Giappone, il motore del razzo prende fuoco ed esplode, fallisce di nuovo il test di Epsilon S

Giappone, il motore del razzo prende fuoco ed esplode, fallisce di nuovo il test di Epsilon S

Lo sviluppo del razzo a combustibile solido giapponese Epsilon S ha subito un’altra battuta d’arresto.

Martedì, un test presso il Tanegashima Space Center nella prefettura sudoccidentale di Kagoshima è finito quando il nuovo propulsore ha preso fuoco ed è esploso.

L’Agenzia spaziale giapponese (JAXA) ha dichiarato che un’anomalia alla combustione si è verificata intorno alle 8:30, 49 secondi dopo l’inizio del test del secondo stadio del razzo.

L’incendio è stato seguito da un’esplosione e da pennacchi di fumo bianco. 

La polizia locale e i vigili del fuoco hanno dichiarato che non ci sono stati feriti nell’incidente. 

Epsilon S è uno dei progetti di punta nel programma spaziale dalla JAXA e il guasto di oggi arriva a poco più di un anno dall’esplosione dello stesso motore durante un altro test.

Nel luglio dello scorso anno, si è verificata un’esplosione dovuta alla fusione e alla dispersione di una parte del dispositivo di accensione del razzo durante una prova nella base della prefettura nordorientale di Akita. 

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Novità a tavola: arriva il Sommelier virtuale che propone il vino giusto per i piatti scelti

Novità a tavola: arriva il Sommelier virtuale che propone il vino giusto per i piatti scelti

A proporre questo sommelier virtuale, un chat bot di Intelligenza Artificiale, è l’azienda Partec che ha presentato il Software a BTO 2024.

Accessibile tramite QR Code, il sommelier virtuale conosce la cantina e le strategie di vendita del ristorante, fornendo ai clienti suggerimenti mirati per l’abbinamento cibo-vino.

Gli avventori miglioreranno così la loro competenza sui vini e il ristoratore avrà un aiuto per migliorare l’offerta. 

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Robot esegue per la prima volta un doppio trapianto di polmoni. “Mi ha ridato la vita”

Robot esegue per la prima volta un doppio trapianto di polmoni. “Mi ha ridato la vita”

I medici dell’NYU Langone Health Center di Manhattan hanno annunciato di aver eseguito il primo doppio trapianto di polmone completamente robotizzato.

L’intervento è stato eseguito il 22 ottobre su Cheryl Mehrkar, 57 anni. 

Da dieci anni, Mehrkar soffriva di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), peggiorata dopo aver contratto il Covid.

La donna ha passato anni alla ricerca di una cura prima di ricevere la chiamata in cui la clinica le comunicava di essere idonea per il trapianto.

La procedura mira ad accelerare il processo di guarigione e ad abbreviare la degenza in ospedale. 

Durante l’intervento, un team di medici lavora in tandem con il robot che opera, rimuove i polmoni malati, prepara il sito chirurgico per l’impianto e quindi impianta i polmoni del donatore.

“So solo che era un uomo più giovane. Se ci pensi, c’è una famiglia in lutto e due settimane dopo io respiro con i suoi polmoni”, racconta Mehrkar intervistata dalla reuters.

A circa un mese dall’intervento, Mehrkar è già in piedi e cammina e tra pochi giorni sarà dimessa.

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Acqua calda nel passato di Marte, la prova in un meteorite

Acqua calda nel passato di Marte, la prova in un meteorite

C’era acqua calda su Marte 4,45 miliardi di anni fa, dunque è probabile che il pianeta presentasse condizioni adatte a ospitare la vita: lo suggeriscono le tracce biochimiche rinvenute in uno zircone contenuto nel meteorite marziano Nwa 7034, il secondo più antico mai scoperto, soprannominato ‘Black Beauty’ per il suo colore scuro. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances da un gruppo di ricerca guidato dalla Curtin University in Australia.

“Abbiamo utilizzato la geochimica su scala nanometrica per rilevare prove elementari di acqua calda su Marte 4,45 miliardi di anni fa”, afferma il geologo Aaron Cavosie. 

“I sistemi idrotermali sono stati essenziali per lo sviluppo della vita sulla Terra e le nostre scoperte suggeriscono che anche Marte aveva acqua, un ingrediente chiave per gli ambienti abitabili, durante l’antica fase di formazione della crosta. Attraverso l’imaging e la spettroscopia su scala nanometrica, il team ha identificato tracce di elementi in questo zircone unico, tra cui ferro, alluminio, ittrio e sodio. Questi elementi – conclude l’esperto – si sono aggiunti mentre lo zircone si formava 4,45 miliardi di anni fa, suggerendo che l’acqua era presente durante l’iniziale attività magmatica marziana”. 

 

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