di Lorenzo Nicolao

Lo ha detto Luciano Carta (Leonardo) dialogando con Roberto Baldoni, direttore dell’Acn, secondo cui si vincerà contro gli hacker quando saremo capaci di fare rete

«Vinceremo la sfida della cybersecurity solo quando saremo capaci di fare rete, senza dimenticare quanto le aziende siano importanti in questa battaglia». Salito sul palco della Stazione Marittima di Napoli in occasione di #Spazi2021, il titolo dato al 36esimo Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria, il Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Cybersecurity Roberto Baldoni è stato molto chiaro: «Non si può pretendere di avere una governance efficace della sicurezza informatica a livello statale senza coinvolgere un ampio spettro di realtà, comprese tutte quelle aziende che producono gli hardware fondamentali combattere questa battaglia». Nel corso di una conversazione con il Presidente di Leonardo Luciano Carta, sono emerse senza equivoci le linee guida per difendere oggi gli Stati e le loro istituzioni dai cyberattacchi internazionali. Il caso della Regione Lazio, poi quello della Siae, infine le elezioni costantemente minacciate dal coinvolgimento degli hacker stranieri, spesso russi, sono solo alcune delle tante minacce che interessano il mondo informatico contemporaneo, ma per vincere la partita è necessario giocarla insieme.

Coinvolgere non solo il settore pubblico, ma anche le imprese esperte di digitale, le università e i centri di ricerca in uno sforzo collettivo, che non giungerà mai a termine, «come la fatica di Sisifo», ha sintetizzato Carta, «ma che porterà molto più lontano, se affrontato insieme».Carta ha poi fatto notare che «anche la Siae si era dotata di un perimetro che avrebbe dovuta metterla al riparo da attacchi, ma non è stato sufficiente». Se il sistema sicuro per eccellenza è un’utopia, sia Carta che Baldoni hanno convenuto che il “fattore umano” sia fondamentale per minimizzare il rischio di un potenziale attacco hacker.

«Una volta ci trovavamo di fronte a nemici precisi – ha ricordato il presidente Carta -. Oggi la complessità di un mondo sempre più digitalizzato, connesso e automatizzato ci ha invece spinto a difenderci da attacchi compiuti da ignoti». Forse proprio questo il principale problema, come ribadisce anche Baldoni. «Le future guerre si combatteranno negli ambienti digitali, perché in un’epoca iperconnessa sono queste le risorse di maggior valore. Danneggiate queste, si avrà la possibilità di bloccare tutto. La sicurezza completa è un’utopia a fronte di meccanismi che si rinnovano ogni giorno, ma possiamo rendere più costosi, impegnativi e difficili gli attacchi al nemico, facendo in modo che gli sforzi necessari per sferrare un’offensiva siano superiori ai loro mezzi». Per contro, il presidente di Leonardo ha ricordato che in Europa, dopo la Spagna, l’Italia resta il Paese più attaccato. «D’altronde ci siamo attivati solo da poco tempo», ha concluso Carta, «mentre in Francia e in Germania sono stati pionieri nell’attivare certi sistemi già venti o addirittura trent’anni fa. E lo smartworking ha ampliato a dismisura la piattaforma attaccabile».

22 ottobre 2021 (modifica il 22 ottobre 2021 | 21:58)

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