Telefonate indesiderate sul cellulare, come bloccare i call center: nuove
Telemarketing, la nuova regolamentazione
Telefonate indesiderate sul cellulare addio: il governo ha approvato la nuova regolamentazione per ampliare il registro delle opposizioni del telemarketing anche a tutte le numerazioni telefoniche, dopo che il 18 gennaio Garante per la protezione dei dati personali ha espresso parere favorevole al nuovo schema di regolamento sul registro pubblico degli utenti che si oppongono all’utilizzo dei propri dati personali e del proprio numero telefonico per vendite o promozioni commerciali. La novità era stata preannunciata il 13 gennaio dal deputato Simone Baldelli, presidente della Commissione parlamentare sulla tutela dei consumatori: «Tra poche settimane sarà attivo il nuovo regolamento sul Registro delle opposizioni, allargato a chiamate automatizzate, senza operatori e su telefonia mobile».
«Ogni giorno – dichiara Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo no profit – i consumatori si trovano a dover fronteggiare telefonate aggressive. Il telefono è diventato il primo incubo degli italiani. Lasciato come contatto per l’attivazione della carta del supermercato, il numero personale finisce nelle liste che si possono acquistare online a poche decine di euro».
Dunque, dopo oltre dieci anni dall’avvio del Registro Pubblico delle Opposizioni, è in dirittura d’arrivo la tanto attesa estensione del servizio a tutti i numeri nazionali, cellulari inclusi. Ecco che cos’è il Registro delle opposizioni, come funziona e cosa fare per non essere più chiamati se non si vuole.
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Daewoo-Hyundai, stop Ue alla fusione da 2 miliardi dei cantieri
La Commissione europea ha vietato la fusione tra Daewoo Shipbuilding & Marine Engineering e Hyundai Heavy Industries Holdings, i due più importanti costruttori di navi sudcoreane. Il motivo è che l’operazione, che avrebbe avuto il valore il due miliardi di dollari, avrebbe creato una posizione dominante sul mercato mondiale di costruzioni di grandi navi di gas naturale liquefatto (gnl) da parte della nuova società.
Le conseguenze sul mercato mondiale
«Poiché non sono stati presentati rimedi – ha spiegato la responsabile a Bruxelles della concorrenza Margrethe Vestager -, la concentrazione avrebbe comportato un minor numero di fornitori e prezzi più elevati per le grandi navi che trasportano gnl. Per questo abbiamo proibito la fusione». Questo tipo di navi sono un elemento essenziale nella catena di approvvigionamento della materia, che contribuisce alla diversificazione della fonte di energia europea migliorando anche la sicurezza energetica, e permettono di trasportarla in tutto il mondo. Così, ha aggiunto Vestager, «la fusione tra i due costruttori navali avrebbe portato ad una posizione dominante nel mercato mondiale della costruzione di grandi navi gnl, per il quale c’è una forte domanda da parte dei vettori europei».
L’inchiesta della Commussione europea
La decisione è solo il punto di arrivo di una lunga indagine. Il mercato della costruzione di grandi navi metaniere è già concentrato nel controllo di pochi attori. Sono imbarcazioni altamente sofisticate che possono trasportare grandi quantità di gas naturale liquido – oltre i 145 mila metri cubi – a temperature molto alte. Negli ultimi cinque anni i clienti europei hanno rappresentato il 50% di tutti gli ordini, in un mercato che ha raggiunto 40 miliardi di euro di valore. L’inchiesta della Commissione europea è partita proprio dalla segnalazione di un gran numero di clienti che «temevano una forte riduzione della concorrenza, con una scelta limitata di fornitori, e un aumento dei prezzi di queste navi», spiega l’Ue in una nota. L’istituzione aveva espresso preoccupazioni riguardo ai mercati della costruzione di petroliere, navi portacontainer e navi gnl per il gas di petrolio liquefatto (gpl) ma la decisione è arrivata solo in merito al mercato delle grandi navi metaniere.
La concorrenza
Già attualmente Daewoo Shipbuilding & Marine Engineering e Hyundai Heavy Industries Holdings detengono quote di mercato molto ampie e crescenti. La combinazione delle due società sarebbe l’orgine dell’attore di gran lunga più influente sul mercato, con quote pari al 60%. Stando alla nota diffusa dalla Commissione, i restanti costruttori navali non sarebbero in grado di limitare l’aumento dei prezzi, «come dimostrato dal fatto che negli ultimi anni non hanno stipulato alcun contratto con nessuna grande nave gnl». Inoltre, la capacità delle altre società di costruzione non avrebbe coperto la domanda di mercato prevista.
Israele sventa la «congiura delle casalinghe», spie venute dall’Iran
di Davide Frattini
Le donne erano state ingaggiate su Facebook. Lo Shin Bet non ha detto se siano stati rivelati dei segreti. Il premier Bennett invita i cittadini a stare all’erta
DAL CORRISPONDENTE GERUSALEMME La missione affidata alla fisioterapista era quella di chiedere alla parlamentare Keti Shitrit di lasciarsi fotografare durante il trattamento. A una delle sue tre «complici» – come le definiscono gli agenti dei servizi segreti israeliani – è stato chiesto di provare a ottenere un ruolo da comparsa durante le riprese della serie televisiva «Teheran». A un’altra di disegnare un bozzetto del palazzo del comune a Beit Shemesh, nel nord del Paese, o di recuperare notizie sulle unità dell’esercito.
Il fatto che le donne adesso arrestate – più il marito di una di loro – non fossero in grado di ottenere informazioni, tantomeno riservate, non avrebbe scoraggiato il loro manovratore che si è presentato via Facebook come un ebreo iraniano. E i sospetti sull’uomo non hanno fermato le improbabili spie interne dal cercare di accontentarlo, forse abbindolate dai regali e dalle piccole somme ricevute in cambio degli sforzi.
Gli analisti considerano la vicenda una semi-farsa, i giornali scrivono di «congiura delle casalinghe». Preoccupato è il premier Naftali Bennett che invita «i cittadini a stare all’erta e a diffidare dei tentativi iraniani di creare polarizzazione nella società e minare la stabilità politica». Gli 007 dello Shin Bet non dicono se segreti siano stati rivelati, vogliono usare gli arresti anche come deterrente: «Queste persone hanno commesso azioni gravi e hanno messo se stesse, le loro famiglie e gli israeliani in pericolo».
In un caso Rambod Namdar – come si sarebbe fatto chiamare l’agente iraniano – ha cercato di convincere il figlio di una delle donne a farsi arruolare in una delle squadre di intelligence dell’esercito. L’uomo ha pubblicato una foto sul profilo Facebook, non si è però mai fatto vedere in video sostenendo che il suo cellulare fosse rotto. «Questa vicenda alla ispettore Clouseau – commenta il quotidiano Haaretz – prova che gli iraniani non siano riusciti ad arruolare informatori di alto livello e allo stesso tempo dimostra che stanno allargando il più possibile la loro rete per pescare pesci e informazioni anche piccoli».
13 gennaio 2022 (modifica il 13 gennaio 2022 | 17:37)
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Shiffrin, primo sorpasso a Stenmark: le vittorie, il papà, la
Chiamiamola pure prova generale di sorpasso. Quello definitivo, quello che nello sci porterà Mikaela Shiffrin davanti a tutti, perfino agli uomini. La vittoria numero 73, nello slalom notturno di Schladming (dove si è corso per l’impossibilità di far disputare la gara nella sede originaria di Flachau), ha permesso a Sua Maestà delle Nevi di centrare il successo numero 47 nella specialità. Nessuno in una disciplina aveva vinto così tanto, nemmeno quell’Ingemar Stenmark che, grazie ai 46 primi posti nei giganti della Coppa del Mondo, deteneva un primato che pareva inattaccabile. Ora la leader per specialità è Miki da Vail, classe 1995, una ancora giovane veterana che ha nella precocità dei successi una delle sue caratteristiche. Due ori olimpici, sei mondiali (il primo, a 17 anni, proprio sulla Planai di Schladming nel 2013), 3 Coppe del Mondo assolute (e il resto, mancia): l’aggettivo che si addice all’americana è “fast”. Veloce in pista e nel migliorarsi. Stenmark è avvisato: mancano 13 vittorie per essere raggiunto a quota 86. Poi Mikaela, lasciandosi alle spalle anche Lindsey Vonn (82 primi posti), avrà campo libero per diventare la più vincente della storia e in assoluto.
12 gennaio 2022 | 16:10
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Montano: «Il Mercato Centrale meriterebbe un premio ma quanti artigiani
di Luca Iaccarino
Il fondatore del Mercato Centrale di Torino: «C’è poca gente, lo so. Noi siamo un posto conviviale, la vittima ideale della pandemia. Ma la mia sfida è superare il Covid e rilanciare la struttura»
«Altroché “Disgusto”, il Mercato Centrale è un eroe, dovrebbe ricevere un premio per come ha resistito nei mesi terribili della pandemia». A dirmi così è Umberto Montano, fondatore del Mercato Centrale che su questo giornale inserii tra i “Disgusti” del 2021, le cose cioè che non mi sono piaciute dell’anno passato. Motivazione: a mio avviso la food court gastronomica, che occupa il Fuksas di Porta Palazzo, dopo quasi tre anni non è riuscita a costruire un rapporto con i golosi torinesi. Garbatamente seccato, Montano mi telefona dal suo isolamento fiorentino — è stato chiuso in casa dal 24 dicembre all’altroieri, quando ha ricevuto l’agognato tampone negativo — e dalla chiamata nasce questo franco scambio di opinioni: «Guarda che noi stiamo facendo sforzi enormi per tenere la cosa in piedi. Abbiamo aperto ad aprile 2019, meno di un anno dopo è arrivato il Covid, e abbiamo dovuto resistere nonostante gli abbandoni di tanti “artigiani” (così lui chiama i partner commerciali che occupano gli stalli, nda ). Quando c’era il vento in poppa e il mare era calmo allora tutto bene, ma appena hanno intravisto un’onda hanno preferito abbandonare, se mi permetti l’analogia marinaresca».
A chi ti riferisci?
«Occelli, Marchetti, Del Cambio… ci hanno lasciato appena è finito il furore dell’apertura, tanto l’investimento l’avevamo fatto noi. Mercato Centrale ha dovuto fare uno sforzo enorme per colmare quei buchi. Un premio ci dovrebbero dare! E abbiamo trovato altri artigiani che non fanno rimpiangere quelli di prima: Scabin è Scabin, Chiodi Latini segue il ristorante vegetale molto più di quanto lo facesse Marcello Trentini, che al Mercato non metteva più piede».
Sarà, ma quando sono venuto nelle settimane pre-natalizie c’era poca gente, l’atmosfera generale era assai più dimessa rispetto ad altre realtà che vivono, come tutti, le difficoltà della pandemia. E non diverso mi è sembrato a gennaio: ad esempio il telone che copriva la cucina di ScabinQB nei giorni di chiusura non mi sembrava il massimo…
«C’è poca gente? C’è poca gente, lo so. Noi siamo un posto conviviale, la vittima ideale della pandemia. Era previsto che tutti i punti vendita di Mercato Centrale messi assieme — Firenze, Milano, Roma, Torino — avrebbero chiuso il 2021 con un fatturato di 100 milioni, ne abbiamo fatti 20, di cui tre-quattro a Torino. Il telone di Scabin anche a me non fa impazzire, ma lui vuole così: gli piace il gesto teatrale di aprirlo quando entra in scena. Davide è Davide, e per il suo incredibile talento sono disponibile a pagare il prezzo dei suoi difetti. Apprezzo ogni sua bizzarria. E stimo il fatto che sia sempre lì, a cucinare, in prima linea».
Permettimi il paragone, ma da Eataly in questi mesi bui si vedono più investimenti, più vivacità…
«Ma non puoi confrontare Mercato a Eataly! Farinetti è Farinetti, uno ce n’è, lui è un grande imprenditore, io sono un parvenu. Poi loro hanno i capitali, noi siamo partiti come privati cittadini, loro sono un colosso, noi siamo una startup che fa tutto di tasca propria, che investe quello che può. Per Natale a Torino ho speso 25 mila euro per l’installazione di Marco Lodola e 15 mila per l’albero, e hai scritto che il Mercato sembra “spelacchio”: no che non sembra spelacchio! Certo, non ho i milioni da buttare nel Mercato di Torino, non posso investire quello che non ho. Forse i soldi che spendo male sono quelli dell’ufficio stampa, che non mi sembra efficace sulla città…».
Ma qui non si tratta di conquistare i giornalisti, bensì i clienti torinesi appassionati di cibo, i cosiddetti foodies. Che non avete fatto innamorare…
«Questo è il tema su cui dobbiamo riflettere. Forse il Mercato non è fatto per Torino. Forse bisognerebbe che lo togliessi…»
Cioè, mi stai dicendo che stai valutando di chiudere?
«Ma no! Figurati! Io ho pagato l’affitto per novant’anni».
Ma sarà un affitto stracciato…
«Per nulla: mi sono dovuto accollare i debiti della cooperativa, milioni… Non voglio chiudere, assolutamente no. Ma questo periodo durissimo del Covid si prolunga ancora, ed è davvero dura: è il peggior momento della vita di Mercato Centrale. Anche Milano che a settembre è partita con il botto, dal 10 dicembre, con l’arrivo di Omicron, ha perso il 70% del fatturato. La mia vera sfida non è superare le difficoltà di Torino, è superare lo strazio del Covid».
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12 gennaio 2022 (modifica il 12 gennaio 2022 | 21:48)
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