Questa settimana partiamo parlando ancora una volta di licenziamenti, stavolta in casa Xbox con la chiusura di ben quattro studi di sviluppo, alcuni dei quali avevano da poco prodotto titoli di grande successo. Segno di un’industria che sta sempre più perdendo il coraggio di sperimentare, come ci racconta il nostro esperto di gaming, Lorenzo Fantoni. Passiamo poi alla recensione di Indika, un titolo a dir poco bizzaro che utilizza la storia di una suora nella Russia del diciannovesimo secolo per riflettere sul rapporto tra i creatori dei videogiochi e noi giocatori, mettendo in pubblica piazza alcuni dei nervi scoperti del medium videoludico. In chiusura, visto il grande successo della serie tv tratta da Fallout, le immagini di Mattia Pianezzi ci consigliano come e con quali giochi iniziare a tuffarci in questo popolare mondo post-apocalittico.
Altri Mondi è la rubrica a cura di Dario Marchetti che ogni settimana su RaiNews24, rainews.it e RaiPlay esplora il multiverso videoludico (e non solo).
Il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha registrato martedì il più grande brillamento dell’attuale ciclo solare e degli ultimi vent’anni.
Il gigantesco lampo luminoso prodotto dal ‘flare’ a raggi X è stato catturato dal Solar Dynamics Observatory (SDO), il telescopio spaziale lanciato nel 2010 dalla NASA per studiare la nostra stella. Secondo i dati dell’agenzia spaziale il picco è avvenuto alle 16:51 UTC (le 18:51 in Italia).
L’eccezionale esplosione di classe X8.7 proviene dalla regione di macchie solari 3664, la stessa dei brillamenti emessi la scorsa settimana (di cui 8 di classe X) che hanno prodotto le espulsioni di massa coronale (CME) all’origine della tempesta geomagnetica che ha investito la Terra causando blackout radio e aurore.
L’ultimo precedente di analoghe proporzioni risale al 2005.
Il brillamento questa volta si è verificato sul bordo estremo del lato visibile del Sole. Secondo gli scienziati del NOAA, la Terra dovrebbe essere fuori dalla “linea di fuoco” e non si dovrebbero determinare le condizioni per una tempesta geomagnetica tale da produrre aurore, anche se saranno possibili blackout radio ad alta frequenza.
Bryan Brasher dello Space Weather Prediction Center del NOAA ha detto che l’eruzione potrebbe rivelarsi ancora più forte con la raccolta di dati da altre fonti.
L’espulsione di massa coronale associata al brillamento di martedì sembra essersi diretta lontano dal nostro pianeta, anche se le analisi sono in corso, ha aggiunto Brasher.
Grazie al telescopio spaziale James Webb, un team internazionale di scienziati ha scoperto la fusione tra due galassie e i loro buchi neri quando l’Universo aveva solo 740 milioni di anni.
È la fusione di buchi neri più lontana mai osservata ed è la prima volta che questo fenomeno è stato rilevato così presto nell’Universo.
Gli astronomi hanno trovato buchi neri con masse da milioni a miliardi di volte quella del Sole nella maggior parte delle galassie dell’Universo osservabile, compresa la nostra Via Lattea.
Questi buchi neri hanno probabilmente avuto un grande impatto sull’evoluzione delle galassie in cui si trovano, ma la scienza deve ancora comprendere appieno come questi oggetti siano cresciuti fino a diventare così massicci.
La scoperta di buchi neri giganteschi già presenti nel primo miliardo di anni dopo il Big Bang indica che tale crescita deve essere avvenuta molto rapidamente e molto presto.
Il telescopio spaziale James Webb sta aiutando gli astronomi a gettare nuova luce sulla crescita dei buchi neri nell’Universo primordiale.
Le nuove osservazioni di Webb hanno fornito prove di una fusione tra due galassie e i loro buchi neri massicci quando l’Universo aveva appena 740 milioni di anni. Il sistema è noto come ZS7.
I buchi neri hanno caratteristiche spettrografiche distintive che permettono agli astronomi di identificarli. Per le galassie molto distanti, come quelle oggetto di questo studio, queste peculiarità sono impercettibili da terra e possono essere osservate solo con Webb.
“Grazie alla nitidezza senza precedenti delle sue capacità di imaging, Webb ha anche permesso al nostro team di separare spazialmente i due buchi neri”, ha spiegato l’autrice principale Hannah Übler dell’Università di Cambridge nel Regno Unito.
Uno dei due buchi neri ha una massa pari a 50 milioni di volte quella del Sole. “La massa dell’altro buco nero è probabilmente simile, anche se è molto più difficile da misurare perché questo secondo buco nero è nascosto da un gas denso”, ha spiegato Roberto Maiolino dell’Università di Cambridge che fa parte del team di scienziati che hanno annunciato la scoperta.
Tutto è iniziato con un controllo di routine da parte di Florian Eibl, archeologo del distretto della Bassa Baviera, chiamato a verificare l’inizio dei lavori di costruzione in un cantiere vicino a una strada trafficata a Eichendorf.
La formalità si è trasformata in una scoperta archeologica straordinaria: un’antica sepoltura con resti umani ben conservati, riconducibili al periodo neolitico e risalenti a circa 6.800 anni fa.
La tomba e il corredo funerario suggeriscono lo status dell’uomo che probabilmente era una sorta di anziano del villaggio, un primo “sindaco”, ha spiegato Eibl alla Reuters: “Si tratta di un corpo sepolto che è stato posto nella tomba con molti corredi, molto vasellame, circa quattro volte la quantità normale per questo periodo”.
Secondo l’archeologo si tratta di simboli di status che probabilmente erano posseduti solo da persone di alto rango.
La gente del posto ora lo chiama “Exinger” in riferimento a Exing, il quartiere dove si trova lo scavo.
Secondo l’antropologa Chiara Girotto, l’uomo era alto circa 1,70 metri, una statura insolita per l’epoca.
A causa delle condizioni dello scheletro, non è possibile determinarne con esattezza l’età al momento della morte.
“Exinger” è stato riportato alla luce a poche centinaia di chilometri a nord-est dal luogo in cui fu ritrovato Ötzi, al confine tra Italia e Austria, e potrebbe fornire ulteriori informazioni sulla vita e la cultura del popolo neolitico in questa regione.
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