Sta facendo discutere la novità di Microsoft Teams che, in arrivo nel 2026, avviserebbe i datori di lavoro della presenza o meno in ufficio da parte dei dipendenti. Il rischio, per molti, è l’abuso della “sorveglianza digitale” in nome dell’efficienza produttiva. La nuova funzione consentirebbe, nel caso in cui un dipendente si connetta alla rete wifi aziendale registrata, di segnalare con un’apposita etichetta lo stato “in ufficio”.
La novità
Secondo l’azienda tech, la nuova funzione avrà l’unico scopo di “aumentare e migliorare l’organizzazione logistica” tra colleghi dello stesso posto di lavoro, agevolando la pianificazione di riunioni in sede o da remoto. Come ha sottolineato Microsoft, la funzionalità sarà disattivata di default e la sua attivazione dipenderà solo dall’amministratore. La novità sarà introdotta a partire dal nuovo anno sui principali sistemi operativi, Windows e MacOS.
Non è solo un’immagine astronomica, ma una performance visiva, un connubio tra sport estremo e fotografia scientifica.
“La caduta di un Icaro”: così l’astrofotografo statunitense Andrew McCarthy ha battezzato questo spettacolare scatto, che mostra la silhouette di un uomo in caduta libera davanti al disco solare.
Il tutto è stato possibile grazie a una meticolosa preparazione: “Ci sono voluti mesi di pianificazione e un sacco di calcoli matematici, ma non potrei essere più felice del risultato!”, ha scritto McCarthy su X.
Un’altra riflessione, sempre affidata ai social, rende ancora meglio l’idea delle proporzioni in gioco: “Incredibile quanto [l’uomo] sembri piccolo, nonostante sia quasi 50 milioni di volte più vicino [rispetto al Sole]”.
Per realizzare questa immagine, lo scorso 8 novembre McCarthy ha allestito nel deserto dell’Arizona un array di telescopi per catturare la superficie del Sole, usando un filtro nebulare H-alfa per mettere in risalto i dettagli turbolenti dell’atmosfera solare. Insieme a lui l’amico e paracadutista Gabriel C. Brown, Youtuber e musicista, pronto a eseguire un salto da un velivolo ultraleggero.
Di salti ne sono serviti sei, e finalmente McCarthy ha colto l’attimo, riuscendo ad allineare telescopio, Brown e disco solare in quell’istante perfetto. Il risultato è una silhouette scura e nitida che sembra cadere sul disco solare, in un’immagine di grande impatto visivo. McCarthy ha poi composto un mosaico ad alta risoluzione del Sole, abbinando alla silhouette di Brown la superficie solare catturata con un altro telescopio.
Lo stesso autore in precedenza aveva già realizzato scatti simili: come la Stazione Spaziale Internazionale che transita davanti al Sole, un aereo davanti alla Luna, un razzo vettore sempre davanti al Sole. Ma un uomo, che sembra cadere letteralmente verso il disco solare, fa tutto un altro effetto.
L’ondata di investimenti nell’intelligenza artificiale è straordinaria, ma è anche segnata da “elementi di irrazionalità”. A dirlo è il CEO di Alphabet, Sundar Pichai, in un’intervista esclusiva alla BBC nella sede di Mountain View. Il monito è chiaro: se la bolla dell’IA dovesse scoppiare, nessuna azienda sarebbe immune, Google compresa.
Pichai sottolinea come l’attuale ciclo di investimenti abbia raggiunto dimensioni senza precedenti. Google, per esempio, è passata da meno di 30 miliardi di dollari di spesa annua a oltre 90 miliardi, mentre l’intero settore ha superato la soglia del trilione di dollari destinati a infrastrutture e sviluppo.
Una corsa alimentata dalla crescente domanda di strumenti come Gemini, dai nuovi superchip proprietari e dalla competizione sempre più serrata con OpenAI e gli altri protagonisti globali.
“Nessuna azienda è immune, noi compresi. Se si investe in eccesso, dovremo attraversare quella fase” Sundar Pichai, CEO di Alphabet
Secondo Pichai, l’entusiasmo per il potenziale dell’intelligenza artificiale è ampiamente giustificato, ma, come accadde con Internet negli anni ’90, si rischia di “andare fuori giri”. Anche allora, ricorda, gli investimenti furono eccessivi, ma nessuno mette in dubbio l’impatto e la portata storica della digitalizzazione. L’IA, afferma, avrà un impatto altrettanto profondo, ma il settore deve essere pronto a gestire i momenti di crisi dello sviluppo.
Il CEO riconosce che un eventuale scoppio della bolla avrebbe ripercussioni trasversali: “Non c’è azienda al riparo”. Google, tuttavia, ritiene di possedere una posizione più solida grazie al suo “full stack”, che va dai chip alle piattaforme come YouTube, dai modelli agli avanzati laboratori di ricerca.
Il manager mette però in guardia anche sull’enorme fabbisogno energetico dell’IA: secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, i data center rappresentavano già l’1,5% dei consumi globali nel 2023. Una sfida che, secondo Pichai, richiede infrastrutture e fonti rinnovabili più ambiziose per non frenare l’innovazione e la crescita. L’IA cambierà professioni, competenze e processi: “Chi saprà usare questi strumenti avrà più successo”, afferma Pichai, ma per non ripetere gli errori del passato serviranno prudenza e una visione di lungo periodo.
Il paleontologo francese Philippe Taquet, uno dei protagonisti dello studio dei dinosauri africani, è morto a Parigi il 16 novembre all’età di 85 anni. A darne notizia Le Monde, che lo descrive come un instancabile “cacciatore di dinosauri”. Taquet è stato anche direttore del Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi, dove ha formato intere generazioni di studiosi. A lui si devono straordinarie scoperte nel Sahara, come l’Ouranosaurus nigeriensis e il Nigersaurus taqueti, due specie che hanno ampliato in modo significativo la conoscenza del Cretaceo africano.
Figlio di imprenditori tessili, Taquet si avvicinò alla paleontologia nel 1964, quando il suo maestro Jean-Pierre Lehman lo convocò d’urgenza al museo. I geologi francesi, in missione in Niger, avevano trovato ossa fossili nel deserto del Ténéré e avevano bisogno di un giovane ricercatore pronto a partire subito. Taquet accettò e, tra il 1965 e il 1972, guidò una serie di spedizioni che portarono alla scoperta di un patrimonio eccezionale: i resti dell’Ouranosaurus, descritti nel 1976, del curioso Nigersaurus e del gigantesco Sarcosuchus, un coccodrillo preistorico lungo oltre dieci metri.
Il sito di Gadoufaoua, nel Niger centrale, divenne il suo principale laboratorio a cielo aperto. Taquet intuì subito il valore di quel giacimento, ricco di ossa di sauropodi e di altri dinosauri, ma non riuscì a descrivere tutto il materiale raccolto; molte delle sue scoperte sarebbero state pubblicate solo decenni più tardi, grazie a nuove campagne internazionali.
Parallelamente, Taquet ebbe una prestigiosa carriera istituzionale: fu ricercatore presso il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica francese (CNRS), professore di paleontologia presso il Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi e direttore dell’istituzione dal 1985 al 1990. In seguito entrò a far parte dell’Accademia delle Scienze di Francia, di cui fu presidente nel biennio 2012-2013, come ricorda Les Échos.
Accanto alla ricerca, Taquet si dedicò alla divulgazione. Nel volume L’impronta dei dinosauri (1994) raccontò la paleontologia come un’avventura intellettuale e umana, adottando uno stile vicino al reportage scientifico.
Il suo percorso incrociò più volte l’Italia: il Museo di Storia Naturale di Venezia espone oggi lo spettacolare scheletro di Ouranosaurus nigeriensis, frutto delle missioni compiute insieme al paleontologo e imprenditore veneziano Giancarlo Ligabue, suo collaboratore nelle spedizioni nel Sahara.
Considerato da molti l’erede moderno di Georges Cuvier, Taquet lascia in eredità nove specie identificate, decenni di scavi nel Sahara e una visione della paleontologia capace di unire rigore scientifico, cooperazione internazionale e autentica passione per il lavoro sul campo.
30 anni fa fu annunciata la scoperta del primo pianeta intorno a una stella simile al Sole. Facciamo il punto sulle ricerche in questo campo con uno dei due autori della scoperta – il Nobel per la Fisica Michel Mayor – e con altri esperti del settore
Un nuovo studio guidato dall’Università di Oxford e pubblicato su Evolution and Human Behavior ricostruisce per la prima volta la storia evolutiva del bacio, suggerendo che questo comportamento nacque nel comune antenato degli esseri umani e delle grandi scimmie circa 21 milioni di anni fa.
L’analisi indica inoltre che anche i Neanderthal probabilmente praticavano il bacio e, coerentemente con precedenti evidenze di scambio di microbi orali e interazioni sociali ravvicinate, forse si sono scambiati baci anche con gli esseri umani moderni.
Nonostante una forte valenza culturale ed emotiva per molte società umane, la sua origine è rimasta finora poco indagata.
I ricercatori hanno prima definito operativamente che cosa si intende per bacio: contatto non aggressivo, bocca-a-bocca, non legato al trasferimento di cibo. Questa definizione ha permesso di confrontare in modo uniforme specie molto diverse. Su questa base, è stata raccolta evidenza documentata di bacio in scimpanzè, bonobo e oranghi, oltre che in altri primati evolutisi in Africa, Europa e Asia.
Successivamente, il bacio è stato trattato come un tratto evolutivo e analizzato tramite modellazione bayesiana, simulando milioni di scenari evolutivi lungo i rami della filogenesi dei primati. Il modello, eseguito dieci milioni di volte per ottenere stime robuste, suggerisce che il bacio era presente nell’antenato comune delle grandi scimmie tra 21,5 e 16,9 milioni di anni fa e che il tratto è stato mantenuto nella maggior parte delle specie discendenti.
Un risultato di rilievo riguarda i Neanderthal: l’integrazione tra i dati comportamentali dei primati e le evidenze genetiche e microbiologiche accumulate negli ultimi anni rende altamente probabile che anche i nostri parenti estinti si scambiassero baci. Lo scambio di saliva documentato attraverso la condivisione di microbi orali e l’esistenza di interazioni strette tra umani e Neanderthal rafforzano l’ipotesi di un comportamento condiviso.
Gli autori ritengono che il quadro rimanga incompleto, soprattutto per la scarsità di dati su primati fuori dal gruppo delle grandi scimmie. Tuttavia, il lavoro costituisce il primo tentativo sistematico di analizzare il bacio sotto una lente evolutiva, offrendo una metodologia comune per futuri studi.
Il comportamento, lungi dall’essere universale, è infatti attestato solo nel 46% delle culture umane contemporanee, con significati sociali molto variabili. Questa variabilità culturale pone domande cruciali sull’origine del bacio: tratto evoluto o invenzione culturale? Secondo gli autori, il nuovo approccio filogenetico rappresenta un passo decisivo per iniziare a rispondere.
Il team sottolinea che, pur non lasciando tracce fossili, i comportamenti sociali possono essere ricostruiti integrando dati comparativi, modelli statistici e prove indirette provenienti dall’antropologia, dalla biologia evolutiva e dalla genetica. Lo studio fornisce così una base per esplorare come e perché comportamenti apparentemente “intangibili”, come il bacio, emergano e persistano nel corso dell’evoluzione.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci consentirà di elaborare dati quali il comportamento di navigazione o gli ID univoci su questo sito. Il mancato consenso o la revoca del consenso possono influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
La memorizzazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari per il fine legittimo di consentire l'utilizzo di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
The technical storage or access that is used exclusively for statistical purposes.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
La memorizzazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per l'invio di pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su più siti web per scopi di marketing simili.
Commenti recenti