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Meta ridurrà il controllo umano sui social a favore dell’intelligenza artificiale
Meta ha comunicato l’intenzione di modificare la gestione della moderazione dei contenuti sulle proprie piattaforme social attraverso un maggiore impiego dell’intelligenza artificiale. E anche l’avvio di un assistente di supporto Meta AI su Facebook e Instagram come un call center.
L’azienda ridurrà il numero di moderatori umani esterni nei prossimi anni, affidando il monitoraggio a sistemi basati su modelli linguistici di grandi dimensioni. “Ridurremo la nostra dipendenza da fornitori terzi per il controllo dei contenuti e ci concentreremo sul rafforzamento dei nostri sistemi interni”, si legge in una nota. E aggiunge come l’IA sia in grado di comprendere il 98% delle lingue usate online, “ben oltre la nostra precedente copertura di circa 80 lingue” potendo comprendere anche slang e sfumature linguistiche delle sottoculture.
La stessa IA, aggiunge Meta, verrà utilizzata per rendere più sicura l’esperienza degli utenti, ad esempio riducendo la possibilità che i truffatori inducano le persone a rivelare le proprie credenziali di accesso, impedendo la proliferazione di account falsi di celebrità e velocizzando la rilevazione di post che violano le norme sui contenuti sessuali verso i minori.
I revisori umani non saranno eliminati, ma vedranno una ridefinizione dei compiti. I collaboratori rimasti si occuperanno della progettazione, dell’addestramento e della valutazione dei sistemi di intelligenza artificiale.
“Continueranno a svolgere un ruolo chiave nel processo decisionale più critico e ad alto rischio, come i ricorsi contro la disattivazione degli account o le segnalazioni alle forze dell’ordine”, sottolinea Meta.
Parallelamente, l’azienda ha annunciato il lancio di una funzione di Meta AI a supporto alle persone che hanno bisogno di aiuto per accedere ai loro account Facebook e Instagram, 24 ore su 24, partendo da Stati Uniti e Canada. “Presto espanderemo il servizio ad altri paesi e altre tipologie di problematiche legate all’accesso agli account”, conclude.
Acquamazione, come funziona la cremazione ad acqua appena approvata in Svezia
Negli ultimi tempi, la nostra concezione del fine vita si sta evolvendo in modo silenzioso e graduale. Non è solo una questione di decisioni concrete, ma un approccio nuovo alla morte, che si lega sempre più al presente, allo stile di vita e a ciò che ci risulta familiare. Perfino il mondo funerario, da sempre restio ai cambiamenti, sta piano piano accogliendo questa evoluzione.
In questo contesto emerge l’acquamazione, o cremazione ad acqua, una tecnica già consolidata in nazioni come la Svezia e di recente legalizzata pure in Scozia. In Italia, però, rimane esclusa dalla normativa vigente, pur se il dibattito si intensifica attraverso pubblicazioni, conversazioni e un interesse spontaneo che va crescendo.
L’acquamazione, detta anche biocremazione, funziona grazie all’idrolisi: il cadavere viene inserito in un macchinario che lo pesa e stabilisce quanta acqua e quanto idrossido di potassio saranno necessari per il processo. Successivamente, il corpo viene inserito nella soluzione di acqua e potassio e la temperatura portata a 152 gradi centigradi. È per questo che l’acquamazione viene chiamata anche “cremazione senza fuoco” o, in modo meno elegante e traducendo lo slang inglese, “bollitura in un sacco”.
Ma ciò che rende l’acquamazione davvero rivoluzionaria è il suo profilo ambientale: zero emissioni di CO2, assenza di combustione e un consumo idrico minimo, con l’acqua riutilizzabile dopo opportuni trattamenti. Rispetto alla cremazione tradizionale, riduce drasticamente l’inquinamento atmosferico e il consumo energetico, allineandosi perfettamente a un futuro più verde. In un’epoca di crisi climatica, questa pratica non è solo un’alternativa gentile al corpo e alla famiglia, ma un passo concreto verso un lutto più sostenibile, che onora la vita rispettando il pianeta. L’Italia, culla di innovazioni etiche, potrebbe presto abbracciarla, trasformando il commiato in un gesto di responsabilità ecologica condivisa.
In queste condizioni controllate, i tessuti molli si liquefano gradualmente in poche ore. Rimangono solo le ossa, essiccate e polverizzate fino a ottenere una cenere fine, affidata poi ai congiunti. Il prodotto finale assomiglia molto a quello della cremazione classica, ma il metodo seguito è radicalmente differente.
Auguri William Shatner: i 95 anni del capitano Kirk di Star Trek
William Shatner festeggia oggi il suo 95esimo compleanno, veterano di Hollywood con una carriera lunga oltre sette decenni. Nato a Montreal il 22 marzo 1931, Shatner iniziò la sua carriera da bambino, esibendosi in programmi radiofonici per la Canadian Broadcasting Corporation, prima di raggiungere la fama internazionale interpretando il capitano James T. Kirk in Star Trek. Interpretò il ruolo del comandante dell’astronave USS Enterprise per tre stagioni, dal 1966 al 1969. Recitò anche nei panni di Kirk in sette film, dirigendone uno, Star Trek V: L’ultima frontiera del 1989.
L’attore William Shatner nella serie “T.J. Hooker” (contrasto/Courtesy Everett Collection)
In seguito ottenne il plauso della critica, vincendo un Emmy Award, per il suo ruolo nella serie televisiva Boston Legal. Tra gli altri suoi lavori la serie T.J. Hooker e film come Vincitori e vinti, L’aereo più pazzo del mondo e Miss Congeniality. Shatner ha scritto libri, diretto film e programmi televisivi e inciso diversi album.
l’attore canadese William Shatner all’uscita dalla capsula dopo l’atterraggio al termine della missione spaziale NS-18 del New Shepard, nei pressi di Van Horn, in Texas, Stati Uniti, il 13 ottobre 2021. (ansa)
Negli ultimi anni, è rimasto attivo sul piccolo schermo come conduttore della serie di documentari The UnXplained e nel 2021, all’età di 90 anni, è diventato la persona più anziana ad aver viaggiato nello spazio, a bordo del razzo New Shepard di Blue Origin.
Futuro24. Artemis II, rotta verso la Luna
Futuro24. Artemis II, rotta verso la Luna
Focus sull’esplorazione lunare: si avvicina il lancio della prima missione spaziale che manderà degli astronauti verso la Luna dal 1972
La Nasa vuole costruire una base sulla Luna, archiviato il progetto del gateway orbitante
La Nasa cambia ancora una volta la sua roadmap per il ritorno sulla Luna spiazzando i partner internazionali del programma Artemis, in primis gli europei. Dopo aver rinviato l’allunaggio al 2028 con la missione Artemis IV, ora annuncia di voler sospendere il progetto “Gateway” per una stazione spaziale nell’orbita lunare, in modo da concentrarsi sulla costruzione di una base lunare e raggiungere l’obiettivo di “una presenza umana duratura sulla Luna”.
Tutte le novità sono state presentate nell’evento “Ignition”, organizzato a Washington per annunciare una serie di iniziative volte a “realizzare la politica spaziale nazionale del Presidente Donald J. Trump e promuovere la leadership americana nello spazio”.
Si prevede un approccio graduale alla costruzione della base lunare entro il 2036, con un investimento di oltre 30 miliardi di dollari. Nella prima fase, aumenterà il ritmo delle attività lunari, con l’invio di rover, strumenti e dimostratori tecnologici: sono previsti fino a 30 atterraggi robotici a partire dal 2027 per velocizzare le consegne. La seconda fase punterà sulla creazione delle prime infrastrutture semi-abitabili e su una logistica regolare. Nella terza fase, la Nasa fornirà le infrastrutture più pesanti necessarie per una presenza umana continua sulla Luna: ciò includerà anche gli Habitat Multiuso dell’Agenzia spaziale italiana.
Le implicazioni per Esa e partner internazionali
All’evento ha presenziato anche il direttore generale dell’Agenzia spaziale europea, Josef Aschbacher, che non ha commentato il cambio di programma degli statunitensi. Intanto in una nota l’Esa fa sapere di avere avviato consultazioni con gli Stati membri, i partner internazionali e l’industria europea per valutare le implicazioni dell’annuncio su Gateway.
L’Esa è infatti tra i principali partner internazionali coinvolti nella sua realizzazione nell’ambito del programma Artemis. Il contributo europeo prevede la fornitura di moduli fondamentali come l’I-Hab, destinato a ospitare gli astronauti, ed Esprit, progettato per garantire comunicazioni, rifornimento e supporto logistico alla stazione. Alla costruzione del Gateway partecipano numerose aziende europee, con un ruolo di primo piano dell’industria italiana. In cambio di questi contributi tecnologici e industriali, l’Esa avrebbe dovuto ottenere l’accesso per astronauti europei alle future missioni lunari.
Ora il futuro è tutto da riscrivere, dopo che l’agenzia guidata da Jared Isaacman ha deciso di “sospendere il Gateway nella sua forma attuale – come dichiara la Nasa in una nota – e concentrarsi sulle infrastrutture che consentano operazioni di superficie sostenute. Nonostante le difficoltà riscontrate con alcune apparecchiature esistenti, l’agenzia riutilizzerà le attrezzature idonee e sfrutterà gli impegni dei partner internazionali per supportare questi obiettivi”.
Il ruolo della ISS
Per quanto riguarda la Stazione spaziale internazionale, la Nasa punta a trasformarla in un banco di prova per moduli commerciali sviluppati da aziende private. Questi moduli verranno inizialmente collegati alla stazione e poi separati per diventare stazioni spaziali autonome. L’obiettivo finale è passare da una gestione diretta a un ruolo di cliente, acquistando servizi da operatori privati, senza interruzioni nella presenza umana statunitense nell’orbita terrestre bassa.
La propulsione nucleare per Marte
Infine, l’ultima grande novità riguarda il lancio, previsto entro il 2028, del primo veicolo spaziale interplanetario a propulsione nucleare: si chiamerà Space Reactor-1 Freedom e porterà su Marte droni elicottero simili a Ingenuity che porteranno avanti l’esplorazione del Pianeta Rosso.
Lavoro nell’era AI, i sindacati: “I vecchi contratti sono basati su strutture dell’altro secolo”
“I vecchi contratti sono basati su strutture che sono dell’altro secolo”, Beniamino Romano, Segretario Generale Federazione Stem, spiega la proposta del Ccnl per lavoratori Stem e professioni innovative, il primo contratto collettivo per i professionisti dell’economia della conoscenza nell’era dell’AI.
Al centro: competenze e risultati, garantiti smart working, parità retributiva e proprietà intellettuale. Il contratto, sottoscritto da Federazione STEM, CSE, CIU UnionQuadri e SNING per la parte sindacale e da FederItaly per la parte datoriale.
David Quammen: “Guerra e malattia vanno a braccetto”
David Quammen torna a metterci in guardia sul negazionismo della scienza e sul rapporto, strettissimo, tra guerre e malattie. L’autore, che è stato uno dei protagonisti di “Libri Come” a Roma, ha sottolineato che “guerra e malattia vanno a braccetto dall’inizio della storia. La maggior parte dei morti in guerra, sia civili che militari, non sono per le bombe ma per le malattie. Quando bombardi le persone, le costringi a lasciare le loro case. Quando metti insieme grandi gruppi di soldati inviti i virus ad arrivare: è come aprire una ferita e lasciare che si infetti: la guerra è una ferita sulla società umana che viene lasciata infettare”. L’intervista di Carlotta Macerollo
Futuro24: rinascita digitale per 30 anni di tg Rai
Futuro24: rinascita digitale per 30 anni di tg Rai
Un vasto progetto di digitalizzazione promosso da Rai Teche in collaborazione con il Ministero della Cultura ha dato nuova vita a filmati preziosissimi, che raccontano pagine di storia dell’Italia
L’aurora boreale vista dallo spazio durante la tempesta solare: “Era come navigare dentro la luce”
Il cosmonauta russo Sergei Kud-Sverchkov a bordo della Stazione spaziale internazionale (Iss) ha girato immagini spettacolari dell’aurora boreale nelle ore in cui una tempesta solare particolarmente intensa che ha investito la Terra.
Pubblicando il video sul proprio canale Telegram, Kud-Sverchkov ha descritto l’esperienza come immersiva: “era come navigare dentro quella luce”, riferendosi ai bagliori che avvolgevano la Iss mentre sorvolava l’Europa e il Nord Italia.
Il fenomeno è causato dall’impatto di particelle cariche emesse dal Sole con i gas dell’alta atmosfera. In genere prevale il verde, ma durante picchi di attività solare possono comparire anche tonalità rosse e rosate.
Queste condizioni aumentano l’estensione e l’intensità delle aurore, rendendole osservabili anche a latitudini insolite e, come in questo caso, offrendo una visione spettacolare dall’ISS.
Alle origini della creatività: scoperta in Indonesia la pittura rupestre più antica mai datata
In Indonesia è stato scoperto il più antico esempio di arte rupestre finora datato con certezza. Si tratta del contorno di una mano realizzato sulla parete di una grotta e risalente ad almeno 67.800 anni fa.
I dettagli del ritrovamento sono esposti in una ricerca guidata da Maxime Aubert, dell’Università Griffith in Australia, e pubblicata sulla rivista Nature.
La pittura è stata scoperta nella grotta di Liang Metanduno, sull’isola di Sulawesi, più precisamente sull’isola di Muna, nel sud-est della regione. Gli studiosi hanno stabilito l’età minima dell’opera analizzando le sottili croste minerali formatesi sopra il disegno: un metodo che non data direttamente il pigmento, ma consente di fissare un limite cronologico minimo. Il risultato supera di circa 1.100 anni il precedente primato attribuito al controverso stencil di una mano in Spagna.
«Dopo la realizzazione dello stencil originale, i contorni delle dita sono stati accuratamente modificati – assottigliati e allungati per farle apparire più simili a un artiglio; una trasformazione creativa che è qualcosa di molto “nostro”.» Adam Brumm (Griffith University) alla Bbc
Il disegno trovato a Muna utilizza la tecnica dello stencil (ottenuto spruzzando pigmento attorno alla mano appoggiata alla roccia): la mano veniva appoggiata alla parete e il colore soffiato tutt’attorno, lasciando sul supporto l’impronta negativa. Nel video è visibile il risultato nell’immagine rielaborata per mettere in evidenza i dettagli.
Sulla stessa isola erano già state trovate numerose grotte con pitture rupestri antichissime. Nella grotta di Leang Tedongnge, nel 2017, erano state individuate pitture considerate fino ad allora le più antiche, raffiguranti l’immagine stilizzata di un cinghiale.
Nel caso della mano di Muna, i ricercatori hanno colto un elemento inedito. Dopo la realizzazione del contorno, le dita sono state intenzionalmente modificate, assottigliate e allungate, creando un effetto simile a un artiglio. Un intervento che, secondo gli autori, indica un atto creativo deliberato, non una semplice impronta lasciata per caso.
Per Adam Brumm, uno dei coautori dello studio, questa trasformazione suggerisce una capacità simbolica avanzata, già presente nelle popolazioni che abitavano l’area decine di migliaia di anni fa.
L’arte rupestre di Sulawesi, spiegano i ricercatori, mostra da tempo figure ibride e scene narrative che rimandano a un pensiero simbolico complesso, in cui esseri umani e animali appaiono strettamente connessi.
La scoperta, secondo i ricercatori, rafforza l’idea che la creatività non sia nata improvvisamente in Europa, come ipotizzato in passato, ma fosse una caratteristica diffusa dei primi esseri umani.
Negli ultimi dieci anni, una serie di ritrovamenti a Sulawesi ha progressivamente retrodatato l’origine dell’arte figurativa: prima a 40 mila anni, poi a 44 mila, quindi oltre 50 mila. Con questa nuova datazione, il quadro si spinge ancora più indietro.
Gli studiosi sottolineano infine le implicazioni più ampie del ritrovamento. La presenza di arte così antica nel sud-est di Sulawesi suggerisce che le popolazioni umane fossero già ampiamente diffuse nella regione durante le prime fasi della migrazione verso Sahul, il grande continente preistorico che univa Australia e Nuova Guinea.











