Bezos lancia la sfida a Musk per portare internet via satellite

Bezos lancia la sfida a Musk per portare internet via satellite

Anche Amazon avrà la sua costellazione di satelliti per distribuire internet dallo spazio ad alta velocità: Kuiper il nome scelto. Dopo un’escalation di annunci, a fine 2022 verranno lanciati i primi due satelliti per il test in orbita, un passo considerato irrinunciabile dal vice presidente per la tecnologia Rajeev Badyal. Kuiper avrà fino a 3.236 satelliti: su questo numero è arrivato il permesso preliminare della potente Faa, l’autorithy Usa per l’aerospazio. Ma Amazon ha già messo avanti le mani chiedendo l’autorizzazione per altri 4.500.

Costellazione al via con 500 satelliti in orbita

La costellazione inizierà comunque a funzionare quando si avranno circa 500 satelliti in orbita, ma caratteristiche fisiche e tecnologiche di questi oggetti si possono solo immaginare. Jeff Bezos rincorre nello spazio Elon Musk e la sua SpaceX, sia pur con alterne fortune: il suo razzo New Shepard lo ha portato oltre i cento chilometri di altezza, dove inizia per convenzione lo spazio, ma SpaceX lo ha surclassato spedendo intorno al globo per diverse ore quattro persone. In più Bezos ha perso la gara per costruire il primo lander lunare per il programma Nasa Artemis, affidato direttamente a SpaceX. Ora Bezos cerca di rifarsi costruendo una stazione spaziale intera, un albergo per turisti di lusso o ricercatori.

Sfida spostata nello spazio

La sfida ora si è spostata sull’internet dallo spazio. Kuiper si mette in diretta concorrenza con la Starlink di SpaceX, che ha tra 1.300 e 1.800 satelliti già attivi in orbita, con il sistema a banda larga OneWeb, joint venture anglo-indiana, partita come privata e salvata dal fallimento con l’intervento degli Stati, che ha 146 satelliti lanciati dei 648 previsti, e con la rete Lightspeed di Telesat, che per il prossimo anno ha programmato di lanciarne circa 300. Intanto Starlink ha già chiesto la licenza per 15mila satelliti, il doppio di Amazon. Con la promessa di portare la rete in tutto il mondo, anche nelle aree più inaccessibili.

Reti ad altissima velocità

Il funzionamento di queste reti non è diverso da quelle già esistenti come OpenSky o SkyDSL, ma con una differenza fondamentale: il tempo di risposta, o di latenza, per dirla con un termine più tecnico, che si promette in millisecondi e non decimi. Un tempo che per internet fa la differenza.

Come funzionano i satelliti Starlink

I satelliti di Starlink, e anche delle altre reti previste, orbitano bassi, a circa 500 chilometri, e il tempo di risposta è praticamente istantaneo. A quella quota però non possono stare fermi sopra un punto, essere geostazionari in altre parole, e fanno un giro della Terra in circa 90 minuti. «Le parabole dell’utente finale vedono però una larga parte di cielo, circa 110 gradi, quindi possono seguire un satellite per parecchi minuti, poi il sistema passa automaticamente al successivo satellite in transito», spiega Mauro Magrassi, chief technology officer del Mix di Milano, la struttura dove le reti dei vari provider si scambiano buona parte del traffico internet italiano. I satelliti poi scaricano a terra alle antenne di…

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Per brevetti, marchi, disegni presentate 2.550 domande

Per brevetti, marchi, disegni presentate 2.550 domande

Giovedì, 04 Novembre 2021 38 milioni di euro di incentivi per

tutelare e valorizzare la proprietà industriale Si è conclusa l’ultima procedura per le richiesta di incentivi previsti dalle misure Brevetti+, Marchi+ e Disegni+, che puntano a favorire la valorizzazione della proprietà industriale da parte delle Pmi, così come previsto dal piano strategico per il triennio 2021-2023 approvato dal ministro Giorgetti.

In particolare, sono state presentate:

  • 1.638 domande per la misura Marchi +
  • 480 domande per la misura Disegni +
  • 432 domande per la misura Brevetti+

Per le tre misure agevolative sono stati messi a disposizione dal Ministero dello Sviluppo economico risorse complessive pari a 38 milioni di euro per l’anno 2021. Il grande interesse manifestato dalle imprese verso i bandi ha determinato la chiusura anticipata delle treatment online per la presentazione delle domande a causa dell’esaurimento delle risorse disponibili.

La valutazione tecnica delle richieste verrà portata avanti da Invitalia e Unioncamere che gesticono le misure per conto del Ministero.

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Facebook, Microsoft e il metaverso: cosa c’è di concreto nei mondi virtuali? 

Facebook, Microsoft e il metaverso: cosa c’è di concreto nei mondi virtuali? 

A partire dal 2022 Oculus Quest 2 si chiamerà Meta Quest e conterrà le Meta App. Detto altrimenti, il brand Oculus sparirà. L’applicativo che forse è più interessante è Horizon Workrooms, lanciato in agosto, che vuole essere una nuova piattaforma per fare smart working in VR. Come ha spiegato Andrew Bosworth, vicepresidente della divisione AR/VR di Facebook, non sarà un servizio di videoconferenza con gli avatar ma vuole essere un nuovo modo di lavorare nel quale si potranno condividere file e progetti, replicare desktop o usarlo come lavagna elettronica. La gestione dello spazio con i controller e quindi l’interfaccia è forse l’aspetto più critico del progetto insieme a quello legato alla produzione di contenuti da parte dei concorrenti o di sviluppatori indipendenti.

Meno immaginifica, più concreta nelle applicazione ma non meno complicata è invece la sfida di Project Aria: niente visore chiusi su mondi sintetici ma occhiali “normali” capace di inviare e ricevere informazioni dal web, registrare video, scattare foto e accedere a ologrammi e artefatti digitali. Di concreto Facebook ha lanciato i Ray-ban Stories con Essilor Luxottica che si limitano però all’aspetto social (video e foto). Esistono però altre esperienze di smart glass.

La più convincente è la piattaforma Windows Mixed Reality (prima chiamata Windows Holographic). In particolare, nel corso dell’evento, sono stati annunciati due progetti per l’evoluzione del metaverso: Dynamics 365 Connected Spaces e Mesh per Microsoft Teams. La prima soluzione, ora in anteprima, fornisce “una nuova prospettiva sul modo in cui le persone si muovono e interagiscono con gli spazi e su come gestiscono la salute e la sicurezza in un ambiente di lavoro ibrido”.

Il secondo, invece, è una modalità di “comunicazione collaborativa che rende la presenza umana l’ultima frontiera della connessione. Grazie a questa piattaforma, tutti i partecipanti in una riunione possono essere presenti attraverso avatar personalizzati e spazi immersivi a cui si può accedere da qualsiasi dispositivo, senza bisogno di attrezzature speciali”.

Ma nonostante i numerosi smart glasses in circolazione manca un ecosistema di riferimento di applicazioni. Facebook ha lanciato la sua candidatura. Per ora di concreto c’è solo quello.

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Fondo Megalizzi, al through la presentazione dei progetti

Fondo Megalizzi, al through la presentazione dei progetti

Giovedì, 04 Novembre 2021 1 milione di euro per

servizio radiofonico universitario< img src =" https://www.mise.gov.it/images/stories/images/microfono-169.jpg "alt="Immagine decorativa"/ > A partire da oggi e fino al 1 ° dicembre 2021 le emittenti radiofoniche potranno presentare, in collaborazione con le università, nuovi progetti per l’avvio di un servizio di informazione radiofonica universitaria, che saranno finanziati dal “Fondo Antonio Megalizzi”. È quanto prevede l’avviso del Ministero dello sviluppo economico che disciplina le modalità e i termini di presentazione dei progetti.Il fondo, istituito in memoria del giornalista vittima dell ‘attentato di Strasburgo dell ’11 dicembre 2018, prevede uno stanziamento complessivo pari a un milione di euro Le proposte progettuali dovranno essere realizzate all ‘interno di un ‘università, finalizzate allo sviluppo culturale, formativo ed educativo della comunità studentesca e promuovere la ricerca e la sperimentazione nel settore della radiofonia. Per maggiori informazioni Source

Condomìni, regolamenti e Agcom: cosa fare quando la fibra non arriva a casa

Condomìni, regolamenti e Agcom: cosa fare quando la fibra non arriva a casa

Quant’è triste Milano se vivi in centro e non ti arriva la fibra ottica. Sì, nell’Italia del 2021 può ancora succedere un caso anomalo come questo, come appurato dal Sole24Ore. Anche se nuovi interventi normativi e regolatori lasciano buone speranze per risolvere. Perché la fibra non arriva (persino) nel centro di Milano. Come sa bene chi vive nel quartiere di Paolo Sarpi dove non tutti i civici sono coperti.

Quando la fibra non arriva in città

La causa del problema è connessa alle tante variabili che entrano in gioco quando un operatore vuole portare la fibra a un edificio. Se ci riesce, la velocità arriva a 1 o 2 Gigabit al secondo. Se scattano invece anomalie impedienti, si fa un salto sul versante opposto della tecnologia, nel passato dei primi anni 2000: l’utente è condannato all’Adsl, al rame. Una tecnologia non proprio adeguata agli attuali usi di internet, esaltati dal covid-19: dalle videoconferenze al calcio in streaming di buona qualità.Com’è possibile? La principale causa di anomalie come queste è un braccio di ferro con il condominio. Le norme consentono agli operatori di entrare nei condomìni e fare i lavori per installare la fibra. Ci sono però molti casi in cui i condomini si oppongono lo stesso e l’operatore non ha la forza di portarli tutti in tribunale. Succede in qualche punto percentuale delle installazioni fibra, a quanto risulta.

Come funziona?

Open Fiber, il principale operatore fibra ottica completa (ftth), con 12,7 milioni di unità immobiliari cablate, allora fa così, a quanto apprende il Sole24Ore. Se un condominio blocca i tecnici, Open Fiber ferma i lavori ma mette comunque in vendibilità quell’unità immobiliare. Sappiamo che Open Fiber non vende direttamente ai clienti finali, ma lo fa agli operatori (come Wind 3, Tiscali, Vodafone). L’unità risulterà quindi vendibile sui sistemi di quegli operatori; se un utente che vive lì cerca di abbonarsi alla fibra, risulterà coperto. A quel punto, se l’utente cerca di abbonarsi nel condomino “difficile”, Open Fiber può farsi forza di questa richiesta per superare le resistenze e cablare finalmente l’edificio.

Ce la fa quasi sempre. Ci sono però anche casi in cui pure questo secondo tentativo fallisce. Il condominio è troppo battagliero contro i lavori, che pure aumenterebbero il valore dell’edificio e migliorerebbero la vita dei residenti. Allora Open Fiber è costretto a togliere dalla vendibilità il civico. Così si spiega il buco di copertura in pieno centro di Milano.

Non è finita: al danno si aggiunge il danno. Se sei in una zona il cui armadio stradale è interessato da fibra ottica completa (ftth) nemmeno sei coperto da fibra ottica parziale (fibra fino all’armadio e il resto in rame fino a casa). Ti tocca quindi la vecchia Adsl. Se si finisce nel limbo tecnologico, come si esce? Al solito grazie a una segnalazione diretta, dell’utente, a Open Fiber o all’operatore deputato ai lavori. In questo caso il terzo tentativo di copertura del condominio può andare a buon fine: così si è risolto,…

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