di Giulia Cimpanelli Glovo Italia, la piattaforma di consegne a domicilio presente in oltre 450 città, ha siglato un accordo per l’acquisizione del 100% dell’azienda di food delivery fondata nel 2013 a Palermo da Giovanni Imburgia e Guglielmo Brino, che ha già più di 300 ristoranti come partner
Glovo Italia, la piattaforma di consegne a domicilio multicategoria presente in oltre 450 città, ha siglato un accordo per l’acquisizione del 100% di Socialfood: azienda di food delivery fondata nel 2013 a Palermo da Giovanni Imburgia e Guglielmo Brino, con oltre 300 ristoranti come partner, di cui la maggior parte con rapporti commerciali prioritari.
Questa operazione rientra nella strategia di sviluppo di Glovo che mira a consolidare il proprio presidio nel Sud Italia – specialmente a Palermo e Catania roccaforti di Socialfood – che presenta importanti tassi di crescita sia per la variegata offerta ristorativa, sia per la crescente domanda delle consegne cosiddette multi-categoria: dalla spesa ai prodotti dei negozi del vicinato.
“Questa acquisizione ci permette di diventare la prima piattaforma di delivery in Sicilia e nel Sud Italia e di ampliare decisamente il numero di ristoranti con cui lavoriamo in questo territorio. Socialfood in pochi anni è riuscita infatti a essere tra i protagonisti del food delivery in questi territori grazie all’importante ecosistema che è riuscita a creare non solo a Palermo e Catania, ma anche a Bari. Puntiamo a proseguire su questa strada, rafforzando da una parte l’offerta nelle piazze dove siamo già presenti e dall’altra di arricchirla con tutti i servizi aggiuntivi che Glovo fornisce”, commenta Elisa Pagliarani, General Manager di Glovo Italia.
Espansione nel food shipment e focus sull’investimento nel Quick Commerce Con questa operazione Glovo diventa la piattaforma di riferimento del Sud Italia nel food delivery, continuando ad investire per rimanere il punto di riferimento nelle consegne multi-categoria, grazie al Quick Commerce. Un modello di company che rende a portata di click le consegne di qualsiasi cosa in poco pace, da ogni angolo della città. Questo grazie a un servizio che viaggia su tre direttrici: da una parte la spesa by means of app grazie agli accordi con la Gdo (come Prezzemolo e Vitale, Sole 365, Etè e Carrefour), la spesa emergenziale (eleventh hour) appoggiandosi ai magazzini urbani di Glovo situati nei punti nevralgici delle città e acquisti di altri prodotti grazie alle collaboration con il retail presente nelle città dove il servizio è operativo.
Glovo: l’app per la città “Glovo nasce come piattaforma di consegna di qualsiasi cosa e ha rivoluzionato il modo in cui le persone consumano, offrendo loro la possibilità di acquistare, ritirare e inviare qualsiasi prodotto in poco tempo all’interno della stessa città: dal cibo dei ristoranti alla spesa, dai fiori ai giocattoli, dai prodotti per la bellezza fino ai libri per l’inizio dell’anno scolastico. Questa nostra caratteristica ci ha permesso nel 2021 di diventare un punto di riferimento per servizi come la consegna della spesa, che ha registrato una crescita del 400%. Un trend che sta proseguendo anche ora, perché risponde alle nuove abitudini dei consumatori che vogliono comodità e immediatezza”, conclude Pagliarani.
Grazie alla distribuzione nei punti nevralgici della città dei magazzini urbani, con la stessa facilità con cui si ordina da un ristorante, i clienti possono ricevere a casa la spesa eleventh hour: un cestino di prodotti che salvano la cena organizzata senza preavviso e, nel mentre, aggiungere il latte per la colazione o la carta da cucina dimenticati nell’ultimo carrello della spesa. Al momento in Italia Glovo ha già aperto 14 magazzini urbani, di cui uno a Palermo e uno a Bari.
19 gennaio 2022 (modifica il 19 gennaio 2022|09:32)
La cantante di «Be My Baby» è scomparsa dopo una breve battaglia contro il cancro, ha fatto sapere la famiglia. Era stata sposata con Phil Spector, poi accusato di violenze
La musica magica che abbiamo fatto insieme è stata ispirata dal nostro amore»: quando un anno fa se ne andò Phil Spector, produttore geniale e uomo terribile, così lo salutò Ronnie, riconciliandosi in morte con l’ex marito che l’aveva prima lanciata in orbita per poi provare ad abbatterla. Ora che se ne è andata anche lei, a 79 anni per un cancro, si chiude questa storia grande quanto triste: quella di una cantante, Ronnie Spector (ancora portava il nome di lui), che con le Ronettes rivoluzionò il canto al femminile. E l’estetica delle donne sul palco, fino ad allora assai castigate.
Una carriera che prese il volo quando questa newyorchese di varia ascendenza (africana, irlandese, cherokee) incontrò il produttore e il suo celebre «Wall of sound», i suoni più corposi e radiofonici. Il risultato fu «Be my Baby», prima di una serie di hit che portarono lei e le sue due compagne, la sorella Estelle e la cugina Nedra, in testa alle classifiche e nel cuore del gotha musicale di allora. Ma durò un lampo: dopo aver sposato Phil, Ronnie cadde in un inferno domestico, praticamente segregata dal marito-orco, sparendo così dalle scene. Ci sarebbe voluti anni per riemergere, con un divorzio doloroso e una carriera mai più ripartita, pur omaggiata da altre grandi (e sfortunate) come Amy Winehouse. Perché senza di lei, Amy e tante altre, non ci sarebbero state.
13 gennaio 2022 (modifica il 13 gennaio 2022 | 21:45)
Trovato da alcuni passanti in corso Rosselli. Nel quartiere era conosciuto da tutti, si chiamava Paolo ed era arrivato in Italia dalla Romania
«Era una bella persona, non si meritava un fine così». Marco Barra, titolare della tabaccheria di corso Rosselli 125, ricorda così Paolo, il clochard di origini romene che negli ultimi mesi dormiva sulla panchina di fronte al suo negozio. Giovedì mattina (13 gennaio) è stato trovato privo di vita dalla polizia, dopo l’allarme lanciato dai passanti, stroncato da un arresto cardiaco, con ogni probabilità causato dalle rigide temperature della notte. In tasca e nel carrello dove conservava le sue cose non sono stati ritrovati documenti e al momento gli agenti della Questura non sono ancora riusciti a identificarlo.
«Noi qui nel quartiere lo abbiamo sempre chiamato Paolo, ma nessuno ha mai conosciuto la sua vera identità — precisa Marco — Sapevamo che arrivava dalla Romania e lo vedevamo qui in giro da un paio di anni. Prima girava, si spostava, mentre negli ultimi tempi restava sempre e solo su quella panchina». «Ricordo — racconta ancora — che quest’estate abbiamo fatto una lunga chiacchierata, mi aveva confidato di aver perso il lavoro, ma era un uomo estremamente orgoglioso. Nel mio negozio ha sempre preteso di pagare tutto ed era restio ad accettare aiuti. Era molto religioso, una persona profonda, ma non ho mai capito come fosse finito a dormire per strada».
Nelle ultime settimane le sue condizioni erano peggiorate: «Aveva avuto un crollo, anche psicologico. Un giorno è entrato nel mio negozio, dicendomi “sono congelato”. Poi però è voluto tornare sulla sua panchina». Adesso su quel sedile verde ci sono vasetti di primule e una rosa, lasciati dai residenti e dai commercianti della zona per ricordare Paolo, ucciso dal freddo, «nella speranza che possa finalmente aver trovato la sua pace».
La newsletter del Corriere Torino
Se vuoi restare aggiornato sulle notizie di Torino e del Piemonte iscriviti gratis alla newsletter del Corriere Torino. Arriva tutti i giorni direttamente nella tua casella di posta alle 7 del mattino. Basta cliccare qui
13 gennaio 2022 (modifica il 13 gennaio 2022 | 21:27)
Ricoverata in un ospedale di San Paolo avrebbe riportato una trombosi causata dal Coronavirus. La madre, Marcia Boscardin, nota conduttrice brasiliana, ha diffuso la notizia sui social
Il sogno di Valentina Boscardin era quello di seguire le orme della madre e come lei sfilare per i grandi nomi della moda internazionale. Purtroppo per Valentina non è stato così. A soli 18 anni la giovane modella brasiliana che aveva appena iniziato a muovere i primi passi sulle passerelle è morta a causa di complicanze legate al Covid. L’annuncio è stato dato sui social dalla madre, l’ex modella Marcia Boscardin — aveva sfilato per Givenchy, Christian Dior, Valentino e Armani —, oggi nota presentatrice televisiva e imprenditrice. Ha postato su Instagram una foto in cui le due donne sono ritratte assieme ed ha scritto: «È con grande dolore che dico addio all’amore della mia vita. Addio, Valentina Boscardin Mendes. Che Dio ti accolga a braccia aperte. Figlia mia, ti amerò per sempre. Un angelo sale al cielo». Ha poi ringraziato fan e amici per il loro supporto. La giovane modella è scomparsa nel week end tra l’8 e 9 gennaio 2022, ma la notizia si è diffusa oggi.
Valentina Boscardin era stata ricoverata in un ospedale di San Paolo sembra a causa di una trombosi causata dal Coronavirus. Alcuni amici hanno poi fatto sapere che la ragazza aveva la polmonite. La madre ha dichiarato che la figlia aveva ricevuto entrambe le dosi del vaccino Pfizer e non aveva precedenti problemi di salute.
Il quotidiano spagnolo La Vanguardia ha riportato le dichiarazioni postate sui social dal giornalista Felipeh Campos, amico di famiglia. Sul suo profilo ha scritto: «La figlia dell’amata modella e imprenditrice Marcia Boscardin, è morta questo fine settimana, all’età di 18 anni e vittima di una trombosi dopo aver contratto il Coronavirus». Ha poi aggiunto. «Valentina era in ascesa e pronta a intraprendere una carriera internazionale, che tristezza. Riposa serena Valentina».
Valentina Boscardin era solita mostrare il suo lavoro di modella e i suoi viaggi internazionali sui social. Il suo ultimo post risale al 20 dicembre 2021 e la vede in una serie di scatti in costume da bagno verde acqua su una spiaggia di Rio de Janeiro. La giovane modella faceva parte dell’agenzia Ford Model Brasil Sao Paulo. Anche la madre di Valentina aveva iniziato presto la sua carriera di modella, all’età di 16 anni. Successivamente si era specializzata in pubblicità e negli anni Novanta è stata legata allo show televisivo MTV Brasil Al Dente. Ha poi lavorato come anchor woman in show intervistando celebrities. Si è poi dedicata alla recitazione ed ha preso parte ad alcune soap opera. Recentemente Marcia Boscardin ha creato un canale YouTube con un talk con volti noti e servizi su argomenti di attualità.
13 gennaio 2022 (modifica il 14 gennaio 2022 | 07:03)
David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, è morto a 65 anni l’11 gennaio, dopo una malattia legata al sistema immunitario e a un mieloma: alla camera ardente, in Campidoglio, si sono recati il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e quello del Consiglio, Mario Draghi. Ad accoglierlo la moglie e i figli di Sassoli
Il feretro di David Sassoli — il presidente del Parlamento europeo morto due giorni fa, a 65 anni — è arrivato nella mattinata di oggi in Campidoglio, dove alle 10.30 è stata aperta al pubblico la camera ardente (qui la diretta video del Corriere). Ad accoglierlo, con i familiari — la moglie Alessandra Vittorini, e i figli Livia e Giulio — il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. La salma è stata posta sotto una foto in cui Sassoli sorride, sotto una grande bandiera dell’Unione europea. Centinaia le persone in fila, per rendere omaggio non solo a una personalità politica rispettata dall’intero arco costituzionale, ma a un uomo divenuto — grazie agli anni passati alla conduzione del Tg1, in Rai — un volto familiare per milioni di italiani.
Fuori c’è un sole che accende i marmi, c’è un’aria gelida e poi quasi primaverile e dentro la sala della Protomoteca c’è il feretro di David Sassoli, la bara chiusa in legno chiaro e semplice e la grande foto sorridente.
Suonano le note registrate di un clavicembalo barocco, spiccano tra le tante le corone di fiori della speaker della Casa Bianca, Nancy Pelosi, del board della Bce, del Parlamento Europeo, del Partito democratico, del governo spagnolo.
La prima firma nel registro degli addii è di Sergio Mattarella, poi il segretario generale del Quirinale Ugo Zampetti, il presidente del Consiglio Mario Draghi, la terza carica dello Stato Roberto Fico.
E mentre nella sala della Protomoteca i vertici delle istituzioni, i leader e i parlamentari accolti dal sindaco Roberto Gualtieri portano l’abbraccio della politica alla moglie Sandra e ai figli Livia e Giulio, in piazza del Campidoglio arrivano i romani per l’ultimo omaggio.
La fila inizia dalla scalinata, si snoda tra i dioscuri, accarezza la statua di Marco Aurelio a cavallo.
La signora Cecilia, anni 75, ha portato una rosa gialla: «Ero venuta per Alberto Sordi e ora sono qui per lui, che era un uomo buono». Qualche politico salta la fila e per un attimo l’aria rareffatta, silenziosa e commossa fibrilla per le voci di fastidio della gente in coda da un’ora.
Ma tanti, anche tra i parlamentari del Pd, si mettono in fila e aspettano il loro turno per mostrare il green pass e varcare distanziati la soglia. Non è il giorno dell’antipolitica. L’emozione che si respira in questa camera ardente così affollata e rispettosa è piuttosto una richiesta di buona politica. Antonio Tajani, che lo volle suo vice quando il presidente del Parlamento europeo era lui, ne parla come di un caro amico di cui sentirà la mancanza.
«Sapeva farsi voler bene», lo ricorda l’assessore alla Cultura del Comune di Roma Miguel Gotor, confuso tra i romani in attesa.
C’è il Pd di ieri e quello di oggi, segretari ed ex nello stesso abbraccio. Matteo Renzi esce e si ferma davanti al palazzo senatorio con Matteo Orfini, a ricordare quando «David» gli diede una grossa mano per il ballottaggio del 2009 a Firenze. Enrico Letta è molto commosso, come Walter Veltroni , Pier Luigi Bersani arriva con Nico Stumpo, Federico Fornaro e altri parlamentari di Leu.
E quando il freddo si scioglie e il sole scalda i marmi del Campidoglio, nei taccuini dei cronisti finiscono, oltre a nomi di sinistra come Fratoianni e Zingaretti, anche quelli di Giorgia Meloni e Matteo Salvini.
Mattarella entra per primo alle 9.45 e si ferma lunghi minuti a consolare la vedova del giornalista Rai che ha scalato in fretta la politica a colpi di preferenze, fino allo scranno più alto del Parlamento europeo. Le telecamere restano fuori dalla porta, come sempre quando il capo dello Stato rende onore a chi muore.
Draghi sale in visita privata e si ferma tre minuti in silenzio davanti alla bara. Dario Franceschini è con la moglie Michela Di Biase.
Giuseppe Conte arriva con Goffredo Bettini e insieme l’ex premier e l’ex senatore del Pd aspettano che D’Alema abbia finito il suo omaggio alla vedova Sassoli.
Sfilano tra i parenti, gli amici di una vita e gli ex colleghi della Rai, attesi in picchetto più tardi, anche il senatore a vita Mario Monti, la già ministra Valeria Fedeli in lacrime, il ministro Lorenzo Guerini, il senatore Luigi Zanda, le capogruppo Serracchiani e Malpezzi. I vertici del Partito democratico si schierano in picchetto intorno al feretro. Enrico Letta, Enzo Amendola, Peppe Provenzano, Cecilia D’Elia, Sandra Zampa e Irene Tinagli, visibilmente commossi, abbracciano la moglie Alessandra Vittorini e i figli dell’ex vice direttore del TG1.
Graziano Delrio coglie l’umore della gente in fila: «Il popolo ha molta saggezza, in David ha visto l’autenticità».
La malattia
Sassoli era stato ricoverato nel reparto di Oncoematologia dell’Istituto Tumori Friulano ad Aviano il 26 dicembre scorso.
Era seguito dallo staff medico del Centro di riferimento oncologico da lungo tempo, dopo essere stato colpito, anni fa, da un mieloma, un tumore del sangue, per battere il quale era stato sottoposto a un trapianto di midollo.
Le sue condizioni si erano riaggravate — con una ricaduta — dopo la brutta polmonite da legionella di cui aveva parlato in un video il 9 novembre 2021. Nel suo bollettino, l’istituto di Aviano ha parlato di «una grave complicanza dovuta a una disfunzione del sistema immunitario».
Articolo in aggiornamento…
13 gennaio 2022 (modifica il 13 gennaio 2022 | 16:21)
Da lunedì parte la serie «Nebbia»: 10 puntate dedicate ad alcune delle pagine più nere della cronaca italiana, scritte dall’inviato del Corriere Giovanni Bianconi con Alessandra Coppola. Saviano: «Un podcast importante perché smonta i depistaggi e rimette le cose in ordine»
Perché è importante ascoltare «Nebbia», il podcast scritto da Giovanni Bianconi con Alessandra Coppola (in collaborazione con Debora Campanella e Francesco Giambertone)?
Perché questa serie — che parte lunedì: qui la prima puntata — riesce nell’impresa, difficilissima, d’essere riepilogativa dando allo stesso tempo nuove coordinate interpretative.
La può ascoltare chi già conosce queste storie e non troverà nulla di ridondante perché fornisce nuovi elementi; e la può ascoltare chi non sa cosa sia accaduto in Italia negli anni di piombo perché riepiloga, spiega, fa sintesi.
La puntata su piazza Fontana esplode sui timpani come la bomba alla Banca dell’Agricoltura di Milano, il 12 dicembre 1969. E attraverso la ricostruzione delle dinamiche, delle responsabilità, delle connivenze, dei depistaggi, dei processi, delle vittime, dei magistrati, dei servizi segreti e di chi ha sempre cercato a ogni costo una verità che potesse spiegare sangue e sofferenza, questo podcast racconta il Paese, le sue corruzioni, le anomalie, gli imbrogli.
Storie che ci sembra non abbiano mai raggiunto la verità. Invece le verità storiche ci sono, eccome… eppure, nel percepito, siamo ancora al grado zero.
Se a qualcosa sono serviti i depistaggi — i veri obiettivi smascherati da questo lungo racconto — è stato certamente a confondere il sentire comune. Se su piazza Fontana o piazza della Loggia si chiede: sai dirmi chi è stato? Ancora oggi «si è trattato di attentati neofascisti» non è la prima risposta che si ottiene. Nebbia, appunto. Nella nebbia tutto si confonde. Nella nebbia tutto sembra uguale, indistinto. Ogni ostacolo percepito come pericolo.
La pista anarchica ha fornito il più longevo degli alibi alle forze eversive neofasciste con la complicità di quei comparti dei servizi segreti che siamo soliti definire «deviati». «Deviati» perché credere che non lo fossero ci spaventa come cittadini.
«Nebbia» racconta come la violenza neofascista in questo Paese sia stata profondamente egemone e come sia stata sempre utilizzata per impedire un percorso democratico e riformista.
Ma il racconto non ha nulla di ideologico.
Viene infatti raccontato molto bene il codardo attentato di Primavalle alla famiglia missina dei Mattei, attraverso la viva voce dell’ultimo dei fratelli, Giampaolo, sopravvissuto al rogo in cui morirono morti Virgilio (22 anni) e Stefano (8 anni).
Questo podcast mette in ordine gli eventi, tiene viva l’attenzione di chi ascolta grazie alle voci dei testimoni che non raccontano solo ciò che accadde, ma restituiscono un clima politico da cui non si può prescindere per comprendere il presente.
Lo trovo un ottimo strumento che i docenti potranno utilizzare per introdurre le studentesse e gli studenti di oggi a un momento storico su cui pesano valutazioni e giudizi politici che spesso impediscono di parlarne senza pregiudizi. E
poi c’è la potenza della parola pronunciata e ascoltata, della parola impressa su nastro e restituita all’orecchio di chi, ascoltando, ricrea un mondo.
I podcast a differenza di un articolo o di un video hanno una caratteristica: relazionandoti con la parola puoi ascoltare e quindi concentrarti immaginando. Il podcast conserva quella dinamica che in genere viviamo con i libri: leggiamo e immaginiamo.
Un documentario possiamo guardarlo, può commuoversi, naturalmente informarci. Con il podcast è diverso, perché a creare tutto siamo noi. Il podcast conserva, della lettura, la capacità di immaginazione.
La puntata sul sequestro Moro è esplicativa del metodo utilizzato: mettere in relazione le diverse teorie. C’è chi sostiene che i brigatisti non potevano aver fatto da soli l’agguato di via Fani e c’è chi propone la tesi opposta, ovvero che abbiano agito senza aiuti e, infine, tutto viene messo a confronto con la posizione, alternativa alle prime due, per cui i brigatisti, pur agendo da soli, siano stati in qualche modo giocati dall’esterno. La voce di Giovanni Bianconi qui si sente forte e chiara, perché questo è stato sempre il suo metodo impeccabile, dagli articoli ai numerosi romanzi di non-fiction: affrontare la Storia italiana, affrontarla in senso letterale, cioè faccia a faccia, fronte contro fronte, per vedere alla fine chi resta in piedi, chi l’avrà vinta:il racconto della storia o gli inestricabili sentieri percorsi da chi la storia la fa.
Infine, questo podcast ha la capacità di riportare al centro i delitti politici di mafia, che sono completamente smarriti dalla memoria pubblica, dal dibattito pubblico: quanto le organizzazioni criminali siano state e continuino a essere una forza economica in grado di condizionare la politica spesso si rischia di archiviarlo come storia collaterale.
Di qui la scelta di far iniziare la serie, sul Corriere.it, proprio dalla puntata dedicata all’omicidio del presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella, di cui il 6 gennaio è ricorso il 42esimo anniversario, assieme agli assassinii del segretario siciliano del Pci, Pio La Torre, e del generale neoprefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Il podcast affronta la questione mostrando quanto peso abbiano avuto, sul piano nazionale, le scelte della Comissione di Cosa Nostra e quanto sia stato un errore considerare queste scelte locali, meridionali. Arricchiscono queste puntate le testimonianze, le interviste di vittime, parenti, magistrati che si sono occupati dei vari casi. La sensazione di trovarsi ad affrontare una discesa nell’irrisolto viene bilanciata dall’attenzione geometrica a mettere in fila tutto ciò che si ha a disposizione e che spesso sono fatti incontestabili. E non parlo solo di verità giudiziarie, di sentenze. Ci sono stragisti che se la sono cavata, assassini che collaborando sono riusciti ad avere una vita normale, e vittime che non riescono uscire dal dramma della propria ferita.
C’è un’immagine che lascia il segno. Paolo Dendena racconta di quando, non ancora ventenne, con la sorella Francesca (fondatrice dell’associazione parenti delle vittime di piazza Fontana, morta nel 2010) attraversavano a bordo di lentissimi treni l’Italia, per assistere alle udienze di un processo inspiegabilmente trasferito a Catanzaro. Per spiegare al magistrato le ragioni di quello sforzo costante, Francesca Dendena pronuncia questa frase: «Ho bisogno di avere qualcuno da perdonare».
Per dire di voler conoscere chi aveva ucciso suo padre, lasciandola orfana a 17 anni, dice «ho bisogno di qualcuno da perdonare».
Ecco: in quella frase c’è esattamente tutto il senso del podcast. Non è possibile trovare pace se non c’è verità.
Questa serialità racconta il continuo tentativo di chi in questo Paese così confuso, stratificato, così facile all’illusione e con la stessa facilità alla delusione, sia ossessionato dal cercare la verità, e continui a farlo. La «nebbia» è il termine esatto con cui descrivere questo clima. La luce non sconfigge la nebbia: permette solo di vedere dove mettere il passo. Quello che sconfigge la nebbia è solo la mutazione delle condizioni. E questa mutazione chissà se sarà possibile ottenerla, non ho molta speranza. Ma spero nella conoscenza. E quindi confido di poter andare avanti nella nebbia. Questo sono persuaso sia ancora possibile.
E questa serialità ascoltata tutta di seguito crea un senso di paura, vertigine, sconforto, ma ti dà anche strumenti: l’elmetto e la torcia che, nella nebbia, mettono al sicuro il tuo passo.
Le puntate 1. L’attentato di piazza Fontana, del 12 dicembre 1969 2. Piazza della Loggia a Brescia, il 28 maggio 1974 3. Il sequestro del leader della Dc Aldo Moro, rapito delle Br nel ‘78 4. La violenza politica degli Anni Settanta 5. Chi, che cosa, ha abbattuto il DC9 Itavia sul cielo di Ustica il 27 giugno del 1980? 6. La strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 7. L’omicidio di Piersanti Mattarella e gli altri delitti di mafia con sapore politico (pubblicata qui) 8. I misteri della Loggia P2 9. Le indagini sull’omicidio Borsellino e i depistaggi 10. Cosa resta di Mani pulite?
Il podcast «Nebbia. Le verità nascoste della Storia della Repubblica» è un podcast del Corriere con Audible. Scritto da Giovanni Bianconi con Alessandra Coppola, in collaborazione con Debora Campanella e Francesco Giambertone, letto da Luca Lancise, musiche di Federico Chiari. Il progetto grafico è di Michele Lovison. Lo si trova qui: corriere.it/podcast/nebbia
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci consentirà di elaborare dati quali il comportamento di navigazione o gli ID univoci su questo sito. Il mancato consenso o la revoca del consenso possono influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
La memorizzazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari per il fine legittimo di consentire l'utilizzo di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
The technical storage or access that is used exclusively for statistical purposes.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
La memorizzazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per l'invio di pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su più siti web per scopi di marketing simili.
Commenti recenti