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Bekaert Sardegna: nuovo tavolo al Mimit, si lavora a soluzione industriale
Da Mimit impegno per garantire continuità produttiva e tutela occupazionale
Nuovo tavolo di confronto al Mimit sulla vertenza Bekaert Sardegna, la società attiva nella produzione di corde metalliche per pneumatici, a seguito della decisione della multinazionale belga di mettere in vendita lo stabilimento di Macchiareddu (CA) che coinvolge oltre 230 lavoratori.
Nel corso della riunione- cui hanno partecipato anche i rappresentanti della Regione Sardegna e le organizzazioni sindacali – l’azienda ha confermato che sono già arrivate alcune manifestazioni di interesse per il sito produttivo ma l’attività di scouting per l’individuazione di potenziali acquirenti in grado di assicurare la continuità industriale resta comunque in corso.
Il Mimit ha ribadito la propria disponibilità a mantenere aperto il confronto con tutte le parti coinvolte, assicurando l’impegno a mettere in campo ogni strumento utile con l’obiettivo di definire una soluzione industriale (senza alcuna esclusione pregiudiziale) capace di salvaguardare produzione e occupazione nel territorio.
Sabato è stato il primo appuntamento dell’anno con la cosiddetta “superluna”: si tratta della coincidenza di una luna piena con la minore distanza tra Terra e Luna. L’effetto è un aumento delle dimensioni apparenti della Luna vista dalla Terra. Il termine non è astronomico, in quanto la definizione scientifica per il momento del massimo avvicinamento della Luna alla Terra è quella di perigeo lunare.
Superluna in Polonia, 03_01_26 (Ansa)
Il primo fenomeno del 2026 è anche chiamato la “Luna del Lupo”.
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Sabato 7/2 il Ministro a Bolzano incontrerà i sindacati
Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, ha incontrato a Palazzo Piacentini, a Roma, il vicepresidente della Provincia autonoma di Bolzano, Marco Galateo, per un aggiornamento sul futuro dello stabilimento altoatesino di Acciaierie Valbruna S.p.A. – azienda siderurgica di primaria importanza a livello nazionale, attiva nella produzione di acciai speciali e superleghe – alla luce dell’esito della gara bandita dalla Provincia per l’assegnazione delle aree su cui insiste l’impianto.
Sabato 7 febbraio il ministro Urso sarà a Bolzano dove, alle ore 11.00, incontrerà le organizzazioni sindacali presso la locale Prefettura per un punto sul futuro del sito e sulle garanzie per la continuità produttiva e per i lavoratori occupati.
Utilizzando la potenza del telescopio spaziale Hubble un team di ricercatori ha scoperto un nuovo tipo di oggetto astronomico: una nube di materia oscura, ricca di gas ma priva di stelle, considerata un residuo della formazione primordiale delle galassie.
Battezzata “Cloud-9”, è la prima rilevazione confermata di un simile oggetto nell’universo, una scoperta che amplia la comprensione della formazione delle galassie, dell’universo primordiale e della natura stessa della materia oscura.
Situata nella periferia della galassia a spirale Messier 94, a circa 14 milioni di anni-luce dalla Terra, Cloud-9 è classificata dagli scienziati come un RELHIC (Reionization-Limited H I Cloud), ovvero una “nuvola di idrogeno limitata dalla reionizzazione”, un residuo primordiale dell’Universo che non ha mai formato stelle. Per anni gli studiosi hanno cercato prove dell’esistenza di un simile oggetto, finora solo teorizzato. Hubble, grazie alla sua maggiore sensibilità rispetto ai telescopi terrestri, ha confermato definitivamente l’assenza di stelle al suo interno.
I risultati, pubblicati su The Astrophysical Journal Letters, sono stati presentati lunedì in una conferenza stampa in occasione del 247° incontro dell’American Astronomical Society a Phoenix.
Secondo i ricercatori oggetti come Cloud-9 rappresentano “galassie mancate”: strutture che, pur dotate di massa e gas, non hanno raggiunto la massa critica necessaria per innescare la formazione stellare. Questo le rende finestre uniche sul ruolo della materia oscura e sui processi che hanno caratterizzato l’Universo primordiale.
Supponendo, infatti, che la pressione del gas stia bilanciando la gravità della nube di materia oscura – sembrerebbe questo il caso – i ricercatori hanno calcolato che la materia oscura di Cloud-9 dovrebbe essere pari a circa cinque miliardi di volte la massa solare.
“È la storia di una galassia fallita”, afferma Alejandro Benitez-Llambay dell’Università Milano-Bicocca, ricercatore alla guida del programma. “Nella scienza di solito impariamo più dai fallimenti che dai successi. In questo caso, non vedere stelle è ciò che dimostra la correttezza della teoria. Ci dice che abbiamo trovato nell’universo locale un elemento costitutivo primordiale di una galassia che non si è formata”.
Cloud-9: il cerchio di osservazione di Hubble (Nasa)
In questa immagine la colorazione magenta rappresenta i dati raccolti dal radiotelescopio terrestre Very Large Array (VLA), e indicano la presenza della nube. Il cerchio tratteggiato individua il picco dell’emissione radio, ovvero l’area su cui i ricercatori hanno concentrato la ricerca di stelle.
Osservazioni successive, effettuate con la Advanced Camera for Surveys del telescopio Hubble, non hanno rilevato alcuna stella all’interno della nube. I pochi oggetti visibili entro i suoi confini sono in realtà galassie di sfondo.
Prima delle osservazioni di Hubble, gli scienziati potevano ipotizzare che Cloud-9 fosse una debole galassia nana, le cui stelle non erano osservabili dai telescopi terrestri a causa della loro limitata sensibilità. Le immagini di Hubble dimostrano invece che, in realtà, questa galassia “mancata” non contiene stelle.
La scoperta apre la strada a future ricerche di altri oggetti simili, potenziali reliquie cosmiche che potrebbero aiutare a comprendere meglio la nascita delle galassie e la natura della materia oscura.
Urso: “scenario internazionale in continua mutazione, nuove transizioni da guidare con visione strategica”
Presentato a Villa Lubin, a Roma, sede del CNEL, davanti a una platea di esperti, stakeholder, rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali, nonché delle organizzazioni datoriali e sindacali, “Made in Italy 2030”, il Libro Bianco per una nuova strategia industriale elaborato dal Centro Studi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il documento è il risultato di una consultazione pubblica avviata a partire dal Libro Verde sulle politiche industriali del Paese, che ha coinvolto una pluralità di soggetti e tutti i principali settori produttivi.
L’evento, presieduto dal presidente del CNEL, prof. Renato Brunetta, e dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, ha visto gli interventi del responsabile del centro studi e Analisi del Dipartimento politiche per le imprese del Mimit, Paolo Quercia, del segretario generale di Telespazio e consigliere di amministrazione ENI e SACE, Cristina Sgubin, e del consigliere CNEL, Paolo Pirani, che ne hanno illustrato e ripercorso i contenuti.
“Una fotografia puntuale del sistema industriale italiano che certifica i risultati del lavoro svolto in questi tre anni dal Governo Meloni e indica con chiarezza le sfide che attendono il Paese in uno scenario internazionale profondamente mutato”, ha dichiarato il ministro Urso nel corso della presentazione. “Ci troviamo di fronte a un contesto nuovo, che impone di governare con visione strategica e responsabilità le quattro grandi transizioni del nostro tempo: demografica, geopolitica, digitale e green. Da questa consapevolezza nasce anche la richiesta di una svolta nelle politiche europee, con l’Italia in prima linea nell’indicare la rotta: servono riforme coraggiose per restituire centralità a una vera politica industriale comune, capace di sostenere la competitività delle imprese e di confrontarsi con i grandi modelli internazionali, a partire da Stati Uniti e Cina”.
“Il Made in Italy non è solo un’etichetta, un brand, ma è un ecosistema culturale, sociale e territoriale. Un ecosistema fatto di storia e di proiezioni, di ricchezza e di intelligenza. Intervenire su questo ecosistema vuol dire certamente politica industriale, ma forse politica industriale è un termine riduttivo. È politica di sviluppo, politica della qualità, politica della coesione sociale. Su questo il CNEL ha cominciato a collaborare con il Mimit già oltre un anno fa, con il Libro Verde prima e adesso con il Libro Bianco, fornendo il nostro valore aggiunto come casa dei corpi intermedi. Nell’ottica della leale collaborazione istituzionale, il CNEL continuerà a porsi quale luogo di ascolto e di approfondimento. L’obiettivo è avere più produttività, più salari, più coesione sociale, più reti interconnesse, più modernità, più cultura, più formazione, più occupazione dei giovani e delle donne. Ecco, se tutto questo trova come catalizzatore una strategia vera, seria e partecipata, attraverso il Libro Bianco sul Made in Italy, allora questa strategia sarà la strategia di sviluppo del nostro Paese”, ha dichiarato il presidente del CNEL, Renato Brunetta.
Nelle sue 320 pagine, il rapporto “Made in Italy 2030” offre una ricognizione approfondita dei punti di forza del sistema produttivo italiano – manifattura, Made in Italy d’eccellenza e ad alta specializzazione, “multinazionali tascabili”, beni strumentali ed economia circolare – e valorizza le eccellenze su cui si fonda il modello industriale nazionale, le cosiddette 5 A – agroalimentare, abbigliamento, arredo, automazione e automotive. Il documento approfondisce inoltre le grandi opportunità legate ai cinque settori emergenti che rappresentano il “nuovo Made in Italy”: economia della salute, economia dello spazio e della difesa, economia blu e cantieristica, turismo e tempo libero, industrie culturali e creative. Accanto ai punti di forza, il rapporto analizza le principali criticità strutturali del sistema produttivo, dagli investimenti in ricerca e sviluppo alla dimensione media e alla frammentazione delle imprese, passando per i costi energetici e delle materie prime, il capitale umano e finanziario e gli oneri burocratici. “Made in Italy 2030” traccia, infine, una roadmap strategica con gli obiettivi da conseguire entro il 2030 per rafforzare la competitività del Paese, sostenere la crescita industriale e accompagnare le transizioni in atto, indicando priorità di intervento e linee di politica industriale per il prossimo decennio.
La Nasa ha deciso di far rientrare anticipatamente sulla Terra l’equipaggio della missione Crew 11 a causa delle condizioni di salute di un membro della squadra. Non era mai accaduto nei 25 anni di storia della Stazione Spaziale Internazionale. Il rientro, concordato con Space X, dovrebbe avvenire il 14 gennaio.
“Nasa e SpaceX puntano al disattracco dell’Equipaggio 11 dalla Stazione Spaziale Internazionale non prima delle 17:00 ET del 14 gennaio, con l’ammaraggio al largo della California previsto per l’inizio del 15 gennaio a seconda del meteo e delle condizioni di recupero”, si legge in un post.
La missione Crew 11 è composta dai due astronauti della Nasa Zena Cardman e Mike Fincke, da Kimiya Yui della Japan Aerospace Exploration Agency e da Oleg Platonov di Roscosmos. I quattro erano partiti dal Kennedy Space Center in Florida il primo agosto e sarebbero dovuti rientrare sulla Terra dopo 6 mesi.
L’agenzia spaziale non ha fornito dettagli su chi sia il malato, ma ha chiarito che è in condizioni stazionarie e non necessità di un recupero urgente.
L’equipaggio della missione Crew 11 (Nasa)
È la prima volta che la Nasa si trova a interrompere una missione per un’emergenza sanitaria. Sull’Iss si trovano al momento in totale sette astronauti. La Nasa ha spiegato che a questo punto potrebbe essere anticipata la nuova missione.
“Il rientro di anticipato una ventina di giorni non compromette la missione e non cambia molto nell’organizzazione del lavoro sulla Iss”, ha osservato Paolo Nespoli, veterano dello spazio che ha al suo attivo tre missioni per l’Agenzia Spaziale Europea. “Probabilmente la decisione di anticipare il rientro è stata dettata da una scelta cautelativa”.
La Nasa ha dato notizia del problema di salute di un membro dell’equipaggio il 7 gennaio, annunciando contestualmente il rinvio della passeggiata spaziale prevista per il giorno successivo, la prima del 2026. Avrebbero dovuto affrontarla i due astronauti della Nasa Zena Cardman e Mike Fincke.
È plausibile che il problema di salute sia stato individuato nella visita medica che serve a dare il nulla osta all’attività extra-veicolare, ma naturalmente c’è assoluto riserbo sia sulla natura del problema di salute come sull’astronauta nel quale è stato rilevato. La Nasa si è limitata a dire che le condizioni sono stabili.
Sulla Iss “la maggior parte dei problemi medici possono essere risolti, come è avvenuto in passato, senza interrompere la missione”, ha detto Nespoli.
“In 25 anni è la prima volta che una missione spaziale viene interrotta per motivi medici. Di solito questi vengono risolti a bordo attraverso il coordinamento fra gli astronauti con un addestramento medico e sotto la guida dei medici dal centro di controllo a Terra della missione, in una sorta di telemedicina”, ha aggiunto l’ex astronauta, che nelle sue missioni aveva ricevuto un addestramento per affrontare problemi medici.
“Sulla Stazione Spaziale Internazionale c’è anche una farmacia nutrita, che comprende anche medicinali che gli astronauti americani chiamano ‘controllati’ perché il loto uso deve essere autorizzato dal medico a Terra, in una sorta di ricetta”, ha detto ancora.
Secondo il dottor James Polk, responsabile sanitario e capo medico della Nasa citato da Reuters, non si è trattato di un’emergenza a bordo della stazione, ma l’agenzia ha deciso di “agire con la massima cautela per la sicurezza dell’astronauta”. Polk ha sottolineato che in passato astronauti hanno ricevuto cure in orbita per disturbi minori, come mal di denti o problemi alle orecchie.
Iss (Nasa)
Il rientro sulla Terra
Dal momento che non si tratta di un’emergenza, verranno seguite le normali procedure: la navetta Endeavour dovrà ammarare nell’Oceano Pacifico al largo della California e, dopo il recupero con la nave, l’equipaggio dovrà essere trasportato sulla terraferma in elicottero e poi con l’aereo al Johnson Space Center della Nasa.
“È la prima volta che eseguiamo un’evacuazione medica controllata dal veicolo”, ha affermato Amit Kshatriya, amministratore associato della Nasa. “Ciò che conta per noi – ha aggiunto – è l’intero equipaggio e non vogliamo fare nulla, data la natura della condizione, che possa comportare ulteriori rischi discostandoci dalle nostre normali procedure”.
Prosegue, invece, la missione per gli altri tre astronauti nella Iss: l’americano Chris Williams e i russi Sergei Mikaev e Sergei Kud-Sverchkov, arrivati a novembre con una capsula Soyuz per una missione di circa otto mesi. Il loro rientro è previsto per l’estate.
Nuovo tavolo di confronto il 25 febbraio a Palazzo Piacentini
Illustrato al Mimit alle istituzioni regionali e alle organizzazioni sindacali il piano industriale di rilancio 2026-2028 di Natuzzi, azienda operante nel settore dell’arredamento di alta gamma con stabilimenti in Basilicata e Puglia e oltre 1.800 lavoratori, volto ad affrontare le difficoltà presenti sui mercati internazionali.
L’azienda ha presentato i punti cardine della strategia per i prossimi anni prevedendo un programma di investimenti, efficientamento produttivo, riduzione dei costi e riorganizzazione della rete dei punti vendita.
Durante il tavolo, le organizzazioni sindacali hanno chiesto di avviare un confronto sul piano industriale in tutte le sue articolazioni, dichiarando di condividere gli obiettivi generali ma non le modalità individuate dall’azienda per il loro raggiungimento.
Al termine della riunione, le strutture tecniche del Mimit – preso atto della disponibilità di Natuzzi ad avviare un dialogo con le parti sociali e a riconsiderare alcuni aspetti del piano industriale – hanno convocato un nuovo incontro per il 25 febbraio per definire un piano di lavoro condiviso finalizzato alla salvaguardia ed allo sviluppo di una delle più importanti eccellenze del Made in Italy.
La NASA ha annunciato la decisione di far rientrare sulla Terra la missione SpaceX Crew-11 dalla Stazione Spaziale Internazionale in anticipo rispetto a quanto inizialmente previsto, a seguito di un problema medico che riguarda un membro dell’equipaggio attualmente residente e operativo a bordo del laboratorio orbitante.
Lo si legge sul blog della Nasa, nel quale viene spiegato che sarà presa nei prossimi giorni una decisione circa la data di rientro. La Nasa sta inoltre esaminando le opzioni disponibili per anticipare il lancio della missione Crew-12.
L’agenzia spaziale statunitense ha comunicato che il team composto da quattro membri – provenienti da Stati Uniti, Giappone e Russia – farà ritorno sulla Terra nei prossimi giorni, prima del previsto.
Per motivi di privacy, non è stato reso noto né il nome dell’astronauta coinvolto né la natura del problema di salute. Tuttavia, l’agenzia ha confermato che il membro dell’equipaggio è ora in condizioni stabili. Ieri, in via precauzionale, era stato annunciato l’annullamento della prima passeggiata spaziale dell’anno.
Secondo il dottor James Polk, responsabile sanitario e capo medico della Nasa citato da Reuters, non si è trattato di un’emergenza a bordo della stazione, ma l’agenzia ha deciso di “agire con la massima cautela per la sicurezza dell’astronauta”. Polk ha sottolineato che si tratta della prima evacuazione medica dalla Stazione Spaziale Internazionale nella storia della Nasa, anche se in passato astronauti hanno ricevuto cure in orbita per disturbi minori, come mal di denti o problemi alle orecchie.
L’equipaggio che rientrerà sulla Terra è arrivato sulla Iss lo scorso agosto a bordo di una capsula SpaceX, per una missione della durata prevista di almeno sei mesi. Ne fanno parte gli astronauti della Nasa Zena Cardman e Mike Fincke, l’astronauta giapponese Kimiya Yui e il cosmonauta russo Oleg Platonov. Fincke e Cardman avrebbero dovuto effettuare una passeggiata spaziale per preparare l’installazione di nuovi pannelli solari destinati ad aumentare la capacità energetica della stazione.
Per Mike Fincke si tratta della quarta missione sulla ISS, mentre Kimiya Yui è alla sua seconda permanenza in orbita. Questa, invece, rappresenta la prima esperienza spaziale per Zena Cardman e Oleg Platonov.
“Sono orgoglioso della rapidità e dell’impegno dimostrati dall’agenzia per garantire la sicurezza dei nostri astronauti”, ha dichiarato l’amministratore della NASA, Jared Isaacman.
Prosegue, invece, la missione per gli altri tre astronauti nella Iss: l’americano Chris Williams e i russi Sergei Mikaev e Sergei Kud-Sverchkov, arrivati a novembre con una capsula Soyuz per una missione di circa otto mesi. Il loro rientro è previsto per l’estate.
Oltre 14.260 posti di lavoro tutelati o stabilizzati. Tavoli di crisi attivi in calo da 55 a 41
Sono 27 le intese raggiunte al Mimit nel 2025, tradotte in altrettanti accordi di reindustrializzazione e in percorsi strutturati di rilancio produttivo – con una media di uno ogni due settimane – che hanno consentito la tutela o la stabilizzazione di oltre 14.260 lavoratori. Questo il bilancio dell’attività di gestione dei tavoli di crisi svolta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy nel corso dello scorso anno. Tra le vertenze più rilevanti portate a positiva conclusione nell’anno appena concluso figurano i casi La Perla, Beko, Coin, Gruppo Dema, Diageo, Speedline, Riello, Jabil, Venator e Adriatronics.
“Un traguardo significativo, raggiunto affrontando vertenze particolarmente complesse, spesso irrisolte da anni e ad alto impatto occupazionale, che hanno trovato una prospettiva concreta di continuità e rilancio industriale grazie a un dialogo costante e responsabile tra istituzioni, imprese, lavoratori e organizzazioni sindacali”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso.
Tra i risultati più significativi si colloca il rientro in Italia di asset industriali di valore storico e simbolico, come Diageo con lo storico stabilimento Cinzano, nonché il consolidamento di realtà strategiche quali Riello, recentemente entrata nel perimetro del gruppo Ariston.
In alcuni casi, l’intervento del Mimit ha consentito di ritirare centinaia di licenziamenti unilaterali, favorendo una gestione concertata degli esuberi e sostenendo percorsi di riorganizzazione e rilancio industriale, come nelle vertenze Berco e Yoox, ricondotte a un confronto strutturato tra le parti orientato alla tutela occupazionale e alla prospettiva industriale.
In altri casi, il Mimit ha affrontato e risolto vertenze di particolare complessità, destinate a costituire un riferimento anche sul piano metodologico, come La Perla, caratterizzata da quattro procedure concorsuali, di cui una extra-UE e con finalità differenti.
Sono state inoltre individuate soluzioni a crisi industriali nel Mezzogiorno, con il coinvolgimento di imprese radicate nel territorio, come il Gruppo Dema, già risolta, e AC Boilers, in fase di finalizzazione.
Riguardo ai numeri, nel corso del 2025 sono stati convocati al Mimit 208 tavoli plenari, affiancati da numerosi incontri di coordinamento e di approfondimento tecnico. I tavoli di crisi attivi a Palazzo Piacentini sono attualmente 41, in netto calo rispetto ai 55 del 2022, con 34.802 lavoratori coinvolti, a fronte degli oltre 80.000 di tre anni fa. Un dato che certifica un cambio di passo strutturale: meno crisi aperte, più soluzioni definitive.
Le intese raggiunte confermano la proattività del Dicastero e il riconoscimento del Mimit quale sede istituzionale di riferimento per la definizione di soluzioni industriali e occupazionali. A queste intese si affiancano ulteriori accordi di continuità produttiva e di salvaguardia occupazionale nei principali settori della manifattura e dei servizi, frutto di un confronto costante e responsabile che ha visto il Mimit svolgere un ruolo di regia tra istituzioni, imprese e parti sociali.
“Da oltre 60 anni la Nasa ha fissato lo standard in materia di sicurezza e protezione nei voli spaziali con equipaggio. Nelle sue attività, inclusi i 25 anni di presenza umana continua a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, la salute e il benessere dei nostri astronauti sono sempre stati e continueranno a essere la nostra massima priorità. Ieri, 7 gennaio, un singolo membro dell’equipaggio a bordo della stazione ha avuto un problema medico ed è ora in condizioni stabili”.
Queste le parole dell’amministratore della Nasa, Jared Isaacman, durante una conferenza stampa.
“Dopo consultazioni con il responsabile sanitario e capo medico, il dottor J.D. Polk, e insieme ai vertici dell’agenzia, sono giunto alla decisione che sia nel migliore interesse dei nostri astronauti far rientrare la Crew-11 prima della data inizialmente prevista. Nei prossimi giorni, la navicella Dragon Endeavor lascerà la Stazione Spaziale Internazionale con a bordo la comandante Zena Cardman, il pilota Mike Fincke, Kimiya Yui della JAXA e Oleg Platonov di Roscosmos, per riportarli in sicurezza sulla Terra. Prevediamo di fornire un ulteriore aggiornamento entro le prossime 48 ore riguardo alla tempistica prevista per lo sgancio e il rientro in atmosfera”.
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