La missione SES O3b mPOWER è il programma di seconda generazione di satelliti sviluppato per fornire connettività ad alta capacità e bassa latenza in tutto il mondo, gestito da SES (Société Européenne des Satellites con sede in Lussemburgo). La costellazione prevede il lancio di 13 satelliti e diventerà pienamente operativa entro il 2027.
Con una capacità di rete triplicata rispetto ai livelli attuali, il servizio è dedicato a clienti quali operatori di mobilità, telecomunicazioni, pubblica amministrazione e aziende.
L’orbita media (MEO) è un’orbita terrestre situata tra l’orbita terrestre bassa (LEO) e l’orbita geostazionaria (GEO). Tipicamente, si trova a un’altitudine compresa tra 2.000 e 35.786 km sopra la superficie terrestre, mentre la LEO è compresa tra i 200 e i 2000 chilometri e la GEO esattamente a 35.786 km. I satelliti in orbita MEO sono spesso utilizzati per applicazioni di navigazione, come il sistema GPS, e per le comunicazioni.
Gli oltre 6.000 satelliti della costellazione Starlink si trovano, ad esempio, tutti nell’orbita bassa LEO.
Futuro24 estate: innovazione tecnologica, dall’acustica ai robot
Rivediamo alcuni dei servizi andati in onda durante l’ultima stagione. In questa puntata la Camera dei Diamanti dell’Università di Ferrara, gli atomi ultrafreddi e nuove soluzione nel settore della robotica
Fecondazione, genetista Boncinelli: “Senza ricerca sugli embrioni Italia fanalino di coda”
Scienza
“Il massimo della ricerca si fa con cellule staminali prodotte in laboratorio però esistono tante altre malattie che si possono studiare solo negli embrioni” afferma nel 2015 a Rainews24 il genetista Edoardo Boncinelli
Nella puntata in onda ieri di “Codice: la vita è digitale”, programma ideato e condotto da Barbara Carfagna, Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, annuncia la nascita di una nuova autorità per regolamentare i provider di messaggistica criptata.
Con lui esperti e analisti internazionali come Kaupo Rosin, capo dei servizi segreti estoni, e Andrea Colamedici, autore di Ipnocrazia, per riflettere su cyber-attacchi, privacy, manipolazione delle informazioni e difesa dell’identità digitale.
Un’indagine che tocca il cuore della sicurezza europea tra tecnologia, geopolitica e libertà individuali.
Un frammento di roccia marziana “incredibilmente raro” – il più grande mai trovato sulla Terra – è stato venduto mercoledì all’asta a New York per la cifra astronomica di 5,28 milioni di dollari.
Il meteorite, noto come NWA 16788, pesa 24,67 kg e misura 38 x 28 x 15 cm.
Scoperto nel novembre 2023 in una regione remota del deserto del Sahara, a circa 90 km a ovest dell’oasi di Chirfa, nel nord-ovest del Niger, il frammento è più grande del 70% rispetto al secondo in ordine di grandezza proveniente dal Pianeta Rosso che sia mai stato recuperato.
Venduto a un commerciante internazionale, NWA 16788 era custodito presso una galleria privata ad Arezzo. Nel 2024 è stato esposto in Italia presso la sede dell’Agenzia Spaziale Italiana in occasione della Notte Europea dei Ricercatori. Il meteorite era in studio presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze.
Secondo l’analisi di Sotheby’s, NWA 16788 “mostra una minima alterazione terrestre, il che indica che la sua composizione fisica e chimica non è stata significativamente alterata dal suo arrivo nel deserto del Sahara”.
L’asta si è conclusa in circa cinque ore. La vendita era stata stimata tra i 2 e i 4 milioni di dollari, ma alla fine un acquirente rimasto ignoto si è aggiudicato il reperto sborsando 5,296 milioni di dollari.
La speranza della comunità scientifica è che il meteorite possa continuare a essere studiato anche in futuro.
Si tratta infatti di un frammento di roccia estremamente raro: degli oltre 77.000 meteoriti ufficialmente riconosciuti, solo 400 sono marziani, per un peso complessivo di circa 374 kg.
Con un peso di quasi 25 kg, NWA 16788 rappresenta circa il 6,5% di tutto il materiale marziano attualmente conosciuto.
Una cupola in acciaio del peso di 245 tonnellate e larga 14 metri è stata installata giovedì sul secondo reattore della centrale nucleare di Hinkley Point C, in costruzione nel sud-ovest dell’Inghilterra ad opera del colosso energetico francese EDF.
L’operazione è stata possibile grazie a “Big Carl”, la gru per impiego terrestre più grande al mondo, che ha sollevato e posizionato la copertura sulla sommità dell’edificio.
La gru prende il nome da Carl Sarens, direttore delle soluzioni tecniche presso la Sarens, la società che ha supervisionato la sua progettazione.
Quello in via di realizzazione nel Somerset è il primo nuovo impianto nucleare britannico da oltre vent’anni e si prevede che entrerà in funzione nel 2029 con un costo stimato tra i 31 e i 34 miliardi di sterline ai prezzi del 2015.
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