Il servizio del Tgr Toscana sui due professori dell’Università di Pisa che hanno ricevuto il premio internazionale “Paris Kanellakis Theory and Practice Award” per l’invenzione dell’FM-index
Tra i primi esseri umani ad arrivare nelle Americhe c’erano anche persone provenienti dall’attuale Cina. E’ la scoperta contenuta in un nuovo studio condotto dagli scienziati dell’università di Kunming, in Cina, secondo cui questi uomini arrivarono in due distinte migrazioni durante e dopo l’ultima era glaciale. “I nostri risultati indicano che, oltre alle fonti ancestrali dei nativi americani precedentemente indicate in Siberia, anche la Cina costiera settentrionale è servita da serbatoio genetico per contribuire al pool genetico”, ha dichiarato Yu-Chun Li, uno degli autori del rapporto.
Li ha aggiunto che durante la seconda migrazione, la stessa stirpe si è stabilita in Giappone, il che potrebbe contribuire a spiegare le somiglianze tra le punte di freccia e le lance preistoriche trovate nelle Americhe, in Cina e in Giappone. Un tempo si riteneva che gli antichi siberiani, che attraversavano un ponte di terra esistente nello stretto di Bering che collegava l’odierna Russia all’Alaska, fossero gli unici antenati dei nativi americani. Ricerche più recenti, condotte a partire dalla fine degli anni 2000, hanno indicato che fonti più diverse provenienti dall’Asia potrebbero essere collegate a un’antica stirpe responsabile della fondazione di popolazioni in tutte le Americhe, tra cui Bolivia, Brasile, Cile, Ecuador, Messico e California.
Conosciuto come D4h, questo lignaggio si trova nel DNA mitocondriale, che viene ereditato solo dalle madri ed è utilizzato per tracciare l’ascendenza materna. Il team dell’Istituto di Zoologia di Kunming ha intrapreso una caccia al D4h durata 10 anni, passando al setaccio 100.000 campioni di DNA moderno e 15.000 campioni di DNA antico in tutta l’Eurasia, arrivando infine a 216 individui contemporanei e 39 antichi che provenivano da questo antico lignaggio.
Ancora una volta la NASA sceglie una immagine “siciliana” come foto del giorno. Dopo il suggestivo passaggio dal giorno alla notte, raffigurato come i petali di un fiore composto da 16 scatti di Dario Giannobile, è la volta di Marcella Giulia Pace.
Il 27 luglio 2018, l’astrofotografa siciliana immortalò l’eclissi di Luna sulla Fornace Penna, una fabbrica di mattoni del 1909, elemento dell’archeologia industriale siciliana, nota soprattutto per essere stata una delle location più suggestive della serie RAI “Il Commissario Montalbano”.
L’agenzia spaziale americana ha recuperato quello splendido scatto per sfidare l’osservatore a trovare le due ombre della Terra nascoste nell’immagine.
È la stessa astrofotografa, che già altre volte ha visto le sue foto pubblicate dall’agenzia spaziale, a spiegare all’AGI i fenomeni ottici atmosferici (“fotometeore”), contenute nell’immagine.
“Quella sera, il mio obiettivo era raccontare una storia di luci, ombre e colori”.
La prima ombra della Terra è quella proiettata sull’atmosfera. La parte superiore dell’atmosfera appare rosa e quella inferiore blu. Ciò è dovuto al fatto che la parte superiore è esposta alla luce diretta del sole, mentre quella inferiore no. La fascia bluastra più scura è e concava e si allunga sull’atmosfera risalendo dal punto antisolare proprio mentre il Sole tramonta dietro l’orizzonte.
La seconda ombra della Terra è quella proiettata sulla Luna: una porzione del disco lunare assume un colore simile a quello creato dall’ombra della Terra sull’atmosfera. Il colore della Luna “sembra richiamare gli stessi colori della Cintura di Venere, anche se il colore rosso assunto dalla Luna è in realtà dovuto alla dispersione della luce nel suo risalire attraversando la densa fascia inferiore dell’atmosfera”.
Ma, in questa foto dai toni simili a un acquerello, c’è un altro affascinante effetto: è la cosiddetta ‘Cintura di Venere’ o fascia anticrepuscolare, la sottile fascia che separa l’ombra della Terra dalla sua penombra, con colori che virano all’arancione al rosa.
Inizia la rivoluzione del Pangenoma, che promette diagnosi e cure molto più precise, dalle malattie rare all’infertilità.
È infatti pronta la mappa della diversità del genoma umano: se finora il termine di confronto per analizzare il Dna era una sorta di sequenza artificiale, ora si può confrontare ogni mappa del Dna di un individuo con le mappe genetiche di tutti gli altri, facendo emergere caratteristiche finora impossibili da vedere.
Il risultato, che si deve al consorzio internazionale Human Pangenome Reference, è pubblicato in 4 articoli sulle riviste “Nature” e “Nature Biotechnology”, anche con il contributo di italiani.
L’intervista di Gerardo D’Amico al genetista Giuseppe Novelli:
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