Un dispositivo di ricerca della NASA è atterrato con un paracadute in una fattoria della contea di Hale, in Texas, sorprendendo la famiglia che vive nella proprietà. Le immagini girate da Ann Hayden Walter mostrano il modulo scendere lentamente e adagiarsi sul terreno. La famiglia ha contattato lo sceriffo locale, che ha confermato che la NASA era già al lavoro per recuperare il modulo, lanciato dal Columbia Scientific Balloon Facility in New Mexico. L’incidente è avvenuto il 2 ottobre.
Si chiama Tilly Norwood ed è una giovanissima star che sta facendo insorgere Hollywood. Troppo bella per essere vera? Infatti non lo è: è stata creata con un programma di Intelligenza Artificiale dalla scrittrice comica e attrice olandese Eline Van der Velden che l’ha generata all’interno di Xicoia, il suo studio che rappresenta talent AI. Un’attività che mira a creare talenti per lo spettacolo dotati di personalità e biografia.
La Norwood è la prima di queste creazioni, lanciata dalla Van der Velden sui suoi account social e presentata al Film Festival di Zurigo, il 27 settembre scorso nella sezione industry, come “la nuova Scarlett Johansson o la prossima Natalie Portman”.
Tra questi ci sono stati per esempio la celebre attrice australiana Toni Collette, che ha commentato la notizia con una serie di emoji di facce che urlano. L’attrice statunitense Mara Wilson, nota soprattutto per il film del 1996 “Matilda 6 mitica”, ha detto che le agenzie dovrebbero scritturare “le centinaia di ragazze vere le cui facce sono state messe insieme per fare quella” di Tilly Norwood. La messicana Melissa Barrera, che ha recitato nel franchise di “Scream”, ha detto di sperare che l’agenzia che dovesse decidere di lavorarci venga scaricata da tutti i suoi attori. Emily Blunt, in un’intervista per il podcast Awards Circuit di “Variety”, ha esclamato: ‘‘No, sul serio? È un’intelligenza artificiale? Oddio, siamo fregati. È davvero, davvero spaventoso. Dai, agenzie, non fatelo. Per favore, smettete di toglierci la connessione umana”. E sul fatto che Norwood sia stata progettata per diventare la prossima Scarlett Johansson o Natalie Portman, l’attrice ha tuonato: ‘‘Ma Scarlett Johansson ce l’abbiamo già”.
A seguito delle critiche, Van Der Velden ha scritto che Tilly Norwood “non è un rimpiazzo di un essere umano, ma un lavoro creativo, un’opera d’arte, un atto di immaginazione e maestria”. Ha sostenuto che offra nuove possibilità al mondo dello spettacolo, senza sottrarne alle persone vere.
In un articolo di Variety, la giornalista Jenelle Riley ha scritto che chiamare Tilly Norwood attrice “è inaccurato e un insulto” e ha sottolineato le implicazioni etiche del far passare un’animazione per una persona vera e ha ricordato le qualità professionali e umane che rendono un’interpretazione unica, impossibili da ricreare con un algoritmo.
Tilly Norwood, la prima “attrice” creata con l’intelligenza artificiale (instagram)
L’uso dell’intelligenza artificiale, ormai è noto, è una linea rossa per i creativi di Hollywood e la Sag-Aftra ritiene che “la creatività è, e debba rimanere, incentrata sull’essere umano” ed è “contraria alla sostituzione degli interpreti umani con entità sintetiche”. Il sindacato ribadisce che “Tilly Norwood non è un’attrice, è un personaggio generato da un programma informatico addestrato senza permesso sul lavoro di innumerevoli interpreti professionisti che per di più non hanno ricevuto alcun compenso“.
Van der Velden, a sua volta, ha difeso la sua operazione e spiegato che studi e aziende dell’entertainment stanno già adottando l’AI in maniera discreta: la sua società, la “Particle6”, sostiene che possa ridurre drasticamente i costi di produzione. “Quando abbiamo lanciato Tilly, la gente diceva: ‘Cos’è questa cosa?’, e ora nei prossimi mesi annunceremo quale agenzia la rappresenterà“, avrebbe detto la creatrice, secondo Deadline.
“Buongiorno a tutti! Ultimamente l’aurora è stata così bella che ho deciso di provare a girare qualche ripresa in time-lapse”, ha scritto Kimiya Yui, l’astronauta giapponese a bordo della ISS dai primi di agosto: “Godetevi il video dell’aurora boreale che si infrange come un’onda e vi sembrerà di navigare nel mare dell’aurora. Lavoriamo insieme duramente a ottobre, traendo energia dalla Terra!”.
Immaginate un pianeta che fluttua nello spazio, libero dall’orbita di una stella, e che inghiotte sei miliardi di tonnellate di materia al secondo. È quanto accade a Cha 1107-7626, un pianeta vagabondo situato a circa 620 anni luce di distanza dalla Terra nella costellazione del Camaleonte.
Questo straordinario fenomeno è stato documentato da un team di ricercatori guidato da Víctor Almendros-Abad, astronomo presso l’Osservatorio Astronomico di Palermo dell’INAF in Italia, che ha utilizzato le osservazioni del Very Large Telescope (VLT) dell’ESO, integrandole con i dati del James Webb Space Telescope. L’oggetto sta ancora crescendo grazie a un disco di gas e polvere che lo circonda: un processo noto come accrescimento.
Le osservazioni hanno rivelato che il tasso di crescita del pianeta non è costante: nell’agosto 2025 Cha 1107-7626 ha sperimentato un picco di accrescimento circa otto volte superiore a quello registrato pochi mesi prima, segnando il fenomeno più intenso mai osservato per un oggetto di massa planetaria.
Con una massa stimata tra cinque e dieci volte quella di Giove, questo pianeta vagabondo rappresenta un laboratorio unico per comprendere come i pianeti si formano e accumulano materia nello spazio.
“Molti pensano ai pianeti come a mondi tranquilli e stabili, ma con questa scoperta vediamo che oggetti di massa planetaria che fluttuano liberamente nello spazio possono essere luoghi avvincenti”, spiega Almendros-Abad. I risultati dello studio, che sarà pubblicato su The Astrophysical Journal Letters, suggeriscono che alcuni pianeti vagabondi potrebbero crescere in modo simile alle stelle giovani, dato che aumenti rapidi del tasso di accrescimento sono stati osservati anche in oggetti stellari ancora in formazione.
La ricostruzione artistica mostrata nel video offre una rappresentazione spettacolare della crescita accelerata di Cha 1107-7626, traducendo in modo affascinante i dati della ricerca sul pianeta vagabondo.
Nel suo lungo intervento, Ursula von der Leyen, ha sottolineato tre criticità per la crescita europea nel settore dell’IA e ha specificato: “Voglio che il futuro dell’IA sia scritto in Europa: sappiamo che sulla vostra strada ci sono troppi ostacoli. Ve ne voglio elencare tre. Il primo problema, il più evidente, è la mancanza di finanziamenti. E vi dirò una cosa che vi sorprenderà. In Europa i capitali non mancano. Il risparmio delle famiglie europee raggiunge quasi 1 400 miliardi di EUR, a fronte di poco più di 800 miliardi di EUR negli Stati Uniti. Ci mancano il capitale di rischio e l’equity. In Europa solo il 24% della ricchezza finanziaria delle famiglie è investito in equity, rispetto al 42% negli Stati Uniti. Dobbiamo recuperare terreno, e in fretta. Per questo motivo, come primo passo, stiamo creando il fondo multimiliardario Scaleup Europe in partenariato con investitori privati. Il fondo effettuerà investimenti azionari diretti in settori strategici: IA, tecnologie quantistiche, tecnologie pulite e tanto altro. Aiuterà le imprese in crescita come le vostre a colmare il deficit di finanziamento. Ma ci serve anche una soluzione più strutturale. In Europa abbiamo bisogno di un mercato dei capitali profondo e liquido dove poter reperire il capitale necessario senza dover attraversare un oceano. È questo l’obiettivo della nostra nuova Unione del risparmio e degli investimenti. Stiamo portando i finanziamenti da voi, in modo che possiate crescere proprio qui, a casa.
Il secondo ostacolo che dovete affrontare è la frammentazione del mercato unico.
Il terzo problema che voglio affrontare è la lentezza con cui si diffondono le nuove tecnologie. È proprio questo l’ostacolo con cui le nostre imprese si sono scontrate trent’anni fa, quando erano troppo lente per digitalizzarsi e operare online: così abbiamo perso terreno rispetto ai nostri principali concorrenti”.
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