Il cielo dà spettacolo: al tramonto sarà visibile l’allineamento di cinque pianeti

Il cielo dà spettacolo: al tramonto sarà visibile l’allineamento di cinque pianeti

Il cielo di questo inizio di primavera dà spettacolo, con l’allineamento di cinque pianeti visibili insieme a partire dalla sera del 27 marzo: sono Marte, Urano, Venere, Giove e Mercurio.

“A occidente, al calar del Sole, il cielo sta allestendo un’interessante sequenza di pianeti, che coinvolge in particolare Giove, Venere e Marte, già ben visibili, e poi Urano che vede Venere avvicinarsi prospetticamente alla sua posizione, mentre Mercurio che pian piano sta emergendo dal bagliore residuo del Sole, dopo il tramonto”, dice all’Ansa l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile scientifico del Virtual Telescope.

“Soltanto il 27 marzo – prosegue – Mercurio, affrancato dal bagliore solare, sarà ben visibile” e “angolarmente vicino a Giove”.

Ad arricchire la parata dei pianeti contribuisce la Luna. Tutti i pianeti (meteo permettendo) sono visibili a occhio nudo tranne Urano, per osservare il quale sarà comunque sufficiente un binocolo. Lo spettacolo inizia al tramonto, “contro un cielo abbastanza luminoso, in quanto i pianeti si trovano più bassi, e quindi più interni al bagliore residuo del crepuscolo”, dice l’astrofisico.

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Il telescopio Webb delude: sul pianeta sosia della Terra non c’è atmosfera

Il telescopio Webb delude: sul pianeta sosia della Terra non c’è atmosfera

Nel 2017, la scoperta di un sistema planetario straordinariamente simile al nostro e relativamente vicino in termini di distanze cosmiche – la stella Trappist-1 si trova a circa 40 anni luce di distanza dalla Terra – aveva suscitato l’entusiasmo e le speranze degli scienziati di aver trovato una serie di pianeti ospitali, su cui poteva esserci acqua allo stato liquido, l’elemento chiave per lo sviluppo della vita.

Ci ha pensato il telescopio spaziale James Webb (JWST) con le sue grandi capacità di osservazione della luce infrarossa a spegnere, almeno per il momento, le speranze degli astronomi misurando la temperatura su Trappist-1 b, il pianeta considerato finora uno dei possibili “sosia” della Terra. Sul piccolo esopianeta roccioso, il più vicino alla stella, una piccola e fredda nana rossa, intorno a cui orbita il sistema, non c’è atmosfera.

I risultati dello studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Ames Reasearch Center della Nasa guidato da Thomas Greene e basato sui dati forniti dal JWST sono stati pubblicati su Nature.

Trappist-1b è il pianeta più interno dei sette, con un’orbita che dura solo 1,51 giorni, e riceve dalla stella quattro volte l’irraggiamento che la Terra riceve dal Sole.

Grazie al JWST i ricercatori hanno potuto misurare la temperatura del pianeta che sul lato esposto alla luce della stella arriva a circa 230 gradi. Questa temperatura infernale potrebbe essere una delle cause dell’assenza quasi totale di atmosfera sul pianeta. Un dato che conferma i modelli teorici messi a punto in precedenza.

È possibile che questo bombardamento di radiazioni e l’energia extra che ne deriva sia il motivo dell’assenza di atmosfera, ha spiegato Greene ad Associated Press. E la mancanza di atmosfera significa assenza di protezione dai raggi cosmici e di acqua. 

Trappist-1b ha però tre ‘fratelli’ molto più promettenti di lui perché si trovano nella fascia “abitabile” della stella e sono quelli contrassegnati nella grafica dalle lettere e, f e g (seconda immagine nella galleria fotografica) e hanno orbite che variano dai 6 ai 12 giorni circa. Secondo alcuni studi, questi tre pianeti sono i migliori candidati per ospitare oceani di acqua allo stato liquido e dunque presentare le condizioni giuste per essere abitabili.

Ma gli scienziati ora smorzano gli entusiasmi. I risultati ottenuti su Trappist1-b non sono di buon auspicio per il resto dei pianeti del sistema. Per quanto riguarda gli altri pianeti, ammette Greene, “sarei stato più ottimista sul fatto che gli altri avessero un’atmosfera se l’avesse avuta questo”.

Un successo però è stato certificato dallo studio e riguarda le potenzialità di Webb – il più grande e potente telescopio mai inviato nello spazio – con cui gli scienziati statunitensi e francesi sono riusciti a misurare la variazione di luminosità mentre Trappist-1 b si muoveva dietro la stella e a stimare così la quantità di luce infrarossa emessa dal pianeta.

La variazione di luminosità è stata minima, dato che la stella trappista è più di 1.000 volte più luminosa del pianeta, e quindi il rilevamento da parte di Webb “è di per sé un’importante pietra miliare”, ha dichiarato l’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

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La navicella della NASA registra una potente eruzione solare

La navicella della NASA registra una potente eruzione solare

Il Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA ha registrato un potente brillamento solare – come si vede nel lampo luminoso in basso a destra del Sole. Il fenomeno è avvenuto alle 4:33 di mercoledì ora italiana.

I brillamenti e le eruzioni solari sono potenti esplosioni di energia che possono avere un impatto sulle comunicazioni radio, sulle reti elettriche, sui segnali di navigazione e rappresentare un rischio per i veicoli spaziali e gli astronauti.

Quello di mercoledì è stato classificato come brillamento di classe X1.2 e  ha mandato in tilt per un’ora le comunicazioni radio sulla Terra nell’area del sud-est asiatico, in Australia e Nuova Zelanda. L’evento è stato il settimo del genere in questa prima parte dell’anno, un chiaro segnale della progressiva intensificazione dell’attività solare, considerato che sette eventi simili si sono verificati in tutto il 2022. La classe X indica i brillamenti più intensi.

La macchia solare da cui si è originato il brillamento dei giorni scorsi ha prodotto anche altri tre eventi simili più modesti. Gli esperti di meteo spaziale del MET office britannico giudicano l’attività solare elevata e ritengono probabili altri brillamenti nei prossimi giorni.

Le previsioni indicano forte vento solare in arrivo: i primi flussi di particelle cariche sono già partiti da due grossi buchi che si sono formati sulla corona solare e nei prossimi giorni potrebbero causare tempeste geomagnetiche di debole intensità.

Il SDO, un veicolo spaziale semiautonomo  e consente osservazioni quasi continue del Sole è stato lanciato da Cape Canaveral nel febbraio del 2010, ed è la prima missione del programma Living With a Star (LWS) della NASA, un programma progettato per comprendere le cause della variabilità solare e il suo impatto sulla Terra.

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Nasa, oggi i nomi degli astronauti di Artemis 2: i primi a volare verso la Luna dopo 50 anni

Nasa, oggi i nomi degli astronauti di Artemis 2: i primi a volare verso la Luna dopo 50 anni

Ancora poche ore di attesa e oggi pomeriggio la Nasa farà un annuncio storico: saranno resi noti i nomi dei primi quattro astronauti che voleranno verso la Luna, decenni dopo l’ultima missione Apollo, nel dicembre del 1972.

Intorno alle 17:00 (ora italiana) l’agenzia spaziale americanae la Canadian Space Agency presenteranno l’equipaggio della missione Artemis 2, composto da tre americani e un canadese, il cui lancio avverrà non prima del novembre 2024.

I quattro voleranno attorno alla Luna a bordo della navetta Orion nel primo test con equipaggio dopo il successo della missione Artemis 1, conclusa lo scorso dicembre. La durata della missione è stimata in circa 10 giorni.

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