo ulteriori rapporti di collaborazione”.
I trasporti automatizzati e connessi su 5G tra Italia e Slovenia possono diventare realtà con ricadute positive per tutto il territorio: lo ha concluso il progetto 5G-Sitacor, che ha condotto uno studio di fattibilità per l’implementazione della tecnologia mobile di quinta generazione lungo le sezioni transfrontaliere dei corridoi del Mediterraneo e del Baltico-Adriatico Ten-T tra Italia e Slovenia.
Lo studio è stato coordinato dalla Regione del Friuli-Venezia Giulia, in collaborazione con l’Università di Trieste, l’Università di Lubiana (Slovenia), Dars (Slovenia), Telekom Slovenije (Slovenia), Anas (Italia), Autostrade Alto Adriatico (Ita), Retelit (Italia) e Luka Koper (Slovenia). Lo studio di fattibilità appena concluso ha definito i modi migliori per sfruttare il potenziale della tecnologia 5G (throughput più elevato, minore latenza e maggiore affidabilità) in diverse aree per lo sviluppo di un’infrastruttura per la mobilità connessa e automatizzata. Sono, inoltre, state valutate le ricadute sociali ed economiche positive per il territorio.
Il prossimo obiettivo è passare alla fase di implementazione.
5G, il corridoio Italia-Slovenia è fattibile
Il progetto 5G-Sitacor ha valutato le necessità tecniche per dotare i corridoi Ten-T Mediterraneo e Baltico-Adriatico, in particolare le tratte transfrontaliere tra la regione Friuli-Venezia Giulia (Italia) e la Repubblica di Slovenia, di un’infrastruttura passiva e attiva neutrale e agnostica dedicata allo sviluppo di servizi digitali.
Lo studio ha analizzato lo stato dell’arte della rete stradale e delle infrastrutture di telecomunicazione lungo i 275 Km di autostrada tra il Friuli-Venezia Giulia e la Slovenia e ha identificato i parametri e le modalità migliori di applicazione della tecnologia 5G nella realizzazione di sistemi di trasporto automatizzato e connesso (Cam), il miglioramento della sicurezza stradale (Intelligent traffic system), oltre alla protezione avanzata nella trasmissione delle informazioni (Quantum key distribution).
I partner del progetto hanno, inoltre, studiato gli effetti sociali più ampi delle infrastrutture di trasporto intelligenti e le sinergie nei campi della logistica e della mobilità elettrica, dell’industria e delle città intelligenti, della sanità digitale e della sostenibilità, grazie a un uso più efficiente delle risorse esistenti con conseguente riduzione della CO2.
Il progetto rientra nel programma comunitario Cef (Connecting Europe Facility) e, più precisamente, nella call EU Cef-Dig-2022-5GCorridors, che finanzia la crescita, l’occupazione e la competitività attraverso investimenti in infrastrutture situate in aree chiave e di raccordo tra Paesi dell’Unione.
Dalle autostrade connesse ai servizi per il territorio
Le autostrade coperte dallo studio comprendono oltre 200 km del corridoio mediterraneo e del corridoio Baltico-Adriatico, e oltre 60 km di autostrade aggiuntive come percorsi secondari in caso di eventi critici. Le sezioni principali sono: Udine Nord-Palmanova (27 km), Latisana-Fernetti e Fernetti-Sežana (102 km), Fernetti-Sezana-Divača (16 km), Fernetti-Koper via Trieste (36 km), Koper-Divača-Postojna (57 km) e Villesse-Gorizia-Nova Gorica-Razdrto (62 km).
Il progetto nasce dalla necessità di migliorare la copertura e la qualità della connettività nei corridoi identificati, caratterizzati da territorio diversificato con aree urbane e disabitate, montagne e tunnel, traffico intenso su strade sia italiane che slovene e presenza di porti (Trieste e Koper) che collegano passeggeri e merci con l’Italia, la Slovenia e l’Europa centrale.
I vantaggi attesi sono la maggiore sicurezza stradale grazie alla tecnologia Cam (Connected and Automated Mobility),…
Secondo capitolo per il Piano Isole Minori finanziato e promosso dal Dipartimento della trasformazione digitale con un investimento di 8 milioni di fondi Pnrr. Nel nuovo piano sono 7 le isole coinvolte e Infratel ha avviato la consultazione (scarica qui il documento) aperta fino al 12 novembre.
Il nuovo Piano Isole Minori
Sono 8 milioni le risorse messe in campo e il piano riguarda le seguenti tratte: Piombino-Elba, Capri-Massa Lubrense, Bacoli-Procida, Procida-Ischia, Levanzo-Favignana, Argentario-Giglio, Palau-La Maddalena per un totale di 73 km di intervento nella porzione sottomarina e di 19 di quella terrestre.
Il primo Piano Isole Minori
Tramite la posa di cavi ottici sottomarini e terrestri il Piano consente di abilitare moderni servizi digitali per le imprese, i cittadini e le PA locali, attraverso la diffusione dei servizi a banda ultra larga, dei servizi di connettività mobile e, in prospettiva, dei servizi basati sulla tecnologia 5G. Il finanziamento interessa 21 isole delle regioni Lazio, Puglia, Sicilia, Toscana e Sardegna, di cui il 62% si trova in Sicilia. Le isole interessate sono Capraia, Levanzo, Marettimo, Vulcano, Lipari, Salina, Filicudi, Alicudi, Panarea, Stromboli, Pantelleria, Linosa, Lampedusa, Ustica, Ponza, Ventotene, Santo Stefano, San Pietro, Asinara, San Nicola, San Domino.
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