Chiamiamola pure prova generale di sorpasso. Quello definitivo, quello che nello sci porterà Mikaela Shiffrin davanti a tutti, perfino agli uomini. La vittoria numero 73, nello slalom notturno di Schladming (dove si è corso per l’impossibilità di far disputare la gara nella sede originaria di Flachau), ha permesso a Sua Maestà delle Nevi di centrare il successo numero 47 nella specialità. Nessuno in una disciplina aveva vinto così tanto, nemmeno quell’Ingemar Stenmark che, grazie ai 46 primi posti nei giganti della Coppa del Mondo, deteneva un primato che pareva inattaccabile. Ora la leader per specialità è Miki da Vail, classe 1995, una ancora giovane veterana che ha nella precocità dei successi una delle sue caratteristiche. Due ori olimpici, sei mondiali (il primo, a 17 anni, proprio sulla Planai di Schladming nel 2013), 3 Coppe del Mondo assolute (e il resto, mancia): l’aggettivo che si addice all’americana è “fast”. Veloce in pista e nel migliorarsi. Stenmark è avvisato: mancano 13 vittorie per essere raggiunto a quota 86. Poi Mikaela, lasciandosi alle spalle anche Lindsey Vonn (82 primi posti), avrà campo libero per diventare la più vincente della storia e in assoluto.
Il fondatore del Mercato Centrale di Torino: «C’è poca gente, lo so. Noi siamo un posto conviviale, la vittima ideale della pandemia. Ma la mia sfida è superare il Covid e rilanciare la struttura»
«Altroché “Disgusto”, il Mercato Centrale è un eroe, dovrebbe ricevere un premio per come ha resistito nei mesi terribili della pandemia». A dirmi così è Umberto Montano, fondatore del Mercato Centrale che su questo giornale inserii tra i “Disgusti” del 2021, le cose cioè che non mi sono piaciute dell’anno passato. Motivazione: a mio avviso la food court gastronomica, che occupa il Fuksas di Porta Palazzo, dopo quasi tre anni non è riuscita a costruire un rapporto con i golosi torinesi. Garbatamente seccato, Montano mi telefona dal suo isolamento fiorentino — è stato chiuso in casa dal 24 dicembre all’altroieri, quando ha ricevuto l’agognato tampone negativo — e dalla chiamata nasce questo franco scambio di opinioni: «Guarda che noi stiamo facendo sforzi enormi per tenere la cosa in piedi. Abbiamo aperto ad aprile 2019, meno di un anno dopo è arrivato il Covid, e abbiamo dovuto resistere nonostante gli abbandoni di tanti “artigiani” (così lui chiama i partner commerciali che occupano gli stalli, nda ). Quando c’era il vento in poppa e il mare era calmo allora tutto bene, ma appena hanno intravisto un’onda hanno preferito abbandonare, se mi permetti l’analogia marinaresca».
A chi ti riferisci? «Occelli, Marchetti, Del Cambio… ci hanno lasciato appena è finito il furore dell’apertura, tanto l’investimento l’avevamo fatto noi. Mercato Centrale ha dovuto fare uno sforzo enorme per colmare quei buchi. Un premio ci dovrebbero dare! E abbiamo trovato altri artigiani che non fanno rimpiangere quelli di prima: Scabin è Scabin, Chiodi Latini segue il ristorante vegetale molto più di quanto lo facesse Marcello Trentini, che al Mercato non metteva più piede».
Sarà, ma quando sono venuto nelle settimane pre-natalizie c’era poca gente, l’atmosfera generale era assai più dimessa rispetto ad altre realtà che vivono, come tutti, le difficoltà della pandemia. E non diverso mi è sembrato a gennaio: ad esempio il telone che copriva la cucina di ScabinQB nei giorni di chiusura non mi sembrava il massimo… «C’è poca gente? C’è poca gente, lo so. Noi siamo un posto conviviale, la vittima ideale della pandemia. Era previsto che tutti i punti vendita di Mercato Centrale messi assieme — Firenze, Milano, Roma, Torino — avrebbero chiuso il 2021 con un fatturato di 100 milioni, ne abbiamo fatti 20, di cui tre-quattro a Torino. Il telone di Scabin anche a me non fa impazzire, ma lui vuole così: gli piace il gesto teatrale di aprirlo quando entra in scena. Davide è Davide, e per il suo incredibile talento sono disponibile a pagare il prezzo dei suoi difetti. Apprezzo ogni sua bizzarria. E stimo il fatto che sia sempre lì, a cucinare, in prima linea».
Permettimi il paragone, ma da Eataly in questi mesi bui si vedono più investimenti, più vivacità… «Ma non puoi confrontare Mercato a Eataly! Farinetti è Farinetti, uno ce n’è, lui è un grande imprenditore, io sono un parvenu. Poi loro hanno i capitali, noi siamo partiti come privati cittadini, loro sono un colosso, noi siamo una startup che fa tutto di tasca propria, che investe quello che può. Per Natale a Torino ho speso 25 mila euro per l’installazione di Marco Lodola e 15 mila per l’albero, e hai scritto che il Mercato sembra “spelacchio”: no che non sembra spelacchio! Certo, non ho i milioni da buttare nel Mercato di Torino, non posso investire quello che non ho. Forse i soldi che spendo male sono quelli dell’ufficio stampa, che non mi sembra efficace sulla città…».
Ma qui non si tratta di conquistare i giornalisti, bensì i clienti torinesi appassionati di cibo, i cosiddetti foodies. Che non avete fatto innamorare… «Questo è il tema su cui dobbiamo riflettere. Forse il Mercato non è fatto per Torino. Forse bisognerebbe che lo togliessi…»
Cioè, mi stai dicendo che stai valutando di chiudere? «Ma no! Figurati! Io ho pagato l’affitto per novant’anni».
Ma sarà un affitto stracciato… «Per nulla: mi sono dovuto accollare i debiti della cooperativa, milioni… Non voglio chiudere, assolutamente no. Ma questo periodo durissimo del Covid si prolunga ancora, ed è davvero dura: è il peggior momento della vita di Mercato Centrale. Anche Milano che a settembre è partita con il botto, dal 10 dicembre, con l’arrivo di Omicron, ha perso il 70% del fatturato. La mia vera sfida non è superare le difficoltà di Torino, è superare lo strazio del Covid».
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12 gennaio 2022 (modifica il 12 gennaio 2022 | 21:48)
Il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 5 gennaio ha modificato le regole per la gestione dei casi di positività nelle scuole mediando, così ha spiegato il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi, fra l’esigenza di garantire la sicurezza e quella di assicurare la scuola in presenza anche in un momento di rialzo dei contagi come quello attuale. D’ora in poi – salvo che nelle scuole d’infanzia dove i bambini non indossano la mascherina – un solo caso positivo non basta più a sospendere l’attività didattica. Alle elementari si torna in Dad a partire da due casi, alle medie e alle superiori dipende. I non vaccinati (o quelli che sono vaccinati o guariti dal Covid da più di 120 giorni) vanno anche loro in Dad al secondo caso, gli altri al terzo. La vera novità del nuovo protocollo consiste nell’applicazione anche alle scuole del principio dell’autosorveglianza al posto della quarantena automatica per i compagni di classe di un caso positivo. Con una differenza importante: che mentre in base al decreto del 30 dicembre i contatti stretti, per esempio i famigliari di un caso positivo, possono evitare la quarantena e uscire di casa solo a condizione che abbiano già fatto la terza dose o si siano vaccinati o siano guariti dal Covid da non più di 120 giorni, nelle scuole medie e alle superiori, visto che gli alunni tengono la mascherina indosso per tutto il tempo, nel caso in cui un compagno di classe risulti positivo non si fa differenza fra vaccinati e non: restano tutti in classe in autosorveglianza con mascherina FFP2 senza obbligo di tampone, a meno che non presentino dei sintomi. Qui di seguito, lo schema delle nuove regole, così come sono state spiegate dal Ministero dell’Istruzione nella nota operativa inviata alle scuole e recepite e sintetizzate dall’Ats di Milano.
Mancano ancora pochi giorni per presentare le domande. Il Mise mette a disposizione 10 milioni di Euro per far fronte all’emergenza pandemica
Dopo il dissestante schiaffo del Covid, che ha colpito il mondo imprenditoriale italiano, il governo non dimentica le difficoltà delle PMI a tornare gradualmente alla tanto ambita stabilità economica. E fra i beneficiari del piano d’aiuti non potevano mancare anche i produttori indipendenti di birrifici artigianali. Dal 20 gennaio 2022, infatti, gli abili artigiani della bionda al malto d’orzo, potranno presentare la domanda per aggiudicarsi un incoraggiante finanziamento a fondo perduto. L’istanza dovrà essere trasmessa tramite PEC dal legale rappresentante, nel rispetto delle indicazioni contenute nel Decreto Direttoria MISE del 12 gennaio.
La misura introdotta dal Decreto Sostegni bis, convertito con modifiche dalla Legge n. 106/2021, recante “Misure urgenti connesse all’emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute ei servizi territoriali”, va a favorire le PMI indipendenti di birra artigianale, non sottoposta a processi di microfiltrazione e pastorizzazione. Ma come riuscire a conquistare questo bonus statale? Il Decreto Direttoriale del 12 gennaio 2022 del Ministero dello Sviluppo Economico illustra, con estrema chiarezza e domanda, le regole operative per la domanda. Lo stanziamento, per erogare, in tempi decisamente brevi, l’agevolazione è pari a 10 milioni di euro, che verranno utilizzati per il riconoscimento di un contributo di importo pari a 0,23 centesimi per ciascun litro di birra artigianale prodotto e preso in carico nel registro annuale di magazzino nel 2020 o nel registro della birra condizionata.
Ma vediamo ora i requisiti imprescindibili per accedere a questo finanziamento. Innanzitutto il documento governativo precisa, a chiare lettere, che per birra artigianale, si intende quella prodotta da birrifici indipendenti, non sottoposta a processi di microfiltrazione e pastorizzazione. L’agevolazione si rivolge ai birrifici ea loro volta indipendenti che utilizzano gli impianti diversi da quelli di tutti gli altri birrifici, che sono indipendenti economicamente e legalmente da tutti gli altri contest produttivi del settore e che devono con una propria licenza di utilizzo di diritti di proprietà immateriale. Questa tipologia di imprese possono ottenere la domanda, per ricevere questo contributo, utilizzando il modello messo a disposizione sul sito del MISE. Tale modulo deve essere firmato digitalmente dal legale rappresentante dell’impresa, trasmesso e trasmesso tramite PEC all’indirizzo: contributobirrifici@pec.mise.gov.it. La solerzia è d’obbligo per riuscire a cogliere questa opportunità, considerando che mancano pochi giorni: il bando scade il 18 febbraio 2022 alle ore 12.00. Ma attenzione a non tralasciare alcun dettaglio, perché, affinché la domanda sia valida, è necessario il versamento dell’imposta di bollo, opportunamente annullata e conservarla in originale presso la sede dell’impresa per eventuali controlli.
25 gennaio 2022 (modifica il 25 gennaio 2022 | 16:59)
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