Il Ministro: “Collaborazione strutturata in settori cruciali per l’Italia e l’Europa”
Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, e il Ministro dell’Industria e delle Risorse Minerarie della Mongolia, Damdinnyam Gongor, hanno sottoscritto a Palazzo Piacentini una dichiarazione congiunta per rafforzare la cooperazione nel settore dei minerali e delle materie prime critiche. L’accordo è stato anche firmato dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.
“Aggiungiamo un importante tassello ai nostri rapporti industriali, avviando una collaborazione strutturata in un settore cruciale per l’Italia e l’Europa, come confermato oggi anche dalla Commissione con il piano d’azione RESourceEU sulle materie prime essenziali, fondamentali per la transizione energetica e per la competitività tecnologica“, ha dichiarato Urso. “Un passo decisivo verso l’obiettivo di diversificare le catene di approvvigionamento, ridurre la nostra dipendenza da un numero limitato di fornitori globali e garantire forniture sicure, affidabili e sostenibili”, ha concluso.
L’intesa segna l’avvio della cooperazione bilaterale sulle terre rare e sulle materie prime essenziali per l’industria europea, in un contesto di crescente attenzione alla sicurezza dei flussi industriali strategici. La Mongolia è infatti uno dei Paesi con maggiore potenziale minerario dell’Asia centrale e questa collaborazione si inserisce nella strategia nazionale di diversificazione delle fonti di approvvigionamento.
L’accordo odierno rientra nelle celebrazioni del 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra la Repubblica Italiana e la Mongolia, che hanno condotto all’elevazione dei rapporti bilaterali al rango di partenariato strategico, sancito dalla dichiarazione congiunta diffusa in occasione della visita a Roma del Presidente Ukhnaa Khurelsukh.
Il paleontologo francese Philippe Taquet, uno dei protagonisti dello studio dei dinosauri africani, è morto a Parigi il 16 novembre all’età di 85 anni. A darne notizia Le Monde, che lo descrive come un instancabile “cacciatore di dinosauri”. Taquet è stato anche direttore del Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi, dove ha formato intere generazioni di studiosi. A lui si devono straordinarie scoperte nel Sahara, come l’Ouranosaurus nigeriensis e il Nigersaurus taqueti, due specie che hanno ampliato in modo significativo la conoscenza del Cretaceo africano.
Figlio di imprenditori tessili, Taquet si avvicinò alla paleontologia nel 1964, quando il suo maestro Jean-Pierre Lehman lo convocò d’urgenza al museo. I geologi francesi, in missione in Niger, avevano trovato ossa fossili nel deserto del Ténéré e avevano bisogno di un giovane ricercatore pronto a partire subito. Taquet accettò e, tra il 1965 e il 1972, guidò una serie di spedizioni che portarono alla scoperta di un patrimonio eccezionale: i resti dell’Ouranosaurus, descritti nel 1976, del curioso Nigersaurus e del gigantesco Sarcosuchus, un coccodrillo preistorico lungo oltre dieci metri.
Il sito di Gadoufaoua, nel Niger centrale, divenne il suo principale laboratorio a cielo aperto. Taquet intuì subito il valore di quel giacimento, ricco di ossa di sauropodi e di altri dinosauri, ma non riuscì a descrivere tutto il materiale raccolto; molte delle sue scoperte sarebbero state pubblicate solo decenni più tardi, grazie a nuove campagne internazionali.
Parallelamente, Taquet ebbe una prestigiosa carriera istituzionale: fu ricercatore presso il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica francese (CNRS), professore di paleontologia presso il Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi e direttore dell’istituzione dal 1985 al 1990. In seguito entrò a far parte dell’Accademia delle Scienze di Francia, di cui fu presidente nel biennio 2012-2013, come ricorda Les Échos.
Accanto alla ricerca, Taquet si dedicò alla divulgazione. Nel volume L’impronta dei dinosauri (1994) raccontò la paleontologia come un’avventura intellettuale e umana, adottando uno stile vicino al reportage scientifico.
Il suo percorso incrociò più volte l’Italia: il Museo di Storia Naturale di Venezia espone oggi lo spettacolare scheletro di Ouranosaurus nigeriensis, frutto delle missioni compiute insieme al paleontologo e imprenditore veneziano Giancarlo Ligabue, suo collaboratore nelle spedizioni nel Sahara.
Considerato da molti l’erede moderno di Georges Cuvier, Taquet lascia in eredità nove specie identificate, decenni di scavi nel Sahara e una visione della paleontologia capace di unire rigore scientifico, cooperazione internazionale e autentica passione per il lavoro sul campo.
Il Ministro: “Governo è in campo per assicurare la continuità produttiva”
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, ha avuto un incontro in videocollegamento con le istituzioni territoriali piemontesi sul futuro dell’ex Ilva, con particolare attenzione al rilancio degli stabilimenti di Novi Ligure e Racconigi. Presenti la vicepresidente e assessore al Lavoro della Regione Piemonte, Elena Chiorino, il sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere, e il sindaco di Racconigi, Valerio Oderda.
Il ministro Urso ha innanzitutto ribadito quanto espresso sin dall’inizio in merito al piano di manutenzione degli impianti di Taranto avviato dai commissari, finalizzato a ripristinare una capacità produttiva di 4 milioni di tonnellate, compromessa dal sequestro probatorio dell’altoforno 1 disposto dalla Procura di Taranto. La riduzione dei flussi di coils verso gli stabilimenti del Nord è quindi solo temporanea, dovuta alle attività di manutenzione e revamping degli impianti, in vista dell’avvio della fase di crescita produttiva a partire dal mese di marzo.
“Non vi è quindi alcun piano di chiusura” ha affermato Urso, “semmai di rilancio e ripresa produttiva, per la quale sono state assicurate le risorse necessarie nel decreto-legge del 1° dicembre, ora in conversione in Parlamento”.
Il ministro ha confermato che “tutto il personale di Novi Ligure resterà al lavoro” e che “non vi è stato alcun incremento della cassa integrazione”, anche a Racconigi, dove durante il rallentamento delle attività “i lavoratori resteranno in servizio, coinvolti in percorsi formativi, con retribuzione pienamente garantita”.
Urso ha quindi ribadito che il Governo è in campo per assicurare la continuità produttiva degli stabilimenti e il processo di decarbonizzazione, anche valutando l’intervento di un soggetto pubblico a supporto del piano industriale.
All’incontro odierno seguiranno domani quelli con le istituzioni liguri, alle ore 10.00, e con le istituzioni pugliesi, alle ore 12.00, come concordato con Regioni ed enti locali nella riunione svoltasi al Mimit venerdì scorso.
30 anni fa fu annunciata la scoperta del primo pianeta intorno a una stella simile al Sole. Facciamo il punto sulle ricerche in questo campo con uno dei due autori della scoperta – il Nobel per la Fisica Michel Mayor – e con altri esperti del settore
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Trasnova: accolta richiesta Mimit, Stellantis proroga di quattro mesi il contratto
Al lavoro per soluzione industriale e tutela lavoratori
Nuovo incontro al Mimit sulla vertenza Trasnova, la società con sede a Cassino che svolge per Stellantis attività di logistica e che attualmente conta 288 lavoratori.
Rispondendo alla richiesta del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il gruppo Stellantis ha comunicato la propria disponibilità a prorogare di ulteriori quattro mesi il contratto commerciale con Trasnova, consentendo così la continuità operativa dell’azienda nel breve periodo.
Il Mimit ha ribadito il proprio impegno a garantire la massima tutela occupazionale e a proseguire il confronto con tutte le parti coinvolte, al fine di esplorare ogni possibile soluzione idonea ad assicurare la continuità produttiva e la salvaguardia dei posti di lavoro.
Un nuovo incontro del tavolo al Mimit con organizzazioni sindacali e Trasnova è stato fissato per il 4 febbraio.
Un nuovo studio guidato dall’Università di Oxford e pubblicato su Evolution and Human Behavior ricostruisce per la prima volta la storia evolutiva del bacio, suggerendo che questo comportamento nacque nel comune antenato degli esseri umani e delle grandi scimmie circa 21 milioni di anni fa.
L’analisi indica inoltre che anche i Neanderthal probabilmente praticavano il bacio e, coerentemente con precedenti evidenze di scambio di microbi orali e interazioni sociali ravvicinate, forse si sono scambiati baci anche con gli esseri umani moderni.
Nonostante una forte valenza culturale ed emotiva per molte società umane, la sua origine è rimasta finora poco indagata.
I ricercatori hanno prima definito operativamente che cosa si intende per bacio: contatto non aggressivo, bocca-a-bocca, non legato al trasferimento di cibo. Questa definizione ha permesso di confrontare in modo uniforme specie molto diverse. Su questa base, è stata raccolta evidenza documentata di bacio in scimpanzè, bonobo e oranghi, oltre che in altri primati evolutisi in Africa, Europa e Asia.
Successivamente, il bacio è stato trattato come un tratto evolutivo e analizzato tramite modellazione bayesiana, simulando milioni di scenari evolutivi lungo i rami della filogenesi dei primati. Il modello, eseguito dieci milioni di volte per ottenere stime robuste, suggerisce che il bacio era presente nell’antenato comune delle grandi scimmie tra 21,5 e 16,9 milioni di anni fa e che il tratto è stato mantenuto nella maggior parte delle specie discendenti.
Un risultato di rilievo riguarda i Neanderthal: l’integrazione tra i dati comportamentali dei primati e le evidenze genetiche e microbiologiche accumulate negli ultimi anni rende altamente probabile che anche i nostri parenti estinti si scambiassero baci. Lo scambio di saliva documentato attraverso la condivisione di microbi orali e l’esistenza di interazioni strette tra umani e Neanderthal rafforzano l’ipotesi di un comportamento condiviso.
Gli autori ritengono che il quadro rimanga incompleto, soprattutto per la scarsità di dati su primati fuori dal gruppo delle grandi scimmie. Tuttavia, il lavoro costituisce il primo tentativo sistematico di analizzare il bacio sotto una lente evolutiva, offrendo una metodologia comune per futuri studi.
Il comportamento, lungi dall’essere universale, è infatti attestato solo nel 46% delle culture umane contemporanee, con significati sociali molto variabili. Questa variabilità culturale pone domande cruciali sull’origine del bacio: tratto evoluto o invenzione culturale? Secondo gli autori, il nuovo approccio filogenetico rappresenta un passo decisivo per iniziare a rispondere.
Il team sottolinea che, pur non lasciando tracce fossili, i comportamenti sociali possono essere ricostruiti integrando dati comparativi, modelli statistici e prove indirette provenienti dall’antropologia, dalla biologia evolutiva e dalla genetica. Lo studio fornisce così una base per esplorare come e perché comportamenti apparentemente “intangibili”, come il bacio, emergano e persistano nel corso dell’evoluzione.
Comunicato congiunto Mimit / Regione / Comune Genova
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, ha incontrato al Mimit il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, e il sindaco di Genova, Silvia Salis, per fare il punto sul futuro dell’ex Ilva e sulle prospettive di rilancio dello stabilimento di Genova-Cornigliano.
La struttura commissariale sta lavorando a un percorso che possa rispondere alla principale richiesta dei lavoratori, ovvero rimettere in funzione anche la linea dello zincato, bilanciandola con la produzione della banda stagnata, con i numeri complessivi dei lavoratori impiegati che sono stati comunicati la scorsa settimana.
Il ministro Urso ha ribadito anche alle istituzioni liguri che non vi è alcun piano di chiusura e che il programma di manutenzione avviato a Taranto è orientato a ripristinare una capacità produttiva di 4 milioni di tonnellate. La riduzione dei flussi di coils verso il Nord è quindi temporanea, legata ai lavori sugli impianti, in vista della ripresa produttiva.
Urso ha infine confermato che il Governo è pienamente impegnato a garantire la continuità produttiva degli stabilimenti e il percorso di decarbonizzazione, anche valutando l’intervento di un soggetto pubblico, ove richiesto e necessario, a sostegno del piano industriale.
La NASA ha diffuso nuove immagini di 3I/Atlas, l’oggetto interstellare scoperto lo scorso luglio dal telescopio ATLAS in Cile. Le analisi condotte da oltre una dozzina di strumenti – dai rover marziani ai telescopi spaziali, fino alle missioni dedicate allo studio del Sole – confermano che si tratta a tutti gli effetti di una cometa proveniente da un altro sistema stellare. Durante un briefing in diretta streaming, Amit Kshatriya, amministratore associato dell’agenzia spaziale, ha ribadito: «Questo oggetto è una cometa. Si comporta come una cometa e tutte le prove indicano che lo sia».
La sua traiettoria fortemente inclinata e l’assenza di un’origine nota avevano alimentato ipotesi fantasiose, compresa la possibilità che si trattasse di una tecnologia aliena. Gli esperti hanno però smentito ogni interpretazione non scientifica.
«3I/Atlas non si avvicinerà né alla Terra né ad altri pianeti del Sistema Solare» Nicky Fox, responsabile della Direzione delle Missioni Scientifiche
La NASA ha inoltre sottolineato che 3I/Atlas non rappresenta alcuna minaccia. Nicky Fox, responsabile della Direzione delle Missioni Scientifiche, ha assicurato che l’oggetto «non si avvicinerà né alla Terra né ad altri pianeti del Sistema Solare».
Le lievi variazioni osservate negli ultimi mesi nella sua traiettoria sono spiegate dai getti di gas e polveri che si sprigionano dalla superficie della cometa quando si avvicina al Sole, un fenomeno che agisce come un piccolo motore naturale. La campagna di osservazione è senza precedenti: 12 strumenti NASA sono già riusciti a catturare immagini del corpo celeste. Le sonde MRO e Maven, in orbita attorno a Marte, hanno ottenuto le riprese più ravvicinate; il rover Perseverance ha fotografato la cometa dal suolo marziano; e le missioni Stereo, SOHO e PUNCH hanno seguito 3I/Atlas mentre transitava dietro il Sole, rivelandone la coda. Hanno partecipato anche i telescopi spaziali Hubble, James Webb e Spherex, nonché le sonde Psyche e Lucy, in viaggio verso diversi asteroidi.
Secondo gli scienziati, si tratta di un’opportunità scientifica rara: solo tre oggetti interstellari sono stati osservati nel Sistema Solare. Le nuove immagini aiuteranno a comprenderne la composizione, le dimensioni e il comportamento prima che la cometa lasci il nostro sistema solare per tornare nello spazio profondo.
Al centro del confronto il rilancio dell’impianto di Taranto e i progetti di reindustrializzazione gia’ in valutazione sul territorio
Comunicato congiunto Mimit / Regione Puglia / Provincia Taranto / Comuni Taranto e Statte
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, ha incontrato al Mimit il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, il sindaco di Taranto, Pietro Bitetti, il presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano, e il sindaco di Statte, Fabio Spada, per discutere del futuro dell’ex Ilva, delle prospettive di rilancio dell’impianto di Taranto e dei progetti di reindustrializzazione già in valutazione con importanti player nazionali e internazionali.
Il ministro Urso ha innanzitutto ribadito, anche alle istituzioni locali pugliesi, che non vi è alcun piano di chiusura, che il processo di decarbonizzazione resta prioritario e che il programma di manutenzione avviato dai commissari straordinari a Taranto è finalizzato a ripristinare entro marzo una capacità produttiva di almeno 4 milioni di tonnellate.
Il Ministro ha inoltre confermato che non è previsto alcun incremento di lavoratori in cassa integrazione e in formazione. La continuità produttiva degli stabilimenti del nord dell’ex Ilva verrà garantita esclusivamente attraverso la fornitura di coils dallo stabilimento di Taranto.
Urso ha quindi aggiornato i presenti sullo stato dei negoziati in corso, confermando che il Governo è in campo per assicurare la continuità produttiva degli stabilimenti e il processo di decarbonizzazione, anche valutando l’intervento di un soggetto pubblico, laddove richiesto e necessario, a supporto del piano industriale.
Il Ministro ha quindi informato la Regione e gli enti locali delle interlocuzioni avviate in questi mesi con importanti player industriali, che hanno manifestato il proprio interesse a investire nell’area di Taranto. La prima ricognizione ha portato a individuare oltre 15 potenziali progetti d’investimento (nei settori della manifattura avanzata, energia, logistica, tecnologie digitali e agroindustria), con ricadute occupazionali prioritariamente indirizzate al bacino di lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto. I progetti e le loro ricadute occupazionali verranno ulteriormente approfonditi con Regione ed enti locali in un apposito tavolo tecnico di prossima convocazione.
Gli investimenti potranno insediarsi su diverse aree già individuate: porzioni dello stabilimento ex Ilva non più destinate ai fini produttivi (140 ettari immediatamente disponibili e 30 da bonificare), aree demaniali portuali (210 ettari in concessione e 240 non concessi), aree del demanio militare dismesse o in corso di dismissione per oltre 350 ettari, oltre a 2.000 ettari industriali già fruibili nel Consorzio ASI di Taranto. Potranno altresì insediarsi su aree idonee che possano in futuro rendersi disponibili, incluse le aree SIN.
Il ministro Urso ha infine ribadito che, in raccordo con le organizzazioni sindacali e con la Regione Puglia, il Governo opererà affinché la transizione industriale avvenga nel pieno rispetto delle tutele occupazionali, adottando – nei tempi e nei modi più appropriati – ogni iniziativa utile, incluse misure straordinarie, per garantire un percorso equilibrato per i lavoratori coinvolti.
Nel deserto di Atacama in Cile la vetta del Cerro Armazones ospita uno dei cantieri più avveniristici del pianeta.
Qui, a 3000 metri di quota, lo European Southern Observatory sta costruendo l’Extremely Large Telescope (ELT) – che letteralmente significa “telescopio estremamente grande”. E in effetti, con uno specchio principale di oltre 39 metri, una volta completato sarà il più grande telescopio del mondo. Ancora più colossali la struttura e la cupola che lo proteggeranno dalle intemperie: sono alte un’ottantina di metri e larghe circa 90 metri.
Si tratta di un progetto internazionale da circa un miliardo e mezzo di euro. L’Italia è in prima linea sia per gli aspetti scientifici, in particolare con l’INAF, sia nella costruzione con le sue aziende specializzate.
L’entrata in funzione di ELT è prevista intorno al 2030. Secondo gli astronomi fornirà immagini 15 volte più dettagliate del telescopio spaziale Hubble, rivoluzionando gli studi in molti settori: dalle ricerche sui pianeti extrasolari a quelle sull’evoluzione dell’universo.
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