La crescente domanda di connessioni alla rete elettrica, unita alla scarsità di capacità disponibile, sta radicalmente cambiando le strategie di sviluppo dei data center. Per Vertiv, uno dei principali vantaggi del retrofit consiste proprio nella possibilità di sfruttare infrastrutture energetiche già esistenti, evitando i lunghi tempi necessari per ottenere nuove connessioni. Negli anni le richieste di potenza alla rete hanno raggiunto livelli senza precedenti, mentre soltanto una parte minima si traduce in progetti realmente operativi. In questo scenario, poter contare su un sito già collegato alla rete rappresenta un vantaggio competitivo decisivo. L’adeguamento di una linea elettrica esistente richiede infatti tempi generalmente molto più contenuti rispetto alla realizzazione di una nuova infrastruttura.
La disponibilità energetica, tuttavia, non basta da sola. L’esplosione delle applicazioni di AI sta modificando profondamente le esigenze dei data center: aumentano le densità di potenza, cresce il fabbisogno di raffreddamento e cambia completamente la distribuzione degli spazi. Se nei data center tradizionali gran parte della superficie era occupata dalle sale IT, oggi una quota sempre maggiore viene destinata agli impianti elettrici e ai sistemi di raffreddamento necessari per sostenere i nuovi carichi computazionali.
Retrofit contro greenfield: ogni progetto è un caso a sé
Uno dei principali vantaggi del retrofit è rappresentato dalla riduzione dei tempi per ottenere le autorizzazioni e dei costi complessivi. Mentre un nuovo data center richiede iter urbanistici e autorizzativi che possono durare anni, intervenire su una struttura esistente permette generalmente di accelerare l’avvio dei lavori e limitare gli investimenti. E’ però impossibile definire regole valide per tutti. A differenza dei progetti greenfield, spesso standardizzati e replicabili soprattutto dagli hyperscaler internazionali, ogni intervento di retrofit presenta caratteristiche uniche. La configurazione del sito, lo stato delle infrastrutture e gli obiettivi del cliente determinano infatti soluzioni progettuali molto differenti. In alcuni casi è sufficiente ridistribuire gli spazi interni, riducendo le aree destinate ai rack per aumentare quelle dedicate agli impianti. In altri diventa più conveniente ricorrere a moduli prefabbricati esterni, come sale UPS modulari o sistemi di alimentazione aggiuntivi, capaci di incrementare rapidamente la potenza disponibile senza modificare radicalmente l’edificio esistente. Il vantaggio economico deriva proprio dalla possibilità di riutilizzare buona parte delle infrastrutture già presenti, limitando le opere civili e concentrando gli investimenti sugli elementi realmente necessari all’aggiornamento tecnologico.
Il raffreddamento a liquido apre nuove prospettive
L’AI impone densità di calcolo sempre maggiori e rende indispensabile il passaggio verso il raffreddamento a liquido. Si tratta di una trasformazione tecnologica che, oltre a migliorare l’efficienza energetica, apre anche nuove opportunità di recupero del calore. Le soluzioni liquid cooling permettono infatti di estrarre il calore mediante fluidi che raggiungono temperature sufficientemente elevate da poter essere riutilizzate, ad esempio nelle reti di teleriscaldamento. In questo senso il raffreddamento a liquido rappresenta un vero abilitatore dell’economia circolare applicata ai data center. Si distinguono però due approcci differenti. Le soluzioni Liquid-to-Liquid consentono di recuperare direttamente il calore e sono le più indicate nei nuovi impianti o nei retrofit più radicali. Diverso è invece il ruolo delle soluzioni Liquid-to-Air, progettate soprattutto per facilitare l’introduzione del raffreddamento…

