Una cattedrale nella roccia per studiare i misteri dell’universo: completato lo scavo di Hyper-K

Una cattedrale nella roccia per studiare i misteri dell’universo: completato lo scavo di Hyper-K

Lo scorso 31 luglio, in Giappone, nella prefettura di Gifu, è stato completato lo scavo della colossale caverna che ospiterà il rivelatore di particelle principale dell’esperimento Hyper-Kamiokande (Hyper-K). Lo ha scritto in una nota l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) che contribuisce al progetto. 

A coordinare i lavori di scavo è l’Università di Tokyo, che insieme all’istituto di ricerca giapponese Kek, High Energy Accelerator Research Organization, guida la collaborazione scientifica internazionale del progetto Hyper-K, a cui partecipano 630 ricercatori e ricercatrici da 22 paesi diversi, tra cui l’Italia.

Il progetto Hyper-K, iniziato ufficialmente nel febbraio 2020, mira a osservare i neutrini provenienti dalle esplosioni di supernove e a testare la Teoria della Grande Unificazione (GUT) e la storia dell’evoluzione dell’universo attraverso lo studio dei decadimenti dei protoni e della cosiddetta “violazione CP” (l’asimmetria tra neutrini e antineutrini), analizzando i fasci di neutrini prodotti dall’acceleratore di J-PARC a 300 chilometri di distanza.

Il cuore del progetto sarà un rivelatore di particelle di nuova generazione, costituito da un gigantesco serbatoio con un volume oltre otto volte superiore a quello del suo predecessore, Super-Kamiokande: conterrà 260.000 metri cubi d’acqua ultra-pura e sarà dotato di fotosensori innovativi, 20.000 fotomoltiplicatori ad alta sensibilità (Pmt) e 800 multi-PMT.

Prototipo di un mPMT per il rivelatore interno di Hyper-Kamiokande (Wikipedia)

05/08/2025

Il rivelatore è in fase di costruzione a 600 metri di profondità nella gigantesca caverna il cui scavo è stato appena ultimato, sotto una montagna nella città di Hida. Questa caverna è uno dei più grandi spazi artificiali mai scavati nella roccia: è costituita da una sezione cilindrica di 69 metri di diametro, alta quasi 73 metri e sormontata da una cupola alta 21 metri. L’impegnativo lavoro di scavo è stato quindi il frutto di un’ambiziosa impresa ingegneristica che ha richiesto numerosi studi e scavi preliminari.

A partire da agosto, inizieranno così i lavori per trasformare questa caverna nel gigantesco serbatoio di Hyper-K, ai quali seguirà, nel 2026, la costruzione del rivelatore. 

Nel frattempo, in Giappone, in Italia e negli altri paesi della collaborazione si procede con la produzione di massa dei nuovi fotosensori e delle altre componenti elettroniche che andranno a costituire il rivelatore. In particolare, presso la sezione Infn di Napoli, che coordina il contributo dei paesi che partecipano alla realizzazione dei multi-Pmt (Canada, Polonia, Repubblica Ceca, Messico e Grecia), è in fase di allestimento un nuovo laboratorio dove verranno assemblati più di un terzo dei multi-Pmt che saranno installati in Hyper-K. 

Inoltre, l’elettronica di digitalizzazione dei fotomoltiplicatori è stata progettata dall’Infn che è responsabile della produzione di 2.000 schede che, a partire dalla metà del 2026, saranno spedite al Cern per essere calibrate e integrate in contenitori subacquei con il resto dell’elettronica dell’esperimento prodotta in Corea, Francia, Giappone, Polonia, Spagna, Svizzera e Regno Unito.

Tutte le componenti del rivelatore all’interno del serbatoio di Hyper-K dovrebbero essere installate entro il 2027, dopodiché il serbatoio sarà riempito con acqua ultra-pura e l’esperimento entrerà in funzione nel 2028.

Parallelamente ai lavori per la costruzione del rivelatore principale di Hyper-K, Kek sta guidando l’aggiornamento del fascio di neutrini dell’acceleratore di J-Parc e la costruzione di un nuovo rivelatore intermedio nel villaggio di Tokai, nella prefettura di Ibaraki, situato a meno di un chilometro dall’origine del fascio di neutrini. Inoltre, Hyper-K sarà costituito da un terzo rivelatore, installato a soli 280 metri dall’acceleratore di J-Parc, a cui l’Infn ha contribuito con la realizzazione di nuovi particolari rivelatori di particelle, noti come “Time Projection Chamber – Tpc”.

La partecipazione italiana a Hyper-Kamiokande coinvolge diversi gruppi: le sezioni di Bari, Napoli, Padova, Pisa e Roma dell’Infn, il Politecnico di Bari, l’Università Federico II di Napoli, l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, l’Università di Salerno, l’Università di Padova, l’Università di Pisa e la Sapienza Università di Roma.

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Un oggetto interstellare vicino al Sole: sonda aliena o semplice cometa?

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Un oggetto che proviene da oltre i confini del nostro sistema solare attira l’attenzione della comunità scientifica. Scoperto il primo luglio dai telescopi Atlas in Cile, 3I/ATLAS è solo il terzo oggetto interstellare mai osservato nel nostro “vicinato” cosmico. Fa discutere l’opinione di Avi Loeb, astrofisico di Harvard, secondo cui le particolari caratteristiche orbitali di 3I/ATLAS potrebbero indicarne un’origine artificiale. “La traiettoria è sorprendentemente allineata con il piano orbitale dei pianeti”, afferma, suggerendo l’ipotesi di una sonda aliena in missione di ricognizione. Non tutti però concordano. L’astrobiologa Karen Meech, dell’Università delle Hawaii, smorza l’entusiasmo: “È solo una cometa, perfettamente spiegabile con fenomeni naturali”. 

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Il lancio SpaceX verso l’orbita media: due satelliti a 8.000 km di altitudine

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La missione SES O3b mPOWER è il programma di seconda generazione di satelliti sviluppato per fornire connettività ad alta capacità e bassa latenza in tutto il mondo, gestito da SES (Société Européenne des Satellites con sede in Lussemburgo). La costellazione prevede il lancio di 13 satelliti e diventerà pienamente operativa entro il 2027.

Con una capacità di rete triplicata rispetto ai livelli attuali, il servizio è dedicato a clienti quali operatori di mobilità, telecomunicazioni, pubblica amministrazione e aziende.

L’orbita media (MEO) è un’orbita terrestre situata tra l’orbita terrestre bassa (LEO) e l’orbita geostazionaria (GEO). Tipicamente, si trova a un’altitudine compresa tra 2.000 e 35.786 km sopra la superficie terrestre, mentre la LEO è compresa tra i 200 e i 2000 chilometri e la GEO esattamente a 35.786 km. I satelliti in orbita MEO sono spesso utilizzati per applicazioni di navigazione, come il sistema GPS, e per le comunicazioni.

Gli oltre 6.000 satelliti della costellazione Starlink si trovano, ad esempio, tutti nell’orbita bassa LEO.

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