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La Terra vista dal casco dell’astronauta: spettacolare spacewalk per riparare il braccio della ISS
Le spettacolari immagini diffuse dalla NASA mostrano l’attività extraveicolare compiuta da Chris Williams e Jessica Meir all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale per la riparazione del braccio robotico della ISS.
L’obiettivo della missione era sostituire un giunto del polso del Canadarm2, andato in avaria il 27 maggio durante le normali operazioni. Dopo le verifiche condotte insieme all’Agenzia Spaziale Canadese (CSA), è stato deciso di utilizzare un ricambio già presente a bordo della stazione.
L’attività extraveicolare è durata 7 ore e 20 minuti e si è conclusa con successo. Al termine dell’intervento il controllo missione di Houston ha riattivato il Canadarm2, verificando il corretto funzionamento dei sistemi di alimentazione e trasmissione dati.
AI, i limiti infrastrutturali rallentano i progetti
L’intelligenza artificiale è ormai entrata nelle attività aziendali, ma le fondamenta tecnologiche faticano a sostenerne la diffusione su larga scala. Il 95% delle organizzazioni ha rinviato o cancellato iniziative AI nell’ultimo anno a causa di problemi legati alla governance dei dati, alla compliance o ai requisiti normativi. E il 72% ritiene necessaria una profonda revisione della propria architettura dati.
È quanto emerge da The Great AI Re-Architecture, indagine globale pubblicata da Cloudera e condotta su 1.500 Enterprise Architect, Cloud Infrastructure Lead e Data Architect. La ricerca fotografa un cambiamento di rotta nell’IT aziendale: dopo una fase in cui l’intelligenza artificiale è stata adattata alle infrastrutture esistenti, le imprese iniziano a riprogettare dalla base gli ambienti destinati a dati e applicazioni.
Le architetture legacy ostacolano la crescita dell’AI
Il 77% delle organizzazioni coinvolte nella ricerca utilizza già attivamente l’intelligenza artificiale. L’adozione diffusa si scontra però con sistemi costruiti in origine per l’analisi tradizionale, poco adatti a gestire la scala, la flessibilità e i controlli richiesti dai nuovi carichi di lavoro.
Secondo Cloudera, le modifiche introdotte finora hanno consentito alle imprese di avviare e ampliare i casi d’uso, ma spesso attraverso interventi circoscritti. Tre quarti degli intervistati, il 75%, affermano che le integrazioni legate all’AI hanno già modificato le pratiche di archiviazione e l’architettura dei dati. Nella maggior parte dei casi si è trattato di adeguamenti realizzati sotto la pressione delle esigenze operative, più che di una trasformazione strutturale.
Il risultato si riflette anche sui bilanci: l’84% delle organizzazioni segnala un aumento dei costi infrastrutturali legato ai workload di intelligenza artificiale. È in questo scenario che il 72% dei partecipanti riconosce la necessità di una revisione profonda, capace di rendere i dati disponibili ai sistemi AI in maniera più sostenibile, sicura e governata.
Cloudera definisce questo passaggio “The Great AI Re-Architecture“: una transizione dalle architetture legacy verso ambienti ibridi, nei quali dati e applicazioni possono essere gestiti nei luoghi più adatti alle specifiche esigenze operative.
“L’attuale era dell’AI sta spingendo le organizzazioni a ripensare la propria infrastruttura tecnologica dalle basi – spiega Sergio Gago, Chief Technology Officer di Cloudera – Molte imprese stanno scoprendo che le architetture costruite per l’analisi tradizionale non sono state progettate per la scala, la governance e la flessibilità che l’AI richiede oggi. Il successo delle iniziative dedicate dipenderà dalla capacità di costruire una base dati che offra alle organizzazioni la libertà di eseguire l’AI dove ha più senso, senza compromettere il controllo o la sicurezza.”
La governance diventa un’infrastruttura critica
La gestione dei dati emerge come uno dei principali fattori in grado di condizionare il passaggio dai progetti pilota a un utilizzo esteso dell’intelligenza artificiale. Una precedente rilevazione di Cloudera, il Data Readiness Index, aveva già evidenziato che il 75% delle organizzazioni considerava l’AI un elemento capace di portare alla luce i limiti dei processi di governance legacy.
La nuova indagine mostra un ulteriore aumento della complessità. Il 73% degli intervistati ritiene che l’intelligenza artificiale abbia reso più difficile la governance dei dati, mentre il 55% dichiara di aver ritardato o cancellato più di…
Ex Gam, Amadori manifesta a Urso potenziale interesse per un progetto di rilancio del sito di Bojano
Nuovo incontro al Mimit con istituzioni locali, sindacati e azienda a febbraio 2027
Si è svolto oggi al Mimit il primo incontro dedicato alle prospettive industriali e occupazionali dei lavoratori del sito ex GAM (Gestione Agroalimentare Molisana S.r.l.) di Bojano, in provincia di Campobasso, azienda attiva nella filiera avicola i cui asset, a seguito del fallimento della società, sono divenuti di proprietà di Agricola Vicentina, parte del Gruppo Amadori.
La riunione – cui hanno partecipato il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, i rappresentanti dell’azienda, delle organizzazioni sindacali e di Sviluppo Lavoro Italia (SLI) – fa seguito al confronto odierno tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, e i vertici di Amadori, nel corso del quale l’azienda ha manifestato la disponibilità a valutare un progetto industriale che preveda la valorizzazione del sito molisano appartenente alla ex GAM, qualora vi siano le condizioni commerciali e di sviluppo industriale. Sono già in corso interlocuzioni tra il Gruppo e le strutture ministeriali per approfondire le possibili forme di sostegno economico e finanziario all’iniziativa. Alla luce di questo quadro, e in attesa degli esiti del confronto, il tavolo è stato aggiornato a febbraio 2027.
Il Ministero seguirà con attenzione l’evoluzione della vicenda e, in raccordo con la Regione Molise, le istituzioni territoriali e le organizzazioni sindacali, è disponibile, qualora se ne determinino le condizioni, a valutare gli strumenti più idonei a sostenere lo sviluppo industriale dell’area e a favorire la salvaguardia dei livelli occupazionali.
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Meloni riceve astronauta Luca Parmitano e gli dona Tricolore per missione Artemis III della Nasa
“Un incarico che da’ lustro al nostro paese- ha detto la premier – e conferma, ancora una volta, l’eccellenza dell’Italia nel settore spaziale”. Meloni ha poi consegnato all’astronauta il Tricolore che accompagnerà la missione Artemis III nello spazio quale simbolo – spiega la premier- dell’ingegno, dell’identità e dell’orgoglio italiano.
Telco europee, le sfide tra sovranità digitale, AI e reti
I prossimi mesi porteranno le telecomunicazioni al centro di alcuni dei dossier più rilevanti per la politica industriale europea. Il confronto sul Digital Networks Act, il rinnovo delle frequenze in Italia, la migrazione verso reti interamente in fibra, lo sviluppo del 5G Standalone e la crescita di cloud e intelligenza artificiale disegnano un’agenda molto più ampia rispetto a quella tradizionalmente associata al settore.
Il punto di fondo è il ruolo che le reti avranno nella trasformazione digitale europea. Connettività, capacità di calcolo, sicurezza e disponibilità dei dati sono ormai elementi strettamente collegati alla competitività dell’industria e dei servizi. Per le telco questo significa confrontarsi con un perimetro tecnologico più esteso e con politiche pubbliche che tendono sempre più a considerare le infrastrutture digitali come asset strategici.
Sovranità digitale, dalle dichiarazioni alla capacità industriale
Il tema della sovranità tecnologica sarà uno dei fili conduttori dell’agenda europea. Il pacchetto presentato dalla Commissione a giugno, insieme al Cloud and AI Development Act, punta a rafforzare la presenza europea nel cloud, nei data center e nelle infrastrutture necessarie allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Per le telecomunicazioni è un passaggio rilevante. La sovranità digitale riguarda anche chi controlla tecnologie, reti e capacità di elaborazione, come vengono gestite le catene di fornitura e quale grado di autonomia l’Europa riesce a mantenere nei segmenti più strategici.
Il tema, dunque, va oltre la localizzazione dei dati. Riguarda la possibilità di costruire un ecosistema nel quale operatori di rete, cloud provider, industria tecnologica e imprese possano sviluppare servizi avanzati senza aumentare le dipendenze nei punti più sensibili della catena del valore.
Per l’Europa si tratta di trovare un equilibrio tra autonomia, apertura dei mercati e collaborazione con gli attori globali. Una questione particolarmente delicata nelle telecomunicazioni, settore fondato da sempre su standard internazionali, interoperabilità e filiere distribuite su più continenti.
Digital Networks Act, il banco di prova del mercato unico
Su un piano più strettamente regolatorio, il Digital Networks Act sarà uno dei dossier centrali dell’autunno. La proposta della Commissione punta a modernizzare il quadro delle comunicazioni elettroniche e a ridurre la frammentazione che continua a caratterizzare il mercato europeo.
Per gli operatori il confronto riguarderà soprattutto le condizioni necessarie a sviluppare attività su scala continentale e a programmare nel lungo periodo l’evoluzione delle reti. Il rapporto tra concorrenza, dimensione industriale e sostenibilità degli investimenti tornerà inevitabilmente al centro della discussione.
Anche il consolidamento continuerà a essere osservato con attenzione. Nei prossimi mesi sarà importante capire quanto l’Europa intenda modificare il proprio approccio rispetto a un mercato che resta prevalentemente nazionale, mentre gran parte dei concorrenti e dei fornitori tecnologici delle telco opera ormai su scala globale.
Il Digital Networks Act avrà quindi valore anche come test sulla capacità di avvicinare concretamente l’obiettivo di un mercato unico delle telecomunicazioni.
Spettro e 5G, ora conta la capacità di creare servizi
In Italia uno dei passaggi più immediati riguarda le frequenze. Agcom ha avviato la consultazione sul rinnovo e sulla proroga dei diritti d’uso in scadenza nel 2029, aprendo un confronto destinato a incidere sulla pianificazione delle reti mobili nei prossimi anni.
Lo…
Gruppo Saxa: al via le attività propedeutiche alla ricerca di acquirenti da parte della liquidazione giudiziale
Mimit conferma piena collaborazione per una soluzione industriale che tuteli know how e occupazione
Si è svolto oggi a Palazzo Piacentini il primo incontro del tavolo sulla vertenza del Gruppo Saxa dopo l’avvio della liquidazione giudiziale disposta dal Tribunale di Roma. Nel corso del confronto i curatori hanno aggiornato le parti sociali e gli enti territoriali sull’attività svolta dal momento della nomina, avvenuta a fine luglio, riferendo che ci si è adoperati fin da subito per tutelare il patrimonio industriale e occupazionale del Gruppo, prendendo atto di manifestazioni di interesse non vincolanti in grado di salvaguardare entrambi gli aspetti.
Nel corso dell’incontro è stato illustrato come siano state disposte approfondite perizie sul valore degli asset aziendali, che dovranno essere depositate in Tribunale e serviranno per la predisposizione dei bandi per la raccolta di offerte di acquisto. Sono inoltre in corso interlocuzioni con le amministrazioni competenti per il rinnovo degli ammortizzatori sociali.
Il Mimit ha ribadito, come già fatto nei precedenti incontri, l’impegno a favorire una prospettiva industriale per il Gruppo, mettendo a disposizione tutti gli strumenti utili a sostenere manifestazioni di interesse capaci di garantire la continuità produttiva, la salvaguardia occupazionale e la tutela del know how aziendale.
Il Ministero continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione e ha convocato una nuova riunione del tavolo per il prossimo 25 novembre.
Los Angeles, i fuochi del 4 luglio visti dallo spazio: il video della Stazione spaziale
Los Angeles illuminata dai fuochi d’artificio del 4 luglio vista dall’orbita terrestre. La NASA ha pubblicato le immagini riprese dalla Stazione spaziale internazionale mentre sorvolava la città durante le celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza degli Stati Uniti.
Il video mostra i lampi luminosi che si accendono a intermittenza nell’area urbana mentre la ISS sorvola la California.
“La Stazione spaziale internazionale ha sorvolato Los Angeles il 4 luglio, mentre l’America celebrava 250 anni di indipendenza con un’esplosione di fuochi d’artificio che illuminava la città sottostante: una festa così luminosa da arrivare fino allo spazio”, si legge nel post pubblicato sulle pagine social della ISS.
AI, le Big Tech Usa aumentano le emissioni di bond in euro
La corsa all’intelligenza artificiale comincia a lasciare un’impronta profonda anche sui mercati finanziari europei. La costruzione di data center, l’acquisto di processori avanzati, lo sviluppo delle infrastrutture cloud e soprattutto l’enorme fabbisogno energetico dei nuovi sistemi di calcolo richiedono investimenti di una dimensione tale da spingere i maggiori gruppi tecnologici statunitensi a cercare capitali ben oltre i propri flussi di cassa.
È in questo scenario che Google, Amazon e Microsoft stanno aumentando il ricorso al mercato delle obbligazioni societarie dell’area euro, trasformando progressivamente un segmento finanziario tradizionalmente dominato da imprese europee. A fotografare il fenomeno è un’analisi pubblicata sul Blog della Banca centrale europea da Anne Duquerroy, Oana Furtuna, Imène Rahmouni-Rousseau e Lia Vaz Cruz. La questione va oltre le strategie finanziarie dei singoli gruppi: l’ingresso su larga scala degli hyperscaler statunitensi potrebbe modificare la composizione dei portafogli degli investitori, aumentare l’esposizione dell’Europa al settore tecnologico americano e, nel tempo, influenzare le condizioni alle quali le altre imprese riescono a raccogliere capitale.
Oltre mille miliardi di dollari per sostenere la corsa all’AI
La dimensione del fabbisogno finanziario spiega perché il modello fondato prevalentemente sull’autofinanziamento stia diventando più difficile da sostenere. Secondo le stime riportate dalla Bce, gli hyperscaler potrebbero dover investire complessivamente più di mille miliardi di dollari entro il 2028, un importo equivalente a circa il 3% dell’attuale Pil annuo degli Stati Uniti.
Il punto di svolta è legato alla velocità con cui stanno crescendo gli investimenti. I grandi operatori tecnologici continuano a generare consistenti flussi di cassa, ma la costruzione dell’infrastruttura necessaria per alimentare i nuovi servizi di intelligenza artificiale sta assumendo proporzioni tali da rendere sempre più importante il ricorso a fonti esterne.
La prima destinazione è stata naturalmente il mercato obbligazionario statunitense in dollari. Progressivamente, però, i grandi gruppi hanno iniziato a diversificare anche geograficamente le proprie fonti di finanziamento. Una strategia comune alle multinazionali, interessate a ridurre il costo della raccolta, ampliare la platea degli investitori, diversificare i canali di accesso al capitale e, quando necessario, disporre direttamente della valuta nella quale vengono sostenuti alcuni investimenti.
In questo quadro l’euro ha assunto un ruolo particolarmente rilevante. Quasi il 10% dello stock complessivo di obbligazioni degli hyperscaler è ormai denominato nella moneta unica, attraverso strumenti conosciuti come “reverse Yankees”, vale a dire titoli emessi da società statunitensi in valuta estera.
Amazon e Alphabet diventano protagoniste delle emissioni europee
I numeri restano ancora contenuti rispetto alla dimensione complessiva dei bilanci delle Big Tech, ma la velocità della crescita sta attirando l’attenzione delle autorità monetarie.
Secondo i dati analizzati dalla Bce, gli hyperscaler rappresentano oggi poco più dell’1% degli indici di riferimento delle obbligazioni corporate denominate in euro, con circa 40 miliardi di euro di titoli in circolazione. La quota delle loro emissioni sul mercato dei “reverse Yankees” in moneta unica è quasi raddoppiata tra il 2025 e il 2026.
Il cambiamento emerge ancora più chiaramente osservando i nuovi collocamenti. Le società tecnologiche statunitensi rappresentano ormai poco meno del 10% delle nuove emissioni lorde di debito obbligazionario in euro delle imprese non finanziarie. Nel corso del 2026 Amazon…
Hydro Extrusion: tavolo al Mimit, verso accordo preliminare per la reindustrializzazione del sito di Feltre
Nuovo tavolo il prossimo 15 settembre
Nuovo tavolo al Mimit sul percorso di reindustrializzazione dello stabilimento di Hydro Extrusion Italy di Feltre, in provincia di Belluno, società norvegese leader nella produzione di alluminio a basse emissioni di carbonio e nelle soluzioni per le energie rinnovabili.
Nel corso dell’incontro, l’azienda ha confermato l’esistenza di consolidate interlocuzioni con un player industriale veneto operante nello stesso settore. Il confronto, secondo quanto riferito al tavolo, dovrebbe portare alla sottoscrizione di un accordo preliminare entro i prossimi due giorni che prevede la valorizzazione, almeno parziale, degli asset e il coinvolgimento dei lavoratori attualmente in forza.
Alla luce di questo sviluppo, il Mimit ha ritenuto opportuno proseguire il percorso in stretto raccordo con l’azienda e le istituzioni del territorio, con l’obiettivo di verificare concretamente le prospettive di reindustrializzazione e individuare, insieme al potenziale investitore, gli strumenti di politica industriale pubblica utili a sostenere il progetto e a valorizzare il patrimonio professionale e le competenze dei lavoratori.
Il tavolo è stato quindi riconvocato per il prossimo 15 settembre, con l’obiettivo di esaminare gli sviluppi dell’interlocuzione e conoscere più nel dettaglio il progetto per il rilancio del sito di Feltre.
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Dimenticato per 40 anni in un cassetto: era l’osso di un raro dinosauro dell’Antartide
Un osso fossile raccolto durante una spedizione in Antartide nel 1985 e rimasto per quasi quarant’anni custodito in un cassetto delle collezioni del British Antarctic Survey (BAS) si è rivelato appartenere a un dinosauro.
Catalogato all’epoca come il resto di un grande rettile, è stato recentemente riesaminato e identificato come una vertebra della coda di un titanosauro, un sauropode erbivoro dal lungo collo vissuto circa 82 milioni di anni fa. I fossili di dinosauri rinvenuti nel continente sono estremamente rari a causa della vasta copertura glaciale.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Acta Palaeontologica Polonica.
L’osso fu raccolto dal geologo Mike Thomson durante una missione sull’isola di James Ross, al largo della Penisola Antartica, dove il BAS stava mappando gli strati rocciosi e raccogliendo resti di rettili marini per ricostruire la storia geologica dell’area.
Decenni dopo, il paleontologo Mark Evans, responsabile delle collezioni geologiche del BAS, ne ha notato la particolare forma e ha sospettato che appartenesse a un dinosauro. Il confronto con altre vertebre di sauropodi ha confermato l’intuizione.
Secondo gli autori, il fossile risale al Cretaceo superiore, quando l’Antartide era ricoperta da foreste temperate e aveva un clima molto più mite dell’attuale. L’animale doveva essere lungo tra 6 e 7 metri e potrebbe essere stato un giovane esemplare oppure un piccolo rappresentante del gruppo degli eutitanosauri. Il frammento conservato è però troppo incompleto per identificarne con precisione la specie.
La scoperta è significativa anche dal punto di vista storico. Come sottolinea il British Antarctic Survey, quello recuperato da Thomson nel 1985 fu il primo osso di dinosauro mai raccolto in Antartide, ma la sua identità è stata riconosciuta soltanto oggi.
È inoltre soltanto il secondo fossile corporeo di sauropode conosciuto nel continente. Mike Thomson è morto nel 2020 senza conoscere l’esito della scoperta. «Se fosse ancora con noi, sarebbe felicissimo di sapere di cosa si trattava», ha commentato Mark Evans, coautore dello studio.










