La notte tra il 5 e il 6 novembre la cosiddetta “Luna del Castoro” ha regalato uno spettacolo mozzafiato nei cieli della città di Colonia, in Germania.
Viene chiamata Superluna quando si verifica la particolare combinazione di Luna piena in coincidenza con il perigeo (il punto di minima distanza dalla Terra), che fa apparire il disco leggermente più grande e più luminoso del solito.
Il nome “Luna del Castoro” deriva invece dalla tradizione nordamericana, secondo la quale in questo periodo dell’anno i castori sono particolarmente attivi nella costruzione delle loro dighe prima dell’inverno.
In un anno si possono osservare in media da tre a quattro superlune: l’ultima del 2025 è attesa per il 4 dicembre.
Urso: “Passaggio decisivo per il rilancio di questa eccellenza dell’automotive italiano”
Pubblicato il bando di gara per la cessione del complesso aziendale di Speedline s.r.l. in amministrazione straordinaria, storica eccellenza dell’automotive italiano e marchio di riferimento internazionale nella produzione di cerchi in lega di alta gamma.
“Questo bando, frutto di un lavoro intenso durato mesi, segna un passaggio decisivo per il rilancio di questa grande eccellenza dell’automotive italiano”, ha dichiarato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso. “Seguiremo con la massima attenzione ogni fase della procedura per assicurare che i potenziali acquirenti presentino piani industriali ambiziosi, solidi e sostenibili, capaci di generare crescita, innovazione e nuova occupazione”.
A seguito della transazione con il Gruppo Ronal, Speedline è oggi priva di debiti e in possesso di tutti i propri asset e si presenta agli investitori con solide prospettive di rilancio.
Le offerte saranno valutate privilegiando la qualità del piano industriale e le garanzie occupazionali rispetto alla sola componente economica.
Il Governo potrà valutare tutte le forme di sostegno più idonee al piano industriale maggiormente convincente per il rilancio dell’azienda.
Il cielo è tornato ad offrire uno spettacolo raro: nella notte appena trascorsa la cosiddetta “Luna del Castoro” è stata protagonista della Superluna più grande e brillante degli ultimi sei anni.
Durante la fase di pienezza, alle 23:27 ha toccato il perigeo, il punto della sua orbita più vicino alla Terra, a soli 356.833 chilometri di distanza, apparendo fino al 10% più grande e il 25% più luminosa rispetto a una Luna piena ordinaria.
Il momento migliore per ammirarla è stato poco dopo il tramonto, quando sorgendo a est si è tinta di sfumature dorate e rosate prima di illuminare il cielo notturno.
Il termine “Luna del Castoro” – in inglese “Beaver Moon” – affonda le radici nelle tradizioni dei nativi americani, che associavano il plenilunio di novembre al periodo in cui i castori costruivano dighe e rifugi prima dell’inverno. In Europa, la stessa Luna era nota come “Luna del Cacciatore” o “Luna Gelata”, simbolo del passaggio alla stagione fredda.
Sebbene il nome Superluna non abbia un valore scientifico – gli astronomi parlano di Luna piena al perigeo – il fenomeno resta uno dei più affascinanti per la sua bellezza e per l’effetto ottico che genera: quando è bassa sull’orizzonte, la Luna sembra ancora più grande per via della cosiddetta illusione lunare.
In un anno si possono osservare in media da tre a quattro superlune: l’ultima del 2025 è attesa per il 4 dicembre.
Il Ministro a Berlino per il meeting ‘Friends of Industry’: focus su automotive, industrie energivore, tecnologie di frontiera e resilienza delle catene del valore
“Serve agire ora e insieme, entro quest’anno, per difendere la nostra competitività e la nostra sovranità industriale. Non c’è più tempo da perdere”. Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, intervenendo a Berlino all’ottava edizione del meeting ministeriale ‘Friends of Industry’, il format multilaterale che riunisce i rappresentanti di governo dei principali Paesi europei accomunati da una visione pragmatica delle politiche industriali e impegnati a rilanciare la crescita del sistema produttivo europeo.
“È fondamentale che l’Europa assuma subito decisioni a tutela del settore automotive, con la revisione dei regolamenti per veicoli pesanti e leggeri, adottando un approccio flessibile e riconoscendo la piena libertà tecnologica, principio fondante della nostra Unione”. ha aggiunto Urso. “Serve decidere ora anche per quanto riguarda le industrie energivore, con una revisione ambiziosa di CBAM ed ETS, e nelle tecnologie di frontiera, accelerando su intelligenza artificiale e quantum. Non possiamo rinviare oltre scelte decisive sulla resilienza delle catene del valore industriali: abbiamo già perso troppi anni”.
Il Ministro ha infine sottolineato la necessità di “tre fattori abilitanti per una nuova politica industriale europea: costi energetici competitivi, semplificazione burocratica e risorse finanziarie adeguate”, elementi indispensabili, ha aggiunto, “per sostenere la transizione industriale e restituire all’Europa la capacità di crescere e competere nel mondo”. “Il rapporto Draghi è del settembre dello scorso anno. È passato più di un anno e non è accaduto nulla in Europa”, ha aggiunto ancora Urso, concludendo: “mentre il mondo correva, noi siamo rimasti fermi ad assistere alla nostra decadenza. Non siamo più disponibili ad accettarlo: chiediamo che l’Europa decida, e che lo faccia ora”.
Quale strategia ha permesso l’ascesa straordinaria di NVIDIA, l’azienda che ha superato i 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, ridefinendo gli equilibri della geopolitica tecnologica mondiale? Ne parliamo con Antonino Caffo, giornalista esperto di AI e di tecnologia digitale
Quali sono le strategie e i principali fattori che hanno permesso a Nvidia di raggiungere la storica soglia dei 5 mila miliardi di capitalizzazione, superando colossi come Apple e Microsoft?
Il raggiungimento della capitalizzazione di 5 mila miliardi di dollari da parte di Nvidia, un traguardo che l’ha portata a superare giganti consolidati come Apple e Microsoft, non è il risultato di un singolo evento, ma di una strategia pluriennale culminata in un dominio quasi assoluto nel settore che sta definendo l’attuale era tecnologica: l’intelligenza artificiale. Il fattore primario è stata la lungimiranza strategica dell’azienda e del suo CEO, Jensen Huang, nel riconoscere che le sue Unità di Elaborazione Grafica (GPU), originariamente progettate per il gaming, possedevano l’architettura di calcolo parallelo ideale per addestrare i complessi modelli di intelligenza artificiale. Questa intuizione ha trasformato Nvidia da un’azienda di hardware per videogiochi nel fornitore indispensabile di “pale e picconi” per la nuova corsa all’oro dell’IA.
Come ha inciso il boom dell’intelligenza artificiale sulla crescita di Nvidia, soprattutto nel mercato delle GPU e nei settori di data center e supercomputer?
Il boom dell’intelligenza artificiale non ha semplicemente inciso sulla crescita di Nvidia: l’ha letteralmente ridefinita, trasformandola da un’azienda leader nel gaming a un colosso tecnologico che funge da pilastro infrastrutturale per l’intera economia digitale. L’impatto è stato profondo e ha investito in pieno proprio i settori delle GPU, dei data center e dei supercomputer, che sono diventati il motore primario del suo fatturato e della valutazione.
Quali sono i potenziali rischi finanziari e di “bolla” legati al valore odierno di Nvidia, considerando gli allarmi lanciati da economisti e investitori sui titoli tecnologici trainati dall’IA?
L’ascesa ha inevitabilmente acceso un dibattito sul rischio di una bolla speculativa, con molti parallelismi tracciati con la bolla delle dot-com dei primi anni 2000. Il principale timore, evidenziato da istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca d’Inghilterra, risiede in una potenziale “disconnessione” tra le valutazioni di borsa e i ricavi effettivi generati dalle applicazioni di IA. I rapporti prezzo/utili (P/E) dei titoli legati all’IA, Nvidia in primis, hanno raggiunto livelli molto elevati, suggerendo che gli investitori stiano prezzando aspettative di crescita future. Il rischio è che se l’appetito per gli investimenti in IA dovesse raffreddarsi, o se la monetizzazione di queste tecnologie dovesse rivelarsi più lenta o meno proficua del previsto, potrebbe verificarsi una correzione di mercato brusca e severa. Gli enormi costi per la costruzione dei data center necessari ad alimentare l’IA rappresentano un altro fattore di vulnerabilità. Alcuni critici, pur riconoscendo l’importanza trasformativa dell’IA, sostengono che l’entusiasmo degli investitori sia eccessivo e che il mercato stia sottovalutando i rischi. D’altra parte, figure come il CEO di Nvidia, Jensen Huang, hanno ripetutamente respinto l’idea di una bolla, sostenendo che ciò a cui assistiamo non è speculazione, ma un “cambiamento strutturale” fondamentale. Secondo questa visione, l’adozione dell’IA da parte di industrie reali, governi e multinazionali è un investimento infrastrutturale concreto e a lungo termine, simile alla costruzione delle reti elettriche o di Internet. Il dibattito, quindi, non verte tanto sull’importanza dell’IA, quanto sulla sostenibilità delle attuali valutazioni e sulla velocità con cui gli investimenti si tradurranno in profitti tangibili e diffusi.
In che modo le tensioni tra Stati Uniti e Cina, comprese le restrizioni sull’export dei chip e le mosse diplomatiche di figure come Trump e Xi Jinping, stanno influenzando il futuro di Nvidia e il mercato globale dei semiconduttori?
Le tensioni rappresentano uno dei maggiori rischi e, al contempo, un fattore di ridefinizione strategica per il futuro di Nvidia. Il governo statunitense ha identificato i semiconduttori avanzati come una tecnologia critica per la sicurezza nazionale e la supremazia militare, portando all’imposizione di severe restrizioni sull’esportazione dei chip di IA più potenti di Nvidia verso la Cina. Queste misure hanno colpito direttamente il business dell’azienda: la Cina, che un tempo rappresentava una quota significativa (circa il 20%) del fatturato di Nvidia, è vista ora come un mercato destinato a ridursi quasi a zero per i prodotti di punta. Queste restrizioni hanno avuto un impatto finanziario diretto, con perdite stimate in miliardi di dollari per chip specifici (come l’H20) che erano stati progettati appositamente per conformarsi a regole precedenti, poi ulteriormente inasprite. L’impatto più profondo, tuttavia, è strategico. Da un lato, Nvidia perde l’accesso al mercato in più rapida crescita per l’IA; dall’altro, le restrizioni statunitensi stanno accelerando in modo esponenziale gli sforzi della Cina per raggiungere l'”autosufficienza tecnologica”. Pechino sta investendo massicciamente nello sviluppo di propri processori di IA per mano di aziende come Huawei, cercando di creare un ecosistema alternativo e indipendente.
Qual è il ruolo che Nvidia intende giocare nei prossimi anni nell’ecosistema globale dell’IA, anche attraverso partnership strategiche, investimenti in settori emergenti (come 6G e robotaxi), e rapporti con attori istituzionali e privati di USA, Cina ed Europa?
Nvidia non intende più essere solo il fornitore di hardware per l’intelligenza artificiale, ma punta a diventare l’architetto e il gestore dell’infrastruttura operativa fondamentale per la prossima fase dell’economia digitale. Il suo ruolo futuro è quello di una vera e propria “utility” dell’IA, il cui ecosistema hardware e software (CUDA) sarà tanto essenziale quanto lo è oggi l’elettricità per l’industria. Per raggiungere questo obiettivo, sta perseguendo una strategia aggressiva di espansione e integrazione verticale e orizzontale. Gli investimenti in settori emergenti sono emblematici di questa strategia. L’investimento da un miliardo di dollari in Nokia non è solo una scommessa sul 6G, ma un piano per infondere l’intelligenza artificiale direttamente nel cuore delle future reti di telecomunicazione. L’obiettivo è creare “reti intelligenti” capaci di gestire carichi di lavoro IA direttamente in “edge”, potenziando tutto, dall’IoT industriale alla realtà aumentata. Allo stesso modo, la partnership con Stellantis e Uber per i robotaxi (con produzione prevista dal 2028) dimostra la volontà di fornire il “cervello” (la sua piattaforma di guida autonoma) per uno dei settori a più alta crescita e intensità del prossimo decennio.
Il ministro: “Insieme per rafforzare la leadership tecnologica e industriale dell’Europa”
La cooperazione strategica tra Italia e Francia in vista della prossima Ministeriale dell’ESA di Brema è stata al centro del confronto tra il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, e Autorità delegata alle Politiche Spaziali e Aerospaziali, senatore Adolfo Urso, e il Ministro francese dell’Istruzione Superiore e della Ricerca, Philippe Baptiste. All’incontro ha partecipato il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Teodoro Valente.
“Lo spazio rappresenta uno dei principali ambiti di cooperazione tra Italia e Francia: un settore strategico che intendiamo sviluppare ulteriormente nel quadro del Trattato del Quirinale e alla luce della prossima Ministeriale dell’ESA di Brema“, ha dichiarato Urso. “Insieme possiamo far crescere l’Europa dello spazio rafforzandone la leadership tecnologica e industriale per affrontare al meglio le sfide globali”, ha concluso.
Nel corso del colloquio, i due ministri si sono confrontati sulle sfide legate alla competitività industriale europea, alla governance spaziale ESA-UE, ai programmi di osservazione della Terra e alle attività di esplorazione, alla luce del nuovo scenario internazionale.
Urso e Baptiste hanno condiviso la necessità per l’Europa di colmare il divario con Stati Uniti e Cina nel settore spaziale, incrementando in modo significativo la frequenza dei lanci dei vettori Vega e Ariane. Hanno inoltre evidenziato l’importanza di sviluppare una costellazione europea in orbita bassa più ampia e tecnologicamente avanzata, capace di garantire autonomia strategica e competitività nel mercato globale dei servizi satellitari.
A riguardo, Urso e Baptiste hanno ricordato il recente accordo tra Leonardo, Thales e Airbus, evidenziandone l’importanza al fine di creare un’alleanza industriale europea volta a garantire all’Europa l’indipendenza tecnologica di cui ha bisogno.
La riunione odierna segue l’incontro avuto ieri dal Ministro Urso a Berlino con l’omologo francese, Sébastien Martin – il primo dalla formazione del nuovo governo di Parigi – e quello della scorsa settimana con il Presidente dell’Agenzia Spaziale Francese (CNES), Francois Jacq.
James Dewey Watson, lo scienziato americano che ha rivoluzionato la biologia moderna con la scoperta della struttura a doppia elica del DNA, è morto all’età di 97 anni. La notizia è stata confermata dal Cold Spring Harbor Laboratory (CSHL), l’istituto di ricerca newyorkese con cui Watson ha collaborato per decenni. Il decesso è avvenuto in un hospice nello Stato di New York, dove era stato trasferito la settimana scorsa dopo un ricovero ospedaliero per un’infezione.
Una scoperta epocale a soli 24 anni
Nato a Chicago l’8 aprile 1928, Watson era un enfant prodige della scienza. Laureatosi a 19 anni all’Università di Chicago e dottoratosi a 22 anni all’Università dell’Indiana, nel 1951 arrivò al Cavendish Laboratory di Cambridge, dove incontrò Francis Crick. Insieme, ispirati dai dati cristallografici di Rosalind Franklin e Maurice Wilkins, i due pubblicarono il 25 aprile 1953 sulla rivista Nature il modello della doppia elica del DNA: una struttura a scala attorcigliata composta da due filamenti complementari uniti da legami a idrogeno tra le basi azotate (adenina-timina, guanina-citosina). Questa intuizione – premiata con il Nobel per la Medicina nel 1962, condiviso con Crick e Wilkins – ha gettato le basi della genetica molecolare. Ha permesso di comprendere come il DNA si replichi, trascriva le informazioni genetiche in RNA e sintetizzi proteine, aprendo la strada a biotecnologie, terapie geniche e al Progetto Genoma Umano, che Watson diresse dal 1990 al 1992 presso i National Institutes of Health (NIH).
Carriera e contributi successivi
Dopo Cambridge, Watson insegnò a Harvard (1956-1976) e dal 1968 diresse il CSHL, trasformandolo in un polo mondiale di ricerca sul cancro e la neuroscienza. Sotto la sua guida, il laboratorio ha ospitato 8 premi Nobel. Autore del bestseller La doppia elica (1968), un racconto controverso e autocelebrativo della scoperta, Watson ha influenzato generazioni di scienziati.
Le controversie razziste e l’isolamento finale
Negli ultimi decenni, la figura di Watson è stata offuscata da dichiarazioni considerate razziste e pseudoscientifiche. Nel 2007, in un’intervista al Sunday Times, affermò che “tutte le nostre politiche sociali sono basate sul fatto che la loro intelligenza sia uguale alla nostra, mentre tutti i test dicono che non lo è“, riferendosi alle popolazioni africane. Le reazioni furono immediate: il CSHL lo rimosse da ogni ruolo dirigenziale, cancelliere emerito incluso, nel 2019, dopo che Watson aveva ribadito le sue posizioni in un documentario PBS.
Altre polemiche inclusero commenti sessisti (suggerì che le donne scienziate fossero una distrazione) e la messa all’asta della sua medaglia Nobel nel 2014 per finanziare la ricerca – poi riacquistata dall’imprenditore russo Alisher Usmanov e restituitagli.
Azienda e sindacati invitano la Provincia autonoma a rivedere il bando alla luce delle conclusioni dell’istruttoria Golden Power
Nuovo tavolo al Mimit sul futuro dello stabilimento altoatesino di Acciaierie Valbruna S.p.A., azienda attiva nella produzione di acciai speciali e superleghe, con siti produttivi a Vicenza e Bolzano. Presenti all’incontro i vertici dell’azienda, il vicepresidente Marco Galateo per la Provincia autonoma di Bolzano, i tecnici della Regione Veneto e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.
“L’istruttoria Golden Power ha confermato la piena strategicità dello stabilimento Acciaierie Valbruna di Bolzano, come il Mimit aveva sostenuto sin dall’inizio”, ha esordito il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, all’inizio del tavolo. “Qualsiasi minaccia alla sua continuità produttiva potrebbe comportare l’esercizio dei poteri speciali da parte del Governo. Spetta ora alla Provincia autonoma di Bolzano prenderne atto e valutare ogni possibile soluzione compatibile con la strategicità dello stabilimento siderurgico”.
L’istruttoria Golden Power era stata avviata a seguito della notifica da parte della Provincia autonoma di Bolzano relativa al bando di gara per la concessione pluridecennale dei terreni su cui sorge l’impianto siderurgico altoatesino di Valbruna. Le conclusioni hanno di fatto blindato la continuità produttiva dello stabilimento, sottolineandone il carattere altamente sensibile e strategico, anche in relazione alla produzione di materiali destinati al comparto della difesa.
Dopo l’intervento di apertura del ministro Urso, azienda e organizzazioni sindacali hanno espresso le proprie preoccupazioni in merito all’impianto del bando di gara, invitando la Provincia di Bolzano a riconsiderare le proprie posizioni alla luce delle conclusioni dell’istruttoria sui poteri speciali.
Alla luce di quanto emerso dal tavolo, le strutture tecniche del Mimit si sono impegnate a riconvocare le parti non appena emergeranno nuovi sviluppi da parte della Provincia autonoma di Bolzano.
Nato nel 1928 a Chicago, James Watson aveva studiato ornitologia e biologia. Nel 1953, Watson pubblicò, insieme al collega britannico Francis Crick, un articolo di una sola pagina sulla rivista scientifica Nature, in cui i due scienziati descrivevano per la prima volta la struttura a doppia elica del Dna; una scoperta che aprì la strada alla genetica moderna. Per quel lavoro nel 1962, Watson e Crick ottennero il Premio Nobel per la Medicina insieme a Maurice Wilkins.
. Descritto da colleghi e studenti come brillante e difficile, capace di intuizioni geniali e commenti sconcertanti, Watson nel 2014 mise all’asta la sua medaglia Nobel, dichiarando di sentirsi “escluso” dalla comunità scientifica; la medaglia fu acquistata per oltre 4 milioni di dollari dal magnate russo Alisher Usmanov, che poi gliela restituì. Anche qualche ombra sulla sua vita. Nel 2007 Watson fu costretto a dimettersi dalla direzione del Cold Spring Harbor Laboratory, uno dei centri di ricerca più prestigiosi del mondo, per le sue dichiarazioni razziste rilasciate al “Sunday Times” di Londra, in cui metteva in dubbio l’intelligenza delle persone di origine africana. Nonostante le cadute di stile e le polemiche, la rivoluzionaria scoperta di Watson fu una svolta epocale che ancora oggi ci aiuta a capire il ”segreto della vita”.
Il Ministro: “Accordo Leonardo, Thales e Airbus esempio cooperazione da seguire anche con Regno Unito”
Proseguono gli incontri del Ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata alle Politiche Spaziali e Aerospaziali, senatore Adolfo Urso, con gli omologhi e le altre figure istituzionali del settore spaziale, in vista della prossima ministeriale dell’Esa a Brema.
Dopo aver incontrato il Ministro francese per l’Industria, Sébastien Martin, quello dell’Istruzione Superiore e della Ricerca, Philippe Baptiste e il Presidente dell’Agenzia Spaziale francese, Francois Jacq, Urso ha avuto un confronto con Liz Lloyd, sottosegretario di Stato al Dipartimento per la Scienza, l’Innovazione e la Tecnologia e per il Dipartimento per il Commercio e l’Industria del Regno Unito.
“Italia e Regno Unito sono protagonisti nello spazio europeo. Ora dobbiamo rafforzare la cooperazione industriale e tecnologica per far crescere sempre più campioni globali capaci di garantire autonomia, sicurezza e innovazione al Continente”, ha dichiarato il Ministro. “L’accordo tra Leonardo, Thales e Airbus segna la strada: un modello di collaborazione europea che dobbiamo perseguire anche con Londra, valorizzando le nostre eccellenze e una visione comune dello spazio.”, ha concluso.
Nel corso del colloquio, Urso e Lloyd hanno sottolineato l’importanza della prossima Conferenza Ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea, in programma a Brema nel mese di novembre, soffermandosi in particolare su alcune sfide di rilievo, tra cui la definizione del budget dell’ESA, la sua ripartizione tra programmi obbligatori e opzionali, nonché le iniziative di osservazione della Terra e di esplorazione spaziale.
Il ministro ha poi evidenziato la necessità di incrementare in modo significativo la frequenza dei lanci dei vettori Vega e Ariane e altri nuovi vettori di lancio e spazioporti. Urso ha inoltre evidenziato l’importanza di sviluppare una costellazione europea in orbita bassa più ampia e tecnologicamente avanzata capace di garantire autonomia strategica e competitività nel mercato globale dei servizi satellitari.
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