Pint of Science 2025: la scienza torna nei pub, tra birre e grandi idee

Pint of Science 2025: la scienza torna nei pub, tra birre e grandi idee

Dal 19 al 21 maggio 2025 torna Pint of Science, il festival internazionale che porta la scienza nei pub. Nato nel 2012 da un’idea dei ricercatori Michael Motskin e Praveen Paul, l’evento è oggi presente in 27 Paesi, 400 città e conta più di 2000 relatori in tutto il mondo. In Italia, l’edizione 2025 segna un record: 26 città coinvolte, 80 pub e 234 speaker per festeggiare il decimo compleanno del festival nel nostro Paese.

Da Milano a Catania, passando per Napoli, Bologna, Roma e Trieste, ricercatrici e ricercatori parleranno in modo informale di temi scientifici attuali e affascinanti: dall’intelligenza artificiale alla medicina di precisione, dai vulcani alle onde gravitazionali, fino al quantum computing e alla sostenibilità ambientale. I talk saranno divisi in sei aree tematiche, che spaziano dalla fisica all’astronomia, dalle neuroscienze alla tecnologia, con interventi interattivi seguiti dalle domande del pubblico.

Ogni serata sarà un’occasione per ascoltare scienziati come Matteo Calvaresi (Università di Bologna), che parlerà di AI e farmaci del futuro, o Stefano Giagu (La Sapienza) che discuterà di ChatGPT a Roma. Tra gli ospiti anche Dante Cetrioli, recordman di apnea sotto i ghiacci, e Antonaldo Diaferio (Università di Torino e INFN), che guiderà il pubblico alla scoperta dell’universo.

Il festival è gratuito e organizzato da oltre 200 volontari. A sostenerlo, sponsor nazionali come INFN, INAF, NQSTI e il progetto MNESYS, oltre a numerosi partner locali. 

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SpaceX lancia altri 23 satelliti Starlink: il video del decollo da Cape Canaveral

SpaceX lancia altri 23 satelliti Starlink: il video del decollo da Cape Canaveral

Nuovo lancio da Cape Canaveral per il vettore spaziale Falcon 9 di SpaceX, che ha portato in orbita 23 nuovi satelliti della costellazione Starlink.

Tredici di questi sono equipaggiati con la tecnologia “Direct to Cell”, che consente a comuni telefoni cellulari LTE di connettersi direttamente ai satelliti senza necessità di hardware aggiuntivo o modifiche software, con l’obiettivo di fornire connettività mobile in aree remote o prive di copertura cellulare tradizionale.

Poco più di otto minuti dopo il decollo, il primo stadio del razzo è atterrato sulla piattaforma galleggiante SpaceX “Just Read the Instructions”, nell’Oceano Atlantico. È stato il 121° atterraggio avvenuto con successo su questa piattaforma e il 449° atterraggio di booster in totale.

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Le scimmie cappuccine “rapiscono” i piccoli di un’altra specie. Mistero per gli scienziati

Le scimmie cappuccine “rapiscono” i piccoli di un’altra specie. Mistero per gli scienziati

“Per quanto ne sappiamo, è una moda”, afferma Meg Crofoot, direttrice del Max Planck Institute of Animal Behavior. Il comportamento delle scimmie cappuccine sull’isola Jicarón, al largo di Panama, sconcerta gli scienziati.

Sull’isola vive una popolazione di primati selvatici, i cebi cappuccini, i cui maschi hanno iniziato a rapire cuccioli di scimmie urlatrici senza un motivo apparente.

A documentare questa singolare abitudine è uno studio, pubblicato sulla rivista Current Biology, condotto dagli scienziati dell’Istituto Max Planck per il comportamento animale, dello Smithsonian Tropical Research Institute, dell’Universidad del Rosario e dell’Ithaca College.

Il team, guidato da Zoe Goldsborough, Brendan Barrett e Lisa Corewyn, ha osservato un curioso comportamento dei cebi cappuccini all’interno del Parco Nazionale di Coiba.

Questi animali, spiegano gli esperti, sono in grado di utilizzare utensili di pietra e sono monitorati dal 2017.

Nel 2022, il gruppo di ricerca ha osservato un individuo che portava sulla schiena un cucciolo di scimmia urlatrice. Dopo aver analizzato il materiale, sono emersi quattro casi di rapimenti, perpetrati principalmente dallo stesso esemplare, un maschio soprannominato Joker.

Sebbene esistano aneddoti di adozioni animali, nella maggior parte degli episodi noti si tratta di sequestri effettuati da femmine che, probabilmente, mettono alla prova la propria capacità di prendersi cura dei piccoli.

Nel corso di un anno di osservazioni, le telecamere hanno “incastrato” altri cinque cebi maschi che trasportavano undici diversi cuccioli di scimmia urlatrice per periodi di tempo differenti, che potevano arrivare fino a nove giorni.

Gli scienziati hanno quindi raccolto ulteriori prove da un sito web interattivo che documentava la diffusione di questo comportamento.

“Abbiamo ricostruito la storia affascinante di un individuo che ha diffuso un determinato comportamento, adottato da altri simili”, dice Barrett. Si tratta di un esempio di moda culturale. Sappiamo che, per gli stessi motivi, gli scimpanzé a volte ‘indossano’ fili d’erba come fossero accessori. È un sistema di propagazione di abitudini davvero bizzarro”.

Purtroppo, i filmati hanno mostrato che i cuccioli, che non avevano più di quattro settimane di vita, dopo essere stati rapiti, non sono sopravvissuti.

“I cebi non vogliono far del male ai cuccioli, ma non possono fornire loro il latte di cui hanno bisogno per sopravvivere. Il motivo per cui i cappuccini seguono questa abitudine è ancora un mistero. I maschi non mangiano i piccoli, non giocano con loro e non ricevono maggiori attenzioni se ne portano in grembo uno. Con i cuccioli in braccio, i cebi si comportavano normalmente, si muovevano e utilizzavano strumenti”.

Secondo lo studio, questa tradizione sociale o moda culturale senza una funzione precisa potrebbe “derivare dalla noia” noia in un ambiente privo di predatori.

Tale comportamento, però, potrebbe avere gravi ripercussioni sulla conservazione delle scimmie urlatrici del Parco nazionale di Coiba.

“Se la tradizione continuerà a diffondersi”, afferma Crofoot alla Reuters, “le conseguenze saranno probabilmente molto gravi per le scimmie urlatrici. Ma siamo ottimisti. Speriamo che, come molte mode, anche questa passi”.

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Il Nobel e padrino dell’AI: “Sviluppi meravigliosi ma reale pericolo che prenda il controllo”

Il Nobel e padrino dell’AI: “Sviluppi meravigliosi ma reale pericolo che prenda il controllo”

Il Premio Nobel e “padrino” dell’AI: “Sviluppi meravigliosi, ma il pericolo che prenda il controllo è reale”

Il Nobel per la Fisica 2024 Geoffrey Hinton, professore all’Università di Toronto e pioniere delle reti neurali artificiali, lancia l’allarme da GITEX Europe, il grande evento dedicato alla tecnologia in corso a Berlino: “Alcuni ricercatori pensano ancora che sia uno scenario da fantascienza, ma non è così”. Intervista di Andrea Bettini e Marco Aquili di RaiNews24.

 

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Trovato un batterio sconosciuto sulla Stazione spaziale cinese

Trovato un batterio sconosciuto sulla Stazione spaziale cinese

Un batterio mai visto prima è stato scoperto in orbita sulla Stazione spaziale cinese Tiangong: chiamato Niallia tiangongensis, sarebbe ‘cugino’ di un microrganismo del suolo chiamato Niallia circulans, che fino a qualche tempo era considerato una forma patogena di Bacillus.

Al momento non è ancora chiaro se il batterio extraterrestre possa rappresentare una minaccia per la salute degli astronauti, ma di certo la sua capacità di adattamento, descritta in uno studio su International Journal of Systematic and Evolutionary Microbiology, potrà essere di interesse per le future missioni spaziali di lunga durata.

Ne sono convinti gli autori dell’articolo, i ricercatori dello Shenzhou Space Biotechnology Group e dell’Institute of Spacecraft System Engineering di Pechino, che hanno studiato il batterio trovato nei tamponi prelevati a bordo della stazione spaziale cinese nel maggio 2023 dall’equipaggio della Shenzhou-15, nell’ambito di una delle due indagini condotte dal China Space Station Habitation Area Microbiome Programme.

I ricercatori non sanno ancora se N. tiangongensis si sia evoluto sulla Tiangong o se sia arrivato a bordo sotto forma di spore presentando già alcune delle sue caratteristiche distintive. Lo studio dimostra che il microrganismo ha una capacità unica di scomporre la gelatina come fonte di azoto e carbonio, un’abilità che si rivela utile per costruire uno strato protettivo di biofilm in cui avvolgersi quando le condizioni ambientali si fanno difficili. D’altro canto sembra aver perso la capacità di sfruttare altre fonti energetiche usate dai suoi parenti terrestri.

Ciò dimostra la facilità con cui certi batteri possono adattarsi agli habitat orbitanti e non solo. E’ di pochi giorni fa la notizia della scoperta di 26 nuove specie batteriche nelle camere bianche utilizzate nel 2007 dall’agenzia spaziale statunitense per preparare al lancio il lander Phoenix Mars. I risultati dello studio, pubblicati dal Jpl della Nasa sulla rivista Microbiome, dimostrano che la capacità di questi batteri di adattarsi ad ambienti considerati sterili è dovuta ad alcuni geni legati alla riparazione del Dna e alla resistenza a sostanze presenti a livelli potenzialmente tossici per altri microrganismi.

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