Guerra Ucraina, Yandex lancia l’allarme: “Con sospensione dal Nasdaq rischiamo di chiudere”

Guerra Ucraina, Yandex lancia l’allarme: “Con sospensione dal Nasdaq rischiamo di chiudere”

Yandex ha lanciato l’allarme su un suo possibile default dopo la sospensione dal Nasdaq.  La Borsa di New York questa settimana ha tutte le quotazioni delle società russe fino a quando non sarà chiaro quali impatti avranno le sanzione su di loro.

In un comunicato stampa, Yandex che ha sede legale nei Paesi Bassi ma ha i suoi uffici principali in Russia, ha spiegato di non essere stata presa di mira dalle sanzioni. “Attualmente non ci sono restrizioni normative sulla capacità delle persone statunitensi, britanniche o dell’Ue di acquisire e scambiare titoli di Yandex”, ha aggiunto.

Tuttavia “il Google russo” ha puntualizzato che se la sospensione dovesse durare a lungo, i proprietari di obbligazioni potrebbero decidere di riscattare il proprio debito con gli interessi. “Il gruppo Yandex nel suo insieme non ha attualmente risorse sufficienti per riscattare le banconote per intero”, ha affermato la società.

Anche se la società fosse in grado di ottenere finanziamenti per pagarli per intero, Yandex ha affermato che una spesa così ingente “avrebbe un effetto negativo concreto sulla posizione finanziaria e liquidità a breve termine e potrebbe influire sulla capacità di adempiere agli altri nostri obblighi”.

Il motore di ricerca , lanciato nel 1997, è il più grande del suo genere in Russia, rappresentando oltre il 60% delle ricerche su Internet del paese nell’ultimo trimestre del 2021, secondo la società. Il gruppo ha diversificato i suoi prodotti negli ultimi anni e ora offre anche un servizio di trasporto e consegna di generi alimentari.

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Tlc, Reload si prende il 100% di Intermatica: operazione da 10 milioni di euro

Tlc, Reload si prende il 100% di Intermatica: operazione da 10 milioni di euro

Reload spa, azienda attiva dal 1994 nel mercato delle infrastrutture nel settore delle telecomunicazioni, ha annunciato l’acquisizione al 100% di Intermatica spa, realtà che dal 1997 è un importante player nel campo dei sistemi di telecomunicazione terrestre e satellitare, nonché partner strategico dei principali carrier italiani ed internazionali, system integrator e produttore di soluzioni integrate per la sicurezza informatica, la cyber intelligence, l’IoT (internet of things) per le aziende e IoH (internet of humans). Il valore complessivo dell’operazione per l’acquisto di Intermatica è di circa 10 milioni di euro e prevede un importante percorso di crescita e di sviluppo sia di nuovi mercati e partnership che di consolidamento nei mercati in cui l’azienda è già presente.

Con questo passo continua e si consolida il percorso di crescita di Reload spa, che nel 2021 ha registrato un fatturato consolidato di 47 milioni e conta 190 dipendenti. Intermatica nel 2021 ha fatturato più di 22 milioni di euro e le previsioni per il 2022 sono quelle di un incremento. 

Consolidamento dell’offerta

“Con questa acquisizione – dichiara il presidente di Reload, Glauco Verdoia – consolidiamo la nostra offerta sul mercato. Reload eccelle in infrastrutture tecnologiche altamente innovative, soluzioni e piattaforme di trasformazione digitale, integrazione di sistemi e servizi software. La ricerca e sviluppo è un driver fondamentale per Reload nell’innovazione e le conferisce un vantaggio competitivo nel mercato. L’azienda ha iniziato dal 2021 ad operare in nuovi mercati e soprattutto nello sviluppo industriale nelle tecnologie green ed ecologiche e nell’ingegneria e progettazione di sistemi di cablaggio in fibra ottica e sistemi di aggiornamento di trasmissione mobile, diversificando le attività core”.

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”Grazie a quest’operazione – sottolinea il fondatore e presidente di Intermatica Claudio Castellani – Intermatica potrà continuare a crescere e consolidare il suo ruolo nel mercato all’interno di una realtà importante come Reload. In Intermatica vision e mission aziendali sono orientate ad una costante attività di ricerca e sviluppo, che coincidono e sono complementari a quelle di Reload, per mettere a disposizione dei nostri clienti una value proposition all’avanguardia basata sulla massima affidabilità e qualità delle tecnologie”.

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Russia-Ucraina, è escalation nella guerra degli hacker. E l’Europa blocca i media online russi

Russia-Ucraina, è escalation nella guerra degli hacker. E l’Europa blocca i media online russi

Si allargano i fronti cyber nel conflitto Russia-Ucraina. L’Europa mette al bando le trasmissioni di “Russia Today” e Sputnik (e le relative sussidiarie negli Stati membri) con l’obiettivo di bloccare la disinformazione sugli sviluppi bellici. E’ emerso da un colloquio tra i ministri europei del Digitale, a cui ha partecipato per l’Italia il ministro Vittorio Colao. Coinvolte anche Youtube, Meta, Twitter affinché garantiscano il blocco ai canali di propaganda e disinformazione, preservando al tempo stesso la capacità dei cittadini russi di comunicare via internet e di poter accedere ad una “informazione libera”.

Il bando dell’Europa

Il Regolamento Ue 328/2022 introduce una serie di beni soggetti a controllo e la cui esportazione verso la Russia è di fatto vietata; molti di questi beni riguardano i settori dell’IT: materiali elettronici, telecomunicazioni e sicurezza dell’informazione. La Presidenza francese dell’Ue valuterà assieme agli Stati membri eventuali ulteriori misure.

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Dal colloquio tra i ministri europei emerge che l’Ucraina “ha richiesto assistenza per la fornitura di risorse Ict, e in particolare di terminali per il collegamento al sistema satellitare Starlink, in modo da poter garantire la connessione a Internet a tutti i cittadini ucraini. Anche in questo caso sarà assicurato un coordinamento europeo per valutare le richieste ucraine”.

Cyberwar in escalation: 260mila hacker anti-Putin

Si allarga anche il fronte della cyberguerra. Dopo aver preso di mira siti istituzionali e infrastrutture digitali di Kiev con un susseguirsi di nuovi malware, ora i cybercriminali starebbero puntando anche sull’organizzazione dei rifugiati con una campagna di phishing. Mentre si allargano le file dell’esercito di hacker volontari a sostegno dell’Ucraina, chiamati a raccolta dal ministro del Digitale Fedorov, che ora sarebbero oltre 260mila.

Nella cyberguerra si stanno delineando diversi schieramenti: gli attivisti di Anonymous agiscono contro la Russia, la gang di cybercriminali Conti fiancheggia il Cremlino (anche se ci sono segnali di disobbedienza civile al suo interno), mentre cresce l’esercito di hacker volontari che si sono arruolati nell’IT Army costituitosi dopo l’appello del ministro ucraino Fedorov.

La società di sicurezza informatica Sekoia stima siano quasi 260.000 persone, hanno una pagina Twitter e un canale Telegram. Le azioni finora riportate sono attacchi Dos (Denyal od Service) per metter ko una infrastruttura. Ma il “cyber-esercito” potrebbe anche avere obiettivi più ambiziosi come reti ferroviarie o il sistema di navigazione satellitare russo.

Anche Microsoft sta fornendo supporto tecnologico alle organizzazioni non governative impegnate a gestire la crisi umanitaria scatenata dal conflitto. Il centro di sicurezza del colosso tecnologico ha individuato un nuovo malware che si chiama FoxBlade. Oltre ad aver causato interruzioni dei servizi delle infrastrutture digitali ucraine a ridosso dell’invasione, è stata lanciata un’allerta su tentativi di furto di dati personali sanitari, assicurativi e in ambito trasporti.

I malware scendono in guerra

Tanti i malware che stanno proliferando dallo scoppio del conflitto. C’è Isaac Wiper – scoperto dalla società di sicurezza Eset, che cancella tutti i dati di una macchina e la rende inservibile – ma anche Cyclops Blink, HermeticWiper, HermeticWizard, HermeticRansom su cui ha lanciato…

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Guerra Ucraina, l’Ue: “Fine della cooperazione su ricerca e innovazione con la Russia”

Guerra Ucraina, l’Ue: “Fine della cooperazione su ricerca e innovazione con la Russia”

Sospensione della cooperazione con enti russi nel campo della ricerca, della scienza e dell’innovazione. E’ il provvedimento adottato dalla Commissione europea “a seguito dell’invasione russa contro l’Ucraina e in solidarietà con il popolo ucraino”. La Commissione  – recita una nota ufficiale – “non concluderà nuovi contratti né nuovi accordi con organizzazioni russe nell’ambito del programma Orizzonte Europa. Inoltre, sospende i pagamenti a entità russe nell’ambito di contratti esistenti. Tutti i progetti in corso, a cui partecipano organizzazioni di ricerca russe, sono in fase di revisione, sia nell’ambito di Orizzonte Europa che di Orizzonte 2020, il precedente programma dell’Ue per la ricerca e l’innovazione.

Finanziamenti alle realtà ucraine di successo

“La cooperazione dell’Ue in materia di ricerca si basa sul rispetto delle libertà e dei diritti che sono alla base dell’eccellenza e dell’innovazione – spiega Margrethe Vestager, vicepresidente esecutiva per un’Europa pronta per l’era digitale -. L’atroce aggressione militare della Russia contro l’Ucraina è un attacco contro quegli stessi valori. È quindi giunto il momento di porre fine alla nostra cooperazione di ricerca con la Russia”.

28 Marzo 2022 – 15:00

Innovazione Digitale e PMI: Mariano Corso presenta la Ricerca degli Osservatori

“L’aggressione militare della Russia contro l’Ucraina è un attacco alla libertà, alla democrazia e all’autodeterminazione, su cui si basano l’espressione culturale, la libertà accademica e scientifica e la cooperazione scientifica – aggiunge Mariya Gabriel, Commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e la gioventù -. Di conseguenza, abbiamo deciso di non impegnarci in ulteriori progetti di cooperazione in ricerca e innovazione con entità russe. Allo stesso tempo, siamo fortemente impegnati a garantire una partecipazione continua e di successo dell’Ucraina ai programmi di ricerca e formazione di Orizzonte Europa ed Euratom. Scienziati e ricercatori ucraini sono stati partecipanti chiave nei nostri programmi quadro dell’Ue per la ricerca e l’innovazione per 20 anni e hanno dimostrato eccellenza e leadership nell’innovazione. Abbiamo adottato misure amministrative per garantire che i beneficiari ucraini di successo possano ricevere finanziamenti dai programmi di ricerca e innovazione dell’Ue”.

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Fastest-growing companies: Winelivery, Datlas e Pegaso Security i gioielli italiani

Fastest-growing companies: Winelivery, Datlas e Pegaso Security i gioielli italiani

E’ l’Italia a dominare la sesta edizione della classifica “FT 1000”, la graduatoria del Financial Times e di Statista, che assegna un punteggio alle aziende europee in rapida crescita. Sono 235 le imprese “made in Italy” presenti nel ranking: al primo posto – nono nella classifica globale – Winlivery , segue Datlas (13esimo) e Pegaso Security (23esimo). La Germania è presente con 194 aziende e il Regno Unito con 155. Londra si conferma la città con la più alta densità di imprese fast growing.

In totale sono 117 le aziende che hanno conquistato un posto nella classifica in tre anni consecutivi. Il mix settoriale quest’anno è sostanzialmente in linea con la classifica 2021: la tecnologia è in testa con un quinto delle aziende in lista, seguita dalle costruzioni e dalla vendita al dettaglio.

L’andamento delle imprese in tempo di Covid

La classifica illustra l’andamento di molteplici settori dall’inizio della pandemia di Covid. Emergono le strategie aziendali che sono state in grado di sopravvivere al crollo della domanda causato dalle restrizioni del coronavirus, agli attriti commerciali dovuti alla Brexit e alla stretta sulla catena di approvvigionamento globale.

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La classifica elenca le società europee che hanno ottenuto il più alto tasso di crescita annuale composto dei ricavi tra il 2017 e il 2020. Il Cagr minimo richiesto per entrare nella classifica era del 36,5%, una “tacca” sopra il 35,5%. necessario per l’edizione dell’anno scorso.

Smartphone ricondizionati: Swappie al primo posto

Al primo posto Swappie, rivenditore di smartphone ricondizionati con sede in Finlandia, che ha scalzato Bulb Energy. Bulb, il settimo fornitore di energia della Gran Bretagna, è entrato in “amministrazione speciale” a novembre costringendo il governo a interventi di sostegno. Al secondo posto Kilo Health, una società lituana di assistenza sanitaria digitale, al terzo Oci Group, un’azienda di approvvigionamento con sede nel Regno Unito e OnlyFans piattaforma digitale con sede nel Regno Unito nota per la vendita di materiale pornografico.

Una ricerca di Deloitte, scrive il Financial Times, mostra che molti leader aziendali del Regno Unito stavano pianificando di aumentare gli investimenti quest’anno, in attesa di una forte domanda britannica e globale di beni e servizi delle loro aziende. E lo scorso anno le startup tecnologiche di Londra hanno attirato un record di 25,5 miliardi di sterline di investimenti in capitale di rischio, più del doppio rispetto al livello del 2020.

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Digital skill di base richieste per 3 assunzioni su 5. Nel Nordest il picco di mismatch

Digital skill di base richieste per 3 assunzioni su 5. Nel Nordest il picco di mismatch

L’ombra del digital mismatch sul mercato italiano del lavoro. Per le aziende varia dal 34,9% al 37,8% la difficoltà a reperire personale dotato di competenze digitali di base. Più alta (dal 36% al 40,3%) in caso di richiesta di capacità matematico-informatiche. Mentre per le competenze 4.0 la difficoltà varia dal 37% al 40,9%. Emerge dall’indagine 2021 del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal (realizzate in collaborazione con il Centro Studi delle Camere di commercio G. Tagliacarne) secondo cui le difficoltà di reperimento si intensificano al crescere del grado di importanza attribuito all’eskill richiesto per lo svolgimento della professione. Su scala territoriale le maggiori difficoltà di reperimento per le capacità matematico-informatiche emergono nel Nordest con un dato pari al 48,4%, in particolare in Friuli-Venezia Giulia (50,0%) e Veneto (48,8%).

Determinante il possesso di “e-skill mix”

Per gestire le sfide tecnologiche e gestionali che le imprese devono affrontare è strategico comunque il possesso di eskill combinate tra loro. La domanda di eskill mix (ossia la padronanza di almeno due delle tre competenze digitali) nel 2021 ha riguardato 646mila posizioni: il mix di competenze digitali è più richiesto ai laureati (44,1%) – in particolare nelle materie Stem come ingegneria elettronica e dell’informazione (84,5%) e scienze matematiche e fisiche ed informatiche (73,5%) – rispetto ai diplomati (16%).

L’IA come chiave per migliorare l’analisi dei dati sulle competenze aziendali

Risorse Umane/Organizzazione

Quasi il 71% delle imprese ha investito in almeno uno degli ambiti della trasformazione digitale nel 2021, in crescita rispetto al valore medio del quinquennio 2016-2020 (68%). In particolarem il 42% delle imprese adotta strategie di investimento integrate in grado di combinare le aree della digital transformation. Nell’implementazione della transizione digitale assume, infatti, un’importanza strategica l’acquisizione di candidati con competenze adeguate.

Nel 2021 le imprese hanno domandato competenze digitali di base per la comunicazione visiva e multimediale a 2,8 milioni di profili professionali ricercati (pari al 60,5% del totale delle entrate), abilità relative all’utilizzo di linguaggi e metodi matematici e informatici a 2,3 milioni di posizioni (il 50,5%) e capacità di gestione di soluzioni innovative 4.0 a 1,7 milioni di entrate (il 36,4%).

Per i mix di competenze le difficoltà di reperimento raggiungono il 40% della domanda, che nell’ambito delle professioni specialistiche si concentrano nelle figure legate all’implementazione dei processi di digitalizzazione nell’organizzazione aziendale, quali ingegneri elettrotecnici (il 77,9% delle entrate per le quali il mix di competenza è ritenuto strategico è di difficile reperimento), progettisti e amministratori di sistemi informatici (65,0%) e analisti e progettisti di software (64,2%). Ma appare elevato anche il dato relativo ai medici (64,6%) e ai professori di scuola primaria (63,6%) anche per effetto della pandemia. Con riferimento invece alle professioni tecniche, il mix di competenze digitali è difficilmente reperibile anche per i tecnici programmatori (68,5%), tecnici esperti in applicazioni (62,7%), tecnici meccanici (52%) e disegnatori industriali (48,4%).

Il mismatch sul territorio italiano

Su scala territoriale le maggiori difficoltà di reperimento per le capacità matematico-informatiche emergono nel Nord Est (con un dato pari al 48,4%), in particolare in Friuli-Venezia Giulia (50,0%) e Veneto (48,8%)….

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