Made in Italy: Giorgetti firma decreto di nomina del CNALCIS

Made in Italy: Giorgetti firma decreto di nomina del CNALCIS

Lunedì, 18 Ottobre 2021 Dal 25 al 31 ottobre la sesta edizione della Settimana anticontraffazione

Il ministro Giancarlo Giorgetti ha firmato il decreto di nomina dei membri del Consiglio Nazionale per la Lotta alla Contraffazione e all’Italian Sounding (CNALCIS) per il periodo 2021-2023, riavviando le attività di questo organismo interministeriale istituito presso il Ministero dello sviluppo economico, che ha l’obiettivo di promuovere e coordinare le azioni a tutela del made in Italy.

La difesa delle imprese e delle eccellenze produttive italiane da forme di concorrenza sleale sui mercati, nazionali e internazionali, è un impegno prioritario dell’azione del governo e del ministro Giorgetti che ha deciso di mantenere direttamente la guida del CNALCIS, chiamando al contempo il viceministro Gilberto Pichetto Fratin a farne parte, per dare impulso a un organismo che dovrà definire azioni strategiche di contrasto alla contraffazione e all’italian sounding efficaci e ingenious.

Nella prima riunione plenaria di insediamento del CNALCIS, in programma il prossimo 27 ottobre, a cui parteciperanno i rappresentanti di 12 ministeri coinvolti, forze dell’ordine e associazioni di imprese, saranno adottate dall’organismo le priorità d’intervento per il prossimo triennio che avranno come focus alcuni campi di particolare rilevanza in questa fase d’emergenza Covid.

L’insediamento del CNALCIS avverrà nel corso della sesta edizione della “Settimana Anticontraffazione”, appuntamento annuale promosso dalla Direzione Generale per la Tutela della Proprietà Industriale– Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del Ministero dello sviluppo economico, che si svolgerà dal 25 al 31 ottobre 2021.

In particolare, quello che è diventato dal 2016 un importante appuntamento di sensibilizzazione rivolto a cittadini e imprese, si articolerà in questa edizione 2021 in numerose iniziative e webinar di informazione, sensibilizzazione e approfondimento sugli effetti per i cittadini della diffusione di prodotti falsi nel commercio e su gli strumenti a disposizione delle imprese per proteggersi dalle violazioni dei propri diritti di proprietà industriale.

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Il gemello digitale (senza pilota) che vince a Indianapolis

Il gemello digitale (senza pilota) che vince a Indianapolis

Andrea Potremoli, ceo della Dallara, coltiva una sua “teoria generale della relatività dell’impossibile”. La elabora fin dai tempi in cui aveva pensato di costruire un simulatore di auto così perfetto che se un pilota professionista si fosse messo a guidarlo non avrebbe potuto rilevare la differenza dall’auto reale. «Dicevano che era impossibile. Siamo andati a cercare il migliori neolaureati e li abbiamo messi sul progetto. Quei ragazzi non sapevano che era impossibile. E l’hanno fatto».
L’impossibile è solo un’opportunità presa dal verso sbagliato. Invece, alla Dallara: «Prima ci chiediamo che cosa vogliamo fare, poi cerchiamo come realizzarla. Anche uscendo dalle competenze presenti nella nostra azienda».

È il fondamento dell’open innovation. E la Dallara ha trovato un format spettacolare per applicarla a un nuovo salto oltre l’impossibile: una gara a Indianapolis con auto a guida autonoma che andassero a oltre 200 chilometri all’ora, guidate da “cervelli” progettati da diversi team universitari, attratti dalla potente simbologia della competizione e da un premio da un milione di dollari.

Le auto della Dallara sono ormai le sole in grado di competere a Indianapolis. Non hanno rivali. La loro qualità è data dalla sapienza che la Dallara ha conquistato facendo esperienza di fibra di carbonio, di aerodinamica e di simulazione. Le sue auto sono progettate al computer e prototipate proprio alla fine del processo, come ultimo banco di prova. I piloti competono tra loro tentando di guidarle meglio degli altri. Ma nel caso della Indy Autonomous Challenge, i piloti non erano fatti di dna ma di bit.

Le auto sono state dotate di attuatori, telecamere, sensori, microprocessori e tutte le altre tecnologie necessarie a consentire a piloti automatici di guidarle, sterzando, frenando, accelerando, controllando la posizione degli avversari, scegliendo traiettorie e tattiche di guida.

Le squadre messe in campo dalle università hanno lavorato mesi. Il pubblico ha seguito con straordinario interesse. Il sito della competizione ha ricevuto 2,7 miliardi di visite. Un successo tale che il Ces di Las Vegas ha deciso di ripetere la gara il prossimo 7 gennaio nel circuito della città del Nevada.

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Ibm si spezza in due: nasce Kyndryl, la società di servizi per i big

Ibm si spezza in due: nasce Kyndryl, la società di servizi per i big

I servizi in campo informatico non possono vivere senza tecnologia, così come lo sviluppo tecnologico non può progredire senza l’applicazione nell’ambito dei servizi. è sulla base della convinzione strategica del valore creato dal legame reciproco tra servizi e tecnologia che Ibm si è fatta in due e proprio oggi parte operativamente lo spinoff di Kyndryl, la società che proseguirà la presenza nei servizi infrastrutturali ereditata da Big Blue.

La nuova entità che prende vita con la quotazione del nuovo titolo a Wall Street si presenta al mercato forte di 90mila dipendenti in 63 Paesi, con un fatturato di 19 miliardi di dollari e oltre 4mila clienti che comprendono il 75% delle aziende del Fortune 100, le più grandi del mondo.

Kyndryl nasce proprio con un Dna fortemente orientato verso le aziende di medio-grandi dimensioni, «a cui fornire i servizi di accompagnamento nel cammino di digital transformation, mettendo a disposizione le competenze adeguate per ridurre il livello di complessità elevato nell’adeguamento a livello infrastrutturale», afferma il presidente di Kyndryl Italia Paolo Degl’Innocenti: «La società si presenta come un service integrator indipendente e aperto, attivo su comparti che vanno bel al di là del perimetro tradizionale di Ibm, che diventa un partner tecnologico come tanti altri: di fatto Kyndryl diventa il più grande cliente di Ibm nel mondo».

Potenzialmente il suo mercato a livello globale attuale arriva a 240 miliardi di dollari, che diventano quasi il doppio con lo spinoff. Intanto Ibm rimarrà concentrata sullo sviluppo delle tecnologie di frontiera: cloud ibrido, intelligenza artificiale, IoT, quantum computing.

Il presidente di Kyndryl Italia Paolo Degl’Innocenti

L’Italia è uno dei tredici Paesi che rientrano nei “core countries”, i mercati strategici che rispondono direttamente alla corporation centrale, senza passare da organismi intermedi, all’insegna di «un’organizzazione flat, sempre più vicina al cliente», sempre focalizzata sulle aziende medio-grandi: i clienti ereditati da Big Blue sono 250 distribuiti su tutti i settori merceologici, ma con una presenza dei servizi finanziari che vale un terzo del totale.

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Inizia la transizione verso la Nuova tv digitale

Inizia la transizione verso la Nuova tv digitale

Martedì, 19 Ottobre 2021 Dal 20 ottobre interessati alcuni canali tematici Parte la transizione verso la Nuova television digitale. Da domani 20

ottobre alcuni canali tematici di Rai e Mediaset saranno visibili in alta definizione solo con un televisore o un decoder compatibile al sistema di codifica del segnale MPEG-4. Per la Rai, ad essere interessati dal cambiamento, saranno i nove canali

Rai 4, Rai 5, Rai Film, Rai Yoyo, Rai Sport + HD, Rai Storia, Rai Gulp, Rai Premium e Rai Scuola, mentre continueranno a rimanere visibili a tutti Rai1, Rai2, Rai3 e Rainews24. Per Mediaset, invece, saranno coinvolti i canali TGCOM24, Mediaset Italia 2, Boing Plus, Radio 105, R101 TV e Virgin Radio television, mentre rimarranno contemporaneamente visibili tutti gli altri canali, a partire da Canale 5, Rete 4 e Italia 1.

I cittadini potranno verificare se il proprio televisore è abilitato a ricevere il segnale con la nuova tecnologia e in caso contrario sostituirlo acquistando una nuova television o un decoder utilizzando i perk messi a disposizione dal Ministero dello Sviluppo economico.

Il passaggio definitivo al nuovo basic tecnologico di trasmissione del digitale terrestre DVB-T2 avverrà dal gennaio 2023. Nel frattempo si procederà anche alla riassegnazione delle frequenze seguendo un calendario che interesserà tutto il territorio nazionale, a partire dalla Regione Sardegna dal prossimo 15 novembre 2021.

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Meta esiste già: è una pmi, una città o «morta». Ma che nome ha scelto Facebook?

Meta esiste già: è una pmi, una città o «morta». Ma che nome ha scelto Facebook?

Ve lo ricordate il tormentone di Roberto Benigni di fine anni Ottanta? «Achille, cambia nome!» Il riferimento era ovviamente a Occhetto, ultimo segretario del Pci impegnato nella svolta della Bolognina che avrebbe portato alla nascita del Pds. Chissà che avrebbero detto all’epoca Occhetto, Benigni e tutti i militanti di quello che era il più grande partito comunista d’Europa occidentale se avessero saputo che, 20 anni più tardi, in una situazione analoga ci si sarebbe trovata l’azienda simbolo del capitalismo postmoderno: Facebook. Anzi: Meta, come l’ha ribattezzata il fondatore Mark Zuckerberg. Suscitando immediatamente un interrogativo in molti dei 2,80 miliardi di utenti sparsi per il mondo: siamo poi tanto sicuri che non ci fosse nome migliore?

Perché Zuckerberg ha scelto Meta

Perché «Zuck» ha scelto Meta è cosa nota: il nome sta per metaverso, l’orizzonte ideologico – tecnologico – videoludico verso cui il social network per eccellenza vuole portarci tutti, una specie di Second Life, solo più figo. Che, a non saper leggere né scrivere, rappresenta un magnifico diversivo dopo tutto tutte le polemiche sulla privacy e le dichiarazioni della talpa Frances Haugen che hanno travolto Facebook. Meta è l’americanizzazione della preposizione greca «metà» che significa «in mezzo», «tra», «dopo» e sta davanti a parole intriganti come metamorfosi e funeste come metastasi. Zuckerberg sicuramente lo sapeva, quant’è vero che all’università recitava a memoria i versi dell’Iliade. Altre cose non siamo così sicuri le sapesse.

Meta è già un’azienda

Ecco la prima: Meta è già marchio registrato. Appartiene a Meta Pcs, una pmi dell’Arizona che vende computer e gadget tecnologici vari per appassionati di gaming, un popolo non troppo diverso da quello che frequenta le piattaforme di Zuck. Non è che Menlo Park avrà copiato? I maligno lo dicono ma, comunque la mettiate, la strada numero uno per aggirare l’ostacolo è «conciliare», staccando ai titolari del marchio un bell’assegno da 20 milioni di dollari. Se vi sembra tanto per un negozietto di pc, sappiate che tutto è relativo: il fondatore di Facebook, uno che ha tanti amici ma pure altrettanti nemici, la stessa cifra la spende in un anno per la propria sicurezza personale. La strada numero due è mettere a lavorare sul dossier gli avvocati del gruppo per trovare qualche cavillo. Ma non è detto che la seconda opzione costi meno della prima.

Meta è una città

Seconda cosa che forse Zuckerberg ignora: Meta è una città. Una cittadina, per la precisione: posticino delizioso che apre ai turisti provenienti da Vico Equense le porte della Penisola Sorrentina e ha dato all’Italia raffinati intellettuali come il rapper Anastasio. Da quelle parti pare che la decisione di Menlo Park sia stata accolta con quel misto d’orgoglio e compiacimento finesettimanale che rappresenta bene lo spirito del luogo. Fanno fede i meme del gruppo «Sei di Meta se…» Per inciso: Meta era «meta» prediletta (perdonate il gioco di parole) degli studenti dell’hinterland napoletano che negli anni Ottanta e Novanta marinavano la scuola, in fuga dai propri doveri. «Metafora» perfetta per il lavoro che fa…

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