La sonda Hera, con tanta tecnologia italiana a bordo, è stata lanciata come previsto da Cape Canaveral in Florida, nonostante la minaccia dell’uragano Milton e le incertezze che fino all’ultimo hanno riguardato il suo lanciatore, il razzo Falcon 9 di Space X, dopo lo stop temporaneo ai voli determinato dal problema tecnico riscontrato durante il lancio della missione Crew 9 del 29 settembre.
Rispettando al minuto il cronoprogramma, la sonda è partita alle 16:52 ora italiana e alle 18:08 si è separata dal lanciatore, inviando dopo pochi minuti il suo primo segnale a Terra. È così iniziato un viaggio lungo due anni, che la porterà a compiere un sorvolo ravvicinato di Marte e della sua luna.
Il volo di HERA è iniziato. La sonda dell’Agenzia Spaziale Europea ha lasciato Cape Canaveral con un lancio da manuale, accompagnata fuori dall’atmosfera da un razzo Falcon 9 della compagnia privata SpaceX di Elon Musk.
Ha preso dunque il via una missione con un obiettivo da fantascienza: difendere la Terra dagli asteroidi pericolosi. Hera raggiungerà Dimorphos, una roccia spaziale già colpita due anni fa dalla sonda DART della NASA. Con i suoi strumenti di bordo e due piccoli cubesat studierà gli effetti di quell’impatto, consegnandoci i dati necessari per elaborare un piano da tenere nel cassetto e da usare in caso di necessità. Con Hera “Dimorphos diventerà l’asteroide meglio studiato della storia, il che è fondamentale, perché se un corpo di queste dimensioni colpisse la Terra potrebbe distruggere un’intera città”, ha commentato il direttore generale dell’ESA, Josef Aschbacher.
Festeggiano i tanti scienziati e tecnici coinvolti nella missione che hanno assistito dal vivo al lancio. A causa del maltempo e dell’avvicinarsi dell’uragano Milton, molti temevano di dover tornare in Europa senza vedere partire la loro sonda. Per un lancio spaziale però basta una schiarita al momento giusto e alle 10.52 del mattino, le 16.52 in Italia, le nubi più nere si sono fatte da parte e hanno lasciato passare la sonda europea. “La sonda è sempre stata in buone condizioni – racconta Ian Carnelli dell’ESA, il responsabile della missione – Abbiamo monitorato le condizioni meteo ogni cinque minuti. C’è stata grande tensione fino alla fine. Il lancio è stato fantastico e tutta la telemetria che ci sta arrivando è nominale”.
Al progetto partecipano 18 paesi. Considerevole il contributo italiano, sia dal punto di vista scientifico sia da quello industriale. L’Istituto Nazionale di Astrofisica è responsabile dello strumento Vista, un sensore per l’analisi delle polveri, e collabora con altri due strumenti: lo spettrometro Aspect e la termocamera a infrarossi Tiri. In prima linea anche l’Università di Bologna in un esperimento di radio scienza. Per la parte industriale, Thales Alenia Space ha realizzato importanti equipaggiamenti per le telecomunicazioni, Leonardo ha fornito i pannelli fotovoltaici, OHB Italia ha realizzato dei sistemi di bordo, Avio delle componenti per la propulsione, TSD Space la Spacecraft monitoring Camera. Uno dei due cubesat della missione, chiamato Milani, è stato realizzato dall’italiana Tyvak. “La partecipazione italiana alla missione – commenta il presidente dell’ASI Teodoro Valente, è frutto ancora una volta di una collaborazione virtuosa tra scienza e tecnologia che fa confermare il nostro Paese ai vertici in questo campo”.
Nella notte di lunedì una splendida aurora boreale con brillanti bande di luce verde e rossa ha illuminato il cielo della Lapponia, nel nord della Finlandia.
A Sodankyle, oltre il Circolo Polare Artico, il fenomeno è stato particolarmente potente e il fotografo locale che l’ha immortalato l’ha descritto come il più vibrante spettacolo che abbia mai visto.
La danza delle ‘northern lights’ è durata tutta la notte, dal tramonto all’alba.
Le aurore si formano quando le particelle cariche provenienti dal sole si scontrano con le molecole di ossigeno e azoto nella parte superiore dell’atmosfera terrestre.
L’attività delle aurore è stata forte di recente a causa dell’elevata solare. Secondo la NASA, il 7 ottobre la nostra stella ha emesso un forte brillamento.
“Abbiamo realizzato migliaia di immagini cercando la migliore illuminazione e inquadratura”, scrive l’astronauta della Nasa Matthew Dominick condividendo una splendida aurora. I colori verde e rosso prendono forma restituendo un fenomeno “incredibile” dovuto alla recente attività solare.
Gli astronomi osservano da almeno 150 anni la Grande Macchia Rossa di Giove, un anticiclone tanto grande da poter inghiottire la Terra, ma il Gigante gassoso riserva sempre nuove sorprese e Hubble sembra essere riuscito a catturarle.
Le nuove osservazioni del telescopio spaziale di Nasa e Esa raccolte nell’arco di 90 giorni tra dicembre 2023 e marzo 2024, rivelano che la famosa tempesta non è così stabile come potrebbe sembrare.
I dati recenti dimostrano che la Grande Macchia Rossa oscilla in modo bizzarro, come una specie di gelatina. Le immagini combinate di Hubble hanno permesso agli astronomi di assemblare un video in time-lapse di questo comportamento.
“Sapevamo che il suo moto varia leggermente in longitudine, ma non ci aspettavamo di vederne oscillare le dimensioni. Per quanto ne sappiamo, questo è un aspetto che non era mai stato identificato prima”, ha detto Amy Simon del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland.
“Questa è davvero la prima volta che abbiamo una cadenza di immagini adeguata. Con l’alta risoluzione di Hubble possiamo dire che la Grande Macchia Rossa si sta schiacciando dentro e fuori allo stesso tempo, mentre si muove più velocemente e più lentamente. Un fatto inatteso di cui, al momento, non ci sono spiegazioni idrodinamiche”.
L’équipe di Simon ha utilizzato Hubble per ingrandire la tempesta e osservare nel dettaglio le sue dimensioni, la sua forma e i sottili cambiamenti di colore. “Quando guardiamo da vicino, vediamo che molte cose cambiano di giorno in giorno”.
Hubble monitora Giove e gli altri pianeti esterni del sistema solare ogni anno attraverso il programma Outer Planet Atmospheres Legacy (OPAL) guidato da Simon, ma queste osservazioni provengono da un programma dedicato alla Grande Macchia Rossa. La comprensione dei meccanismi delle più grandi tempeste del sistema solare inserisce la teoria degli uragani sulla Terra in un contesto cosmico più ampio, che potrebbe essere applicato per comprendere meglio la meteorologia dei pianeti intorno ad altre stelle.
Si è intensificato il transito di massa coronale espulsa dal Sole che in queste ore sta interessando la Terra, rendendo la tempesta geomagnetica in corso di livello G4, “severo”.
È l’ultimo aggiornamento pubblicato dal NOAA, l’Amministrazione nazionale statunitense per l’oceano e l’atmosfera, secondo la quale il fenomeno potrebbe intensificarsi raggiungendo il livello G5, “estremo”.
Possibili problemi alla rete elettrica, spiega il NOAA, danni ai satelliti in orbita intorno alla Terra, blackout radio e interruzioni nei sistemi di navigazione satellitare, oltre alle aurore visibili a latitudini molto più basse del consueto.
Durante la notte l’aurora è stata avvistata anche in diverse località italiane, specie al nordest.
L’origine della tempesta geomagnetica che sta investendo la Terra si trova nella macchia solare AR 3848, che martedì 8 ottobre ha prodotto un forte brillamento solare di classe X 1.8: i brillamenti di classe X sono quelli più potenti e quest’ultimo ha infatti innescato blackout radio nelle zone del nostro pianeta in quel momento rivolte verso il Sole. Il brillamento è stato accompagnato da un’espulsione di massa coronale, la cosiddetta Cme, cioè un’espulsione di materia sotto forma di plasma, che si sta ora dirigendo verso la Terra ad una velocità compresa tra 4,3 e 4,7 milioni di chilometri orari.
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