La Nuova Sabatini Green sostiene gli investimenti correlati all’acquisto, o acquisizione nel caso di operazioni di leasing finanziario, di macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo, a basso impatto ambientale, nell’ambito di programmi finalizzati a migliorare l’ecosostenibilità dei prodotti e dei processi produttivi.
Le domande per beneficiare delle agevolazioni previste per la nuova linea di intervento potranno essere presentate dal 1° gennaio 2023.
Gli aiuti, nella forma di un contributo in conto impianti, sono maggiorate del 30% rispetto a quelle previste per gli investimenti in beni strumentali ordinari.
Ai fini del riconoscimento del contributo maggiorato, è richiesto il possesso, da parte dell’impresa beneficiaria, di un’idonea certificazione ambientale di processo oppure di prodotto sui beni oggetto dell’investimento o di un’idonea autodichiarazione ambientale rilasciata da produttori, importatori o distributori dei beni.
Europa-Cina, si alza lo scontro sul tema dei brevetti tecnologici. La Ue chiederà al Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, l’apertura di un panel – rappresenta il primo grado di giudizio nelle controversie sull’attuazione di un accordo – a difesa dei diritti europei di proprietà intellettuale. Al centro della disputa le “anti-suit injunctions” emesse dai tribunali cinesi, che impediscono alle società straniere di proteggere le loro tecnologie nei tribunali non cinesi, compresi quelli europei.
Cos’è l’”anti-suit injunction”
Dall’agosto 2020 i tribunali cinesi emettono decisioni – note come “anti-suit injunction”, cioè mirate a vietare le azioni in giudizio – che impediscono alle imprese che detengono brevetti ad alta tecnologia (noti come brevetti essenziali) di proteggere efficacemente le loro tecnologie dinanzi a tribunali diversi da quelli cinesi, compresi i tribunali dell’Ue.
Trasferire i processi in cloud è una scelta non più rimandabile: ecco perché
Si tratta di una misura che limita la capacità dei titolari di brevetti ad alta tecnologia, ad esempio una società europea proprietaria della tecnologia di telefonia mobile, di adire un tribunale dell’Ue per risolvere una controversia con un eventuale licenziatario – ad esempio un fabbricante cinese di telefoni cellulari – in merito alle condizioni di una licenza di brevetto. La violazione delle “anti-suit injunction” comporta ammende fino a 130mila euro al giorno.
Il danno per l’Europa
Le imprese europee, si legge in una nota della Commissione Ue, detengono una serie di brevetti ad alta tecnologia che conferiscono all’Ue un vantaggio tecnologico. La misura imposta dalla Cina priva di fatto le imprese europee ad alta tecnologia della possibilità di esercitare e far rispettare i propri diritti brevettuali all’interno dell’Ue o dinanzi a qualsiasi altro tribunale al di fuori della Cina.
Per le aziende cinesi le “anti-suit injunction” possono rappresentare un vantaggio perché spingono i titolari di diritti brevettuali a concedere ai competitor asiatici un accesso più economico alla tecnologia europea.
Violazione della proprietà intellettuale
L’Ue ritiene che le misure cinesi non siano compatibili con l’accordo dell’Omc sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio. La Cina impone infatti unilateralmente norme a vantaggio delle proprie imprese, a scapito del sistema multilaterale dell’Omc per la protezione dei diritti di proprietà intellettuale.
Chiedendo la costituzione di un panel l’UE cerca di garantire che la sua industria ad alta tecnologia possa esercitare efficacemente i propri diritti brevettuali per proteggere gli investimenti nell’innovazione.
Quali sono le prossime tappe
L’organo di conciliazione del Wto esaminerà la richiesta dell’Ue nella prossima riunione del 20 dicembre.
La Cina può opporsi una volta alla costituzione di un panel: in questo caso l’Ue rinnoverà la sua richiesta e il panel sarà costituito in occasione della riunione del 30 gennaio 2023. I lavori del panel possono durare fino a un anno e mezzo.
All’ICE Matteo Zoppas sostituisce Ferro nel C.d.A.
Oggi il Consiglio dei ministri ha nominato Valentino Valentini vice ministro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. A seguito di tale nomina il ministro Adolfo Urso ha delegato Valentini alla promozione e valorizzazione del Made in Italy nel mondo, alle attività di attrazione degli investimenti esteri, alle attività delle Camere di Commercio italiane all’estero e alle attività relative ai progetti dell’Unione europea (come IPCEI e Horizon Europe) e alle misure di contrasto alla contraffazione.
Al sottosegretario Fausta Bergamotto invece il Ministro ha delegato le attività di indirizzo generale e di supervisione dell’esercizio del potere sostitutivo in caso di inerzia o ritardi (art. 30 del decreto legge 17/05/2022, n. 50 il c.d. “Difensore civico delle imprese”), degli incentivi alle imprese (di natura “non fiscale”) della riconversione e delle crisi industriali, nonché quelle in materia di filatelia.
A Massimo Bitonci vanno le deleghe su incentivi di natura fiscale in particolare per artigianato, commercio e industria, Fondo di garanzia PMI, professioni, servizi assicurativi, rapporti con l’IVASS e vigilanza dei fondi Consap, contenzioso, e sulle attività in materia di vigilanza del sistema cooperativo e del sistema camerale, nonché le iniziative e le attività generali in materia di normativa tecnica, politiche per il consumatore, mercato, concorrenza e servizi.
Il Consiglio dei Ministri ha inoltre dato il via libera alla nomina di Matteo Zoppas, al posto di Carlo Ferro, nel consiglio d’amministrazione dell’Agenzia ICE.
Puntata speciale di TikTok America dedicata alla bufera mediatica che ha coinvolto il tiktoker Ondreaz Lopez. Hannah Stocking lo ha lasciato e cacciato di casa in seguito a delle accuse molto forti.
I fatti raccontati sono stati ripresi interamente da stories Instagram, TikTok, articoli web e/o trasmissioni televisive. Il presente video intende solo riportare notizie diffuse e pubbliche.
A fronte di un fatturato di 12,825 milioni di euro, ammonta a 259mila euro (con un’imposizione effettiva del 27,9%) la quota di Ires versata da TikTok Italia. La società, che nel 2021 ha registrato oltre 669mila euro di utili con 76 dipendenti ed è controllata al 100% dalla capofila di Londra, è tenuta anche a versare la Digital service tax, la web tax italiana dovuta dalle società che superano un certo livello di fatturato. In particolare, la tassa è dovuta dalle società che nel mondo, singolarmente o congiuntamente come gruppo, realizzano ricavi complessivi per 750 milioni di euro, di cui almeno 5,5 in Italia per pubblicità mirata, e-commerce o trasmissione dati.
Perdite ante-imposte in Europa per 852 milioni di euro
Secondo le rilevazioni di Mediobanca nell’ambito dell’indagine annuale sui maggiori gruppi mondiali WebSoft, il colosso cinese Bytedance, casa madre di TikTok, fattura al mondo oltre 12 miliardi di euro e conta su una forza lavoro di oltre 110mila dipendenti e uffici in oltre 30 Paesi. In Europa, secondo il Financial Times, il fatturato di TikTok è cresciuto di sei volte nel 2021, ma le perdite ante-imposte – stando a quanto depositato presso la Companies House del Regno Unito – sono state di 852 milioni di euro.
Porta la cultura del dato a ogni livello aziendale
Slitta l’accordo con l’amministrazione Biden
Intanto brutte notizie arrivano per TikTok da Oltreoceano: slitta infatti ulteriormente il possibile accordo tra la piattaforma e l’amministrazione Biden, che era atteso entro la fine dell’anno. Lo fa sapere il Wall Street Journal, il quale chiarisce che la decisione è dovuta alle preoccupazioni da parte statunitense dei rischi per la sicurezza nazionale Usa rappresentanti dall’app. Un timore condiviso anche dal direttore dell’Fbi, Christopher Wray, che nei giorni scorsi aveva espresso il timore che l’app potesse costituire un rischio a causa del suo potenziale controllo da parte delle autorità cinesi.
Le preoccupazioni riguardano le modalità con cui TikTok potrebbe condividere informazioni legate all’algoritmo che usa per determinare quali video mostrare agli utenti, ma anche il livello di fiducia di Washington nei confronti della società.
Verso “un rischio politico” per ByteDance
La compagnia cinese proprietaria del social network, ByteDance, ha speso circa nove milioni di dollari in attività di lobbying negli Stati Uniti negli ultimi due anni, e secondo le fonti un ritardo ulteriore nel raggiungimento di un accordo potrebbe rappresentare “un rischio politico” per la società. Il governo federale non ha dato riscontro a TikTok proponendo soluzioni per superare queste preoccupazioni. Una portavoce del social network ha riferito al quotidiano che TikTok è “ansiosa di raggiungere un accordo definitivo con il governo federale Usa”.
Ad Oracle i dati degli utenti
Una intesa preliminare era stata raggiunta la scorsa estate, ma il dipartimento della Giustizia non ha ritenuto adeguato il modello proposto. Secondo le fonti, a guidare il negoziato per la parte Usa sarebbe il Comitato per gli investimenti esteri negli Stati Uniti.
L’obiettivo delle discussioni è “ridurre l’influenza del governo cinese negli Stati Uniti, evitando però di tagliare completamente i legami di TikTok con Pechino”. Sebbene le parti abbiano raggiunto un accordo sulla conservazione dei…
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