Introdotto il 31 gennaio 2020 dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lo stato di emergenza è stato prorogato più volte. Nel dettaglio le ultime tre proroghe sono state decise ad aprile, luglio e dicembre 2021 dal premier Mario Draghi. Nell’ultimo caso è stato necessario un passaggio parlamentare per normare l’eccezionalità della situazione pandemica che però potrebbe presto terminare se la curva derivante dalla variante Omicron dovesse appiattirsi fino ad essere gestibile per l’impatto sul sistema ospedaliero. Tutte le proiezioni indicano il raggiungimento e il superamento del plateau e anche l’indice di trasmissibilità è sceso sotto 1, segnale di un raffreddamento della curva pandemica.
La botta arriverà adesso: nel primo trimestre 2022 le bollette di casa di elettricità nel mercato tutelato aumenteranno del 55%, e quelle del gas del 41,8%. Per le famiglie italiane, rispetto al 2021, si traduce in aggravio di spesa media di 334 euro in più per l’elettricità, e 610 euro per il gas.
Il gas naturale è la materia prima che sul mercato europeo ha subito i maggiori rincari nel 2021
Il gas: più 423%. Perché?
Il gas naturale è la materia prima che sul mercato europeo ha subito i maggiori rincari nel 2021: da 19 centesimi al metro cubo a oltre 90 (+423%). La causa è un insieme di fattori. Il primo è dovuto ad un aumento della domanda: dopo i lockdown le imprese sono ripartite tutte insieme, e degli stoccaggi europei ai minimi storici dal 2013. Secondo: minor produzione di energia eolica nel Mare del Nord perché il riscaldamento globale ha portato meno venti del solito, e nel terzo trimestre 2021 si è sfruttato solo il 14% della capacità eolica installata. Anche la Germania, che è il maggiore produttore europeo, ha registrato un calo annuo del 16%. Di conseguenza le centrali termoelettriche hanno dovuto aumentare il consumo di gas. Terzo: nel quarto trimestre del 2021 la Russia ha ridotto le forniture del 25% rispetto al 2020, e in Italia di un ulteriore 43% tra dicembre e gennaio. Colpa delle tensioni tra Mosca, Ucraina e Nato, ma ci sono di mezzo anche le pressioni per l’apertura del Nord Stream 2. Il nuovo grande gasdotto che raggiunge direttamente la Germania saltando i Paesi dell’area ex sovietica, e non ancora in funzione perché il governo tedesco è spaccato al suo interno (i verdi non lo vogliono).
Una spinta al rialzo che ha messo in moto anche gli speculatori. Il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso è cresciuto perché è legato al mercato del gas, e dovendo aumentare la produzione utilizzando il gas, devono compensare le maggiori emissioni con l’acquisto di crediti di CO2 sul mercato, che sono passati da 33 a 79 euro alla tonnellata. E così nel mese di dicembre il prezzo dell’energia elettrica è arrivato a 288 €/MWh, dai 61 di inizio anno (+372%).
In Europa l’Italia è la più penalizzata
L’Italia è più penalizzata perché il 42% del consumo totale di energia è prodotto con il gas, contro il 28% del Regno Unito, il 26% della Germania (che usa molto carbone), il 23% della Spagna (che si affida di più al petrolio) e il 17% della Francia (che conta sul nucleare). Siamo indietro anche sulle rinnovabili (sole e vento), che da noi rappresentano l’11% del consumo energetico totale: meglio dell’8% in Francia, ma peggio del 18% della Germania 18%, del 17% del Regno Unito e del 15% della Spagna.
Gli effetti concreti
I più esposti ai rincari sono i settori energivori: acciaierie, ferriere, fonderie, vetrerie, ceramica, cemento, legno e carta. Per queste imprese l’energia pesava parecchio sui costi totali già prima degli aumenti: l’8% nella lavorazione di minerali non metalliferi (cemento, ceramica), l’11% nella metallurgia, il 14% nella chimica, il 5% nella lavorazione della carta e del legno e nella la gomma-plastica. La Btt di Brescia, che tratta acciai ad alta temperatura per renderli più resistenti, fino a settembre pagava 180 mila euro al mese di gas, a dicembre il costo è salito a 873 mila euro. La Fornace di Fosdondo che produce mattoni a Correggio, azienda rilevata nel 2016 dai suoi dipendenti che l’hanno tenuta in vita fondando una cooperativa, ha visto il costo del gas passare dai 53 mila euro di gennaio 2021 ai 161 mila di dicembre e quello dell’elettricità da 33 mila euro a 68 mila euro. Ma gli aumenti schiacciano anche negozi, centri commerciali, cinema, teatri, discoteche, lavanderie, parrucchieri, estetiste; pesano sul turismo (alberghi, bar e ristoranti); trasporto e logistica; alimentare (pastifici, prosciuttifici, panifici, molini). Un negozio con un consumo annuo 75 mila kw ora vede crescere la bolletta elettrica da 13 mila a 19 mila all’anno e un ristorante (100 mila kw ora in un anno) passa da 19.500 a 28 mila. Per un albergo che consuma 260 mila kw ora la bolletta elettrica annuale cresce da 45 a 65 mila e quella del gas da 11 mila a 19 mila. Anche il settore alimentare è toccato: il caro-gas si riflette sul costo dei fertilizzanti (che aumentano dal 65 al 143%) e sul riscaldamento delle serre, mentre il caro-luce ha aumentato i costi di produzione degli imballaggi: dalla plastica ai vasetti in alluminio e vetro, fino al legno dei pallet per i trasporti e alla carta per le confezioni ed etichette dei prodotti.
Le aziende che si sono fermate
Chi prima dell’estate scorsa possedeva un contratto a tariffa fissa si è in parte salvato, ma chi l’aveva a tariffa variabile non ha avuto scampo. La prima reazione è stata quella di limitare la produzione allo stretto necessario, rallentare nei reparti che consumano più energia, chiedere ai dipendenti di lavorare nel weekend o di notte, quando l’energia costa meno. Le aziende con i magazzini forniti hanno optato per la chiusura temporanea della produzione con la messa in cassa integrazione del personale. È successo in Sardegna, alla Portovesme Srl: ha fermato la produzione di zinco e messo 400 dipendenti in cassa integrazione. Si è fermata per 40 giorni la Fonderie Torbole spa nel bresciano: 200 lavoratori in cassa integrazione. Produzione ridotta già da fine anno, con sospensione nelle due o tre ore più costose al giorno, alla Feralpi: due acciaierie nel Bresciano, un laminatoio nel Lecchese. La Gardiplast di Scorzè, che stampa da trent’anni materie plastiche, ha deciso in accordo con i propri dipendenti, di aumentare i turni di notte e di investire in progetti a basso consumo energetico. La Cartiera del Vignaletto di Zevio, Verona, ha visto la bolletta del gas passare a 300 mila a 1,3 milioni. Dal ’66 non aveva mai messo nessuno in cassa integrazione, da fine anno però, lavora in perdita e ha preso ordini fino a febbraio, poi si vedrà. Si è fermata per sei settimane anche la produzione di ammoniaca della Yara nel polo chimico ferrarese, che ha scelto di dirottare i 140 lavoratori dell’azienda sui lavori di manutenzione, nel presidio per la sicurezza e in percorsi di formazione. Il paradosso è che molte imprese hanno registrato una quantità di ordini che non si vedeva da 10 anni, ma evadere le commesse è diventato troppo costoso.
L’intervento del governo
Per mitigare gli aumenti il governo Draghi ha approvato, da luglio 2021 a gennaio, tre misure pari a 10,2 miliardi di euro: 5,4 sono andati ad abbattere gli oneri di sistema della bolletta elettrica per piccole imprese e famiglie; 2,076 a portare l’Iva al 5% sulle loro bollette del gas; 800 milioni solo sulle utenze domestiche; 1,362 di bonus gas ed elettrico per le famiglie vulnerabili; e infine 540 milioni di sgravi sulla bolletta elettrica delle grandi aziende. Una cifra significativa, ma che rappresenta appena il 10% dei costi addizionali in capo a famiglie e imprese per il 2022: secondo la Cgia di Mestre, infatti, i rincari delle bollette italiane ammonteranno a 30,8 miliardi in capo alle famiglie e 58,9 per le imprese. In Francia, per fronteggiare l’aumento dei prezzi energetici Emmanuel Macron ha imposto a Edf, la società elettrica pubblica francese, di cedere una quota ulteriore di produzione nucleare a prezzo calmierato e di differire gli aumenti delle tariffe elettriche regolate. Il governo, di suo, ha poi messo in campo un taglio alle tasse sul consumo di elettricità di 8 miliardi di euro per famiglie e piccole imprese. Senza questi interventi i prezzi sarebbero aumentati del 35% e, invece, dal 1 febbraio l’aumento è di appena il 4%.
Chi ci guadagna?
Il primo produttore di energia elettrica del Paese è Enel, con il 16% del mercato e lo Stato come azionista di controllo. Enel ha appena comunicato di aver chiuso il 2021 con una crescita dei ricavi di 22,3 miliardi di euro: il 33,8% in più sul 2020. Crescono anche i margini operativi lordi: da 18 a 19,2 miliardi (+6,7%). Ancora meglio va a chi produce l’energia elettrica senza l’ausilio del gas. La Borsa dell’energia elettrica infatti è regolata da un sistema che fissa i prezzi sulla base delle quotazioni del gas. Se queste aumentano, a guadagnare di più, molto di più, sono le centrali che usano un mix di carbone, gasolio, olio, idroelettrico e fotovoltaico, perché hanno costi di gran lunga inferiori rispetto a quelli degli impianti a gas. Guadagni che, però, nessuno intende ridurre per calmierare le bollette.
A2A, gruppo quotato in borsa e controllato dai comuni di Milano e Brescia, ha chiuso il terzo trimestre dell’anno con una crescita del 34% dei ricavi e del 17% dei profitti. Enel, che controlla la spagnola Endesa, è stata sulle barricate contro la decisione del governo Sanchez che a settembre aveva varato una tassa di 5 miliardi di euro sugli extra profitti delle società del settore energetico, poi ritirata nel giro di poche settimane per le proteste dei grandi produttori colpiti dal prelievo.
500 mila posti di lavoro a rischio
Confindustria chiede al governo maggiori esenzioni fiscali sulle bollette per i settori della manifattura e di separare i costi dell’elettrico da fonte rinnovabile rispetto a quello prodotto col gas. Confartigianato sollecita una distribuzione più equa degli oneri di sistema legata all’effettivo consumo di energia, limitando le agevolazioni alle sole aziende che hanno realizzato interventi di efficienza energetica. Tutti, poi, sollecitano l’aumento della produzione nazionale di gas, per essere meno taglieggiati dalle importazioni.
Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani presenterà a breve un piano sull’attività ricerca di gas entro i confini italiani, ma solo per favorire la decarbonizzazione, e con l’obiettivo di chiusura definitiva dei giacimenti, in linea con le direttive europee di emissioni zero. Intanto se i prezzi rimarranno tali, il Centro Studi Confindustria ha calcolato che nel primo trimestre la crescita sarà di uno 0,8% in meno sul previsto. La Cgia di Mestre ha invece calcolato le ricadute nei settori più energivori: su 1,8 milioni di occupati, i posti di lavoro a rischio sono 500 mila.
La domanda è gigantesca: che cos’è per te la forza oggi? Le risposte intense: «La forza è il sapere», dice la filosofa Francesca Rigotti; «La mia forza è invecchiare», continua la conduttrice radio e tv Ema Stokholma; «accettare le debolezze», per l’arbitra Clara Munarini; «tenere presente che molte cose sono effimere», per la comica Michela Giraud. Sono solo alcune delle risposte che ascolterete nella nona puntata di Fortissime – il podcast di Barbara Stefanelli, vicedirettrice vicario del Corriere della Sera e fondatrice con Luisa Pronzato de La 27Ora, e Greta Privitera, disponibile anche su Amazon Music, Spotify, Apple Podcast, Spreaker, Google Podcasts. Questa puntata parte dalla domanda che ha dato inizio al nostro viaggio nel teatro della Triennale di Milano, durante il Tempo delle Donne: «Che cos’è la forza?». Lo abbiamo chiesto a donne molto diverse tra loro, per età, lavoro e sogni. Alla risposta ci siamo arrivate dopo un percorso a tappe: siamo passate dalle origini delle loro vite, dalle battaglie che hanno combattuto e dai desideri che le hanno guidate fino a qui . Le loro storie ci hanno aiutato a esplorare il mito della forza che è un fragile e sorprendente equilibrio tra mente e muscoli – cuore compreso. La scrittrice Rossella Postorino, tra le protagoniste di Fortissime, non è sicura di sentirsi ancora forte, ma sembra aver capito che cosa sia per lei esserlo: «La capacità di capire davvero in maniera autentica quali sono i miei più profondi desideri, accettando che alcuni sono stati realizzati e altri forse non si realizzeranno mai», ci dice. Quindi, forza è anche accettare che non tutto vada come speriamo, forza è anche accogliere la debolezza. A questo punto interviene quella che per noi è stata una mentore, ispiratrice di questo viaggio, l’accademica e marzialista Alessandra Chiricosta: «Il Tai Chi Chuan mi insegna che la debolezza è una gran forza. La debolezza spesso è una capacità di farsi cavo, cioè rimanere in ascolto di una forza altrui, in modo tale da capirla bene in tutte le sue manifestazioni e saperla trasformare». Ascolterete le voci e le storie di Francesca Rigotti, Ema Stokholma, Clara Munarini, Mara Navarria, Antonia Rinaldi, Carmen Leccardi, Amalia ed Elvina Finzi, Rosella Postorino, Michela Giraud e Alessandra Chricosta.
9 febbraio 2022 (modifica il 9 febbraio 2022 | 07:25)
Esce dopo poche porte nella prima manche e si dispera, aveva già fallito il gigante nello stesso modo. Clamorosa rimonta di Vlhova davanti all’austriaca campionessa mondiale
«Her Majesty» precipita dal trono ed è la caduta più fragorosa delle Olimpiadi di Pechino. Si accuccia in un angolo sulla neve di Yanqinq accanto alle reti di protezione, si tiene la testa fra le ginocchia mentre il mondo la guarda. Mik aela Shiffrin è uscita dopo pochi secondi nella prima manche dello slalom vinto dall’arcirivale Petra Vlhova. L’atleta slovacca ha compiuto una rimonta incredibile dopo aver chiuso la prima frazione in ottava posizione. L’argento è di Katharina Liensberger, campionessa mondiale in carica, a chiudere il podio è la svizzera Wendy Holdener.
Nel gigante di martedì a Shiffrin era successo lo stesso dopo poche porte, la campionessa americana è stata tradita dalla infida neve cinese, altre (fra le quali la nostra Federica Brignone, argento) hanno saputo adattarsi, lei no. «Non so se riuscirò a riprendermi da questo» aveva detto dopo la prima uscita. Questa di oggi è una botta ancora più pesante perché lo slalom è la disciplina che l’ha lanciata e consacrata al mondo, ai Giochi di Sochi del 2014 aveva vinto l’oro mentre in quelli di Pyeongchang il successo era arrivato nel gigante insieme a un argento nella combinata.
Adesso è ancora più abbattuta: «Stavo spingendo dall’inizio, la mia intenzione era quella di sciare più forti che potessi. Sono scivolata leggermente su una curva, non avrei mai potuto pensare di commettere un errore del genere. Stavo cercando la linea più aggressiva, so che è la più impegnativa ma anche la più veloce. Non ho avuto nemmeno il tempo di fare cinque porte».
IL CALENDARIO DELLE OLIMPIADI
La regina si mette in discussione: «Mi sento molto male, ho il morale a terra, ma non sarà sempre così. Devo fidarmi del mio modo di sciare, è tutto ciò su cui devo fare affidamento in questi giorni di gara . Quando la pressione è tanta – e ovviamente lo è – c’è nervosismo e desiderio di far bene, torno sempre all’idea che il mio buon metodo mi aiuterà. È una delusione sotto tutti i punti di vista, da me stessa all’aver deluso altre persone».
Eppure, Shiffrin era arrivata in Cina rilassata, forte del suo curriculum spaziale (73 vittorie in Coppa del Mondo, 3 sfere di cristallo in bacheca, 11 medaglie ai mondiali), era partita in anticipo per preparare al meglio le gare olimpiche rinunciando agli ultimi appuntamenti di Coppa del Mondo in cui è saldamente al comando. La pesantezza della bolla olimpica era stata ammorbidita dalla presenza del fidanzato, il velocista norvegese Aleksander Aamodt Kilde, bronzo nel superG. Erano felici di essere insieme nel Villaggio di Yanqing, si erano concessi qualche svago. Cene insieme, passeggiatine all’interno del «closed loop», stando sempre attenti – ha spiegato lui- a osservare le misure anti-Covid. «Perché se ci contagiassimo i danni sarebbero davvero troppo grandi».
Ma i guai non sono arrivati dal virus, ma dallo sci, ed era inimmaginabile. A questo a punto a Mikaela non restano molte cartucce da sparare per evitare di tornare a casa a mani vuote, ci proverà nel superG di venerdì 10 febbraio, nella discesa del 15 e nella combinata del 17.
Segui le Olimpiadi invernali di Pechino 2022 anche con la newsletter del Corriere. Ogni giorno le ultime notizie sugli atleti italiani a Pechino: vincitori, gare, record e medaglie. Puoi iscriverti qui
9 febbraio 2022 (modifica il 9 febbraio 2022 | 07:58)
di Giulia Cimpanelli Fondazione CRT e OGR Torino con Microsoft hanno lanciato Effect Offer, programma di accelerazione a livello europeo. La call for effect enterprises sarà accessibile sul sito impactdeal.eu fino al 3 aprile 2022
Fondazione CRT e OGR Torino con Microsoft hanno lanciato Effect Offer, programma di accelerazione per imprese a impatto sociale e ambientale a livello europeo. La call for effect enterprises sarà accessibile sul sito impactdeal.eu fino al 3 aprile 2022. Con Impact Offer, Fondazione CRT, OGR Torino e Microsoft danno il through a un sistema di azioni concrete per valorizzare dati e competenze sui dati, consapevoli che qualunque iniziativa pubblica o privata deve e dovrà porsi obiettivi misurabili di impatto a lungo termine. Effect Offer nasce con l’obiettivo di stimolare, attraverso l’applicazione della scienza dei dati, la crescita delle attività imprenditoriali con finalità sociali e ambientali, favorendo inoltre l’evoluzione di quelle più tradizionali attraverso l’integrazione tra modelli esistenti e nuovi piani di organization.
Grazie alla sinergia con partner provenienti sia dal mondo corporate, sia dalla pubblica amministrazione– quali Banca Sella, Fondazione Snam e Città di Torino– saranno messi a disposizione percorsi di formazione e mentorship, risorse e dati– aperti e proprietari– per accelerare l’impatto sociale e ambientale delle imprese selezionate.Attraverso la require effect enterprises verranno selezionate imprese europee che potranno accedere al programma di accelerazione ibrido, in presenza e online, articolato in due fasi. La prima fase, della durata di circa due mesi, consiste in un percorso mirato a fornire competenze specifiche in Data Science, Intelligenza Artificiale ed imprenditoria. Alla seconda fase, della durata di circa tre mesi, accederà un sottoinsieme di imprese ed il focus si concentrerà sull’accelerazione del company attraverso lo sviluppo di veri e propri progetti e soluzioni abilitate dai dati e grazie a mentorship e collaborazioni strategiche. Elemento fondamentale del programma sarà proprio il gruppo di aziende ed organizzazioni, enti pubblici e privati, ribattezzato Data Club, che renderà possibile l’accelerazione delle imprese portando in dote i propri dataset in ottica collaborativa e con l’obiettivo di generare impatto sociale e ambientale. Il nucleo iniziale del Data Club è costituito da: Banca Sella, Fondazione Snam e Città di Torino. La seconda fase si concluderà con un Demonstration Day in cui le imprese accelerate mostreranno i propri progressi ad un pubblico di potenziali investitori con particolare vocazione per l’impact investing.
7 febbraio 2022 (modifica il 7 febbraio 2022|12:15)
Uno scorcio dell’isola di Rathlin, in Irlanda del Nord
Corsi e ricorsi tecnologici nell’isola di Rathlin, piccola, certo (vi abitano non più di 160 isolani) ma orgogliosissima. Come solo un’isola dell’Irlanda del Nord, e dal cuore impavido, può esserlo. Pur schiaffeggiata ogni giorno da onde e vento, è come se avesse saputo trasformare le fredde acque dell’Atlantico e tutta la potenza di Eolo che vi soffia sopra in una grossa opportunità. Potrebbe essere la vecchia storia del bicchiere mezzo pieno, sul quale già puntò tutto il nostro Guglielmo Marconi, innovatore dell’impossibile, il quale, nell’agosto del 1898, riuscì a realizzare la prima trasmissione senza fili via acqua, da Ballycastle, nell’Irlanda del Nord, all’isola di Rathlin. E nella cittadina sulla terraferma, nel bel mezzo del porto, quel giorno se lo ricordano ancora: c’è un monumento a rammentarlo, con tanto di targa esplicativa per i posteri del futuro, già atterrati, a quanto pare, nell’isola di Rathlin, dalla strana forma, ad elle, e dove la ricezione è una buona abitudine da tramandare da un secolo all’altro.
Da Rathlin (Irlanda del Nord) – scelta nel 1898 da Guglielmo Marconi – alla greca Tilos, passando per la danese Samsø, sono sempre più numerose le isole che guidano la transizione verde, aiutate dalla forza del vento. Obiettivo ‘carbon neutral’ entro il 2030. E l’Europa non sta a guardare. Il caso delle tre turbine dell’isola a forma di ‘L’
Nel Ventunesimo, che è quello della sostenibilità, il sogno di Rathlin è, infatti, diventare un’isola ad emissioni zero. Entro il 2030. Sulla falsa riga di una dozzina di altre isole già autonome dal punto di vista energetico. Diavolo di una patriottica isola irlandese: ma non le era bastato il miracolo delle turbine eoliche collocate alla vigilia del Trattato di Maastricht e che avevano portato benefici inauditi, quasi miracolosi, agli abitanti dell’Isola ad L (tra le cose belle della modernità, c’era stata la gioia di una giovane mamma, particolarmente felice di poter allattare anche di notte senza accendere l’atavica candela)? Parrebbe proprio di no. E non per colpa di quel centinaio e passa di isolani. Le tre turbine eoliche, aiutate da un vento che soffia costantemente intorno all’isola, si sono deteriorate nel giro di un decennio: «Non siamo stati neppure in grado di fare una corretta manutenzione», ricorda Michael Cecil, presidente dell’Associazione Sviluppo e comunità di Rathlin.
Rathlin chiama Tilos
Ma da queste parti, prima che l’isola venisse collegata alla rete principale elettrica dell’Irlanda del Nord, nel 2007, non avrebbero mai optato per generatori a diesel e quel tipo di diavolerie poco sostenibili. Di fatto, è come se le tre turbine avessero lasciato un’acquolina in bocca al sapor di sostenibilità sull’isola: ecco perché il sogno continua. Energia rinnovabile, veicoli elettrici e sostenibilità: sono questi gli obiettivi dell’associazione Sviluppo e comunità di Rathlin. E se ce l’hanno fatta altre isole minori, come la danese Samsø, dove l’energia eolica è di casa, la greca Tilos, la prima a diventare autosufficiente nell’arcipelago ellenico, o Jeju, sudcoreana con il traguardo carbon neutral entro il 2030, perché non dovrebbero farcela i 160 orgogliosissimi irlandesi? Ma a mettere i bastoni tra le ruote del progresso ci si mettono le due opposte tifoserie: da una parte, i sostenitori delle rivoluzionarie eco-isole, dall’altra, quelli che “piccolo e sostenibile sarà pure bello, ma alla fine potrebbe distrarre i continentali dalle proprie responsabilità riguardo al cambiamento climatico”.
La resilienza più forte dei bastian contrari
Già quattro anni fa, in uno studio pubblicato dalla “South China University of Technology” e citato da un servizio su Future Planet della BBC, si parlava della corsa alle eco-isole come di una “trappola”, in quanto le soluzioni che consentono a una piccola isola di diventare verde potrebbero non essere applicabili anche altrove, come gli ambienti urbani ad alta densità che, in confronto, necessitano di enormi risorse energetiche. «Ma gli altri facessero e pensassero ciò che vogliono: noi andremo avanti per la nostra strada»: sembra essere questo il pensiero delle donne e degli uomini di Rathlin, sempre più consapevoli delle minacce poste dal cambiamento climatico e dal crollo della biodiversità, osservati da un punto di vista, come dire, privilegiato: «Vediamo aumentare le tempeste, assistiamo alla riduzione costante degli stock ittici, così come della riduzione della vita degli uccelli che vivono intorno alla nostra isola (lo scorso anno è stato approvato un piano da più di sei milioni di dollari per liberare l’isola da ratti e furetti, i maggiori nemici delle colonie di uccelli marini, ndr)», ricorda Michael Cecil, il quale sembra chiamare a raccolta il suo popolo, perfettamente a suo agio nella parte di Braveheart in versione green: «C’è un orgoglio nell’isola, un orgoglio nella resilienza della popolazione indigena e nel modo in cui affrontiamo ciò che la Natura ci lancia». (continua a leggere dopo i link)
Su Pianeta 2030 leggi anche
Dopo italiano e geografia? L’Abc del mare. Ecco la proposta formativa targata Unesco, di Peppe Aquaro
Aziende green: la classifica delle 100 italiane più attente al clima, di Edoardo Vigna e Valeria Sforzini
Docce, email e wi-fi: i piccoli gesti quotidiani per aiutare il Pianeta (e ridurre le bollette) di Valentina Iorio
Il carbone, the new black. Sembrava finito, invece torna in tendenza, di Barbara Stefanelli
Energia, decisione definitiva degli esperti Ue: «Nucleare e gas non sono fonti verdi», di Alessia Conzonato
Alla sbarra le big oil companies americane, accusate di aver truccato i dati sul climate change, di Valeria Sforzini
«Stop al commercio delle pinne di squalo»: un milione di firme sul tavolo dell’Europa, di Peppe Aquaro
Auto elettriche e pannelli per tutti
E non solo a parole. Da queste parti, infatti, si sta mettendo a punto un piano per l’installazione di una singola turbina eolica, probabilmente con una capacità di circa 300 kilowatt — sufficiente per alimentare circa 100 case dell’isola — e hanno incoraggiato l’adozione di veicoli a basse emissioni. E’ già stata acquistata un’auto elettrica per uso comunitario e presto ci saranno anche 20 e-bike. David Quinney Mee, un operatore comunitario presso la “Rathlin Development and Community Association”, osserva che esiste già un sistema di pannelli solari sull’isola per aiutare a caricare questi veicoli.
Soddisfatti, ricchi e rimborsati
E sempre Cecil si augura che la nuova turbina eolica possa servire a produrre idrogeno (dall’acqua dolce) da distribuire anche fuori dall’isola, magari per le navi che collegano Rathlin alla terraferma (lo stesso Cecil pilota un traghetto dell’isola), e il cui ricavato potrebbe essere reinvestito per la sostenibilità delle abitazioni dell’isola. Non deve poi sorprendere la forza del federalismo nel nome della sostenibilità. E’ già accaduto nell’isola danese di Samsø, i cui quattromila abitanti si sono svegliati un giorno dicendo che non ce l’avrebbero fatta più a sopportare l’idea che qualcuno sfruttasse il vento con cui hanno sempre convissuto: «Poco più di vent’anni fa, abbiamo chiesto un prestito bancario per l’acquisto di 11 turbine eoliche: col tempo, non solo siamo rientrati nelle spese, ma rivendiamo alla rete nazionale danese la nostra energia», spiega Søren Hermansen, amministratore delegato della Samsø Energy Academy (qui la scheda, dal sito che l’Ue dedica all’energia pulita per le isole europee).
L’occhio lungo dell’Europa
Dall’autonomia energetica alla ripopolazione di un’isola, il passo è breve. Oltre a ridurre le emissioni di carbonio, i vari progetti verdi dell’isola hanno lo scopo di fornire posti di lavoro locali e migliorare la qualità della vita dei residenti. Sempre Hermansen sostiene che questo sta incoraggiando le persone a migrare a Samsø, che, alla fine, potrebbe iniziare a invertire anni di declino della popolazione sull’isola: «Da noi è più sano, c’è più spazio e l’aria è più pulita». I dati dei ricercatori danesi mostrano che l’isola di Samsø potrebbe iniziare a ripopolarsi nei prossimi decenni grazie a un recente aumento dell’immigrazione. Ricapitolando: indipendenza energetica, orgoglio degli isolani e aumento dell’immigrazione per favorire il ripopolamento di luoghi troppo spesso dimenticati. Eccolo il programma, all’apparenza pieno zeppo di controsensi. In realtà, si tratta di una sorta di “libertà vigilata”, dal momento che è la stessa Unione europea a volere reggere le fila di questa tendenza, attraverso il Segretariato Energia pulita per le isole europee e spendendo miliardi di euro in schemi di energia rinnovabile nelle isole del continente. Poi, spetta sempre al Vecchio Continente stimolare gli appetiti autonomistici delle piccole isole.
Sogni da sindaca
«Vogliamo che Tilos diventi il faro per altre isole europee, altre isole greche, per mostrare loro che se una piccola isola come noi può fare tutto questo, allora può farlo chiunque», ha dichiarato recentemente Maria Kamma-Aliferi, sindaca dell’isola. Dalla Scozia le hanno risposto per le rime, dicendosi pronti a far diventare sei delle sue isole, completamente carbon neutral entro il 2040, e nel Mar Baltico, sembra essersi “svegliata” anche l’isola danese di Bornholm, 40 mila abitanti e un sogno: realizzare una espansione eolica in grado di produrre energia per tre milioni di case.
Sostenibilità in salsa “glocal”
Meglio da soli o accompagnati dai governi centrali? Ed ancora: i risultati delle isole virtuose in tema energetico potrebbero essere ottenuti anche nei grandi Paesi del mondo? A sentire Søren Hermansen, l’ad della Samsø Energy Academy, sembrerebbe proprio di sì: «Esistono ottime opportunità per le persone che vivono sulla terraferma di adottare un approccio iperlocale ispirato all’isola verso la neutralità del carbonio. Per capirci: se abiti in un condominio di una metropoli, perché non potresti avere i pannelli solari sul tetto ed i caricatori elettrici in garage?».
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci consentirà di elaborare dati quali il comportamento di navigazione o gli ID univoci su questo sito. Il mancato consenso o la revoca del consenso possono influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
La memorizzazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari per il fine legittimo di consentire l'utilizzo di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
The technical storage or access that is used exclusively for statistical purposes.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
La memorizzazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per l'invio di pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su più siti web per scopi di marketing simili.
Commenti recenti